LINGUAE: Alla scoperta dell’esperanto

Duolingo lo ha lanciato come corso nel 2014 e da allora ha raccolto oltre un milione di iscritti; esistono gruppi Facebook e pagine Twitter dedicate a chi lo parla; l’app Amikumu permette di individuare i primi cento utenti in ordine di distanza con cui poter comunicare in questa lingua: l’esperanto sembra aver trovato nuova linfa vitale nel mondo del web. Sia Google che Facebook offrono da anni la versione in esperanto e gli articoli in Wikipedia sono oltre 240 mila, come quelli in turco o coreano.

Tra i parlanti di questa lingua artificiale ci sono nomi noti, quali J.R.R. Tolkien, il presidente italiano Scalfaro e quello austriaco Franz Jonas, svariati premi Nobel quali Alfred H. Fried (Pace, 1911), Linus Pauling (Chimica, 1954), Daniel Bovet (Medicina, 1957), Reinhard Selten (Economia, 1994).

Migliorini in Italia ne curò il manuale di base già nel 1923 e coniò la felice metafora che vede le lingue naturali come piedi e quelle artificiali (quale l’esperanto) come relative scarpe.

Umberto Eco, interessatosi di esperanto, riteneva che potesse divenire “un crocevia, una specie di Hong Kong delle lingue”; al contrario di lingue naturali come l’inglese che si imparano per motivi pratici e a differenza di altre lingue artificiali, a suo avviso, l’esperanto si è mostrato un progetto forte, alle cui spalle vi è “un’ideologia”, “una religione che spinge le persone a imparare e parlare la lingua”.

Oggi Esperantujo (o Esperantio, la comunità esperantista mondiale) ha una base di parlanti che si aggira attorno ai due milioni, per quanto si possa ampliare il numero fino a cinque milioni, se si conteggiano le persone che lo hanno appreso e non lo esercitano o coloro che non si sono registrati nelle organizzazioni ufficiali. Alcuni dati per paese sono disponibili qui.

Ciononostante, ricorda Giancarlo Rinaldo, esperantista di Padova, oggi “l’esperanto rimane una lingua scarsamente conosciuta: in Italia, per esempio, fra i nuovi laureati solo il 30% circa sa che esiste una lingua internazionale effettiva; il 70% risponde che è l’inglese”.

Cenni storici

La nascita dell’esperanto è legata alla figura del medico oculista polacco Zamenhof. Nato nel 1859 a Białystok, da ginnasiale Zamenhof completa il primo progetto di lingwe uniwersala (lingua universale), il protoesperanto, assieme ai compagni di scuola. Dopo aver studiato a Mosca e Varsavia, Zamenhof lavora come medico nell’odierna cittadina lituana di Veisiejai (dove oggi si trova una bella statua in suo onore). Nel 1887, con l’aiuto della moglie, pubblica in russo l’Unua Libro (Meždunarodnyj jazyk, “Lingua internazionale”), con cui presenta al mondo la sua creatura linguistica. Come pseudonimo per la pubblicazione utilizza Doktoro Esperanto e con questo nome verrà subito identificata la lingua. La nascita ufficiale, spiega Rinaldo, si può tuttavia far risalire al 1905 con la pubblicazione della grammatica Fundamento de Esperanto.

Zamenhof non era tanto interessato a diffondere un nuovo strumento di comunicazione, quanto a promuovere una lingua che potesse favorire una pacifica coesistenza di popoli e culture diverse. Sulla stessa linea si poneva Lev Tolstoj, non a caso uno dei primi sostenitori dell’esperanto; “si dice abbia imparato la lingua in tre-quattro ore”, ricorda Enrico Gaetano Borrello, esperantista massese. Anche per questo fondamento ideologiсo Zamenhof venne candidato al Nobel per la Pace ben 14 volte, senza tuttavia vincerlo. Morì nel corso della prima guerra mondiale nel 1917.

Da allora l’esperanto si è diffuso attraverso i congressi annuali degli esperantisti nel mondo e attraverso l’azione dell’Accademia dell’Esperanto, incaricata dell’aggiornamento della lingua e della sua evoluzione in ottemperanza alle regole del Fundamento.

Una battuta di arresto nella diffusione dell’esperanto è avvenuta durante i regimi totalitari nazista e stalinista, pronti ad additare negativamente Zamenhof anche per le sue origini ebraiche. Nel Mein Kampf Hitler scriveva che lo scopo dell’esperanto era quello di fornire una lingua comune alla diaspora ebraica; Stalin lo definì “la lingua delle spie”. Anche il Giappone seguì a ruota l’alleato tedesco, parlando dell’esperanto come di un’anguria: verde fuori (colore simbolo dell’esperanto) e rosso (comunista) dentro, come racconta Ulrich Lins ne La lingua pericolosa.

Tappe importanti per l’esperanto sono state l’instaurazione di relazioni tra Unesco e UEA (Universala Esperanto-Asocio), nel 1954, e il riconoscimento da parte dell’Unesco dell’affinità tra scopi e ideali del progetto di Zamenhof e quelli dell’organizzazione. Nel 1985 l’Unesco invitava a introdurre l’esperanto nei percorsi scolastici. Due anni dopo l’UEA entrava in relazioni consultive con il Consiglio d’Europa. Nel 1990 la Chiesa cattolica ha riconosciuto l’esperanto come lingua liturgica. Nel 1993 il Pen Club International ha inserito questa lingua tra le altre lingue letterarie.

Un po’ di grammatica

Tra i criteri fondamentali per il successo di una lingua ausiliare artificiale ci sono sicuramente la regolarità grammaticale e la vicinanza lessicale a lingue naturali più diffuse. Entrambi aspetti che l’esperanto rispetta. La grammatica di base strutturata da Zamenhof si compone di 16 regole e non considera alcuna eccezione.

A livello alfabetico, l’esperanto conosce 28 caratteri (manca la Q), di cui 5 vocali e 2 semivocali (la J e Ŭ consonantiche che fanno dittongo con vocali vicine). Il criterio fonetico è quello un fonema = un grafema, la pronuncia è pertanto univoca. L’accento cade sempre sulla penultima vocale.

A livello di grammatica, come riassume Nicoletta Marcialis, “fatti salvi i casi in cui si limita ad applicare i suoi due principi guida (l’invariabilità dei radicali e la trasparenza della derivazione), l’esperanto accoglie in sé di preferenza tratti che siano comuni ad almeno due famiglie linguistiche (slavo-germanica o romano-germanica). Quando sia necessario scegliere tra tratti che appartengono a un’unica famiglia linguistica, l’esperanto si orienta su modelli preferibilmente romanzi o germanici per il lessico, preferibilmente slavi per la sintassi”.

I verbi non si declinano; le parole non hanno genere (il femminile si ricava con un suffisso); l’articolo è unico (vale per maschile, femminile, neutro, singolari e plurali). Il morfema finale vocalico dà alla radice il carattere grammaticale: -o per i sostantivi, -a per gli aggettivi, -i per i verbi all’infinito, -e per gli avverbi. Prendendo come esempio la radice san-, ‘salute’ (sostantivo) si dirà sano, ‘sano’ (aggettivo) si dirà sana, ‘star bene’ (verbo) sani, ‘salutarmente’ (avverbio) sane.

Il lessico si basa su radici a cui prefissi e suffissi vengono applicati per modificarne il significato. Il vocabolario del 1905 consisteva di 883 radici e 45 affissi. Oggi l’Accademia dell’Esperanto ha ampliato la lista delle radici ufficiali, che ora sono 4500; il più strutturato vocabolario esistente riporta 17000 parole che, con relativi affissi, danno luogo a quasi 50000 lemmi.

Nella Grammatica del 1887 le radici sono quasi esclusivamente riconducibili alle lingue romanze o germaniche: sed, tamen, ludi (dal latino), ĉarmo (dal francese: fascino), hundo, tago, monato, jaro (dal tedesco: cane, giorno, mese, anno), libro, kandelo, kankro, kapo (dall’italiano), lerni, tanko (dall’inglese: imparare, carro armato), horo (dallo spagnolo: ora).

Tornando alla radice san-, sanulo è una persona sana, malsanulo è un ammalato, sanulejo è un sanatorio e malsanulejo è l’ospedale (l’affisso -ej- indica un luogo).

Per quanto riguarda l’interferenza linguistica, spesso l’esperanto ricorre ai calchi come nel caso di air bag > aersako, air bus > flugbuso, air terminal > flugstacio, apartheid > rasapartigo, argent de poche > poŝmono, atelier > manlaborejo, autostop > petveturo, baby-sitter > infanvartistino, biberon > suĉbotelo. In altri casi, l’Accademia dell’Esperanto ha preferito acclimatare dei prestiti: aids > aidoso, aplomb > aplombo, avenue > avenuo, bazar > bazaro, bebè > bebo, boulevard > bulvardo.

Esperanto oggi

Con oltre 30000 pubblicazioni conservate alla biblioteca internazionale dell’esperanto di Vienna e gli oltre 350 nuovi libri stampati ogni anno, la letteratura in esperanto si fa sempre più ricca. Esistono traduzioni di classici antichi e moderni (da Omero al Piccolo Principe), di testi sacri come Bibbia e Corano, di atti ufficiali come costituzioni, trattati e dichiarazioni, ma anche opere scientifiche e letterarie nate direttamente in esperanto. “Alla facoltà di biologia di Padova si studiano ancora gli originali trattati scientifici su funghi e licheni in esperanto (su cui vige il divieto di traduzione!)”, ricorda ancora Rinaldo. Qui una lista di autori in lingua esperanto. Borrello cita tra questi in particolare il poeta sudafricano Edwin de Kock, il quale ha dichiarato di scrivere in esperanto “per non essere condizionato dalla poetica in lingua inglese”. Il padre di George Soros, inoltre, Tivodar Soros è stato un grande esperantista, autore del romanzo storico Ballo in maschera a Budapest (Maskerado ĉirkaŭ la morto), poi tradotto in molte lingue.

Studiare questa lingua si fa, grazie alla tecnologia, sempre più semplice. C’è un crescente interesse verso l’esperanto, una lingua che, nata per la pacifica convivenza di culture e popoli, può anelare al “superamento delle egemonie economiche, politiche e linguistiche e dei nazionalismi”, spiega Rinaldo.

La più importante biblioteca di esperanto in Italia è ospitata presso l’Archivio di Stato di Massa. Il catalogo è consultabile qui (8000 volumi). Per ulteriori informazioni su corsi, manuali e sul movimento esperantista si rimanda al sito ufficiale della FEI (Federazione Esperantista Italiana) e al sito informativo  internazionale sull’Esperanto. Qui invece il sito (in esperanto) ufficiale dell’UEA, l’Associazione Universale d’Esperanto.


 

 

Proponiamo la traduzione dell’articolo in esperanto:

LINGUAE: Malkovri Esperanton

Duolingo lanĉis Esperanton kiel kurso en 2014 kaj ekde tiam ĝi kolektis pli ol unu miliono da aliĝintoj; ekzistas grupojn ĉe Facebook kaj paĝoj ĉe Twitter dediĉitaj al ĝiaj parolantoj; la app Amikumu permesas eltrovi la unuajn cent uzantojn en ordo de distanco, kun kiuj eblas komuniki en tiu lingvo: Esperanto ŝajne eltrovis novan vivlimfon en la mondo de interreto. Kaj Google kaj Facebook proponas dum jaroj esperanto-version kaj en Vikipedio estas pli ol 240 mil artikoloj, kiom tiuj en turka aŭ korea.

Inter la parolantoj de ĉi tiu artefarita lingvo estas famaj nomoj, kiel J.R.R. Tolkien, la jama itala Prezidanto Scalfaro kaj la aŭstra Franz Jonas, pluraj Nobel-premiitoj kiel Alfred H. Fried (Paco, 1911), Linus Pauling (Kemio, 1954), Daniel Bovet (Medicino, 1957), Reinhard Selten (Ekonomio, 1994).

Migliorini en Italio prizorgis la bazan manlibron jam en 1923 kaj forĝis la feliĉan metaforon laŭ kiu  la naturaj lingvoj estas piedoj kaj la artefaritaj (kiel esperanto) ŝuoj.

Umberto Eco interesiĝinte pri Esperanto, opiniis ke ĝi povos deveni “vojkruciĝon, specon de Hong-Kongo de la lingvoj“; kontraŭe al la naturaj lingvoj kiel la angla, kiun oni lernas por praktikaj kialoj kaj diference de la aliaj artefaritaj lingvoj, li pensis, ke esperanto sin montras kiel forta projekto, malantaŭ kiu estas “idearo”, “religio kiu premas homojn lerni kaj paroli la lingvon”.

Hodiaŭ Esperantujo (aŭ Esperantio, la monda esperanto-komunumo) havas bazon de parolantoj kiu nombras proksimume du milionojn, kvankam oni povas pligrandigi tiun takson al kvin milionoj, se oni nombras homojn kiuj lernis ĝin sed ĝin ne uzas aŭ kiuj ne aliĝis al oficialaj organizoj. Kelkaj datumoj laŭ lande estas je dispono ĉi tie.

Malgraŭ tio, memoras Giancarlo Rinaldo, esperantisto de Padovo, hodiaŭ “Esperanto restas lingvo malmulte konata: en Italio, ekzemple, inter la novaj magistroj nur preskaŭ 30% de ili scias ke ekzistas efektiva internacia lingvo; 70% respondas ke ĝi estas la angla”.

Historiaj skizoj

Naskiĝo de Esperanto estas kunligita al la personeco de la pola doktoro-okulisto Zamenhof. Naskiĝinta en 1859 en Bialistoko, la gimnaziano Zamenhof  kompletigis la unuan projekton de lingwe uniwersala (universala lingvo), ja protoesperanto, kun la kamaradoj de la lernejo. Post lernado en Moskvo kaj Varsovio, Zamenhof laboris kiel kuracisto en la urbeto de Veisiejai, hodiaŭa litova (kie hodiaŭ estas bela statuo je lia honoro). En 1887, kun la helpo de la edzino, publikigis en la rusa la Unuan Libron (Meždunarodnyj jazyk, “Internacia lingvo”), per kiu li prezentas al la mondo sian lingvistikan kreitaĵon. Kiel pseŭdonimo por la eldonaĵo li utiligis Doktoro Esperanto kaj per tiu nomo la lingvo estis tuj identigita. Oficialan naskiĝon, esplikas Rinaldo, oni povas tamen datigi al 1905 pro la publikigo de la gramatiko Fundamento de Esperanto.

Zamenhof ne estis tro interesita al diskonigo de nova komunikilo, kiom al antaŭenpuŝi lingvon kiu povu helpi pacan kunekzistadon de la popoloj kaj malsamaj kulturoj. Laŭ la sama linio sin poziciis Lev Tolstoj, ne hazarde unu inter la unuaj favorantoj de Esperanto; “oni diras ke li lernis la lingvon dum tri aŭ kvar horoj”, memoras Enrico Gaetano Borrello, esperantisto de Massa. Ankaŭ pro tiu ideologia bazo, Zamenhof estis kandidatigita al la Paca Nobel-premio eĉe 14 fojoj, sen tamen ĝin tion. Li mortis dum la unua mondmilito en 1917.

Ekde tiam, Esperanto disvastiĝis pere de jaraj kongresoj de esperantistoj tra la tuta mondo kaj pere de la agoj de Akademio de Esperanto, taskigita pri ĝisdatigo de la lingvo kaj de ĝia evoluo laŭ la reguloj de la  Fundamento.

Halto en la disvastigo de Esperanto okazis dum la naciista kaj stalinista totalismaj reĝimoj, preta montri negative Zamenhofon, ankaŭ pro siaj juda deveno. En Mein Kampf Hitler skribis ke celo de Esperanto estas doni komunan lingvon al la juda diasporo; Stalin difinis ĝin “la lingvon de  spionoj”. Ankaŭ Japanio sekvis de proksime la germanan aliancanon, parolanta pri Esperanto kiel akvomelono: verda ekstere (la koloro simbolo de esperanto) kaj ruĝa (komunista) interne, kiel rakontas Ulrich Lins en La danĝera lingvo.

Gravaj etapoj por Esperanto estis la starigo de rilatoj inter Unesko kaj UEA (Universala Esperanto-Asocio), en 1954, kaj la rekono flanke de Unesko de la proksimeco inter la celoj kaj idealoj de la projekto de Zamenhof  kaj de siaj. En 1985 Unesko invitis enkonduki esperanton  en la lernejaj planoj. Du jaroj poste UEA eniris en konsultaj rilatoj kun la Eŭropa Konsilio. En 1990 la Katolika Eklezio rekonis esperanton kiel liturgia lingvo. Pen Club International enigis tiun lingvon inter la aliaj literaturaj lingvoj.

Iom de gramatiko

Inter la nepre gravaj kriterioj por sukceso de helpa artefarita lingvo certe estas la gramatika reguleco kaj la leksika proksimeco al la naturaj plej disvastigitaj lingvoj. Ambaŭ tiujn aspektojn esperanto respektas. La bazan gramatikon kiun Zamenhof strukturis, konsistas je 16 regulojn sen iu ajn escepto.

Je alfabeta nivelo, Esperanto posedas 28 literojn (de la itala mankas la Q-on), inter kiuj 5 vokaloj kaj du vokalsonaj konsonantoj, kiujn en la itala oni nomus duonvokaloj (J kaj la Ŭ, kreas diftongon kun la apudaj vokaloj). La fonetika kriterio estas unu fonemo = unu grafemo, do prononcado estas certa. La akcento falas ĉiam sur la antaŭlasta vokalo.

Je gramatika nivelo, kiel resumas Nicoletta Marcialis, “escepte la kazoj kie ĝi limiĝas al la apliko de siaj du gvidaj principoj (senŝanĝeco de radikoj kaj travidebleco de derivado), esperanto prefere gastass trajtojn kiuj estas komunaj al almenaŭ du lingvistikaj familioj (slava-germana aŭ romana-germana). Kiam estas necese elekti inter trajtojn kiuj apartenas al unu sola lingvistika familio, esperanto sin orientas prefere al romanidaj aŭ germanajn modelojn por la leksiko, prefere slavaj por la sintakso“.

La verbojn oni ne deklinacias; vortoj ne havas genron (la inan oni eltiras per sufikso); la artikolo estas unu (la sama por vira, ina, neŭtra, singulara kaj plurala). La fina vokala morfemo donas al la radiko la gramatikan karakteron: -o por la substantivoj, -a por la adjektivoj, -i por la verboj en infinitivo, -e por la adverboj. Prenante kiel ekzemplo la radiko san-, oni diros sano (substantivo), sana (adjektivo), sani (verbo), sane (adverbo).

La leksiko baziĝas sur radikoj al kiuj prefiksoj kaj sufiksoj estas aplikataj por modifi ilian signifon. La vortaro de 1905 konsistis je 883 radikoj kaj 45 afiksoj. Hodiaŭ la Akademio de Esperanto plivastigis liston de oficialaj radikoj, kiuj nun estas 4.500; la plej strukturita ekzistanta vortaro raportas pri 17.000 vortoj kiuj, kun la afiksitaj vortoj, rezultigas proksimume 50.000 artikolojn.

En la Gramatiko de 1887, radikoj estas preskaŭ ekskluzive rekondukeblaj al la romanidaj aŭ germanaj lingvoj: sed, tamen, ludi (de la latina ludere), ĉarmo (de la franca charme), hundo, tago, monato, jaro (de la germana: Hund, Tag, Monat, Jahr), libro, kandelo, kankro, kapo (de la itala: libro, candela, cancro, capo), lerni, tanko (de la angla: to learn, tank), horo (de la hispana: ahora).

Revenante al la radiko san-, sanulo esta sana homo, kaj ni havas malsanulon, sanulejon kaj malsanulejon ktp.

Rilate al la lingvistika interfero, ofte Esperanto sin turniĝas al kalkeoj, kiel en la kazo de air bag > aersako, air bus > flugbuso, air terminal > flugstacio, apartheid > rasapartigo, argent de poche > poŝmono, atelier > manlaborejo, autostop > petveturo, baby-sitter > infanvartistino, biberon > suĉbotelo. En aliaj kazoj, Akademio de Esperanto preferis akcepti pruntojn: aids > aidoso, aplomb > aplombo, avenue > avenuo, bazar > bazaro, bebè > bebo, boulevard > bulvardo.

Esperanto hodiaŭ

Kun preskaŭ 30.000 libroj konservitaj ĉe la Esperanto Muzeo de la Aŭstra Nacia Biblioteko en Vieno kaj la pli ol 350 novaj titoloj eldonitaj ĉiujare, la esperanta literaturo ĉiam pliriĉiĝas. Ekzistas tradukoj de la klasika verkoj, antikvaj kaj modernaj (de Homero al Eta Princo), de sanktaj tekstoj kiel Biblio kaj Korano, de oficialaj aktoj kiel konstitucioj, traktatoj kaj deklaracioj, sed ankaŭ sciencaj kaj literaturaj verkoj originalaj en Esperanto. “Ĉe la Fako de Biologio de Padovo, Italio, oni studas ankoraŭ originalajn sciencajn traktatojn pri fungoj kaj likenoj en Esperanto (sur kiuj staras la malpermeso de traduko!)”, memoras Rinaldo. Ĉi tie listo de aŭtoroj en esperanta lingvo. Borrello citas inter tiuj aŭtoroj aparte la sudafrikan poeton Edwin de Kock, kiu deklaris ke li verkis en Esperanto “por ne esti kondiĉita per la angla poetiko”. La patro de George Soros, plie, Tivodar Soros estis fama esperantisto, li verkis “Maskerado ĉirkaŭ la morto“, poste tradukita en multaj lingvoj.

Lerni tian lingvon estas, danke al teknologio, ĉiam pli facile. Estas kreskanta intereso pri Esperanto, lingvo kiu, naskiĝinta por paca kunvivado de kulturoj kaj popoloj, povas aspiri al “preterpaso de la hegemonioj ekonomiaj, politikaj kaj lingvistikaj kaj de la naciismoj”, klarigas Rinaldo.

La plej grava esperanta biblioteko en Italio estas lokita ĉe la Ŝtata Arkivo de Massa. Ĝia katalogo estas konsultebla ĉi tie (8.000 volumoj). Por pliaj informoj pri kursoj, manlibroj kaj pri la esperanta movado oni resendas al la oficiala ejo de FEI (Federazione Esperantista Italiana) kaj al la ejo pri internaciaj informoj pri Esperanto. Ĉi tie anstataŭe la oficiala ejo (esperanta) de UEA, la Universala Esperanto Asocio.

Si ringrazia per la collaborazione e la traduzione in esperanto Enrico Gaetano Borrello, Gruppo Esperantista Massese, e Brunetto Casini, Pisa.

Oni dankas pri la kunlaboro kaj la traduko en esperanto Enrico Gaetano Borrello, Massa Esperanta Grupo, kaj Brunetto Casini, Pisa.

Chi è Martina Napolitano

Dottoranda in Slavistica presso l'Università di Udine e Trieste, per EaST Journal scrive principalmente di Russia e cura la rubrica Linguae.

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12 commenti

  1. Mi estas denaska parolanto de la angla, sed la angla lingvo ne sufiĉas! Mi faris geamikojn ĉirkaŭ la mondo per Esperanto, kun kiuj mi ne povis komuniki alimaniere. Mi menciu ankaǔ la Pasporta Servo, kiu havigas gastigitaj senpage kaj lokan informon al vojaĝantaj Esperanto-parolantoj en pli ol 90 landoj. Dum lastaj jaroj mi havis vizitojn gviditanj de Berlino, Douala kaj Milano en ĉi tiu planlingvo. Mi diskutis filozofion kun slovena poeto, humuron en televido kun bulgara televido-produktanto. Mi diskutis kiel estis la vivo en Orienta Berlino antaŭ la disfalo de la muro kaj en Armenio kiam ĝi estis sovetia respubliko, kiel kuiri perfektajn spagetojn, la avantaĝojn kaj malavantaĝojn de monarkio, kaj tiel plu. Mi rekomendas Esperanton, ne nur kiel idealon sed tre praktikan manieron superi la lingvajn barojn.

    • Enrico Gaetano Borrello

      Traduzione in italiano del commento di Bill (Itala traduko de la komento de Bill):
      Parlo inglese dalla nascita, ma la lingua inglese non basta! Ho fatto amicizia con amiche e amici attraverso l’Esperanto, con i quali non potevo comunicare in altro modo. Citerei anche il “Pasporta Servo”, che dà ospitalità gratuita e informazioni locali ai viaggiatori che parlano Esperanto, in più di 90 Paesi. Durante gli ultimi anni ho potuto fare visite guidate a Berlino, Douala e Milano in questa lingua pianificata. Ho discusso di filosofia con un poeta sloveno, di umorismo in televisione con un produttore televisivo bulgaro. Ho discusso di com’è la vita a Berlino Est prima del crollo del muro e in Armenia quando era una repubblica sovietica, come cuocere degli spaghetti perfetti, i vantaggi e gli svantaggi della monarchia, ecc. Raccomando l’Esperanto, non solo come ideale ma come sistema pratico di superare le barriere linguistiche.

  2. Basterebbe semplificare il latino ma anche il greco, perchè essendo nati come Codici nei monasteri cistercensi/benedettini e poi gesuiti dall’XI al XVII secolo insieme alla redazione dei “classici” per nascondere l’unica lingua parlata ma poco scritta che era lo slavo in cirillico, ben si prestano ad essere accettate in tutta Europa. (Fonte: Nuova Cronologia di A.T. Fomenko).

    • Enrico Borrello

      Penso che rovinare le bellissime lingue classiche latina e greca con delle “semplificazioni” moderne, indigeribili per chi ama i classici, non sia una idea percorribile. Inoltre una lingua-ponte internazionale deve essere accettabile anche fuori dalla nostra piccola Europa.
      L’Esperanto è “in rodaggio” da più di 130 anni, funziona bene, ed è usato ormai più fuori dall’Europa che da noi. Perché inventarne un’altra? Tanto sappiamo che anche la neonata lingua internazionale, benché perfetta, sarebbe boicottata e combattuta dalle nazioni le cui lingue sono già diffuse, come è già successo all’Esperanto. Riporto a questo proposito questa illuminante citazione di W. Churchill: “il potere di dominare la lingua di un popolo offre guadagni di gran lunga superiori che non il togliergli province e territori o schiacciarlo con lo sfruttamento”.

      • Perché rovinarle? Impararle bene ed usarle. Il problema, semmai, è insegnarle bene, vista la decimazione dei gesuiti nella scuola pubblica.
        Cmq, bene l’esperanto, male la citazione. Cordialità.-

    • Enrico Gaetano Borrello

      Penso che mettere le mani ancora (ricordo il Latino sine flexione di Peano) sulle lingue classiche, latino e greco, sarebbe una “semplificazione” che farebbe inorridire i conoscitori di queste lingue. Perché fare questa fatica inutile quando c’è già una lingua ponte internazionale? E’ l’Esperanto, che è in prova da più di 130 anni, che è sostenuta da un movimento mondiale, che ha dimostrato di funzionare bene in ogni campo e che ormai è utilizzata più fuori della nostra piccola Europa che dentro. E poi, alla fine, anche questa nuova lingua, così perfetta e funzionante, sarebbe inesorabilmente boicottata dalle nazioni in possesso delle lingue più diffuse, com’è successo finora con l’Esperanto. Cito a questo proposito l’inglese W. Churchill: “il potere di dominare la lingua di un popolo offre guadagni di gran lunga superiori che non il togliergli province e territori o schiacciarlo con lo sfruttamento”.

    • Giancarlo Rinaldo

      Mi pare una risposta fuori del tempo.
      130 anni fa Peano fece la ragionevole proposta basata su il latino (quando era il francese la lingua della diplomazia!)… ma la proposta non fu raccolta. Tanto più senza successo sarebbe il greco oggi, ancor più lontano sia nel tempo che come lingua comune in Europa.
      La lingua codice della società civile oggi è l’inglese e sempre meno attuali sono le lingue delle comunità religiose. Solo l’esperanto oggi sarebbe una lingua codice equa e neutrale.
      Fermo restando l’opinabilità della teoria pseudocientifica “Nuova Cronologia”, del russo Fomenko

      • Ok, vada per l’esperanto. Però, sottolineo che la teoria di Fomenko è scientifica e statistico-matematica anche se storicamente opinabile come tutta la Storia. Cordialità.-

        • Giancarlo Rinaldo

          A definire pseudoscientifica la teoria “Nuova cronologia” del vivente russo Formenko è la stessa Wikipedia
          https://it.wikipedia.org/wiki/Nuova_cronologia
          ed il mondo scientifico.

          Anche se Wikipedia non è il vangelo, una teoria che da Mosca rimette in discussione la storia dell’impero romano mi pare una troppo audace rivisitazione della storia: forse a sostegno del nuovo zar di tutte le russie, dall’Atlantico al Pacifico.

          Bisognerebbe riparlarne fra 50 anni.

          • Il nuovo Zar, Putin, a cui è stata presentata la teoria, ha sospeso il giudizio come tutti. Però, mi accorgo che la Storia è molto diversa da popolo a popolo e quella supposta da Fomenko e dalla sua equipe è più oggettiva di tutte le altre, indiana e cinese fra le più fantasiose, l’occidentale fino a Mosca la più faziosa e di parte. Il primo a rendersene conto della non facile accettabilità della teoria è proprio Fomenko, ma il tempo (50 anni?), ci abituerà a riconsiderare le nuove supposizioni. Perché di supposizioni si tratta, non essendo la Storia la “registrazione del passato” perché impossibile – l’oblio della memoria degli accadimenti accelera con l’allontanarsi degli anni (scientificamente 1000 anni fa sono mnemonicamente più nullificati dall’entropia perché questa è più dissolvente di quella di 500 anni fa). Due parole sull’impero romano: tutta la storia si svolse dal XII al XVI secolo conosciuti da noi occidentali come Umanesimo e Rinascimento. L’alto medioevo è l’antichita mitologica. Prima ancora, il buio e l’oblio della Storia sono assoluti. Cordialità.-

          • Giancarlo Rinaldo

            Mi permetto qui di derogare dal tema linguistico, per attardarmi sull’evoluzione politica dei paesi che si trovano fra Europa e Russia. Deroga tanto più in quanto la storia riguarda il passato, mentre il mio sguardo mira piuttosto al futuro dell’Europa.
            Secondo le regole dell’UE i paesi liberamente aderiscono o lasciano l’Unione secondo le procedure nazionali previste nelle costituzioni nazionali… senza guerre.
            La Russia invece amplia la sua Unione Economica Euroasiatica per metodi corsari, tipo guerre ibride o espansionismi etnico-linguistici.
            Temo allora che la egemonica Russia di Putin – per disinvolti revisionismi storici e avvalendosi di obiettivi trascorsi storici slavi voglia solo espandersi ad occidente. E già ne vediamo gli effetti preoccupanti nei paesi di Visegrad, nei paesi Baltici, in Ucraina, Moldavia e Georgia.
            Tutti paesi – comprendendo l’Italia populista emersa dalle recenti elezioni, ed anche Austria e Grecia – dove i popoli non hanno una incrollabile adesione ai valori dell’occidente e sono caratterizzati piuttosto dai disvalori, tipo corruzione o legge della giungla.
            Concludendo, fra un futuro europeo basato sui metodi di Putin, Erdogan, Orban, Kaczynski o Salvini/Grillo, preferirei decisamente ritrovarmi nella democrazia di una Unione Europea di tipo federale.
            Sono nato e diventato vecchio in una Europa senza guerre e in prodigiosa – anche se non uniforme – crescita. Non vorrei lasciare ai nostri figli una Europa in guerra. Meglio sarebbe un Europa che, dopo la cresca quantitativa, migliori la distribuzione delle risorse e del lavoro, anche se l’obiettivo non è facile.

  3. Enrico Gaetano Borrello

    Traduzione in italiano del commento di Bill (Itala traduko de la komento de Bill):
    Parlo inglese dalla nascita, ma la lingua inglese non basta! Ho fatto amicizia con amiche e amici attraverso l’Esperanto, con i quali non potevo comunicare in altro modo. Citerei anche il “Pasporta Servo”, che dà ospitalità gratuita e informazioni locali ai viaggiatori che parlano Esperanto, in più di 90 Paesi. Durante gli ultimi anni ho potuto fare visite guidate a Berlino, Douala e Milano in questa lingua pianificata. Ho discusso di filosofia con un poeta sloveno, di umorismo in televisione con un produttore televisivo bulgaro. Ho discusso di com’è la vita a Berlino Est prima del crollo del muro e in Armenia quando era una repubblica sovietica, come cuocere degli spaghetti perfetti, i vantaggi e gli svantaggi della monarchia, ecc. Raccomando l’Esperanto, non solo come ideale ma come sistema pratico di superare le barriere linguistiche.

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