Lituania

Lituania e Russia: possibili scenari di conflitto?

Più lo stallo in Ucraina non si sblocca, più aumentano le preoccupazioni in Lituania circa l’apertura di un fronte baltico da parte di Mosca.

Il massacro compiuto da Hamas il 7 ottobre e l’invasione di Israele della Striscia di Gaza hanno avuto come effetto quello di relegare in secondo piano la situazione dell’Ucraina nell’agenda internazionale.

Tuttavia, ci sono anche altri motivi per cui l’attenzione per la guerra lanciata da Mosca si è abbassata: la controffensiva ucraina cominciata nel giugno di questo anno non ha portato i risultati attesi (tagliare il collegamento tra la terraferma russa e la Crimea occupata), e le crescenti divisioni all’interno sia dell’Unione Europea che della politica statunitense sul continuare o meno a fornire assistenza militare ed economica al governo di Kyiv hanno contribuito ad alimentare ulteriormente tensione e senso di stanchezza.

La Lituania è sempre stata dall’inizio del conflitto in prima linea nel fornire massimo supporto sia in termini di aiuti che politico all’Ucraina. Non c’è solamente solidarietà nei confronti di uno Stato con cui ha condiviso la storia dell’occupazione zarista prima e sovietica poi. A Vilnius infatti c’è la convinzione che, se l’Ucraina dovesse cadere, i prossimi obbiettivi dell’espansionismo russo sarebbero proprio le repubbliche baltiche, anche alla luce dei piani rivelati riguardo le strategie di destabilizzazione che il Cremlino aveva preparato ancora prima dell’inizio del lancio dell’invasione.

Quali sono quindi gli scenari possibili rispetto ad un possibile coinvolgimento della Lituania in una escalation militare di Mosca? Esiste realmente una possibilità che, nel lungo periodo,  il paese si debba preparare ad uno scontro militare con l’esercito russo?

Per Andrea Griffante, senior researcher presso l’Istituto lituano di storia e corrispondente ANSA per le repubbliche baltiche, “anche se la prospettiva di un nuovo fronte di guerra nel breve periodo non è realistica, sia per l’appartenenza della Lituania al blocco NATO sia per le enormi difficoltà che la Russia sta ancora incontrando in Ucraina, saranno da valutare i prossimi anni in base a l’andamento del conflitto in Ucraina e come eventualmente la guerra si concluderà. Ossia quale sarà il peso politico e sociale della guerra per la Russia. C’è anche da dire che le operazioni di polizia dei cieli della regione baltica concordate al vertice dell’organizzazione atlantica della scorsa estate rappresentano un elemento di deterrenza, insieme all’ingresso della Finlandia nell’alleanza e, per ora, la stipula di un trattato di collaborazione militare tra la Svezia e gli Stati Uniti.

Dello stesso avviso anche Marielle Vitureau, giornalista freelance francese che vive a Vilnius da circa 20 anni e che collabora anche con Radio France International, che aggiunge anche come “la sicurezza all’interno della regione sia aumentata, perché il pericolo mai come ora è realmente percepito. L’aumento dell’impegno NATO in Lituania, Estonia e Lettonia è anche una grande occasione per i paesi dell’Europa occidentale di provare a capire le ragioni per cui questi stati sono così spaventati dalla Russia, in un momento in cui non solo a livello politico, ma anche a livello di società civile. Si sente la stanchezza per il conflitto e anche il disinteresse non solo per l’Ucraina ma anche per un’area che, almeno in Francia, è ancora percepita come distante. Due anni fa c’è stato uno shock per lo scoppio di una guerra inattesa per molti osservatori, tuttavia, ora sembrano esserci altre priorità. Nella stessa Europa centro-orientale possiamo notare come il livello di preoccupazione della Lituania è molto più alto che in Repubblica Ceca o addirittura in Polonia“.

Lunedì 18 dicembre, il ministro della difesa tedesco ha annunciato a Vilnius il dislocamento permanente di una brigata dell’esercito tedesco in Lituania a partire dal 2025. Questo impegno sembra dare continuità anche a quanto era emerso durante il summit NATO tenutosi proprio nella capitale lituana nel luglio di quest’anno. Tuttavia i pericoli su una possibile operazione militare contro la Lituania sono tornati stabilmente al centro del discorso.

Basta questo ulteriore rinforzo a fare dormire sonni tranquilli? Come si percepisce la minaccia vivendo e lavorando nel paese, anche a contatto con i mezzi d’informazione?

Griffante afferma che “dopo la prima, e comprensibile, reazione di paura del febbraio del 2022, io, come un po’ tutti, mi sono abituato all’idea di un ritorno di conflitti di questo tipo in Europa, senza tuttavia cedere al panico. Essere uno storico e il corrispondente dell’ANSA dal Baltico non solo da una spinta a non ‘staccare mai la spina’, ma stimola a entrare maggiormente nella profondità dei fatti di oggi, soppesando gli avvenimenti dell’oggi con i movimenti di lungo periodo che li circondano e influenzano. Credo che seguire il più possibile l’andamento della guerra e la sua influenza sulla regione in cui vivo sia estremamente utile per riuscire a vivere al meglio il proprio quotidiano.

Per Vitureau, “il lavoro, soprattutto all’inizio del conflitto, era talmente tanto che in qualche modo già questo costituiva una sorta di distacco. Anche adesso, riesco in qualche modo a mantenere la calma perché penso ancora che sia importante informare, nel mio caso ad un audience francese, non solo cosa sta accadendo nel paese a livello politico e culturale, ma anche aumentare il livello di consapevolezza sul perché c’è questo tipo di paura nei confronti della Russia e del suo governo. Personalmente, se penso ad una possibile invasione, il primo pensiero va ai miei figli e a come eventualmente farli uscire sani e salvi dal paese. A differenza di tante altre persone, mi ritengo fortunata ad avere un posto in Francia dove poter eventualmente rifugiarmi o trasferire la mia famiglia. Vorrei anche poter aiutare alcuni figli di coppie di amici o conoscenti, in modo che vengano portati in un posto più sicuro.

Come cercare di intravedere dunque possibili scenari futuri, e i potenziali rischi?

La guerra in Medio Oriente è sicuramente uno degli elementi di ‘disturbo’ che possono avvantaggiare Mosca. Il conflitto mediorientale, con tutto il suo potenziale di mobilitazione nelle società occidentali, contribuisce a spingere la guerra in Ucraina in un cono d’ombra di cui il Cremlino non può che beneficiarne“, dice Griffante. “Inoltre, credo che il pericolo principale per la Lituania e i Baltici, ma anche per la Polonia, sia rappresentato dal costo che il conflitto comporta per i bilanci dello stato e che, sommato all’inflazione e a un’economia che sta dando segni concreti di arretramento, può far da stimolo concreto per la diffusione della stanchezza a livello sociale. E con la possibilità che vi sia chi tenterà di utilizzare tale stanchezza a livello politico.

Per Vitureau “siamo in una situazione di forte polarizzazione a livello mondiale. Attori come Iran e Corea del Nord riforniscono la Russia di armi e munizioni per la sua guerra in Ucraina, e anche la Cina si stringe sempre più verso il Cremlino. Questo è un po’ il rovesciamento della situazione che c’era all’inizio delle ostilità: la Russia sembrava un paese isolato che, grazie alla scelta scellerata di invadere uno stato sovrano, aveva quasi avuto il merito di resuscitare una NATO molto indebolita e restituito un senso di unità tra i vari alleati. In Europa centrale, abbiamo esponenti politici di spicco come Viktor Orban in Ungheria e Robert Fico in Slovacchia che o sono apertamente pro-Putin o si oppongono all’invio di nuove armi a Kyiv. Mettiamoci anche le imminenti elezioni presidenziali negli Stati Uniti e otteniamo un forte senso di precarietà.”

(Foto presa dal sito del ministero della difesa della Repubblica di Lituania)

Chi è Mattia Temporin

Nato a Rovigo, adottato da Bologna, ho conseguito la laurea triennale in Scienze storiche e quella magistrale in Relazioni Internazionali presso l'Alma Mater Studiorum. Ho vissuto 9 mesi a Tallinn, dove ho svolto lo SVE ( Servizio volontario europeo) in un Istituto comprensivo per bambini di lingua russa. Tra le altre esperienze all'estero, non posso dimenticare il mio soggiorno a Wroclaw, in Polonia, di 5 mesi. Attualmente vivo e lavoro a Vilnius.

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