confine finlandese

RUSSIA: Verso la chiusura del confine finlandese

Dato il crescente numero di richiedenti asilo che nelle scorse settimane ha interessato la frontiera russo-finlandese, Helsinki si prepara a chiudere il confine orientale.

Strane apparizioni

Migranti con le biciclette al confine finlandese presso Salla, ora chiuso. REUTERS
Migranti con le biciclette al valico di Salla, ora chiuso. REUTERS

A Raja-Jooseppi, unico valico di frontiera aperto sul confine orientale finlandese, oggi fanno -15 gradi. In questi giorni il sole sorge intorno alle 10:45 e tramonta intorno alle 13. Nonostante le condizioni climatiche avverse, autorità e cittadini riportano da settimane la presenza di persone in bicicletta, mal vestite e infreddolite. Non si tratta, ovviamente, di corridori alle prime armi impegnati in un “Tour di Finlandia” – come ha titolato maliziosamente Novaya Gazeta – ma persone migranti che cercano di aggirare il divieto di attraversamento del confine a piedi.

Piccola cronologia

Già dal 15 novembre, in realtà, le autorità finlandesi, notato un forte aumento dei richiedenti asilo al confine con la Russia, avevano vietato l’attraversamento dei valichi anche in bicicletta. La situazione è via via peggiorata, fino a quando, il 18 novembre, Helsinki ha deciso di chiudere quattro dei nove posti di blocco sul confine sud-orientale, accusando il Cremlino di favorire l’afflusso di persone migranti.

L’intensità del fenomeno – stimabile nell’ordine delle centinaia di richiedenti ogni giorno – e i sospetti verso Mosca hanno spinto infine le autorità finlandesi a chiudere altri quattro valichi frontalieri, lasciando aperto solamente il remoto posto di blocco di Raja-Jooseppi. Per ammissione dello stesso primo ministro finlandese, Petteri Orpo, “arrivarci richiede un grande sforzo”. Situato al confine nord-orientale finlandese, vicino alla città russa di Lotta, il valico di Raja-Jooseppi è raggiungibile dopo un tragitto di 240km – quattro ore di auto – da Murmansk, ed è aperto dalle 11:00 alle 15:00.

La mano del Cremlino?

I sospetti che la Russia stia favorendo attivamente l’afflusso di migranti al confine finlandese non sono infondati. Nel 2021 una situazione simile si era verificata al confine tra Polonia e Bielorussia. Al di là delle indagini più approfondite che stanno prendendo piede in queste settimane (come quelle di Fontanka), di certo c’è che le autorità russe hanno improvvisamente e inavvertitamente cambiato approccio nei confronti delle persone sprovviste di documenti, che solo poche settimane fa venivano respinte già alla frontiera, prima che potessero entrare nella zona neutrale.

Inoltre, stranieri e cittadini della Federazione Russa, per legge, non possono entrare nella zona di frontiera senza un lasciapassare dell’FSB: sia i tempi d’attesa, stimati in 30 giorni, sia le testimonianze dei richiedenti asilo fanno pensare che i protocolli non siano stati rispettati.

Infine, benché il portavoce del Cremlino Peskov si sia detto “rammaricato” per l’interruzione dei “rapporti di lunga data, ottimi, pragmatici”, è stato il Ministero degli Esteri russo, in prima battuta, a sospendere gli accordi di cooperazione transfrontaliera con la Finlandia a fine ottobre.

Parlare di “attacco ibrido”, come si è fatto nel 2021, è forse precoce, soprattutto in assenza di documenti che provino incontrovertibilmente l’intenzionalità russa. Ma non è precoce parlare sia di tolleranza verso quella migrazione attraverso “intermediari” – مهرب, muharib, come vengono chiamati nei gruppi Telegram dei partenti – che vede la Russia come stato “di transito”, sia di evidenti anomalie nel sistema di accoglienza: la maggior parte delle persone che hanno provato ad attraversare il confine finlandese sono somale, siriane, etiopi, yemenite, eritree. Tutti paesi con cui Mosca ha relazioni più o meno consolidate, ma che non si trovano lungo rotte migratorie frequentate. La maggior parte delle persone intervistate hanno detto di aver raggiunto Mosca o Minsk in aereo, ed è improbabile pensare che gli “intermediari” siano riusciti a procurare a ciascuno di loro documenti in regola senza il minimo sospetto delle autorità.

In Finlandia

Sebbene la situazione sembri essersi ristabilizzata negli ultimi giorni, con un sostanziale crollo del numero di richiedenti asilo, il governo finlandese sembra deciso a chiudere completamente il confine orientale (lungo più di 1.300 km). Il dibattito interno al paese ha visto affiancate la questione più strettamente umanitaria, legata al diritto delle persone migranti, e la questione giuridica. Christina Stenma, a capo della Commissione per l’Uguaglianza, ha detto che la misura complicherebbe seriamente “la capacità di avviare pienamente ed efficacemente la procedura di asilo”. Inoltre, sono molte le famiglie che vivono o lavorano a cavallo tra i due stati.

 

Foto: TASS

Chi è Davide Cavallini

Laureando in Storia. Cuore diviso tra la provincia est di Milano e l'Est Europa. Dopo svariati viaggi in Romania tra turismo e volontariato incomincia a scrivere per East Journal. Appassionato di movimenti giovanili, politiche migratorie e ambientali.

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