LINGUAE: La balačka, il dialetto dei cosacchi

Nelle scorse puntate abbiamo parlato della trasjanka bielorussa e del suržik ucraino, linguaggi non puri, mescolati. Oggi, invece, ci dedichiamo al dialetto dei cosacchi: la balačka.

Il lemma balačka deriva dall’ucraino “balakaty” che colloquialmente significa “parlare”, “chiacchierare”. Originariamente il termine balačka veniva usato nella lingua russa in modo dispregiativo per descrivere la famosa parlata dei cosacchi del Kuban’, che si distanziava considerevolmente dal russo letterario puro. Oggi, indica semplicemente la varietà di sfumature dialettiche parlate dai cosacchi che vivono nel territorio della Federazione russa, dal Don agli Urali, fino alle zone più periferiche della Russia asiatica e dell’Asia centrale.

La balačka non ha status di lingua ufficiale all’interno della Federazione russa, perciò non viene insegnata nelle scuole locali. Nella vita quotidiana viene usata principalmente dagli anziani che abitano nelle campagne e dai gruppi folkloristici, quali il famoso Kubanskij Kazačij Chor (Coro dei cosacchi del Kuban’). A partire dagli anni ’90, con la rinascita del corpo cosacco, molti entusiasti hanno cercato di rivitalizzare questo dialetto e di riconoscerlo come lingua indipendente, in quanto parte integrante degli usi e costumi locali, ma senza riscontri.

La balačka e le sue sfumature

Nonostante la loro apparente somiglianza, esistono diverse forme di balačka che solo un buon orecchio riesce a cogliere e distinguere nettamente. La più diffusa rimane quella dei cosacchi delle steppe del Kuban’, ma anch’essa sta lentamente scomparendo a causa della mancanza di pratica quotidiana e di parlanti.

La cultura dei cosacchi del sud della Russia, ai confini con l’attuale Ucraina e con la catena del Caucaso, mescola inevitabilmente elementi di origine russo-ucraina e prende numerosi prestiti dalle genti delle montagne vicine (Caucaso in particolare). Le stesse parlate risentono di queste influenze, acquisendo sfumature lessicali e grammaticali, senza regole precise.

Oggi la balačka ricorda molto il suržik parlato nelle regioni russofone dell’Ucraina, sebbene i linguisti tendano a differenziare le due parlate: la balačka non è una lingua mista, ma un vero e proprio dialetto del russo impregnato di prestiti provenienti da altre lingue. Un dialetto documentato anche da testimonianze scritte: ballate, canzoni e poesie cosacche.

La balačka del Kuban’

La forma più nota di questo dialetto è la balačka del Kuban’, una zona geografica del sud della Russia, situata tra le steppe del Caspio, il delta del Volga e la rive del Mar Nero. Prende questo nome dall’omonimo fiume che scorre all’interno del suo territorio, il Kuban’, teatro di scontri al tempo della guerra civile russa tra l’armata bianca (con cui si schierarono i cosacchi) e quella rossa.

La balačka del Kuban’ è considerata una costola della lingua ucraina parlata dai cosacchi del Mar Nero che giunsero in questa regione nel 1792. Nel tempo, l’idioma è stato influenzato sempre più dal vocabolario russo come conseguenza della russificazione avvenuta a cavallo tra il XIX e il XX secolo. Nella forma scritta si utilizza, abitualmente, l’ortografia russa, tuttavia si sono conservate molte parole arcaiche e obsolete della lingua ucraina.

La balačka del Don

Un’altra variante della balačka è quella parlata dai cosacchi del Don. È diffusa nelle zone adiacenti alle foci di questo fiume, nel sud della Russia e nei territori ucraini dell’attuale Zaporižžja, città che tra il XVI e XVIII fu il centro militare ed amministrativo delle società cosacche libere della regione.

Il noto atamano Pëtr Krasnov, che guidò i suoi cosacchi durante la guerra civile russa al fianco dei bianchi, suggerì addirittura di rendere la balačka lingua ufficiale della sua (breve) repubblica sulle rive del fiume Don, senza però rinomato successo.

Un esempio noto di questa balačka, che oggi rimane tra le lingue parlate quotidianamente nei villaggi del Don, insieme al russo, si può riscontrare leggendo il romanzo “Il placido Don” di Michail Šolochov, dove i cosacchi protagonisti conversano fra loro in questo dialetto.

La balačka delle montagne

La balačka delle montagne si differenzia dalle varietà linguistiche sopracitate per l’uso di termini circassi e provenienti dall’attuale Repubblica di Adighezia, situata ai piedi della catena del Caucaso. Si è formata con l’insediamento dei cosacchi nelle terre che circondano la regione di Stavropol’, la zona del Caucaso centrale e il Daghestan, dove la lingua cosacca ha preso il dominio sull’ucraino, facendosi influenzare dalle parlate delle montagne che la circondano. Fatta eccezione per una piccola comunità del nord del Daghestan, questa balačka è praticamente scomparsa.

Caratteristiche linguistiche

Molte sono le peculiarità che caratterizzano queste diverse varianti linguistiche. Raggrupparle non è semplice, in quanto dialetti tramandati di generazione in generazione, spesso senza norme scritte.

La balačka del Don si può riconoscere per i suoi suoni morbidi, come accade per il verbo идти (idti – camminare), la cui pronuncia diventa итить (itit’). Un’altra particolarità di questa balačka sta nella lettera “ч” (č) che viene spesso e volentieri soppiantata dalla lettera “щ” (št), come чашки (čaški – tazze) che diventa щашки (štaški). Lo stesso avviene con la lettera “ф” (f), sostituita dalla sillaba “хв” (hv), come in хвиалетовый (фиолетовый – viola, violaceo) e хворма (форма – forma). Altra caratteristica interessante è l’uso del genere femminile al posto del neutro, che scompare del tutto. Un esempio: теплая пальто (al posto di теплое пальто – capotto caldo).

A livello lessicale, numerosi sono i turchismi e i vocaboli derivanti dall’arabo, soprattutto nelle balačke parlate nelle zone del Caucaso: хубхадед (молодец – bravo), кунак (друг – amico), адат (привычка – abitudine). Altrettanto numerosi sono i vocaboli completamenti diversi dal russo, come синеньки (sinen’ki) per indicare le баклажаны (baklažany – melanzane in russo) e кирпич (kirpič al posto di хлеб (chleb) per indicare il pane (da notare che кирпич in lingua russa significa “mattone”).

Per chi volesse cimentarsi nello studio di questa sfumatura linguistica ricca di tradizioni, esistono, diversi dizionari che possono aiutare a farsi un’idea complessiva dell’idioma e a capire i testi delle famosi ballate cantate dai cosacchi.

Foto di A. S. Orlowski

Chi è Claudia Bettiol

Laureatasi in Traduzione e Mediazione Culturale a Udine con una tesi sulla diatriba tra slavofili e occidentalisti, e grande appassionnata di architettura sovietica, per East Journal si occupa dell'area russofona. Le sue esperienze oltreconfine finiscono sempre per essere rivolte verso Est, forse perché nata nel 1986 e lo stesso giorno di Michail Gorbačëv. Dopo un anno di studio alla pari ad Astrakhan, un Erasmus a Tartu e un volontariato a Sumy, ha lasciato definitivamente l'Italia per Kiev, dove attualmente abita e lavora.

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