L’illusione del governo Monti

Mario Monti H Partb

RUBRICA: Opinioni ed eresie

Ha rimesso in sicurezza i conti italiani, ha promosso riforme strutturali, ha ridato credibilità al Paese, ha riguadagnato all’Italia il rispetto internazionale, ha colpito l’evasione fiscale, ha eliminato gli sprechi. Molte riforme non sono state fatte o sono incompiute e quindi è necessario che chi gli succederà alla poltrona di primo ministro prosegua nella sua missione di rinnovamento. Oppure sarà lui stesso a farlo? Da poche ore ha infatti annunciato che guiderà una coalizione centrista della quale sarà candidato premier. Gli italiani lo guardano con rispetto crescente, stanchi di una classe politica incapace vedono nel professor Mario Monti un male necessario, un male che non verrà per nuocere. Ma l’esperienza del governo Monti è stata, a guardarla da lontano, una grande illusione in cui molti, se non tutti, pur in diversi modi, sono caduti vittima nel Belpaese.

Da lontano, dicevamo, poiché a vedere le vicende italiane da una distanza di sicurezza, le conclusioni che si possono trarre dell’esperienza del governo Monti sono assai diverse da quelle che siamo abituati a farci raccontare dai giornali italiani. Con un pizzico di superbia, proviamo quindi a interpretare questo punto di vista esterno.

L’illusionista

L’intelligenza e la preparazione di Monti in materia comunitaria è indiscutibile, e merita rispetto, ma il consenso talvolta acritico del quale ha goduto in quest’ultimo anno si fondavano sull’opinione che i mali dell’Italia si potessero risolvere accantonando la politica e imponendo misure di austerità economica e, diciamolo pure, morale. Rigore nelle finanze e rigore nei comportamenti, anche dei cittadini, era questo il piglio prussiano con cui Monti ha persuaso l’opinione pubblica della amara necessità del suo operato. In Italia si è diffusamente convinti che solo un governo “tecnico” possa fare riforme fondamentali. E certo durante il governo Monti il rendimento dei buoni decennali del tesoro italiano è sceso di quasi 200 punti base. Ma sappiamo che l’andamento finanziario è soggetto alla fiducia degli investitori: credere che un titolo sia affidabile non significa che lo sia. E sappiamo anche che gli investitori hanno bisogno di credere. Monti ha dato loro una fede, una illusione, che non durerà a lungo. L’incantesimo svanirà appena ci si renderà conto che poco o nulla è realmente cambiato. E affinché le cose cambino realmente non serve l’illusionista, ma il politico. Dove “il” non significa giocoforza una persona ma una élite, una classe dirigente, capace di fare essenzialmente due cose. Due cose “politiche” che nessun tecnico saprà mai fare.

Revocare l’austerità

Una su tutte, e lo diciamo da mesi, è ridurre se non revocare le misure di austerità. Gli aumenti della pressione fiscale e i tagli alla spesa pubblica stanno avendo effetti controproducenti su economia e welfare. La recessione in corso è un chiaro segno.

Ridurre la spesa pubblica – per abbassare il debito – in periodo di crisi frena la crescita che invece sarebbe necessaria per uscire dall’impasse. Gli economisti parlano della necessità di “misure anticicliche”, che cioè vadano nella direzione opposta a dove sta andando l’economia. Quindi fare spesa pubblica, pur eliminando sprechi e privilegi, sembra essere una buona soluzione per rilanciare un’economia stagnante che produce un costante aumento della disoccupazione. Il debito italiano, e questo è un merito del governo Monti, è tornato a essere tutto o quasi in mani italiane, ma ciò non basta e si tratta, in ogni caso, di un’arma a doppio taglio.
Altra nota dolente: secondo i dati della Confcommercio il calo dei consumi è stato del 13% nell’anno appena terminato e la crisi sembra dover toccare ancora il suo punto più basso. Inoltre l’aumento del carico fiscale non ha certo giovato. Il governo Monti ha cercato di fare cassa con l’aumento dell’Iva, che tutti pagano indipendentemente dal reddito, e con una tassa sulla casa, che circa il 60% degli italiani possiedono. Si è giocato facile, insomma. La lotta all’evasione fiscale ha subito un incremento ma quella contro la corruzione è rimasta al palo: per la Corte dei Conti la corruzione è costata circa 60 miliardi di euro nel solo 2012. Se consideriamo che la Legge di stabilità in corso di approvazione vale 40 miliardi ci rendiamo bene conto di come in Italia i soldi ci siano ma finiscano sempre in tasche sbagliate.

Eurobond e Germania

Revocare le misure di austerità è, di fatto, disfare quello che Monti ha fatto. Il rischio sarebbe una cattiva reazione dei mercati e un nuovo aumento dei tassi sui Bond italiani, con conseguente ricaduta nella situazione da cui il governo Monti ha “tratto in salvo” l’Italia. Ma qui entra in gioco la seconda cosa da fare. Ottenere dall’Europa una condivisione del debito, ad esempio tramite l’emissione di eurobond, poiché non è pensabile che l’Italia a crescita zero possa restare nell’euro e rifinanziare il suo debito. La Germania finora ha imposto il suo veto alla questione ma la politica, anche quella internazionale, non si fa chiedendo permesso. Cosa farebbe la cancelliera Merkel se si trovasse costretta a scegliere tra l’eurobond o l’uscita dell’Italia dall’euro? Naturalmente sceglierebbe la prima ipotesi, poiché senza Italia, terza economia del continente, non può esserci alcuna Unione Europea. È evidente che nessuna delle due parti vorrebbe trovarsi a fare la scelta estrema, e che il compromesso, di cui la politica deve essere artefice, avrebbe la meglio.

Tra Bersani e Berlusconi il terzo gode

Monti non ha potuto o voluto insistere su questa via. Solo un primo ministro “politico” godrebbe dell’investitura necessaria per una simile manovra. Già, ma quale politico? Ad oggi, oltre allo stesso Monti, i protagonisti della scena pubblica sono essenzialmente due. Pier Luigi Bersani, leader del partito di centro-sinistra (Pd), è un conservatore: dopo aver dato il suo appoggio all’austerità voluta da Monti intende proseguirne blandamente la linea, senza però intaccare le tradizionali forme di rappresentanza, sindacati e ordini professionali in testa, che sembrano ormai fungere da freno alle riforme piuttosto che da propulsori. Il suo contendente in seno al partito democratico, Matteo Renzi, avrebbe probabilmente compiuto la transizione dal post-comunismo facendo del Pd un partito di centro-destra, progressista e liberale, attento al welfare come all’economia, equidistante da Confindustria e dai sindacati. Ciò avrebbe liberato spazio a sinistra, dove ora si trova solo il Sel, partito ecologista e progressista, benché personalistico, di Nicola Vendola, poco incline ad appoggiare Monti. È possibile che la parabola “a destra” del Pd sia solo rimandata con un risultato, per chi segue questo giornale,non dissimile alla Piattaforma civica di Donald Tusk, attualmente al governo in Polonia. Ma Renzi, che in queste ore guarda con interesse alla candidatura di Monti quale prossimo primo ministro, ha pagato la vicinanza con ambienti, appunto di centro-destra, dell’establishment mediatico che gravita intorno all’ex premier Silvio Berlusconi.

Proprio Berlusconi è il secondo contendente. Non vincerà le elezioni, ormai è privo di credibilità anche in patria e ovunque, all’estero, se ne vorrebbe evitare il ritorno. Persino il partito popolare europeo si è detto pronto ad espellerlo. Nella sua campagna elettorale, inoltre, non si è discostato dall’abituale vittimismo e complottismo, ormai trasparente agli italiani che sanno quanto dietro alle sue dichiarazioni ci sia solo l’intenzione di tutelare i propri interessi economici e giudiziari. Eppure Berlusconi, nel dire che bisognerebbe rinegoziare la partecipazione italiana all’Europa finanche abbandonando la moneta unica, e nel condannare l’austerità voluta da Monti, dice in parte il giusto: peccato che durante i suoi governi non abbia fatto nulla per evitare all’Italia lo strazio della crisi.

Verso una strada senza uscita?

A complicare il quadro c’è il Movimento Cinque Stelle, guidato dal comico Beppe Grillo, che, tra populismo e afflati democratici, non sembra in grado di esprimere una classe dirigente di livello europeo: non basta essere un onesto medico o ingegnere per poter andare a Bruxelles a discutere con la Merkel e Hollande. Il suo partito, fino a poche settimane fa indicato come il secondo nei sondaggi, potrebbe risentire della candidatura dell’ex magistrato Antonio Ingroia ma, più di tutto, della “salita in politica” di Mario Monti. Il futuro dunque resta cupo ed è possibile che l’Italia venga nuovamente affidata all’uscente premier Monti tramite una sorta di investitura elettorale che gli dia maggiore legittimazione, con un appoggio del centrosinistra, forte nei sondaggi ma debole di leadership. Il rischio è quello di procedere verso una strada senza uscita e da cui sarà impossibile, oltre una certa misura, retrocedere.

Eppure alternative a Monti non sembrano essercene, al momento. La generale immaturità politica, il riproporsi delle vecchie élites  e il diffuso populismo fanno il suo gioco. Assisteremo dunque a un secondo tempo dell’illusionista? E quando ci ridesteremo, cosa vedremo? Se ci ridesteremo mai… In quale direzione andrà l’Italia? Non sappiamo, e il risultato elettorale di febbraio non è detto che chiarisca il quadro. Restiamo in apprensione e attesa. E il lettore ci scuserà se, per questa volta, non abbiamo parlato di est. A fine anno una rassettata in casa forse non è fuori luogo.

4 Comments

  1. MattMatt12-29-2012

    Cari lettori

    dietro “Kaspar Hauser” non si cela una sola persona. E’ pseudonimo collettivo. L’intenzione è quindi quella di sganciare l’autore dal contenuto affinché solo su quest’ultimo ci si incontri e – civilmente – scontri. L’opinione espressa nell’articolo NON è quella della testata né della redazione, ma l’abbiamo pubblicata ritenendola un buono spunto di dibattito. Quindi, se vi piacerà farlo, che dibattito sia. La responsabilità della pubblicazione è mia, essendo quello che “dirige” la baracca e spero non scontenterà i lettori se per una volta ci abbandoniamo a cose nostrane. Unica volta, l’esperimento non si ripeterà almeno fino al prossimo capodanno. Buona lettura e grazie

    Matteo Zola

  2. Zamperini LucianoZamperini Luciano12-29-2012

    ecco cosa a scritto un cittadino Italiano a proposito delle crisi.
    lunedì 24 dicembre, 2012

    • Un crimine contro l’umanità
    Pubblicato : lun 24 dic, 2012
    Economia e crisi | di Luciano Zamperini
    Un Crimine Contro L’umanità

    Fonte image…
    UN CRIMINE CONTRO L’UMANITÀ

    Ogni essere umano in questo mondo, il denaro lo ottiene facendo il lavoratore dipendente, l’impiegato statale, l’imprenditore, in ogni caso, svolgendo un’attività lavorativa, l’unico mezzo per avere denaro in tutte le latitudini di questo pianeta, è il lavoro che da la possibilità di avere un reddito. Ė naturale indispensabile che parte del reddito che ognuno di noi ottiene con il proprio lavoro sia destinato allo stato di appartenenza per dare una vita dignitosa anche a coloro che nella loro esistenza hanno problemi di salute, per garantire un’istruzione adeguata a tutti i cittadini, per costruire opere d’interesse comune, per assicurare una vita degna di questo nome alla prima parte della nostra esistenza, e quando si raggiunge l’età in cui non siamo più in grado di svolgere un’attività lavorativa. In una società civile in nessun caso questa partecipazione può essere messa in discussione, pena la decadenza morale e civile di un popolo, del resto anche la nostra costituzione recita, “Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva, Il sistema tributario e informato a criteri di progressività.” La capacità contributiva è determinata dal reddito che ognuno di noi ha attraverso il lavoro che svolge.
    -..-.-.-.-.-.-.-.-.-.
    Un insegante delle elementari da un problema sulla crisi finanziaria.
    Problema:
    La pubblica amministrazione ha un grande debito e non può più assolvere ai suoi compiti istituzionali, ha urgente bisogno di 50.000 €, sapendo che la pubblica amministrazione può contare su 3.000 abitanti, i cui redditi sono di 4.000 € di cui 1.000 € li pagano di IRPEF e un altro 30% tra IVA e imposte varie. La somma che rimane al contribuente è indispensabile per la sua sopravvivenza pe acquistare prodotti alimentari e altri beni indispensabili, è da tenere presente che in nessun caso si può diminuire la quantità di prodotti ora acquistati, poiché questi sono indispensabili per la sopravvivenza di ognuno. Trovare la soluzione al problema. Come recuperare 50.000 € per la pubblica amministrazione?
    -.-.-.-.-..-.-.-.
    Dotto non riesce a individuare la soluzione del problema, infine cerca di dare una risoluzione, ci sono 3.000 abitanti ogni 3 di loro possiedono una casa in proprietà.
    Propongo di tassare la casa di proprietà!
    Svolgimento:
    Cerco quanti sono i proprietari di casa, Abitanti 3.000 / 3 =1.000
    Tassa da applicare a ogni proprietario. 50.000 / 1.000 = 50
    Soluzione: si applica un’imposta di 50 € per ogni proprietario di casa.
    L’insegnante esaminando il problema assegna un -4
    Motivazione:
    Dotto è completamente fuori tema, io ho chiesto come si può trovare dei denari, possedere una casa in proprietà non significa avere una quantità di denaro superiore al reddito, a prescindere da essere proprietario di casa o meno ogni abitante può disporre comunque di 3.000 €. Possedere la casa comporta di spendere una parte del reddito per la sua manutenzione. Solo attraverso il reddito ciascun soggetto può avere denaro, quindi è solo ed esclusivamente sul reddito che si può agire per recuperare denaro, per noi stessi, per la Pubblica Amministrazione. La quercia non potrà mai fare limoni, come la casa non potrà mai fare denari, non si deve moltiplicare i carciofi con i pomodori, poiché con il risultato finale non sappiamo se abbiamo pomodori o carciofi, in pratica è quello che ha fatto Dotto, ha moltiplicato le case con il denaro, ma non sappiamo a cosa si riferisce il risultato!
    -.-.-.-.-.-.-.-.-.-.
    Pisolo fa un ragionamento totalmente diverso, ha capito che quei denari si devono trovare all’interno del reddito di ciascuno, non è possibile aumentare le imposte, perché contemporaneamente si diminuisce il reddito netto di ciascuno, quindi minori acquisti di beni e servizi, cosa che non si può assolutamente fare, perché si compromette la sopravvivenza della comunità, Pisolo pensa che in questo caso sia necessario salvare capra e cavoli ma come!……. Infine un’idea astuta, la pubblica amministrazione ha già 1.000 da ciascun contribuente, un terzo del quale sono spesi per l’acquisto di beni e sevizi, poiché paradossalmente IVA, Accise, sono pagate anche dallo stato, si possono ridurre le imposte e anche la pubblica amministrazione ottiene un beneficio.
    Svolgimento:
    Cerco quanto ogni membro della comunità è tenuto a pagare per ottenere la somma necessaria. 50.000 /3000 = 16,67
    Propongo una diminuzione delle imposte del 7,94%
    Cerco quanto lo stato spende in beni e sevizi: 1.000 / 3 = 333
    Faccio lo scorporo all’aliquota ora in vigore: (333 X 100) / (100 + 30) = 256,41
    Faccio lo scorporo con la nuova aliquota: (333 X 100) / (100 + 22,07) = 273,08
    Cerco la differenza per vedere il risparmio della Pubblica Amministrazione:
    2073,08 -256,41 = 16,67.
    Diminuendo l’imposta indiretta del 7,94% ottengo un risparmio sulla spesa pubblica di 16,67 pari alle necessità, tuttavia essendo solo una diminuzione di cassa, devo trovare la somma necessaria richiesta di 16,67 per ogni contribuente.
    Faccio lo scorporo sul reddito all’aliquota ora in vigore:
    (3.000 X 100) / (100 + 30) = 2307,69 (reddito netto)
    Faccio lo scorporo sul reddito con la nuova aliquota:
    (333 X 100) / (100 + 22,07) = 2457,71 (reddito netto)
    Cerco la differenza per vedere il risparmio di ciascun contribuente:
    2.457,71 – 2307,69 = 150,02
    I 16,67 € necessari alla Pubblica Amministrazione si prelevano al contribuente attraverso la maggiorazione dell’imposta diretta, da 150,02 si 16,67 € rimane al contribuente 133,35 in più rispetto alla precedente aliquota, con quest’operazione si trova denaro per la pubblica amministrazione, nello stesso tempo si evita di diminuire il reddito reale, ansi quest’Ultimo si migliora notevolmente.
    -.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.
    L’insegnante di fronte a questa conclusione rimane perplessa, chiama Pisolo e gli chiede delle spiegazioni.
    Domanda: Pisolo, mi sai dire che differenza passa tra prendere i denari con l’imposta indiretta a quella diretta, non è forse la stessa cosa?
    Risposta: Signora maestra lei ha detto che “La quercia non potrà mai fare limoni”, come la casa non potrà mai fare denari, rimanendo in tema di piante, si può affermare che l’unica “pianta” che ci da il denaro e il reddito, le imposte indirette per sua natura, primo: non tengono conto del reddito di ognuno, quindi si comportano nella stessa maniera a prescindere dalla capacità contributiva di ciascuno, su qualsiasi oggetto indipendentemente dal reddito l’imposta si paga nella stessa misura, secondo: l’imposta indiretta pretende di prelevare denaro che non esiste, per salvare capra e cavoli l’unica operazione che si può fare, è diminuire le imposte indirette già esistenti.
    Le faccio un esempio; io ho un limone, ogni anno produce 50 Kg di limoni, è ovvio che non posso venderli 60 Kg, “ l’albero del reddito” mi da 100, se per decreto si aumenta il costo dei prodotti del 30% ciò che in precedenza costava 100 devo pagarlo 130, quel decreto non tiene conto dei redditi reali esistenti nel paese, non tiene conto che a prescindere dall’aumento delle imposte indirette l’albero del reddito mi da comunque 100, i 30 € fisicamente proprio non esistono nelle tasche dei contribuenti, è naturale che non possono entrare nelle casse dello stato, viceversa se si tolgono le imposte (che ce ne sono a iosa) si diminuisce i prezzi dei prodotti del 30% contemporaneamente per mantenere lo stesso livello di vita occorre una quantità inferiore di denaro, in questo caso esattamente 692,31 € questa somma può essere prelevata dalla pubblica amministrazione attraverso l’imposta diretta, con il risultato che non si mette in discussione il livello di vita della comunità, dell’occupazione esistente, nel frattempo troviamo più denaro per la Pubblica Amministrazione.
    Ancora una domanda:
    Pisolo tu sai che se si diminuisce l’imposta indiretta, automaticamente si riduce le entrate, in fondo l’iva, le accise sono semplicemente una partita di giro, ciò che esce poi rientra.
    Risposta: per favore!……… è vero che in gergo tecnico si chiama partita di giro si dice anche che non costa nulla, è altrettanto vero che quei denari sono indispensabili, diventa un’esigenza di cassa, in altre parole l’amministrazione non può fare a meno di quei denari, in ogni caso, con la diminuzione delle imposte la pubblica amministrazione riduce l’esigenza di cassa, quindi il suo bilancio. Proprio perché la necessità di maggiori entrate rimane, ho proposto di prelevare i 16,67 € con l’imposta diretta, dal risparmio che il contribuente ottiene co la riduzione delle imposte, così si trovano i denari per la Pubblica Amministrazione e si migliora pure il reddito del contribuente.
    %&%&%&%&%&%&%&%&%&%&
    Lo svolgimento del problema da parte di Dotto, Pisolo, e i chiarimenti richiesti dall’insegnante ci portano a fare una riflessione sulla reale situazione che stiamo vivendo, proseguiamo con la metafora dell’albero del reddito, a me sembra calzante e pertinente come ragionamento, infatti, tutti noi il denaro che abbiamo, lo otteniamo esclusivamente con la nostra attività, è solo dal reddito che si può trovare denaro per la Pubblica Amministrazione, è solo dal reddito che si può misurare il livello di vita di ciascuno.
    Nonostante quest’elementare verità si continua a testa bassa con l’aumentare le imposte indirette, facciamo un elenco sia pure incompleto delle imposte che gravano sulla casa.
    La Regione applica una tassa consistente su ogni Mc d’inerti scavati, ovviamente si ripercuote sul prezzo finale della casa, lo stato con la denuncia dei redditi ti aggiunge un reddito virtuale catastale, il comune per ogni Mc di volume della casa ti applica una tassa salatissima in fase di costruzione, ancora il comune ti fa pagare la tassa sullo smaltimento dei rifiuti solidi urbani in base ai Mq del tuo alloggio come se fosse la casa a produrli e non il numero dei membri della famiglia che ci abitano, la comunità montana applica la tassa sugli immobili, ancora lo stato e il comune applicano l’IMU su un reddito virtuale o immaginario comunque stabilito per decreto, se fai un mutuo per la casa, lo stato pretende la sua gabella, in ultimo l’immancabile l’IVA. Salvo se altri sono 8 i tributi che gravano sulla casa, un immobile è utilizzato dai nostri governanti come bancomat, con un piccolo particolare, sul “bancomat” nessuno ci mette i denari! Questo meccanismo infernale si ripete con maggiore o minore prelievo su tutti i prodotti che acquistiamo.
    Dobbiamo prendere atto che con questa politica scellerata un alloggio di 70 Mq nel 1969 si poteva acquistare al prezzo di 1.800 €, oggi la stessa casa nonostante l’aumento di produttività, ha un prezzo di 180.000 €. Dobbiamo registrare che le imposte applicate sulla casa compreso, una buana dose non trascurabile della speculazione edilizia, per l’identico prodotto, si è avuto un incremento di prezzo del 9900%, quest’aumento sia pure con livelli d’incremento diversi si sono avuti su tutti i prodotti che acquistiamo quotidianamente e sono indispensabili per la nostra esistenza, il reddito di un operaio medio ha avuto un incremento del 4804%, il che significa che mediamente il costo della casa dal 1969 a oggi è aumentato di 337 € ogni mese, mentre il reddito è aumentato di 29 € il mese.
    A calcoli fatti su ogni punto percentuale d’aumento d’imposta indiretta: un terzo del quale è a carico del bilancio statale, nel primo anno d’applicazione si distrugge l’uno per cento di posti di lavoro, si crea di pari importo debito pubblico, o addirittura maggiore, matematicamente parlando con questi provvedimenti si ottengono solo disastri.
    D’altra parte se guardiamo che è successo nell’ultimo anno i fatti ci danno una tragica conferma, il debito pubblico nei primi 9 mesi è cresciuto di oltre 80 miliardi di euro, il che significa , non solo il debito cresce vertiginosamente, ma dovremo mettere nel conto circa 5 miliardi d’interessi in più da pagare, la disoccupazione ha raggiunto quasi il 12% ovvero 3.000.000 milioni, il gettito dell’IVA nei primi 10 mesi del 2012 nonostante l’aumento di un punto percentuale rispetto al 2011 è diminuito (dati del ministero dell’economia) del 2,7% ovvero meno 2 miliardi e 323 milioni, cos’altro deve ancora succedere per capire che la strada intrapresa è il contrario esatto di quello che dovremmo fare per risanare i disastri fatti in questo quarantennio?
    Non credete che il governo, la classe politica devono rendere conto al Popolo Italiano dei misfatti messi in atto, non solo nell’ultimo anno ma da sempre, si sono preoccupati solo di aumentare il debito pubblico come valvola di sfogo di fronte alla loro politica fallimentare, mai hanno cercato di salvare capra e cavoli! Esiste in questo paese un solo politico, un membro del governo, una testata televisiva o giornalistica, disposta a svelare questa drammatica realtà? Tutti oggi tentano di raccontarci favole: stiamo vedendo la luce in fondo al tunnel, non sono necessarie altre manovre economiche, mentre il paese scivola paurosamente dentro il baratro, nello stesso tempo è in atto una lotta senza quartiere per contendersi il voto del popolo Italiano, allo scopo di mantenere il potere per condannare una parte consistente della popolazione alla miseria, alla disperazione, affossare l’economia reale che è ancora sopravvissuta. Intanto ci presentano come menù una cravatta più presentabile, ben stirata, è vero che la precedente cravatta era letteralmente impresentabile, addirittura ci faceva vergognare d’essere Italiani, ma la cravatta da sola non risolve tutti i misfatti specialmente quando si cambiano i suonatori con la stessa maledetta musica!
    È sbagliato affermare che siamo in mezzo ad una crisi economica
    La crisi economica in questo paese non esiste come nel resto del mondo industrialmente avanzato, per crisi economica s’intende che non siamo in grado di produrre quanto necessario per la collettività, oppure che non ci siano fisicamente le materie prime per costruire oggetti necessari per le nostre necessità quotidiane. Per quanto riguarda la capacità di produrre abbiamo strumenti per realizzare una quantità di prodotti superiore al nostro fabbisogno, le nostre fabbriche lavorano sì e no al 60% della loro capacità produttiva, la mano d’opera non manca, ci sono 3. Milioni di esseri umani che bussano prepotentemente per avere un posto di lavoro. D’altra parte generare ricchezza, significa produrre maggiori beni di consumo necessari alla collettività, significa mettere maggiore Forsa lavoro la dove si produce ricchezza e non dove questa si consuma, si aiutano le banche, e per far questo si distruggono posti di lavoro la dove si produce ricchezza.
    Siamo in mezzo ad una crisi finanziaria, tutta costruita ad arte. È bene capire che per costruire beni durevoli o di consumo piuttosto che prodotti alimentari il denaro non serve a nulla, la moneta dovrebbe servire solo per il trasferimento di prodotti dal produttore al consumatore, dico dovrebbe, perché l’invenzione dei “prodotti finanziari”, con l’idea pazza che la casa possa generare denaro, che la speculazione giornaliera che è perseguita da soggetti senza scrupolo e senza volto, con la complicità evidente dei governi, con le così dette manovre economiche, la moneta di fatto è usata come filtro per impedire a questo o a quel soggetto di poter acquistare ciò che si produce, questa è un’arma micidiale, più potente di qualsiasi bomba atomica, di qualsiasi guerra d’invasione, per dominare milioni , miliardi d’esseri umani, l’uso indiscriminato di questo filtro, è un crimine contro l’umanità, perché questo comporta la sottomissione di miliardi di esseri umani ai voleri di un gruppo esiguo di soggetti senza nome, senza volto, questo sistema apparentemente innocuo in realtà ci riporta a una “moderna schiavitù” non più con il volto inumano dello schiavista, ma a un sistema subdolo, morbido, invisibile, dove apparentemente l’essere umano può far ciò che vuole, è “libero di scegliere”, in realtà è sottomesso da quel filtro controllato da un gruppo invisibile d’usurai, uno strozzinaggio continuo, allo scopo di mantenere e ampliare condizioni di privilegio a pochi soggetti. La dittatura con un soggetto in primo piano che costringe milioni d’esseri umani ai suoi voleri è ormai uno schema del passato per le società maggiormente sviluppate, comunque troppo vulnerabile, l’umanità non sopporta più l’uomo padrone, è meglio ricorrere a un sistema di controllo universale, un gruppo di usurai, strozzini, nascosti sotto il nome magico di “Mercato”, con la complicità dei governi nazionali, controllano l’economia dell’universo, l’umanità si trova a combattere un nemico micidiale che non ha un volto, un nome riconducibile all’uomo padrone, non più circoscritto all’interno di un paese ma a livello planetario.
    Le manovre economiche, non come strumento per risanare i conti pubblici, ma come strumento per costringere milioni d’esseri umani alla sudditanza. Non come una tassa per dare allo stato i mezzi necessari per il mantenimento del bene comune, ma uno strumento per accumulare nuovo debito. Il debito usato come clava per costringere la popolazione meno abbiente alla miseria alla schiavitù, le manovre messe in atto nel nostro tempo non sono la semplice tassa in più, di fatto sono una coercizione in accettabile, coercizione perché prima si toglie il denaro attraverso i bassi salari, poi attraverso l’aumento delle imposte si diminuisce il reddito reale di una parte consistente della popolazione meno abbiente, attraverso questo meccanismo bestiale si costringe milioni d’esseri umani in una condizione di vita impossibile.
    Sotto la voce “Mercati o spread” si giustifica il taglio indiscriminato delle pensioni, la messa in discussione del sistema sanitario, si giustifica pure uno spettacolo desolante. Un pronto soccorso dove esseri umani, che hanno bisogno di cure, devono rimanere in barella per giorni senza cibo e acqua per la mancanza di un letto in ospedale, si giustifica pure che a un essere umano che a causa delle ripetute manovre economiche gli si toglie il lavoro ovvero il reddito nel frattempo gli s’impone di pagare una salatissima tassa sulla casa, si può persino giustificare la richiesta di 200-300 € per trascrivere i contributi versati a un ente previdenziale a un altro, di fatto non significa solo negare un diritto acquisito alla pensione dopo 40 anni di onesto lavoro, ma si nega il diritto alla vita a esseri umani che hanno contribuito con il loro lavoro a far crescere questo paese, si potrebbe continuare all’infinito, ognuno di noi sa cosa passa sulla nostra pelle.
    Queste manovre hanno sempre comportato una richiesta di denaro superiore alle precedenti, la situazione finanziaria dello stato è sempre peggiore, già questo basterebbe per dimostrare l’inutilità dell’aumento delle imposte sui consumi o sui patrimoni. Questi aumenti sono come un boomerang si riversano inesorabilmente contro il bilancio dello stato, la più evidente e dannosa è l’IVA, sono le accise, che paradossalmente sono pagate anche dalle istituzioni pubbliche, nel momento in cui sono aumentate di 100 30, sono a carico del bilancio dello stato, dal versante delle entrate ciò che il contribuente tecnicamente può pagare è una cifra “zero assoluto” in oltre una tassa si mangia l’altra, questi denari sono chiesti a chi denari gli sono negati attraverso bassi salari o peggio costringendo milioni d’esseri umani alla disoccupazione, cosi in realtà nelle casse dello stato arrivano soltanto nuovi debiti, nel frattempo le esigenze di cassa sono aumentate e si emettono nuovi titoli di stato attingendo al prestito il debito pubblico sale vertiginosamente, ecco che una manovra concepita con questi criteri ne richiede un’altra per compensare le perdite causate dalla precedente.
    Queste manovre in realtà hanno le stesse caratteristiche dei titoli tossici emessi dalle banche, questo perché il denaro non s’inventa, il denaro di per sé non è ricchezza è solo il mezzo per traferire beni dal produttore al consumatore, d’altra parte la così detta ricchezza è il lavoro dell’uomo che trasforma la materia in oggetti utili alla vita dell’essere umano. Queste manovre tossiche impediscono di poter lavorare per produrre, il contrario esatto di ciò che si dovrebbe fare, l’obiettivo di chi ci ha governato evidentemente è un altro, distruggere la nostra economia e con essa la nostra civiltà, e questo lo sanno fare benissimo!
    Occorre prendere coscienza da parte di tutti che è necessario una diversa classe politica, un nuovo modo di governare l’economia, una nuova coltura che metta al centro l’essere umano, non più come soggetto da discriminare per la sua appartenenza a questa o quella classe sociale, ma l’essere umano come individuo da rispettate a prescindere, per garantire a ognuno una vita dignitosa in rapporto a ciò che si riesce a costruire per le sue necessità nell’arco della sua esistenza.

  3. emaneman12-29-2012

    COMPLIMENTI PER L’ARTICOLO!

  4. tizianotiziano12-29-2012

    quello che il governo Monti non ha fatto!!!

Leave a Reply