LINGUAE: Le gramoty di Novgorod, testimonianza unica della vita medievale della Rus’

Il 24 dicembre 2017, all’età di 82 anni, è venuto a mancare il grande linguista russo Andrej Zaliznjak. Uno dei suoi maggiori meriti è quello di aver studiato minuziosamente le cosiddette gramoty di Novgorod, le iscrizioni su corteccia di betulla che documentano la vita della città tra i secoli XI e XV.

Ritrovate a partire dal 1951, le gramoty hanno subito esercitato un forte richiamo sugli studiosi di filologia slava. Il corpus di ritrovamenti è costituito da oltre 750 brevi documenti (in media composti da una ventina di parole) datati principalmente tra il secolo XI e gli inizi del Quattrocento (fa eccezione la gramota n. 495 che risale alla seconda metà del XV secolo). Queste gramoty sono principalmente bytovye, ovvero racchiudono aspetti della vita quotidiana degli abitanti – ci sono appunti personali o lettere private (familiari, feudali, commerciali), ma anche documenti ufficiali, carte contabili, di folklore, testi liturgici. Pertanto, l’interesse che suscitano è duplice: da un lato presentano molti tratti linguistici del dialetto novgorodiano, dall’altro offrono un incredibile spaccato della realtà dell’epoca.

I maggiori studi sulle gramoty novgorodiane sono stati portati avanti appunto da Andrej Zaliznjak a partire dagli anni Ottanta, il quale ne ha evidenziato in maniera esaustiva tutte le particolarità grafiche, morfologiche, semantiche ne Drevnenovgorodskij dialekt (Il dialetto antico-novgorodiano, 1995). Una buona edizione italiana, dove le iscrizioni sono tradotte e commentate, è quella di Remo Faccani (Iscrizioni novgorodiane su corteccia di betulla, 1995).

Come riassume lo studioso russo, le gramoty hanno permesso di rovesciare molti “dogmi” della linguistica slava. È venuta innanzitutto meno l’idea dell’origine unitaria del gruppo orientale delle lingue slave, dal momento che il novgorodiano sembra costituire un ramo a sé stante. Inoltre, nelle gramoty i dialettismi diminuiscono nel corso dei secoli, mentre le scarne testimonianze indirette e i dialetti moderni avevano fatto pensare piuttosto a uno sviluppo inverso. Infine, il russo moderno risulta essere l’esito di una fusione del tipo novgorodiano con il maggioritario tipo meridionale.

Ma vediamo qualche esempio di gramota.

Scrive Gostjata a Vasil’, probabilmente il fratello o lo zio materno (gramota n.9, XII secolo):

“Ciò che il padre mi ha dato e i parenti mi hanno dato in aggiunta, è nelle mani di lui. E ora, portandosi in casa una nuova moglie, non mi vuole restituire niente. Dopo aver concluso un nuovo contratto matrimoniale, m’ha ripudiata e s’è preso un’altra. Vieni, per favore”.

Interessante – oltre al fatto che la gramota attesta che le donne scrivevano (da sé o attraverso scriba) nell’antica Rus’ – è la protesta di Gostjata: la donna non lamenta la rottura del matrimonio, ma la mancata restituzione da parte del marito dei propri beni, della dote.

Scrive Gjur’gi ai genitori, dopo aver lasciato la città, forse in seguito ad una carestia (gramota n.424, XII secolo):

“Dopo aver venduto la casa, venite qui, a Smolensk o a Kiev: le granaglie qui costano poco. Se non venite, allora mandatemi una lettera, (per dirmi) se state bene”.

Efrem scrive invece al compagno monaco (gramota n.605, XI-XII secolo):

“Ti sei adirato, senza esserti prima informato: è stato l’igumeno a non lasciarmi venire. E io l’ho pregato, ma lui mi ha mandato con Asaf dal podestà a prendere l’idromele. E siamo tornati, quando già suonavano le campane. Perché ti adiri? Ti sono sempre vicino. Ed è motivo di vergogna per me, che tu mi abbia detto cose cattive”.

La presente gramota è uno dei primi documenti ad attestare l’esistenza delle campane nelle chiese della Rus’.

Scrive una futura suocera alla pronuba (svacha) (gramota n.731, XII secolo):

“Il nostro ragazzo desidera dunque prendere in moglie quella che tu proponi. Entro la prossima festa desidera fidanzarsi con lei. Per favore, sii qui al più presto. Gli ho già dato il consenso”.

Mikita invece si propone direttamente ad Anna (gramota n.377, XIII secolo):

“Sposami. Io desidero averti per moglie, e tu desideri avermi per marito; e di ciò è testimone Ignat Moisijev”.

È interessante che Mikita si rivolga direttamente alla ragazza e non ai suoi genitori. Faccani propone l’ipotesi che i due fossero già “maturi”.

Online è consultabile una ottima banca dati delle gramoty, comprendente anche le immagini delle iscrizioni originali sulla corteccia di betulla, nonché una loro traduzione in lingua russa.

Chi è Martina Napolitano

Martina Napolitano
Dottoranda in Slavistica presso l'Università di Udine e Trieste, per EaST Journal scrive principalmente di Russia e cura la rubrica Linguae.

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2 commenti

  1. E’ l’inizio della scrittura, prima il buio della Storia dell’umanità è assoluto. Calchi su conglomerati polimerici, incisioni su metalli, inchiostro su papiro o corteccia di betulla, infine la carta nel XV secolo. Da lì i codici latino e greco (XVI-XVIII) per riscrivere “i classici” fatti per oscurare il verbo slavo (A.T. Fomenko, Nuova Cronologia).

  2. Idem per le iscrizioni etrusche in Italia. Ma non c’è più sordo di chi non vuol sentire (Vaticano). Ahimé!

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