LINGUAE: Viaggio tra le divinità udmurte lungo le pagine di Remizov

Nel 1896 il giovane studente di fisica Aleksej Remizov (1877-1957) venne arrestato dalla polizia zarista sulla scia dell’inasprita politica dell’ultimo zar Nicola II verso i gruppi filo-marxisti e sovversivi che andavano diffondendosi a fine Ottocento. Nei sei anni di confino, il futuro scrittore si ritrovò prima per due anni a Penza (700 km a sud est di Mosca) e poi, fino al 1903, a Vologda (500 km a nord di Mosca). Qui venne per errore inviato assieme ai detenuti comuni: con loro si fece le 1000 verste a piedi in catene, arrivando dopo due mesi in quella che definirà “l’Atene del Nord”.

L’esperienza sarà per Remizov particolarmente fortunata: a Vologda si era radunata una folta cerchia di intellettuali esiliati (tra cui il futuro commissario all’istruzione bolscevico Lunačarskij) e i contatti con i rivoluzionari ancora in libertà erano molto fitti. Nel 1902 l’esordio letterario di Remizov sul Kur’er di Mosca avverrà proprio per corrispondenza da Vologda (attraverso l’intervento di Gor’kij e Andreev). Questo confino fu però per Remizov come per molti altri (Dostoevskij, prima di lui ad esempio) un luogo importantissimo per il contatto reale con il “narod (il popolo, da cui l’intelligencija si sentiva lontana e a cui aspirava ricongiungersi) e la cultura popolare. Proprio qui apprese i racconti dei confinati, i miti e le leggende delle popolazioni alloglotte della Siberia, che confluirono poi in alcune sue opere.

La principessa Mymra: un racconto dal sapore udmurto

Nel racconto La principessa Mymra (Carevna Mymra) Remizov, in particolare, pesca abbondantemente dalla tradizione folkloristica udmurta. Nella narrazione compaiono infatti alcuni personaggi della mitologia, spiriti e divinità udmurti.

Il racconto di Remizov è ambientato in un villaggio lungo il fiume Kosa. Il nome stesso Mymra, che la voce narrante dà alla donna amata, è una parola di origine udmurta; indica una persona cupa, lunatica, imbronciata.

Per quanto riguarda il “pantheon” udmurto, compaiono tra i personaggi Keremet’ e Inmar. Keremet’ è una divinità severa che esige una costante venerazione; basta poco per causare la sua ira. Inmar è invece la fonte di ogni cosa buona sulla terra, è il creatore del cielo e vive sul sole; non incute timore proprio per la sua estrema bontà.

Remizov cita poi il Lud-Murt, assimilabile al polevik della mitologia slava pagana, la divinità dei campi (lud indica infatti il campo). Il Lud-Murt è un omino la cui altezza varia a seconda dell’erba e delle coltivazioni in cui vive: è più alto tra le spighe, piccolissimo nel prato. Lo si invoca come protettore delle mandrie al pascolo.

Il Kuz’-Pinë, scrive Remizov, “è il più terribile di tutti, ha denti lunghissimi e vicino alle sue gambe giacevano delle ossa bianche umane rosicchiate”. È infatti un essere che vive nei boschi e si nutre di carne umana.

Anche l’Iskal-Pydo si nutre di uomini, ma la sua caratteristica è quella di essere metà uomo e metà bovino (iskal – mucca, pyd – gamba).

Remizov parla poi del Lesun, figura nota al pantheon slavo anche come Lešij, la divinità tutelare delle foreste.  Scrive: “il Lesun ama far paura a chi si addentra nel bosco. Ma essendo mezzogiorno allora il Lesun si aggirava senz’affare: magro magro, piccolo piccolo, un solo braccio, una sola gamba, un solo occhio, ma bocca e naso proprio come quelli di Atja [protagonista del racconto]”. Da questa descrizione non è escluso ipotizzare che Remizov definisca qui come Lesun in realtà la divinità udmurta del Pales-Murt: una sorta di uomo a metà (una gamba, un braccio, un occhio) che ama spaventare gli uomini comparendo improvvisamente nella foresta e poi svanendo subito dopo (pal – metà).

Infine, nel racconto viene citato il Vodjanoj, anch’esso divinità classica della mitologia slava. Il riferimento alla sua “bellissima moglie” e ai matrimoni che organizza fanno tuttavia pensare al Vu-Murt udmurto, il dio delle acque terrene, spesso accompagnato dalla consorte di incredibile bellezza (vu – acqua). Le nozze dei suoi figli avvengono in autunno e primavera e lo spostamento della carovana nuziale lungo le acque causa inondazioni e cedimenti di dighe e argini.

Udmurtia oggi

L’Udmurtia è oggi una delle 22 repubbliche riconosciute nella Federazione Russa. Situata lungo il versante occidentale degli Urali, ha come capitale Iževsk (nota soprattutto come terra natale del kalashnikov). Del circa mezzo milione di udmurti registrati nel mondo, oltre 400 mila abitano in questa repubblica. La lingua udmurta usa l’alfabeto cirillico con l’aggiunta di cinque lettere: ӝ (/d͡ʒ/), ӟ (/d͡ʑ/), ӥ (/ɪ/), ӧ (/ɘ/), ӵ (/t͡ʃ/). È una lingua agglutinante e appartiene al ramo permico del ceppo ugrofinnico.

Chi è Martina Napolitano

Martina Napolitano
Dottoranda in Slavistica presso l'Università di Udine e Trieste, per EaST Journal scrive principalmente di Russia e cura la rubrica Linguae.

Leggi anche

LINGUAE: Quale lingua per le scuole della Federazione Russa

Sono 277 le lingue e i dialetti registrati nella Federazione Russa, ma tra qualche anno potrebbero essere solo 4-5 le lingue veicolari negli istituti scolastici, oltre al russo.

WP Facebook Auto Publish Powered By : XYZScripts.com