Wikipedia intervista East Journal. Le lotte per l’ambiente nei Balcani e in Europa orientale

Il diritto a un ambiente sano in cui vivere è uno dei diritti umani universalmente riconosciuti. In occasione della Giornata della Terra e dell’iniziativa Wiki for human rights 2021 organizzata da WikiDonne, mercoledì 12 maggio alle 18:30 il wikipediano Dans ne parla con i giornalisti Marco Siragusa e Claudia Bettiol di EastJournal.net sul tema delle lotte per l’ambiente nell’Europa orientale e nei Balcani. La campagna viene organizzata a livello internazionale da Wikimedia Foundation insieme a United Nations Human Rights.

Le questioni ambientali restano tra i temi di più ampia mobilitazione pubblica nell’Europa centro-orientale. Rifiuti, energia, inquinamento, speculazione edilizia continuano a segnare la vita quotidiana di milione di persone, tanto nei paesi membri dell’Unione europea che nel resto d’Europa. E se il “green deal” europeo promette miglioramenti nei prossimi anni, non è detto che i paesi beneficiari riescano a farsi trovare pronti.

Nei Balcani, a far discutere sono soprattutto le questioni legate alla protezione dei fiumi, come gli sversamenti di rifiuti nella Drina, o l’inquinamento del Danubio a Belgrado per mancanza di depuratori (un problema presente anche altrove, come a Varsavia). In Albania sono invece i progetti di dighe a mettere a rischio il fiume Vjosa  – una battaglia, quella contro le mini-centrali idroelettriche, che è stata portata avanti anche in Bosnia Erzegovina, dove già nel 2020 il governo ha deciso per una moratoria. In Montenegro, la decisione del governo di procedere con l’esplorazione petrolifera ha inoltre sollevato dubbi sui rischi che le trivelle potranno avere per il turismo lungo la costa.

L’inquinamento dell’aria resta uno dei problemi principali per le capitali dei Balcani, ogni anno in cima alla classifica delle città più inquinate al mondo, dando anche luogo a proteste pubbliche. La produzione di energia si basa infatti ancora su obsolete centrali a carbone – sedici delle quali emettono una quantità di biossido di zolfo (SO2) superiore a quella rilasciata dalle 250 centrali ubicate nel resto d’Europa. Un problema che si riscontra anche tra i paesi UE, come in Polonia, dove l’industria del carbone resta un importante settore economico, o in Romania, dove si fanno affari sul disboscamento illegale.

In Ucraina, infine, le questioni ambientali restano sullo sfondo. Gli incendi dei boschi intorno a Chernobyl fanno temere per il ritorno delle radiazioni, mentre tonnellate di fanghi tossici restano dormienti sul fondo del “mare di Kiev”. A est del paese, nel Donbas e nella Crimea sotto continua occupazione militare russa, a mancare è l’acqua: una situazione che mette sempre più in difficoltà la popolazione, già segnata da oltre 7 anni di conflitto armato.

Anche in Russia l’ambiente non gode affatto di buona salute, per via dell’industria pesante sovietica e degli effetti estremi del cambiamento climatico. L’intero mar Caspio è a rischio: quello che è il lago salato più grande del mondo potrebbe presto ritrovarsi senz’acqua, con conseguenze disastrose.  All’estremo est del paese infine, in Kamchatka, restano ignote le cause del disastro ambientale che ha causato la morte di presoché tutta la fauna e flora marina sulla costa del pacifico lo scorso ottobre.

L’intervista sarà trasmessa in diretta su Youtube, sul canale WikiDonne:

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