Il Mar Caspio in ginocchio, la stessa sorte del Lago d’Aral?

Secondo una recente ricerca, il livello delle acque del Mar Caspio ha subito un calo importante nel corso del 2019. Questa diminuzione, dovuta a diversi fattori ambientali – tra cui l’attuale crisi climatica globale – è diventata oggetto di una tendenza che si trascina dal 1995, anno in cui si è registrato il livello più basso in assoluto. Oggi il Mar Caspio è in pericolo, un pericolo che sembra portarlo a condividere le stesse sorti del famigerato Lago d’Aral.

Situato al confine tra Europa e Asia, il Mar Caspio si trova a circa 28 metri sotto il livello del mare ed è lo specchio d’acqua interno più grande della Terra. Ricco di risorse naturali, è un bacino idrico molto conteso dai cinque paesi che lo circondano (Kazakistan, Russia, Azerbaigian, Iran e Turkmenistan), tant’è che il suo status giuridico speciale è stato definito solo di recente, con un accordo del 2018.

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Sempre più giù

Secondo quanto riportato il mese scorso dal Centro nazionale iraniano per le ricerche sul Mar Caspio, nel 2019 il livello dell’acqua del lago più grande del mondo è diminuito di circa 13 cm rispetto al 2018, raggiungendo così il livello più basso degli ultimi trent’anni e attestandosi a 27,18 metri. La direttrice del Centro, Bani Hashemi, spiega che questo drastico calo trova la sua ragione principale nella diminuzione del flusso idrico proveniente dal fiume Volga, responsabile di quasi l’80% dell’approvvigionamento delle sue acque. Il Volga porta al mare mediamente 240 miliardi di metri cubi d’acqua all’anno, superando di gran lunga gli altri affluenti, che offrono contributi meno significativi (Kura, Ural, Terek, Sefid-Rud e Haraz).

Un secondo fattore è quello relativo all’aumento della temperatura media delle acque del bacino: “Nel 2019, rispetto al 2018, la temperatura media del Mar Caspio è aumentata di due decimi di grado e, rispetto alla media sul lungo periodo, è diventata più calda di un grado”, sottolinea Bani Hashemi. L’esperta afferma che il livello delle acque continuerà a diminuire sebbene con fluttuazioni annuali più o meno significative.

Troppo (poco) prudenti?

Le variazioni relative all’abbassamento del Mar Caspio sono monitorate da secoli e le fluttuazioni sono una norma. Alcuni studiosi invitano, perciò, a non drammatizzare troppo la situazione attuale: tra il 1930 e il 1970, il livello del Mar Caspio era sceso a circa 29 metri sotto il livello del mare. Ciò ha portato a un fondale poco profondo e a un notevole cambiamento delle coste.

“Riteniamo che l’attuale situazione sia temporanea. Anche se certamente creerà ulteriori difficoltà per le persone e danneggerà la fauna locale”, afferma Elena Ostrovskaja, direttrice del Centro di ricerca marina del Caspio. Ma, se le previsioni degli scienziati vengono confermate, il “mare chiuso” potrebbe perdere fino a 60 chilometri cubi di acqua nei prossimi anni. Ciò porterebbe a una riduzione della popolazione ittica, a una diminuzione delle tratte di navigazione, a una riduzione dei canali e persino a un cambiamento del paesaggio naturale, in particolare nel nord della zona, quella che bagna principalmente le coste russe. Inoltre, l’aumento o l’abbassamento delle acque porta a periodi di inondazioni o siccità delle aree costiere in cui si trovano insediamenti umani, terreni agricoli e imprese industriali: delle ripercussioni ecologiche ed economiche da non sottovalutare.

Quale destino per quest’importante bacino idrico mondiale?

Le preoccupazioni sono tanto maggiori quanto i risultati sono allarmanti. In alcuni punti, la costa si è già ritirata di 100 chilometri a causa del calo del livello delle acque. Secondo le immagini satellitari, il nord-est del Mar Caspio è già stato prosciugato di oltre 5.000 chilometri quadrati tra il 2005 e il 2018, formando nuovi isolotti e una nuova costa. Inoltre, una diminuzione di oltre un metro del livello del mare può causare un arretramento della costa di 50 chilometri, in particolare in Kazakistan, dove i fondali sono leggermente inclinati e facilmente drenabili.

I cambiamenti nel livello del mare, da secoli fluttuanti, affettano sempre di più non solo le attività economiche, ma anche quelle relative alla biodiversità del territorio. Diversi scienziati ritengono che il Mar Caspio possa affrontare lo stesso destino del Mar d’Aral.

Foto: Leonardo Zanatta/East Journal

Chi è Claudia Bettiol

Nata lo stesso giorno di Gorbačëv nell'anno della catastrofe di Chernobyl, per East Journal si occupa dell'area russofona. Linguista e grande appassionnata di architettura sovietica, dopo un anno di studio alla pari ad Astrakhan, un Erasmus a Tartu e un volontariato a Sumy, ha lasciato definitivamente l'Italia per l'Ucraina, dove attualmente abita e lavora.

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