UCRAINA: L’acqua, una merce rara per gli abitanti del Donbas

Da Kiev – Come dimostrano i recenti scontri per il bacino idrico di Golovnoy, conteso tra Tagikistan e Kirghizistan, che sta causando numerose vittime in Asia Centrale, l’acqua – risorsa che l’uomo utilizza oramai senza parsimonia – è una merce rara per molte persone in diverse parti del mondo, soprattutto nei paesi meno sviluppati. Ma le guerre dell’acqua, oggi, rappresentano un fenomeno reale anche alle porte d’Europa: la crisi idrica senza precedenti della penisola di Crimea e la mancanza di accesso all’acqua potabile da parte della popolazione civile nei territori in guerra del bacino del Donbas, ne sono due esempi emblematici.

Dov’è l’acqua potabile?

In tempi di guerra è essenziale una fornitura continua e sufficiente di acqua potabile per soddisfare le esigenze quotidiane e igienico-sanitarie della popolazione. Questo bisogno, naturalmente, aumenta se alla guerra si aggiunge anche una pandemia mondiale, che richiede molta più attenzione all’igiene.

Il conflitto armato scoppiato nel 2014 tra l’Ucraina e le forze separatiste nel Donbas – regione che comprende le province di Donetsk e Luhansk – ha già danneggiato uno dei più grandi sistemi di distribuzione di acqua nell’est dell’Europa. La carenza e la scarsa qualità dell’acqua, principali problemi che hanno colpito la popolazione fin dall’inizio della guerra, stanno peggiorando sempre di più una situazione umanitaria, socioeconomica e politica già difficile. Le infrastrutture obsolete e le spese elevate per la loro manutenzione aumentano le ostilità fra le parti in conflitto, ma chi ci rimette è sempre la popolazione civile, che si vede privare di un bene essenziale per la sopravvivenza: l’acqua.

L’escalation militare dello scorso mese, con il mancato rispetto del cessate il fuoco e la ripresa dei bombardamenti, minaccia nuovamente l’accesso all’acqua potabile e ai servizi igienico-sanitari di oltre 3,9 milioni di persone (inclusi 500.000 bambini) nei territori dell’Ucraina orientale: un residente su quattro nei pressi della linea di contatto non dispone, infatti, di una fonte affidabile di acqua pulita.

Ma da dove viene l’acqua potabile della regione? Costruito in epoca sovietica e lungo 300 chilometri, è il canale Siverskyi Donets-Donbas la principale fonte di approvvigionamento idrico di questi territori, che fornisce 300 insediamenti su entrambi i lati della linea di contatto. E pare essere proprio questo il suo problema: il corso d’acqua si trova all’interno della zona di combattimento, quindi condutture e pompe sono sottoposte a continui bombardamenti, con danni irreparabili. 

Anche la parte settentrionale della regione, alimentata dal cosiddetto Secondo Donets, che fornisce acqua ai residenti dei territori ucraini controllati da Kiev di Slovjansk, Kramatorsk, Družkovka, Konstjantynivka e dei villaggi circostanti, sta subendo carenze idriche settimanali a causa delle tubature ormai consumate del corso d’acqua.

I problemi ecologici del Donbas

Il conflitto armato in corso è una minaccia per la salute dei cittadini e per l’ambiente: il trattamento delle acque reflue, prima o poi, potrebbe portare a un esteso inquinamento idrico e alla diffusione di infezioni e tutto ciò provocherebbe un enorme disastro ecologico. Come riportato già qualche anno fa, infatti, le province di Donetsk e Luhansk pullulano di miniere, impianti industriali metallurgici, siderurgici, chimici e discariche, tutte infrastrutture che necessitano di una manutenzione e di un rinnovamento costante: costruite in prossimità di specchi d’acqua, in caso di guasti o incidenti (quali fuoriuscite di sostanze chimiche, emissioni di sostanze tossiche e radioattive, o esplosioni) potrebbero causare conseguenze ecologiche devastanti, nonché numerose vittime.

A causa dei continui danni alle già fragili e critiche infrastrutture locali, l’equilibrio ecologico nella regione è stato sconvolto: finora le autorità separatiste locali hanno cercato di mettere a tacere i problemi ecologici e la questione dell’acqua che affliggono le repubbliche di Donetsk e Luhansk, rifiutando qualsiasi negoziato con il governo di Kiev su questo tema. Ma negli ultimi mesi la situazione si sta aggravando.

Come spiega Sebastien Truffaut, responsabile per l’acqua, i servizi igienico-sanitari e l’igiene di UNICEF Ucraina, il conflitto attivo rende difficile l’accesso ad alcune aree: operai e ingegneri che si occupano dell’acqua hanno bisogno dell’autorizzazione di entrambe le parti in conflitto per lavorare in sicurezza vicino alla linea del fronte; tuttavia, rimane il rischio di venir colpiti da una bomba o di calpestare le mine antiuomo.

Gli aiuti umanitari

Dal 2014, il Comitato Internazionale della Croce Rossa (CICR) risponde alle emergenze della regione fornendo attrezzature, materiali di consumo e prodotti chimici per il trattamento delle acque e facendo il possibile per garantire l’approvvigionamento idrico alla popolazione civile che abita la zona di conflitto.

Di recente, anche l’associazione People in Need, grazie ai finanziamenti umanitari dell’Unione europea, si è impegnata a consegnare giornalmente o settimanalmente il fabbisogno d’acqua necessario in alcuni villaggi situati sulla linea del fronte, come Travneve e Hladosove, nei pressi di Horlivka.

Ma i fondi scarseggiano e le risorse dell’UNICEF e di altre organizzazioni o donatori sono limitate: uno dei partner dell’UNICEF, ADRA, che fornisce acqua potabile pulita in diverse località presso Avdiivka, vicino al fronte, teme che il programma sarà presto interrotto per mancanza di fondi. Molti abitanti del posto sono frustrati perché fanno affidamento su questi depositi d’acqua per avere accesso all’acqua potabile pulita e sperano di non venire completamente abbandonati a loro stessi.

Foto: Wikipedia

Chi è Claudia Bettiol

Nata lo stesso giorno di Gorbačëv nell'anno della catastrofe di Chernobyl, per East Journal si occupa dell'area russofona. Linguista e grande appassionnata di architettura sovietica, dopo un anno di studio alla pari ad Astrakhan, un Erasmus a Tartu e un volontariato a Sumy, ha lasciato definitivamente l'Italia per l'Ucraina, dove attualmente abita e lavora.

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