EURO 2020: La divisa della nazionale di calcio ucraina non piace a tutti

Da Kiev – Il Campionato europeo di calcio 2020 – rimandato a causa della pandemia di covid al 2021 – è ormai alle porte. Tra le squadre in gioco, ce n’è una che negli ultimi giorni ha attirato l’attenzione dei social media: è la squadra nazionale ucraina che sta facendo parlare di sé per la scelta della nuova divisa che verrà indossata dai suoi calciatori. Una divisa firmata Joma che, nonostante l’approvazione della UEFA, viene contestata dalla Russia.

Troppo nazionalismo?

Domenica 6 giugno, il presidente della Federcalcio dell’Ucraina, Andriy Pavelko, ha pubblicato sulla sua pagina Facebook un post che promuove la nuova divisa della nazionale di calcio ucraina: “La sua caratteristica principale sarà un simbolo caro al cuore di ogni ucraino”, afferma Pavelko, riferendosi molto probabilmente al tridente ucraino. Ma non solo. Infatti, sulle magliette della nazionale appariranno le scritte Gloria all’Ucraina! (Slava Ukraini!) e “Gloria agli eroi!” (Herojam slava!), nonché il contorno della mappa del paese comprensiva dei territori occupati del Donbas (le repubbliche separatiste di Donetsk e Luhansk) e della penisola di Crimea, annessa da Mosca nel 2014.

Come spiega Pavelko, l’Ucraina è “una patria unica e indivisibile con la Crimea, Donetsk, Luhansk, Kiev, la mia nativa Dnipro, Leopoli, Odessa e tutte le città e i villaggi, dove la melodia principale dell’infanzia è la melodia dell’inno nazionale. Dove a “Gloria all’Ucraina!” si risponde con lo slogan “Gloria agli eroi!”, che ora sarà anche impresso nella divisa e ispirerà i nostri giocatori con nuove vittorie”. Pavelko aggiunge: “Crediamo che il contorno dei confini dell’Ucraina darà forza ai giocatori perché combatteranno per l’intera Ucraina. E tutta l’Ucraina, da Sebastopoli e Sinferopoli a Kiev, da Donetsk e Luhansk a Užhorod, li supporterà in ogni partita. Questo è estremamente importante sia per i calciatori, sia per i milioni di tifosi che credono nella squadra di Andriy Ševčenko. Il calcio e la nazionale uniscono l’Ucraina. Gloria all’Ucraina!”.

Oltre alla mappa con la Crimea e allo stemma nazionale del tridente, a creare tensioni è soprattutto il famoso slogan “Gloria all’Ucraina! Gloria agli eroi!”, che viene spesso associato a Stepan Bandera e ai combattenti dell’UPA (l’Esercito di insurrezione ucraino) ed è perciò considerato un saluto nazionalista.

Il saluto è apparso in varianti diverse all’inizio del XX secolo, anche se alcune fonti ricordano che l’espressione “Gloria all’Ucraina” fosse usata fin dai tempi dello scrittore Taras Ševčenko (1814-1861). Diffusosi durante la Rivoluzione ucraina del 1918-1921, il motto – che vide poi l’aggiunta di “Gloria agli eroi!” – divenne lo slogan dei nazionalisti ucraini e dei combattenti per l’indipendenza del paese, tanto che negli anni Venti e Trenta del secolo scorso fu comunemente usato sia nell’Ucraina occidentale che all’interno della diaspora ucraina. Durante l’epoca sovietica, lo slogan fu proibito e screditato attraverso una campagna di propaganda sovietica decennale insieme agli stessi nazionalisti ucraini che lo usavano, bollati come collaborazionisti nazisti. Dopo la proclamazione dell’indipendenza dell’Ucraina del 1991 l’espressione è stata ripresa e ha guadagnato popolarità durante la Rivoluzione della Dignità (Euromaidan) e con lo scoppio della guerra russo-ucraina, ancora in corso dal 2014

La Russia di oggi, soprattutto a causa di questo conflitto, ha seguito l’eredità sovietica e ritiene l’espressione uno slogan fascista e di stampo nazionalista. Non è un caso che Mosca l’abbia già contestato in passato, e proprio nella sfera calcistica: durante la Coppa del Mondo 2018, Mosca ha chiesto l’intervento del comitato disciplinare della FIFA al fine di rispondere alla “chiara manifestazione di nazionalismo” espressa dal calciatore croato Domagoj Vida, il quale aveva pubblicato un videomessaggio con lo slogan “Gloria all’Ucraina”. Il video non è stato ben accolto in Russia; la FIFA è stata ammonita e multata, ma Vida non è stato squalificato.

Non tutti apprezzano

Le critiche russe sulla nuova divisa della nazionale ucraina non si sono, quindi, fatte attendere. La portavoce del ministero degli Esteri russo Marija Zacharova è stata la prima a esprimere la sua insoddisfazione per la nuova maglia della nazionale ucraina, che raffigura in maniera distorta i “confini di stato”: secondo Zacharova la squadra di calcio avrebbe “unito il territorio dell’Ucraina alla Crimea russa”. 

Per quanto riguarda, invece, il famoso slogan “Gloria all’Ucraina, gloria agli eroi!”, dichiara che è l’ennesimo tentativo di propaganda di stato di Kiev che mira a consolidare nella coscienza pubblica un motto che molti in Ucraina e all’estero associano ai collaborazionisti della Seconda Guerra Mondiale.

La Russia è, perciò, indignata da questo nuovo design in quanto esprime una posizione politica che, oltretutto, non è quella di Mosca. Il deputato della Duma di Stato russa, Dmitrij Sviščev, ha apertamente dichiarato: “Spero che questa divisa venga bandita. È l’espressione di una posizione politica diversa da quella del nostro paese. Il conflitto viene così incorporato in una divisa”, aggiungendo che non c’è bisogno di un campo sportivo per esprimere la propria posizione politica perché a questa funzione rispondono i ministeri degli Esteri.

Oltreoceano, il sostegno all’Ucraina degli Stati Uniti arriva puntuale: gli americani elogiano la nuova divisa e ricordano con i loro tweet che la Crimea è parte dell’Ucraina.

Per la squadra di Andriy Ševčenko, l’Euro 2020 inizierà il 13 giugno con una partita contro l’Olanda. Sempre nel Gruppo C, la nazionale ucraina affronterà poi Austria e Macedonia del Nord. C’è solo da sperare che il campo da calcio non si trasformi in un campo di battaglia per un’altra guerra tra Ucraina e Russia.

Immagine: Twitter/Hromadske

Chi è Claudia Bettiol

Nata lo stesso giorno di Gorbačëv nell'anno della catastrofe di Chernobyl, per East Journal si occupa dell'area russofona. Linguista e grande appassionnata di architettura sovietica, dopo un anno di studio alla pari ad Astrakhan, un Erasmus a Tartu e un volontariato a Sumy, ha lasciato definitivamente l'Italia per l'Ucraina, dove attualmente abita e lavora.

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