UCRAINA: Diario da Kiev, la città su cui ha fatto buio

da KIEV – La Kiev che si conosceva fino ad alcuni mesi fa, almeno fino alla caduta di Yanukovich era una città, almeno per il centro, opulenta, estroversa, esagerata in tutto, quasi sfacciata. Ad avere soldi nella capitale si poteva ogni cosa, e nonostante una differenza abissale tra i ricchi, i famosi oligarchi, e la gente comune che vive con stipendi non superiori a 200 o 300 euro, questa convivenza andava avanti senza grossi traumi. Ma dopo gli eventi del Maidan, la Crimea e soprattutto la guerra dell’est (ed i suoi morti) molto è cambiato.

Gli oligarchi continuano a tirare i fili di questo paese ma evitano l’ostentazione, che in passato amavano molto, un po’ come forma di rispetto nei confronti di chi soffre degli eventi in Donbass un po’ per paura di diventare oggetto di attacchi. La città si mostra incredibilmente buia e fredda: i monumenti un tempo illuminati a giorno rimangono ora scuri, quasi invisibili nella fredda notte di Kiev ed i termosifoni, un tempo bollenti giorno e notte per portare a temperature per noi eccessivamente calde, sono ovunque freddi a dimostrazione che l’inverno è alle porte e la paura che non vi sia il gas per scaldarsi è reale. Una forma di economia di guerra.

Maidan e Kreshatik, pochi mesi fa centro delle proteste e luoghi di partenza degli scontri e delle prime vittime appaiono ancora più bui del resto delle città. I segni delle violenze sono ben visibili, con molti palazzi che seppur coperti da tabelloni patriottici ed enormi bandiere ucraine non riescono a nascondere di essere stati al centro della guerriglia urbana di non molto tempo fa. C’è poca gente e tanta polizia quasi a dimostrazione del timore delle forze governative che possa tornare ad essere un luogo dove le masse, organizzate o meno, possono rivendicare il diritto a manifestare, pacificamente o no, in caso di malgoverno o di semplice disapprovazione dell’operato di chi detiene il potere. L’aria che si respira, nonostante la pace apparente, è quindi di forte instabilità.

Ad est l’accordo siglato a Minsk non ha ancora messo fine agli scontri e a Kiev non c’è persona che non mostri una forma di tristezza. Tutti hanno parenti che in un modo o nell’altro sono finiti a combattere ad est o che si trovano nel limbo in attesa di essere inviati nelle zone di guerra, come volontari o come richiamati. E ad essere richiamati sono coloro che hanno fino a sessant’anni.

La preparazione, a detta di molti, è tristemente cinica. Una settimana di corsi, pacche sulle spalle, istruzioni che sono più di buon senso che militari. Una forma di legge di Darwin sembra essere l’idea principale che aleggia: il più forte, o il più fortunato sopravvive, gli altri saranno vittime eroiche di un conflitto che rivaleggia ormai con quella che viene definita la Grande Guerra patriottica, e cioè la Seconda guerra mondiale. Perché si sa, una certa forma di sano patriottismo misto a nazionalismo non può non essere coltivato dallo Stato. Tramite bandiere in ogni luogo, il motto “Slava Ukrayni” (gloria all’Ucraina!) scritto in ogni dove, dalle pubblicità in televisioni, alle facciate dei palazzi, il giallo ed il blu, i colori nazionali, utilizzati ovunque. Le televisioni fanno tristemente vedere quanto succede – perché ancora succede – ad est: morti, feriti, soldati a letto senza arti ed in condizioni raccapriccianti: son queste le immagini che creano uno spirito nazionalistico che per certi versi è reale ma per altri versi è opportunamente spinto fino all’eccesso. C’è una guerra, che lo si voglia ammettere o meno.

Ecco quindi che ognuno vive la sua crisi interiore per le sorti del proprio paese provando a partecipare, a modo suo, al travaglio nazionale ed è così che a parte il week end i locali di perdizione, si chiamino discoteche o lounge bar, risultano stranamente vuoti, le attività caritatevoli – vere o presunte – spuntano come funghi e chi ha sempre utilizzato la furbizia per sopravvivere trova nella situazione attuale un terreno fertile per coltivare nuove attività connesse con la guerra e lo stato di incertezza nella quale si trova il paese.

La moneta locale, la hrivna, ha perso molto contro l’euro ed il dollaro e così la differenza tra chi viene pagato in monete occidentali e chi invece riceve lo stipendio, o la pensione, in moneta locale si è acuita raggiungendo livelli preoccupanti. Anche chi ha una attività ne subisce il danno se non ha velocità ad adeguarsi, e così capita di pagare l’equivalente di due euro per una corsa abbastanza lunga in taxi che pochi mesi fa sarebbe costata il doppio.

Non si vede una crisi economica, quantomeno a Kiev, di portata eccezionale e la crisi del 2008-2009 appariva di maggiore portata: a pensar male si potrebbe dire che i soldi europei e del FMI sono giunti a Kiev e chi li controlla ha già iniziato ad iniettarli nell’economia, sia a titolo personale sia come politica monetaria. Ma la polizia è meno presente per le strade, e questo a Kiev significa meno corruzione e meno controlli fittizi con l’unico obiettivo di guadagnare qualche euro da parte di automobilisti spesso ignari del perché fosse loro chiesto un tributo, ma consci del fatto che ciò era il sistema, la normalità. Piccole soddisfazioni post “rivoluzione”.

Chi è Pietro Rizzi

Dottorando in Relazioni Industriali presso l’Università degli Studi di Bergamo, collabora con l’OSCE/ODIHR come osservatore elettorale durante le missioni di monitoraggio in Est Europa. Redattore per East Journal, dove si occupa di Ucraina, Est Europa e Caucaso in generale. In passato è stato redattore ed art director del periodico LiberaMente, e si è a lungo occupato di politica come assistente parlamentare e consulente giuridico per comitati referendari. Ha risieduto, per lavoro e ricerca, a Kiev e Tbilisi.

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9 commenti

  1. Luca De Angelis

    Mi pare una visione un tantino esagerata. Concordo sul malessere della gente che non puo’ essere felice di vivere nella capitale di un paese invaso e che ogni giorno conta le sue vittime. Per il resto un quadro a tinte fosche. Io esalterei il contrario, la voglia di fare e di cercare idee nuove, le attivita’ che sono riprese intorno ai luoghi degli scontri. Ah e vivo a Kiev eh, sia chiaro.

    • Po-roshen-ko ha promesso di quadruplicare il PIL da qui al 2020! Nessuno gli ha ancora detto che l’Ucraina è un Paese virtualmente fallito! Le sue affermazioni non stanno neanche nel “libro dei sogni”. L’Ukraina è un Paese oramai dominato dagli oligarchi, che manovrano eserciti – si fa per dire- privati al soldo di uno e dell’altro. I prestiti del FMI e della UE non sono gratuiti! Imporranno cure draconiane all’economia col taglio del piccolo wellfare che ancora rimane. Alla fandonia che stanno raccontando, l’Ucraina nella UE entro il 2020 e solo tale, non ci crede nessuno.

  2. Mi trovo nei luoghi descritti, ho appena letto quanto sopra scritto. Per vari motivi devo essere molto sintetico. Potrei definire questo articolo anti ucraino,oscuro, negativo,in gran parte non vero. Mi meraviglio di coloro che lo hanno pubblicato su questo blog. prof danilo sbrana

    • evvai! dopo mesi passati ad essere antirussi, adesso siamo anche antiucraini! come diceva quel tale, il pregiudizio è negli occhi di chi guarda…

  3. Non sono a Kiev per cui non posso sapere cosa in realtà succede ed affidarmi ai commenti letti di chi è li e a quanto leggo dall’articolo, e su varie agenzie non cito ovviamente “voce della Russia” altrimenti….ma su ansa trovo:
    ….”L’Ucraina al voto domani con i riscaldamenti ancora chiusi e l’energia elettrica razionata.
    Tanto che per la prima volta nella sua storia, il Paese è stato costretto ad importare carbone, combustibile di cui è ricchissimo nel bacino orientale del Donbass ma di cui non può approvvigionarsi a causa del conflitto con i ribelli filorussi e della chiusura o distruzione di molte miniere. Lo ha rivelato il premier ucraino Arseni Iatseniuk in un suo intervento ieri in un popolare talk show televisivo.”
    A sto punto siamo sempre al solito problema possibile che non si riesca a sapere cosa realmente succede?
    Posso capire notizie che si discostino un po’ dalla realtà ma diametralmente opposte è inconcepibile ai nostri giorni.
    Questo che dico si riferisce a tutta la vicenda ucraina dall’inizio fino ad ora, è stato detto tutto e il contrario di tutto dai carri armati russi ai nazisti di Kiev, dai morti di Odessa che sono stati bruciati vivi o che si sono dati fuoco da soli, l’aereo della malaysia con tanto di satelliti americani sopra nessuno dice cosa sia successo, etc etc potrei andare avanti per ore..una menziona continua da qualunque parte la si veda!!

    • Disinformazione e censura dell’informazione occidentale. Sono riusciti a far passare come pacifiche manifestazioni violente con gruppi paramilitari armati e con tanto di gubbotti antiproiettile che occupavano palazzi governativi e come cambio di governo un colpo di stato preparato dall’assassinio di 100 persone da parte di “sconosciuti” cecchini. Il seguito e’ stato e continua ad essere coerente con l’inizio di questa disgraziata vicenda ucraina.

  4. Errata corrige: menzogna…
    Maledetto t9

  5. Sta semplicemente accadendo l’ovvio. L’Ucraina separata dalla Russia economicamente non sta in piedi. Quelli che hanno ingannato gli ucraini raccontando loro che se avessero scelto l’Europa sarebbero stati meglio adesso dovrebbero prendersi le loro responsabilità. Ma non lo faranno, lasceranno i poveri illusi ucraini al loro triste destino.