CALCIO: Užhorod e la leggenda degli “Insegnanti volanti”

di Pietro Biscaro

Nell’Est Europa i confini sono effimeri e volubili come in poche altre aree del mondo. I cambi di padrone, di cultura e di lingua, sono stati talmente tanti che spesso si ha difficoltà a trovare una nomenclatura univocamente accettata. A cavallo dell’attuale frontiera dell’Unione Europea si trova la storica regione della Rutenia, che nel corso dei secoli è stata accompagnata da vari aggettivi, come Sub- o Trans-Carpatica. Questa variopinta regione – definita da Paul Robert Magocsi, massimo studioso della minoranza rutena, “a borderland of borders” – è racchiusa ora principalmente nell’oblast’ della Transcarpazia, in Ucraina occidentale. Se però si estende la definizione di questa regione alle aree abitate dai ruteni, bisogna incorporare le aree delle province slovacche di Košice e Presov, quella rumena di Maramureș e della Lemkovyna polacca.

Užhorod, una storia complicata

In questa tormentata regione, in cui la minoranza rutena (a sua volta ramificata in vari sottogruppi) si mescola a quelle ungheresi, rumene, gitane e slave, il centro principale è la città di Užhorod, che oltre a essere crocevia da un punto di vista culturale, lo è anche da quello geografico, dato che si trova praticamente alla stessa distanza dal Mar Baltico, Mar Nero e Mare Adriatico.

La storia calcistica di questa città è intricata come quella politica: nel periodo tra le due guerre mondiali, Užhorod ha cambiato padrone ben cinque volte: fu dapprima austro-ungarica (e quindi chiamata Ungvár), poi cecoslovacca, poi fu parte della Repubblica dell’Ucraina Carpatica – che sopravvisse tre mesi tra 1938 e 1939 prima di essere invasa dall’Ungheria dell’Ammiraglio Miklós Horthy – e infine sovietica.

In prima divisione grazie al sobborgo

Ora Užhorod giace nel lembo più occidentale dell’Ucraina, e conserva poco di una ricca tradizione calcistica. A onor del vero, la Premier League è ancora di casa all’Avanhard Stadium, grazie all’FK Mynai, che rappresenta un sobborgo di poco più di 3.000 abitanti dell’hinterland cittadino. Questa squadra di quartiere, fondata solo nel 2015, ha compiuto una scalata clamorosa arrivando in massima serie dopo ben quattro promozioni consecutive.

Le volpi argentate del Mynai sono anche le uniche rappresentanti dell’Ucraina occidentale nella massima serie: le due squadre di Leopoli infatti, le più vicine a Užhorod, sono a quasi 800 km di distanza. Il presidente della squadra, Valeriy Peresolyak, è un ex dirigente delle dogane di Čop, cittadina sulle rive del Tibisco situata all’incrocio dei confini con Ungheria e Slovacchia. Secondo alcune testate ucraine, la fonte delle fortune del Mynai sarebbero anche le attività di contrabbando di Peresolyak e soci in questo importante snodo commerciale tra l’Europa Orientale e l’UE.

Le squadre prima del Mynai

Controversie a parte, il Mynai ha avuto il merito di riempire un vuoto in una regione che, da un punto di vista calcistico, è diventata via via meno rilevante. Le tribolazioni dei club di Užhorod ne sono un esempio: la squadra cittadina principale ha cambiato nome, in un arco temporale che va dal 1946 al 2016, ben otto volte, alternando le denominazioni Spartak, Verkhovyna, Hoverla, Zakarpattia come pescando bigliettini da un cappello. L’ultima versione, l’Hoverla, fu sciolta per debiti nel 2016, dopo alcuni anni nei bassifondi della Premier League: il nome deriva dalla cima più alta dell’odierna Ucraina, e indicava il legame della squadra con il territorio. Più oscura è invece la denominazione Verkhovyna, usata nei periodi 1961-71 e 1997-99: Verkhovyna è un piccolo villaggio sui Carpazi ed è un centro dell’etnia hutsula, un sottogruppo dei ruteni, ma si trova a più di 200 km da Užhorod.

Così nel 2016 nacque l’FC Užhorod, che conserva lo stemma con il profilo della catena dei Carpazi dei suoi predecessori e che ora langue in terza divisione.

La leggenda degli “Insegnanti volanti”

Il legame con la minoranza rutena è nettamente più riscontrabile nel periodo pre-sovietico. La prima squadra di Užhorod fu infatti il Rusj, fondato nel 1925, quando la città faceva parte della prima Repubblica Cecoslovacca. Al tempo esistevano varie squadre in città, da quella degli operai a quelle che rappresentavano gli ungheresi e le altre nazionalità, ma solo il Rusj emerse oltre il livello regionale. Nello stemma del club campeggiava il simbolo della minoranza rutena, rimasto tra l’altro anche nella bandiera dell’oblast’ della Transcarpazia attuale: in una metà, le strisce orizzontali giallo-azzurre, nell’altra l’orso rampante rosso, simbolo della natura dei Carpazi.

Il Rusj giocò una sola stagione nella prima divisione cecoslovacca, nel 1936-37, che tuttavia è rimasta nella memoria di questa minoranza. I giocatori erano soprannominati “insegnanti volanti”, nome che fu loro affibbiato perché furono tra i primi a spostarsi regolarmente in aereo e perché la formazione era quasi interamente composta da professori. L’elemento più importante di quella squadra era il portiere (anch’egli insegnante) Alexa Bokšay, ruteno delle campagne di Užhorod poi triplo campione cecoslovacco con lo Slavia Praga (dove prese il posto del leggendario František Plánička, considerato il miglior portiere degli anni venti/trenta) e allenatore della nazionale cecoslovacca nel dopoguerra.

Il Rusj rappresenta un unicum nella storia di questa regione da sempre caratterizzata da una varietà culturale incredibilmente ricca, plasmata dalla presenza di ruteni, cechi, slovacchi, ungheresi e ucraini. La minoranza rutena, popolo di montagna continuamente alla mercé del conquistatore di turno, ebbe in quella formazione un raro motivo di orgoglio sportivo e un simbolo di autonomia. Le guerre e i decenni hanno assottigliato le differenze e uniformato la popolazione, e anche il calcio a Užhorod sembra aver seguito questo percorso di erosione. Come in tante altre realtà ucraine lontane dai giganti come Dinamo e Shakthar, il legame di identità tra territorio e squadra è passato in secondo piano, e spesso gli impulsi al calcio arrivano dalle (talvolta torbide) iniziative di oligarchi più o meno grandi.

Foto: fanpicture.ru

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