RUSSIA: Mosca si arma in attesa di una nuova era di guerra

La Russia è tornata a giocare un ruolo di primo piano nello scenario mondiale. Un ruolo salutare poiché utile a frantumare quel mondo unipolare uscito dalla fine della Guerra Fredda. Mosca, insieme ad altre potenze emergenti, sta contribuendo all’emergere di un sistema multipolare. Tuttavia la Russia, come pure Cina, India e Brasile, non è ancora una potenza mondiale. La sua capacità di azione resta costretta all’ambito regionale e si esprime nelle aree limitrofe, dal Caucaso al Baltico, dall’Artico all’Asia centrale.

La presenza di diverse potenze regionali in ascesa, accanto a quella globale in declino, gli Stati Uniti, rende tuttavia obsoleto l’ordine mondiale deciso a Yalta che prevedeva un mondo bipolare diviso in sfere di influenza impermeabili e definite. Quel mondo non c’è più, malgrado Mosca lo invochi spesso ma più per travestirsi da grande potenza che per reale convinzione. Mosca sa che bene che ogni metro andrà guadagnato sul terreno, e per farlo c’è una sola risorsa: le armi.

La crescita esponenziale del budget militare

Faticosamente uscita dal collasso del 1991, la Russia ha costantemente aumentato il proprio budget militare arrivando a una crescita esponenziale negli ultimi dieci anni. Secondo i dati forniti dal ministero della Difesa russo, la spesa militare nel 2005 era di 10 miliardi di dollari all’anno. Nel 2009 è già di 20 milioni che diventano 32 miliardi nel 2013, e addirittura 42 miliardi nel 2014 fino ai 53 miliardi di dollari nel 2015. Una cifra che il SIPRI (Stockholm International Peace Research Institute) rivede in aumento, indicando la cifra di 82 miliardi di dollari di spese militari per il 2014, pari al 4,5% del PIL. Una cifra considerevole che, tuttavia, è appena un ottavo di quanto spendono gli USA e un terzo rispetto alla Cina.

Cosa ci fa la Russia con quei soldi? La seconda guerra cecena (1999-2009), quella con la Georgia (2008), con l’Ucraina (2014) e l’intervento in Siria (2015) sono le espressioni più evidenti delle rinnovate ambizioni russe. C’è tuttavia uno scenario meno noto che assorbe molte delle risorse militari, quello artico. 

Il prossimo fronte è l’Artico

Secondo quanto riportato dal New York Times, ben diciassette nuove basi sono state costruite a ridosso del circolo polare artico (mappa Center for Strategic and International Studies).ice-curtain-Artboard_2 La Russia si proietta così nell’estremo nord pronta alla competizione per l’accaparramento delle preziose risorse energetiche che lo scioglimento dei ghiacci e il riscaldamento globale stanno rendendo disponibili, insieme a nuove rotte commerciali.

Esercitazioni su larga scala

L’Artico è l’obiettivo del prossimo futuro russo. Un futuro che si comincia a pianificare fin d’ora. Nel marzo scorso un’esercitazione militare russa non annunciata ha coinvolto 100 mila uomini comprese le unità dedicate all’utilizzo e al controllo delle armi nucleari. Una prova di forza che aveva lo scopo di mostrare al mondo la rinnovata potenza russa e che aveva, come obiettivo simulato, la neutralizzazione della flotta Nato nell’Artico e il controllo delle acque costiere al largo della Norvegia. “L’immagine che le autorità russe fanno passare è quella di un paese pronto a una guerra su larga scala che coinvolge più stati e persino l’Alleanza atlantica” è il commento del ministero della Difesa svedese. E la Svezia, proprio a causa della politica muscolare russa, sta valutando da diversi mesi una sua possibile adesione alla Nato.

Una nuova era di guerra

Una  nuova era di guerra si apre per la Russia. Il governo russo ha dichiarato di voler rinnovare il 70% del proprio arsenale entro il 2020. Le armi possono anche essere un deterrente ai conflitti  ma, più spesso, servono a fare la guerra. Il protagonismo russo degli ultimi anni lascia indovinare che quelle armi non prenderanno la polvere. L’equilibrio di un mondo multipolare serve a spostare i conflitti in ambito diplomatico. Ma l’equilibrio non c’è ancora e perché possa essere raggiunto molti dovranno ancora morire. La Russia è una potenza con cui si dovrà fare i conti, questo è ormai evidente. Tirate le somme della competizione globale, il numero più alto – c’è da scommetterci – sarà quello delle vittime civili.

Chi è Matteo Zola

Giornalista professionista e professore di lettere, classe 1981, è direttore responsabile del quotidiano online East Journal. Collabora con Osservatorio Balcani e Caucaso e EastWest. E' stato redattore a Narcomafie, mensile di mafia e crimine organizzato internazionale, e ha scritto per numerose riviste e giornali (Nigrizia, Il Tascabile, il Giornale, Il Reportage). Ha realizzato reportage dai Balcani e dal Caucaso, occupandosi di estremismo islamico e conflitti etnici. E' autore di "Congo, maschere per una guerra", Quintadicopertina editore, Genova, 2015; e di "Revolyutsiya - La crisi ucraina da Maidan alla guerra civile" (curatela) Quintadicopertina editore, Genova, 2015.

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4 commenti

  1. Certo la NATO si arma ogni giorno di più, per le proprie guerre passate:
    Prima guerra del golfo
    Bosnia
    Afganistan
    Seconda guerra del golfo
    Libia
    Siria
    ecc…
    Ovvio che a fronte dei guerrafondaii come US e Europa ci si debba pensare a una difesa.
    Forse un giorno vogliono esportare la democrazia e ti ritrovi sotto le bombe democraticamente.
    Quindi bene la Russia

  2. Ohibò, il nostro Zola che si converte ad una visione più realistica, meno manichea delle forze in campo nel mondo e, per quanto ci appartiene in modo più diretto, nella nostra Europa. Capire che la Russia esiste, che ha diritto di esistere, che l’URSS non c’è più, che dipingerla sempre come l’orso di memoria sovietica è quantomeno riduttivo e fuorviante, vuole dire riconoscersi reciprocamente: Russia ed Europa. Allungare la mano, aiutarla perché la democrazia cresca maggiormente al suo interno, rispettandone storia e cultura, senza demonizzare tutto quel mondo che non vuol riconoscersi nel dominio culturale, politico e militare degli USA imposto anche attraverso la NATO. Non sfide con l’accerchiamento militare, non voler ridurre all’angolo un supposto, anzi opportunamente creato, nemico ma un patto di reciproco rispetto che riconosca diritti e doveri, certo coscienti che si deve essere anche più realisti del re. Ma proprio per questo si deve affrontare la questione con obiettività, correttezza e responsabilità, senza creare fronti di dissidio ad ogni piè sospinto. Gli interessi USA e la loro pax, nei decenni, si sono manifestati chiaramente e ne conosciamo bene gli aspetti positivi ma anche, e molto, quegli più negativi. Non si tratta di essere anti USA, ma di operare per un riconoscimento reciproco che tenga conto della sicurezza e degli interessi di tutti gli attori in campo.
    PS: vorrei ricordare che il prezzo in vittime umane pagato dall’allora URSS per la difesa della propria patria e per la liberazione, anche dell’Europa, dal nazismo, è stato di circa 26 MILIONI DI PERSONE (sic), al di là di tutte le elucubrazioni mentali possibili. Saluti

  3. L’Europa non può fare a meno della Russia… ci siamo attaccati! A volte le cose molto semplici sono le più difficili da capire…

  4. Gentili commentatori, vi vedo proprio accecati dal sentimento filorusso, che ormai sembra una malattia pericolosa tra i giovani europei. Ma vista la pluriennale propaganda sovietica nelle universita italiane – cosa ci sarebbe di strano? Non vi piace la NATO, l ‘America? Già, nel mondo gli stati-angeli non esistono. Purtroppo. E mai sono esistiti. Ma l’Europa almeno cerca di imparare qualcosa rivedendo gli errori. Altro che la Russia! Vi sembra che abbia liberato qualcuno dal nazismo? Invece le vittime innocenti del URSS liberatrice superano quelle del nazismo. Il regime sovietico era un altra faccia del nazismo, ed era durato di più. La vostra Italia ha evitato la mano di ferro di Stalin dopo la guerra, e non è stata spaccata come la Germania, grazie all intervento dei “cattivi” americani, così potete esser sicuri e contenti ora a giocare a destra-sinistra- lega- Berlusconi e a tutto ciò che volete, genuflettetevi pure davanti a Putin – tanto per voi non cambierà. Resterete in un mondo relativamente protetto. Ma se sostenete tanto la Russia – andate a viverci per un mesetto almeno. Non a Mosca. Girate un po le città e campagne di provincia. Quelle che sono lontane dall'”Anello d’oro”. Vedrete un paese distrutto ed enorme, che produce solo le materie prime, ormai non tanto costose, i missili e la propaganda. E vedrete anche i giovani con le teste rapate, con i simboli tipo le svastiche o senza, capaci di distruggere e basta, gli ospedali senza acqua, mentre i miliardi vanno per le armi… E un pugno di povera intellighenzia, incapace di aprire la bocca. Il Pietroburgo e la Mosca non sono che una bella maschera di un mondo orwelliano. Purtroppo la cultura di cui avete sentito non è stata la cultura russa, ma la cultura dell’intellighenzia russa. Un isoletta in mezzo a delle terre ancora da coltivare e che stanno diventando pericolose. Comunque se a voi non piace la UE e i suoi valori europei, pur discutibili – senz’altro avete diritto di scegliere quest’altro mondo e gustare la dittatura di cui avrete letto nei libri della storia, ma che non avete provato. Provateci! Ma onestamente – andando a vivere in Russia. Restare a vivere in Europa e lodare Putin – questo non è un gioco pulito!

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