Slovacchia

SLOVACCHIA: Il governo Heger perde la maggioranza. Socialdemocratici alla riscossa

Il governo di centro-destra guidato da Eduard Heger ha perso la maggioranza. La Slovacchia si avvia verso nuove elezioni?

Il governo di centrodestra guidato da Eduard Heger non ha retto all’ennesima lite interna. Il ministro dell’Economia Richard Sulík, leader di Libertà e Solidarietà (SaS), ha annunciato l’uscita del suo partito dalla coalizione di governo, puntando il dito contro l’ex premier Igor Matovič (OľaNO), attuale ministro delle Finanze.

La lotta alla corruzione (e a Fico)

Il centrodestra è salito al potere dopo le elezioni del 2020: OL’aNO (anti-corruzione), Siamo una Famiglia (destra), Libertà e Solidarietà (conservatori) e Per il Popolo (centrodestra) hanno formato una coalizione con l’obiettivo di porre fine al dominio dell’ex premier socialdemocratico Robert Fico sulla scena politica slovacca. L’omicidio del giornalista Ján Kuciak aveva allora fatto emergere la dilagante corruzione nel paese, nonché i legami tra Stato e mafia. Gli slovacchi avevano già lanciato un forte segnale con la vittoria dell’attuale Presidente Zuzana Čaputová alle elezioni presidenziali: la lotta alla corruzione era salita in cima alle priorità.

Da qui il successo elettorale di Igor Matovič, alla guida di OL’aNO, e la sconfitta del partito di Roberto Fico, lo Smer-SD. Dopo circa un anno, però, Matovič si è visto costretto a rassegnare le dimissioni: il premier, all’insaputa dei partner di governo, aveva deciso di acquistare dosi del vaccino Sputnik V, non ancora approvato dall’Agenzia europea dei medicinali. Una mossa ritenuta in linea con lo stile di governo egocentrico di Matovič, desideroso di apparire come protettore del popolo slovacco contro la pandemia. I ministri del SaS si sono dunque ritirati dal governo; la crisi è stata poi risolta con un semplice scambio di poltrone: l’allora ministro delle Finanze, Eduard Heger, è diventato premier, sostuito al ministero da Matovič.

La rottura

La diffidenza tra i partner di governo è però restata: il punto di non ritorno per il SaS di Sulík è stato l’aumento degli aiuti alle famiglie votato da OL’aNO, passato in parlamento grazie al sostegno dell’estrema destra. Sulík ha quindi lanciato un ultimatum ai rappresentanti di OL’aNO: il premier Heger avrebbe dovuto cacciare Matovič dal governo entro fine agosto. Di fronte ad un rifiuto, Sulík ha quindi abbandonato il governo, dicendosi disposto a votare esclusivamente future misure contro la crisi energetica.

Il governo di Heger ha quindi soltanto 73 seggi su 150 in parlamento. Al momento è lontana l’ipotesi di un’alleanza con l’estrema destra del Partito Popolare Slovacchia Nostra (L’SNS). Nonostante il forte desiderio di Heger di mantenere in vita un governo di minoranza, l’ipotesi più realistica nei prossimi mesi è quella delle elezioni anticipate.

Verso un’alleanza tra sinistra ed estrema destra?

Se l’OL’aNO di Heger è dato in pieno collasso (dal 25% del 2020, il partito si attesterebbe oggi intorno all’8%), i sondaggi danno in ampio vantaggio i socialdemocratici, sia quelli del partito Hlas, guidato dall’ex numero uno di Robert Fico, Peter Pellegrini, che quelli dello stesso Fico (rispettivamente, 19% e 15%). I socialdemocratici slovacchi, assistenzialisti in ambito economico quanto conservatori in termini di diritti civili, non hanno avuto problemi in passato ad allearsi con l’estrema destra. Gli attori in questione già si parlano: Fico ha chiamato l’opposizione a scendere in piazza, esattamente come avvenuto di recente a Praga, per protestare contro carovita e crisi energetica. Milan Uhrík, ex esponente dell’estrema destra del Partito Popolare Slovacchia Nostra, oggi alla guida della nuova formazione Republika, ha da subito accettato l’invito. Segnali di una prossima intesa?

Foto: dal profilo Facebook di Eduard Heger

Chi è Gianmarco Bucci

Nato nel 1997 a Pescara, vive a Firenze. Si è laureato in Relazioni Internazionali all'Università di Bologna con una tesi sul movimento socialdemocratico in Cecoslovacchia, Ungheria e Romania. Al momento è ricercatore alla Scuola Normale Superiore di Pisa. Scrive su East Journal dal dicembre 2021, dove si occupa di Europa centrale e Balcani.

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