In Slovacchia la rivoluzione non è progressista ma di destra

Il partito della Gente Comune (OL’ANO) ha vinto la tornata elettorale dello scorso sabato con oltre il 25% delle preferenze. La formazione di destra che fa della lotta alla corruzione il suo cavallo di battaglia è stata capace di attrarre voti da diverse aree sociali e politiche del paese.

La svolta annunciata dalla sconfitta dell’ex premier Robert Fico non ha avuto la natura progressista che molti si aspettavano. I cittadini slovacchi che cercavano un cambiamento dopo anni di governo socialdemocratico hanno scelto una forza conservatrice per tentare di realizzarlo.

Il leader di OL’ANO Igor Matovič ha ora il compito di formare un governo capace di ottenere la fiducia del parlamento. 

La sconfitta socialdemocratica

Le elezioni di sabato hanno segnato l’uscita di scena del partito socialdemocratico (Smer-SD). Il 18% ottenuto alle urne è un risultato in linea con i sondaggi della vigilia, e rappresenta comunque un bottino di voti ragguardevole che fa di Smer-SD ancora oggi la seconda forza del paese. Il tentativo disperato di approvare nuove misure sociali a una settimana dal voto ha certamente contribuito ad arginare l’emorraggia di consensi che il partito del premier Peter Pellegrini ha scontato nei mesi scorsi, ma non è bastato a evitare una storica sconfitta che estromette la formazione politica dal governo del paese.

I socialdemocratici sono quindi destinati a finire fuori qualunque futuro esecutivo. Le opposizioni sono forti del patto pre-elettorale con il quale si sono promesse di non collaborare con Smer-SD per la formazione di un governo, mentre il leader di OL’ANO ha incentrato tutta la campagna elettorale contro il sistema di potere di Fico.

L’ex premier ha riconosciuto la sconfitta ma ha allontanato la possibilità di eventuali sue dimissioni dalla guida del partito. Un cambiamento radicale sarà in ogni caso necessario ai socialdemocratici per tentare di riconquistare credibilità politica e fiducia degli elettori.

La svolta progressista che non c’è

Le urne slovacche hanno anche sconfessato la narrazione che vedeva il paese come stella cometa di liberalismo e progressismo per l’intero gruppo di Visegrád.

Il partito vicino alla presidente Zuzana Čaputová, che era stato capace di affermarsi prima forza politica alle elezioni europee del 2019, è uscito con le ossa rotte da questo voto, senza ottenere alcun deputato nel nuovo parlamento. Slovacchia Progressista, in coalizione con la formazione liberale Insieme (Spolu), non è riuscito a raggiungere quel 7% previsto dalla soglia di sbarramento per le alleanze partitiche.

Un disastro politico che mette in luce gli errori compiuti dal mondo progressista slovacco, incapace di trovare un leader e un candidato premier, illuso dalle vittorie elettorali dello scorso anno e incapace di recepire l’anima del paese profondo.

Fuori dal parlamento sono rimaste anche le formazioni vicine alla minoranza ungherese, i cristiano-democratici e il partito nazionale slovacco del presidente del parlamento uscente Andrej Danko.

Scenari governativi

Le settimane a seguire vedranno Matovič impegnato nella ricerca di un accordo politico in grado di assicurargli la guida dell’esecutivo.

OL’ANO occupa 53 dei 76 seggi necessari a ottenere una maggioranza parlamentare.
Le opzioni sul tavolo sono poche: escludendo un accordo con l’estrema destra di Nostra Slovacchia (LSNS) e con i socialdemocratici, OL’ANO dovrebbe formare una coalizione con i partiti di centro-destra Libertà e Solidarietà (SaS) e Per la Gente (Za Ludi), che insieme garantirebbero 25 parlamentari rendendo possibile il voto di fiducia a un nuovo governo.

Matovič potrebbe guardare ancora più a destra, al partito nazionalista Siamo Famiglia (Sme Rodina) di Boris Kollár, ma la possibilità sembra essere remota anche per una mera questione numerica.

Il pragmatismo dimostrato da Matovič negli ultimi mesi lo ha portato più di tutti a capire il sentimento dei cittadini slovacchi. Con un atteggiamento e dei modi di fare molto vicini alle persone comuni, come letteralmente indicato anche dal nome del suo partito, il leader di OL’ANO è riuscito a rappresentare quella voglia di cambiamento che il paese sentiva da tempo.

La necessità comune di riportare trasparenza in un sistema politico marcio è stata la base del sorprendente successo elettorale di Matovič, che per tutta la campagna elettorale ha speso parole contro la corruzione del suo paese. Ora è tempo dei fatti.

Foto: Blesk.cz

Chi è Leonardo Benedetti

Nato a Roma nel 1992, ha studiato Scienze Politiche con una magistrale in Relazioni Internazionali all'Università di Roma Tre. Innamorato della Mitteleuropa, ha vissuto tra Polonia, Romania e Repubblica Ceca, dedicando a quest'ultima gran parte dei suoi sforzi accademici ma soprattutto epatici.

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