Maggioranza assoluta per Russia Unita, ma molte le ombre su questo voto

di Luca Zucchetti e Claudia Bettiol

Con la chiusura dei seggi e lo spoglio di tutte le schede elettorali è giunto il momento di trarre alcune conclusioni sulle elezioni legislative russe del 2021. I risultati, ormai arcinoti e comunque già prospettati, hanno consegnato la vittoria a Russia Unita che con il 49,82% ottiene la maggioranza necessaria per cambiare la Costituzione, perdendo comunque un 4% rispetto alle elezioni legislative del 2016. Il Partito Comunista invece ha ricevuto il 18% delle preferenze, migliorando del 5% la propria percentuale. Gli altri tre partiti che sono riusciti a entrare nella Duma sono il Partito Liberal Democratico (con forti tendenze nazionaliste), il partito stampella di Russia Unita (Russia Giusta: Per la Verità) e il nuovo partito Nuove Persone, ritenuto anch’esso un progetto del Cremlino. 

La legge elettorale russa che assegna metà dei posti tramite sistema maggioritario secco con circoscrizioni uninominali solitamente chiamate “first-past-the-post” ha permesso a Russia Unita di ottenere 198 seggi su 225, lasciandone 9 ai Comunisti, 8 a Russia Giusta, 2 ai Liberal Democratici e 3 a partiti minori. Il resto dei seggi, assegnati secondo un sistema proporzionale con soglia di sbarramento al 5% sono stati ridistribuiti tra Russia Unita (126 seggi), Partito Comunista (48), LDPR (19), Russia Giusta (19) e Nuove Persone (13). 

Il Partito Comunista si è inoltre assestato come primo partito in diverse regioni russe: Mari El, Circondario Autonomo dei Nenets, Jacuzia, Ulyanov e Chabarovsk. Nella maggior parte di queste si è trattato di un voto di protesta: a Chabarovsk per l’arresto del popolare governatore Sergej Furgal, mentre nella Regione autonoma dei Nenets per il timore di essere unificati alla regione di Arcangelo. Lo stesso sentimento di protesta ha fatto sì che nella circoscrizione uninominale della Repubblica dei Komi, per la contrarietà alla costruzione di una discarica, vincesse un candidato comunista.

Le elezioni tuttavia sono state caratterizzate fin dall’inizio da alcune problematiche che l’organizzazione indipendente, riconosciuta come agente straniero, Golos (Voce) ha prontamente elencato nel suo sito. Innanzitutto, le restrizioni imposte ai candidati fanno sì che circa 9 milioni di russi non possano essere eletti; alle precedenti restrizioni se n’è inoltre aggiunta una nuova che impedisce a tutti gli individui in qualche modo legati a organizzazioni riconosciute come “estremiste” di candidarsi a qualsiasi tipo di elezione. Tra queste organizzazioni “estremiste” appare non casualmente il  “Fondo per la lotta alla corruzione” di Aleksej Navalny che da qualche mese ha ormai cessato ogni attività. 

Un’altra criticità segnalata è stata la diminuzione del numero dei candidati che, prima di ricevere l’autorizzazione dalle commissioni elettorali, sono stati accuratamente filtrati dalle autorità. In particolar modo, Golos fa notare che il numero di candidati indipendenti ha battuto il record negativo del 2016. A questo si va ad aggiungere la poca trasparenza della Commissione Elettorale Centrale (CIK) diretta da Ella Pamfilova che ha deciso di criptare i dati, rendendo impossibile a un normale utente esportarli altrove. Il primo a notarlo è stato lo studioso di statistica Sergej Špilkin mentre raccoglieva informazioni sul voto nel seggio 511 della città di Vladivostok nelle elezioni del 2016. Copiando i dati, il sistema automaticamente modifica e altera le informazioni, facendo in modo che non possano essere diffuse al di fuori del sito. Dopo la segnalazione dello studioso, raccolta da diverse testate indipendenti, i risultati del 2016 sono tornati a essere esportabili, mentre quelli del 2021 sono ancora crittografati. 

Oltre alle classiche frodi elettorali, la coercizione nei confronti dei lavoratori statali e la pressione esercitata sugli osservatori, dovuta anche alla decisione di estendere la votazione su tre giorni, in questa tornata elettorale si è presentato un nuovo problema: il voto elettronico. Introdotto a livello federale per la prima volta, è stato utilizzato a Mosca e Sebastopoli (Crimea) e nelle regioni di Kursk, Murmansk, Nižnij Novgorod, Rostov e Jaroslav. Questo sistema ha suscitato parecchie critiche in particolar modo a Mosca dove, prima della pubblicazione dei risultati del voto elettronico, diversi candidati in vantaggio nelle 15 circoscrizioni uninominali della capitale erano stati consigliati dal sistema di voto intelligente di Navalny.

Dopo un ritardo molto sospetto, giustificato con la necessità di effettuare i riconteggi, la pubblicazione dei risultati finali ha ribaltato la situazione, assicurando una netta vittoria ai candidati dalla “Lista Sobjanin” (dal nome del sindaco di Mosca). Ciò ha ovviamente scatenato le ire dell’opposizione e in particolare dei Comunisti che, tramite il segretario Zjuganov, hanno dichiarato che non riconosceranno il risultato delle elezioni moscovite. Ancora più in là si è spinto il segretario della sezione regionale del Partito Comunista moscovita Valerij Raškin, candidato nella 196esima circoscrizione, proponendo una manifestazione in Piazza Puškin, prontamente transennata e presidiata dalle forze dell’ordine. 

Per la prima volta inoltre hanno partecipato a queste elezioni anche i cittadini russi provenienti dai territori delle repubbliche separatiste di Donetsk (DNR) e Luhansk (LNR). A tal proposito, il governatore della DNR, Denis Pušilin, lo scorso 15 settembre aveva dichiarato che le autorità dell’autoproclamata repubblica avrebbero organizzato un collegamento di 825 autobus e 12 linee ferroviarie per la regione di Rostov per fare in modo che i residenti della repubblica con passaporto russo potessero votare.

“Questo è un evento davvero storico per l’intero Donbass”, ha affermato Denis Pušilin. “Noi, da un lato, residenti del Donbass e, dall’altro, cittadini della Federazione Russa, per la prima volta abbiamo l’opportunità di votare per i deputati della Duma di Stato della Federazione Russa. Posso parlare per me quando dico: sono contento e orgoglioso che finalmente abbiamo una tale opportunità. A cosa serve? Semplice: oggi e nei prossimi due giorni scegliamo il nostro futuro, il futuro dei nostri figli”.

In diversi comuni della regione di Rostov, lungo il confine con l’Ucraina, sono stati aperti 91 seggi elettorali, dove ha potuto votare qualsiasi cittadino della Federazione Russa non registrato in territorio russo. Secondo quanto riportato da Kavkaskij Uzel, circa 400 residenti del Donbass hanno, così, ricevuto il passaporto russo proprio mentre venivano accompagnati ai seggi elettorali nella regione amministrativa di Rostov; ad accoglierli sono stati dei volontari locali che hanno controllato loro la temperatura e fornito mascherine a chi ne era sprovvisto.

Molti residenti di Donetsk e Luhansk hanno collegato queste elezioni alla possibilità di unirsi alla Russia: stanchi dell’incertezza, hanno riposto le loro speranze di stabilità in questo voto.

ln totale, al voto hanno partecipato 50mila persone provenienti da DNR e LNR.

 

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Immagine: Luca Zucchetti/Novosibirsk

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