La Russia oltre Navalnyj: un paese di “agenti stranieri”

Mentre nella nostra parte di Europa si discute diffusamente dell’arresto di Aleksej Naval’nyj e delle manifestazioni che ne sono conseguite, le leggi liberticide approvate dal parlamento russo alla fine del 2020, al contrario, sono passate pressoché in sordina.

I giorni della fine del 2020, infatti, sono stati segnati da un’attività legislativa frenetica, e il presidente Vladimir Putin ha firmato circa cento disegni di legge.  Tra le misure ci sono nuove restrizioni all’informazione online, di cui abbiamo parlato qui, ma anche alla libertà di assemblea, oltre a un nuovo e molto controverso emendamento alla legge sui cosiddetti “agenti stranieri”.

Gli ultimi emendamenti: nessuno è al sicuro

L’espansione della lista degli “agenti stranieri” è uno tra gli emendamenti più discussi. Mentre la legge del 2012, alle cui conseguenze East Journal ha dedicato diversi articoli, riguardava solo le ONG, dal 2021, organizzazioni, gruppi non registrati, media, individui di qualsiasi nazionalità possono essere designati come “agenti stranieri”.

La possibilità di applicare questo status anche agli individui era stata vagliata alla fine del 2019. All’epoca, era stato deciso che l’etichetta di “agente straniero” sarebbe potuta essere applicata non solo ai media, ma anche alle singole persone che pubblicano informazioni online e ricevono fondi dall’estero (indipendentemente da ciò per cui vengono effettivamente pagati). Coloro che distribuiscono informazioni dai media riconosciuti come agenti stranieri possono essere considerati essi stessi agenti stranieri e, dunque, essere inclusi nella lista del ministero della Giustizia.

Secondo la nuova legge, ci sono motivi più ampi per considerare una persona o un’organizzazione un agente straniero, inclusi qualsiasi impegno in “attività politiche” sul suolo russo che sono negli interessi di una “fonte straniera”. La definizione di “attività politica” della legge è estremamente (e volutamente) ampia. In particolare, include il monitoraggio delle elezioni, i post sui social media sulla politica russa e la partecipazione a raduni.

Secondo la nuova legge, anche altre modalità di “assistenza organizzativa e metodologica” costituiscono materia incriminante. Inoltre, non è solo l’assistenza da “fonti straniere” ad essere problematica, ma anche dai loro intermediari – cittadini russi e organizzazioni “che agiscono nell’interesse di fonti straniere”. Per esempio, una persona che osserva le elezioni e riceve materiale informativo da un’organizzazione etichettata come agente straniero può essere anch’essa inclusa nel registro. Lo stesso vale per chi partecipa a una manifestazione organizzata da un agente straniero.

Potenzialmente, dunque, nessun cittadino è al sicuro e migliaia di persone da oggi rischiano di essere bollate con questo epiteto.

Una persona che potrebbe essere considerata un agente straniero per una qualsiasi di queste ragioni è tenuta ad autodenunciare il proprio stato di “agente” al ministero della Giustizia stesso. Successivamente, dovrà fare rapporto sulle proprie attività – compresa la spesa di fondi stranieri – almeno una volta ogni sei mesi.

Come il ministero della Giustizia intenda monitorare e tenere traccia di tutto questo rimane una domanda aperta. Non si è infatti a conoscenza di eventuali ampliamenti dell’organico o della nascita di nuovi dipartimenti con questo specifico compito. In ogni caso, queste nuove leggi avranno sicuramente l’effetto di spaventare chiunque abbia contatti con un “agente straniero”.

Cinque nuovi “agenti stranieri”: chi sono

Cinque persone tra giornalisti e attivisti sono stati aggiunti al registro del ministero della Giustizia russo lo scorso 28 dicembre.

Tra loro, ci sono tre giornalisti affiliati a Radio Free Europe/Radio Liberty (RFE/RL). Lyudmila Savitskaya e Sergei Markelov, corrispondenti freelance per la sezione dedicata alle regioni del nord “Sever.Realii” e Denis Kamalyagin, direttore del giornale locale Pskovskaya gubernia e collaboratore di RFE/RL.

La più illustre new entry della lista è Lev Ponomarev, 79-enne attivista per i diritti umani già a capo dell’organizzazione Movimento per i diritti umani, liquidata nel 2019 dopo essere stata inclusa nell’infamante registro. L’attivista ha scherzato sull’accaduto, dichiarando che la sua prossima mossa sarà di “fondare una ONG degli agenti stranieri”, che includa tutti coloro ai quali è stato affibbiato questo epiteto.

Sconosciuta forse ai più, invece, è Darya Apakhonchich, attivista femminista di San Pietroburgo e anche prima artista ad essere etichettata come “agente straniero”. Lo scorso agosto, Apakhonchich ha organizzato una performance chiamata Vulva Ballet fuori dal Teatro Mariinskiy in difesa di Yulija Tsvetkova, l’artista attivista LGBTQ che rischia fino a sei anni per i suoi disegni, accusati di essere materiale pornografico.

Apakhonchich, che insegna il russo a donne migranti e rifugiate a San Pietroburgo, crede di essere stata scelta per il suo attivismo femminista, che è sempre più preso di mira dalle autorità. D’altronde, anche la ONG Nasiliu.net (‘No alla violenza’) che aiuta le vittime di violenza domestica, è stata tra le organizzazioni aggiunte alla lista a dicembre, segno inequivocabile di quanto un certo tipo di attivismo sia in controtendenza rispetto alle pulsioni conservatrici del governo.

Immagine: Pixabay

Chi è Maria Baldovin

Nata a Ivrea (TO) nel 1991, laureata in lingue e in studi sull’Est Europa. Per East Journal scrive prevalentemente di Russia, ma si interessa anche di tematiche transnazionali, come politiche di memoria e questioni di genere. È co-autrice del programma radiofonico "Kiosk" di Radio Beckwith e socia di "Memorial Italia".

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