KIRGHIZISTAN: Tutte le strade portano ad Ankara. Orhan İnandı a processo

Orhan İnandı, il fondatore del network di scuole turche “Sapat” in Kirghizistan, è scomparso dalla capitale Bishkek, il 31 maggio 2021, per poi riapparire in custodia cautelare ad Ankara 35 giorni dopo. La prima seduta del processo per terrorismo, dove İnandı rischia la massima pena di 22 anni, è iniziata il 16 settembre.

Le circostanze della sparizione

Inandi, cittadino turco che ha vissuto e lavorato in Kirghizistan dagli anni ‘90, ha ottenuto il passaporto kirghiso nel 2012. E’ il fondatore e direttore di una rete scolastica che include più di 30 istituti, tra scuole superiori, elementari ed università, e fa parte del network educativo con legami ideologici a Fethullah Gülen, il predicatore accusato di aver orchestrato il colpo di stato del 2016 in Turchia. I familiari di Inandi hanno lanciato l’allarme, quando la sera del 31 maggio 2021, dopo essere uscito di casa con un amico, risultava irrintracciabile. I sospetti si sono subito riversati sui servizi segreti turchi, coinvolti in sparizioni analoghe nel contesto della caccia globale ai membri di FETÖ, la presunta rete terroristica di cui Gulen sarebbe a capo. 

L’annuncio in diretta televisiva e il processo

Lo stesso Erdoğan, che in precedenza durante una visita del presidente kirghiso aveva dichiarato di non saperne nulla, ha poi confermato le speculazioni in diretta televisiva; in un annuncio, corredato da immagini di İnandı con un braccio gonfio davanti a due grandi bandiere turche, ha comunicato che un membro chiave dell’ala centroasiatica di FETO è stato catturato. Il 16 settembre si è tenuta la prima seduta del processo, dove İnandı ha richiesto più tempo per raccogliere prove a sua difesa a causa delle sue condizioni di salute; infatti, in agosto si è sottoposto ad un’operazione al braccio, probabilmente rotto in seguito al rapimento.

Vecchie richieste, nuove tattiche

Dato il prestigio di cui godono le scuole “turche” in Asia Centrale, per Erdoğan è stata una priorità limitarne l’influenza nella regione; dove molte di queste scuole furono fondate negli anni ’90, riempiendo il vuoto educativo e funzionando come uno strumento di soft power. Nel corso deli anni Turkmenistan, Uzbekistan e Tajikistan hanno ascoltato Ankara chiudendo questi istituti. In Kirghizistan , Atambaev e Jeenbekov, i presidenti precedenti, si sono opposti alle ripetute richieste turche di chiudere il network di Sapat, e rifiutati di consegnare il personale docente, incluso Inandi. Non erano però restati del tutto indifferenti alle pressioni di Ankara, sottoponendo le scuole ad un rebranding e al cambio di nome da Sebat a Sapat. Per contrastare l’influenza del network di Sapat, la Turchia ha recentemente aperto a Bishkek la sua prima scuola in Asia Centrale sotto l’egida della Fondazione Maarif; il ministro degli esteri turco ha sottolineato che questa decisione evidenzia l’importanza del Kirghizistan per Ankara.

La reazione delle autorità

All’annuncio del Sultano, il ministero degli esteri kirghiso ha convocato l’ambasciatore turco per consegnare una nota di protesta, senza però ottenere risultati.  Nonostante lo stupore dimostrato dalle autorità, da più parti accusano gli alti funzionari di aver collaborato con l’intelligence turca per portare a termine il rapimento. In ogni caso, che sia per incompetenza o complicità, come fanno notare diversi deputati, si tratta di un episodio molto grave, ma che si aggiunge a sempre più fequenti detenzione di attivisti, leggi liberticide e processi politicamente motivati che riflettono il nuovo clima politico nell’ex isola di democrazia dell’Asia Centrale.

Foto:Pixabay

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