POLONIA: Un antisemita a capo dell’Istituto per la Memoria Nazionale

Tomasz Greniuch, già attivista di estrema destra e noto per le sue posizioni antisemite, è stato nominato direttore di uno dei dipartimenti dell’Istituto della Memoria Nazionale polacco. L’istituto, fondato nel 1998, ha il compito di investigare e raccogliere documenti sui crimini nazisti e comunisti avvenuti nel paese tra il 1917 e il 1990. Si tratta di un istituto governativo, una sorta di “ministero della memoria“, il cui scopo non è la ricerca storica ma la creazione di una memoria nazionale ufficiale, finalità fortemente perseguita durante i governi di Diritto e Giustizia, il partito nazional-conservatore guidato da Jaroslaw Kaczyński e attualmente al potere. Come esplicitato nella stessa dichiarazione d’intenti, l’istituto “vuole proteggere la reputazione della Repubblica e della nazione polacca”.

La reputazione. La nazione. Parole che da sole dicono già tutto. Ne consegue che qualsiasi ricerca storica che metta in cattiva luce la “nazione” e ne leda la “reputazione” è di fatto sgradita all’istituto e al governo che lo finanzia. Soprattutto quelle che cercano di far luce sulle responsabilità polacche nello sterminio degli ebrei. L’antisemitismo polacco, radicato nella storia e nell’identità polacca, è tuttavia un tabù. Parlarne significa essere nemici della nazione. Eppure la nomina di un antisemita a capo dell’Istituto della Memoria Nazionale conferma, invece di fugare, l’impressione che anche la Polonia di oggi (e il governo in carica in particolare) abbia qualche problema irrisolto con l’antisemitismo.

Vale la pena ricordare come in Polonia sia in vigore una “legge sulla Shoah” che punisce (con multa o carcere fino a tre anni) chiunque “attribuisca alla nazione polacca o allo stato polacco la responsabilità o la corresponsabilità di crimini compiuti dal Terzo Reich tedesco oppure i crimini contro l’umanità”. La legge, stabilita nel 2018, fu il risultato di una reazione all’uso crescente di definire “polacchi” i campi di sterminio nazisti stabiliti in Polonia durante dal Seconda guerra mondiale. Qualche storico americano aveva infatti cominciato a definirli così, “campi di sterminio polacchi“. Un errore, una semplificazione inaccettabile ma c’era bisogno di una legge? Il fatto stesso che una legge simile sia stata adottata mostra quanto quello dell’antisemitismo sia un nervo scoperto.

LEGGI ANCHE: Polonia, anche gli ebrei furono responsabili della Shoah

Il mondo della cultura si è spesso trovato negli ultimi anni al centro di pressioni politiche, come testimonia il caso del Museo della Seconda guerra mondiale che, inaugurato a Danzica nel marzo del 2017, ha subito chiuso i battenti perché mostrava anche le responsabilità polacche in quel conflitto.

È tuttavia innegabile che l’antisemitismo fosse diffuso in Polonia nella prima metà del Novecento. Ed è altrettanto innegabile che durante la Seconda Guerra Mondiale ci siano stati veri e propri massacri di ebrei perpetrati dai polacchi sotto la supervisione dei nazisti. Un esempio eclatante è quanto successe a Jedwabne, una cittadina nel nordest della Polonia, nel 1941. Ma a parlarne si fa peccato.

Il simbolo dell’ONR

In un simile contesto la nomina di Tomasz Greniuch (che ha causato la vivace protesta di Israele) conferma la scarsa sensibilità, quando non l’aperto sostegno, delle istituzioni polacche verso l’antisemitismo. Peggio, si nomina un antisemita a capo di un dipartimento di un istituto per la Memoria Nazionale. Una memoria che, evidentemente, s’intende selettiva. E poco conta che si tratti di una sede periferica, quella di Breslavia, o che il suddetto abbia fatto ammenda: convertito sulla via di Damasco, pardon, di Breslavia?

Greniuch non è un antisemita qualunque. Nel 2013 ha contribuito a rifondare alcune sezioni della Falange nazional-radicale polacca (ONR), gruppo nazionalista originariamente formatosi nel 1935, centrato sull’integralismo cattolico, nemico del “capitalismo giudaico-massonico” e ferocemente antisemita. A quelle istanze, oggi l’ONR aggiunge la volontà di creare una Polonia “etnicamente omogenea”. Tomasz Greniuch è stato immortalato in alcune fotografie che lo ritraevano mentre faceva il saluto fascista.

Tomasz Greniuch mentre fa il saluto fascista indossando una maglietta con l’effigie dell’ONR. Fonte Twitter

Il governo nazional-conservatore di Diritto e Giustizia scegliendo una figura come quella di Tomasz Greniuch ha una volta di più confermato il proprio carattere reazionario e ultra-nazionalista. D’altronde è pur sempre il partito del presidente Duda, quello che si rifiutò di commemorare le vittime di Auschwitz, quello che – in nome di una concezione clerico-fascista dello Stato – limita libertà individuali come il diritto d’aborto, discrimina le persone omosessuali (definite da Kaczyński “una minaccia per la nazione”), smantella lo Stato di diritto a colpi di riforme giudiziarie liberticide.  Un partito, e un governo, che stanno facendo scempio della Polonia, della sua storia, della sua lotta per la libertà, abbindolando elettori spaesati dalla crisi economica e dall’incertezza sociale.

Chi è Matteo Zola

Giornalista professionista e professore di lettere, classe 1981, è direttore responsabile del quotidiano online East Journal. Collabora con Osservatorio Balcani e Caucaso e EastWest. E' stato redattore a Narcomafie, mensile di mafia e crimine organizzato internazionale, e ha scritto per numerose riviste e giornali (Nigrizia, Il Tascabile, il Giornale, Il Reportage). Ha realizzato reportage dai Balcani e dal Caucaso, occupandosi di estremismo islamico e conflitti etnici. E' autore di "Congo, maschere per una guerra", Quintadicopertina editore, Genova, 2015; e di "Revolyutsiya - La crisi ucraina da Maidan alla guerra civile" (curatela) Quintadicopertina editore, Genova, 2015.

Leggi anche

informazione

POLONIA: Uno sciopero per chiedere la libertà d’informazione

I media privati polacchi hanno scioperato contro l'introduzione di un'imposta sugli introiti della pubblicità. Il governo sostiene che questa tassa aiuterà i conti statali e garantirà meno ingerenze straniere. Secondo l'UE, Reporter without borders e tanti altri, la libertà d'informazione sarebbe in pericolo.

WP2Social Auto Publish Powered By : XYZScripts.com

Privacy Preference Center