POLONIA: I musei e le opposte visioni della storia nazionale

Lo scorso 23 marzo il Museo della Seconda Guerra Mondiale ha aperto i battenti a Danzica registrando già nelle prime due settimane circa 14 mila visitatori. Un successo dalla vita breve, la cui agonia è stata attestata dall’assenza delle più alte cariche dello stato al momento dell’inaugurazione. Il museo, infatti, è stato per mesi il campo di battaglia tra le opposte visioni storiche del curatore, e ormai ex direttore, Paweł Machcewicz, e del ministro della Cultura, Piotr Gliński. Ora l’esposizione rischia di cambiare volto per la fusione con l’ancora inesistente Museo di Westerplatte, la penisola di Danzica dove ha avuto inizio il secondo conflitto mondiale.

Il progetto del Museo sulla Seconda Guerra Mondiale

Fortemente voluta dal governo di Piattaforma Civica, secondo l’attuale esecutivo di Diritto e Giustizia l’esposizione è poco patriottica e lascia poco spazio alle sofferenze dei polacchi in tempo di guerra. L’intento del museo, infatti, è quello di offrire sfaccettate e plurali voci narranti attraverso la lente di tutti i civili europei colpiti dal conflitto mostrando anche il lato oscuro dei polacchi: quello di carnefici oltre che vittime. Avviare una riflessione storica più ragionata e meno stereotipata al di là del mondo accademico è il tentativo rifiutato dai conservatori di Diritto e Giustizia alfieri del martirologio nazionale.

La fusione

Il 5 aprile la Suprema Corte Amministrativa polacca ha annullato il verdetto della corte regionale di Varsavia che sospendeva la fusione perché il caso di specie – si legge – è escluso dalla giurisdizione amministrativa. Per accelerare la creazione di questa nuova istituzione culturale, denominata Museo di Westerplatte e della Seconda Guerra Mondiale, tale ancora solo sulla carta, il curatore e direttore Paweł Machcewicz è stato rimosso e sostituito dal fidato Karol Nawrocki, uno storico che ha lavorato per l’Istituto della Memoria Nazionale, organo fondato negli anni ’90 per investigare sui crimini contro la nazionale polacca, le cui posizioni sono in linea con quelle del governo. Nawrocki ha affermato “durante la sua prima conferenza stampa che non intende cambiare completamente l’esposizione ma ravvede la possibilità di certi miglioramenti. Che questi miglioramenti riguardino probabilmente la mancanza dell’eroismo polacco […]e cercheranno una narrazione più “polono-centrica” non è difficile da indovinare”, scrive la giornalista Mira Fricke su New Eastern Europe.

Il rapporto tra ebrei e polacchi? A parlarne si fa peccato

Il museo di Danzica purtroppo non è il primo caso di interferenza politica: alla fine dello scorso anno la direttrice dell’Istituto Polacco di Cultura a Berlino, Katarzyna Wielga-Skolimowska, è stata licenziata con decorrenza immediata perché il suo programma culturale era troppo incentrato sulle relazioni ebreo-polacche, tema sensibile e ancora oggi oggetto di vivo dibattito. Wielga-Skolimowska ha presieduto l’Istituto dal 2013. Il contratto sarebbe terminato questa estate.

Più nota la disputa con il famoso storico polacco Jan Gross che ha rischiato lo scorso anno di essere revocato da membro dell’Ordine al merito della Repubblica di Polonia per aver scritto sul quotidiano tedesco Die Welt che i polacchi uccisero più ebrei che tedeschi. Jan Gross è inviso in patria per i suoi libri attestanti l’antisemitismo polacco. Tra tutti, sono famosi “Neighbours” sul massacro degli ebrei di Jedwabne nel 1941 e “Fear” sul pogrom di Kielce nel 1946.

Cultura e storia sotto assedio

I casi fin qui riportati mostrano come il fine del governo sia quello di imporre la sua indiscutibile lettura degli eventi storici in Polonia, come se la vittoria alle elezioni spiani la strada al dispotismo della maggioranza e autorizzi a imporre la tirannia dell’opinione calpestando la sacrosanta libertà d’espressione, la critica, e soprattutto la verità storica. Assistiamo al grave tentativo di stabilire un monopolio memoriale agiografico e romantico, che si erge sulle fondamenta del vittimismo e del mito dell’innocenza.  Se abbiamo assistito alla fine della Corte Costituzionale così come la si conosceva poco più di un anno fa, sembra avvicinarsi il tempo di seppellire verità e pluralismo d’opinione.

 

Foto: Maciek Leszczelowski, Flickr

Chi è Paola Di Marzo

Nata nel 1989 in Sicilia, ha conseguito la Laurea Magistrale in Scienze Internazionali e Diplomatiche presso la Facoltà "R. Ruffilli" di Forlì. Si è appassionata alla Polonia dopo un soggiorno di studio a Varsavia ma guarda con interesse all'intera area del Visegrád. Per East Journal scrive di argomenti polacchi.

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