POLONIA: Perché la destra continua a vincere

Nelle recenti votazioni per il Parlamento polacco otto milioni di elettori hanno scelto la coalizione guidata dai nazional-conservatori di Diritto e Giustizia (PiS). Un risultato che rispecchia i sondaggi e riconferma al governo, con il 43% delle preferenze, il partito fondato dai fratelli Kaczyński.

La votazioni hanno consegnato alla formazione ultraconservatrice una solida maggioranza al Sejm, la camera bassa del Parlamento polacco. Diverso è stato il discorso per il Senato, dove il PiS si è fermato a 49 seggi contro i 51 delle opposizioni, abili nel presentare candidati comuni in molte circoscrizioni. Una buona notizia per gli avversari del PiS che però non oscura il lampante successo elettorale del partito di governo. Anche l’estrema destra di Konfederacja ha ottenuto un sorprendente risultato, conquistando il 6,8% dei voti: un chiaro segnale di quale indirizzo stia prendendo la politica polacca.

 

Le opposizioni

I principali avversari di Diritto e Giustizia, i moderati europeisti del partito di centro Piattaforma Civica (PO), escono da questa tornata elettorale con il 27.4% delle preferenze.  Pur essendo una forza a trazione conservatrice, il PO negli ultimi tempi si è spostato a sinistra, includendo tra i candidati alcuni esponenti con un passato  socialdemocratico, oltre che i Verdi e i liberali di Moderno (Nowoczesna). Indicativa in questo senso è stata la fiducia che il PO ha dato a Barbara Nowacka, ex leader della coalizione di sinistra che nel 2015 non riuscì ad entrare in Parlamento. Uno spostamento che evidentemente non ha stravolto i rapporti di forza e non ha convinto gli elettori, già scettici sulla leadership di Grzegorz Schetyna.

Dopo la Caporetto vissuta nelle elezioni parlamentari del 2015 la sinistra, unita sotto la coalizione di Lewica, riconquista 43 seggi e rientra in Parlamento grazie al 12% delle preferenze. Una percentuale che dà respiro a un movimento estremamente eterogeneo, al contempo erede della tradizione socialdemocratica dell’SLD, della sinistra “moderna” di Razem e di quella liberale espressa da Wiosna. Schiacciata tra l’exploit della destra nazionalista e la sostanziale tenuta del centro, la sinistra polacca non poteva davvero chiedere di più a queste elezioni. La vera scommessa, per questa coalizione, sarà mantenere l’unità e la compattezza necessarie per tentare una difficilissima risalita al potere.

La Coalizione Polacca formata dal partito agrario PSL e dal movimento populista di Kukiz si è fermata invece all’8,6%, conquistando 34 seggi. Un bottino discreto, indice che c’è stata una sostanziale riconferma del PSL (nel 2015 aveva ottenuto il 5,1%, con 16 seggi) accompagnata da un severo ridimensionamento di Kukiz (nel 2015 era riuscito a raggiungere, da solo, l’8,8%).

 

Alla radice della vittoria 

Durante questa campagna elettorale i conservatori hanno introdotto il programma +500, assicurando circa 130 euro al mese a famiglia per ogni figlio. Una proposta che ha indubbiamente rappresentato la punta di diamante del programma del PiS, rinforzata dalla crociata contro l'”ideologia” LGBTQ ampiamente supportata dalla Chiesa polacca.

Non essendo erogato in base al reddito, il +500 è risultato attrattivo non solo per le classi meno abbienti, ma anche per la piccola e media borghesia cattolica che popola la Polonia rurale. Intrecciando l’incentivo economico al tema religioso, il PiS è riuscito quindi a rimanere saldamente legato al suo elettorato di riferimento.

 

Bisogni e paure

A conti fatti, la vera forza del partito guidato da Kaczyński è la capacità di rispondere ai bisogni della stragrande maggioranza degli elettori. Come ci riesce? Facendo leva sulla paura: paura dell’immigrato e dell’invasione che non c’è; paura di una fantomatica ideologia LGBTQ ostile ai valori cattolici; paura dell’élite finanziaria europea e così via. Ma ci riesce anche rispondendo al bisogno di sicurezza degli elettori. Un bisogno che può declinarsi come necessità di non stravolgere modelli antropologici radicati, come quello della famiglia cattolica tradizionale, o che più semplicemente si traduce come desiderio di stabilità e benessere economico.

Continuare, come fanno molte personalità appartenenti all’area liberale, a denunciare che tutto questo è ignobile, indecoroso e contrario allo stato di diritto, non cambierà la realtà delle cose. Fare leva sulle paure e sui bisogni risponde ad uno schema che è intrinseco al gioco della politica, anche di quella parlamentare. E il PiS riesce a giocare a questo gioco in modo magistrale.

Chi non vuole consegnare definitivamente la Polonia nelle mani della destra ultraconservatrice deve riuscire ad inserirsi in questo schema e ad usare le stesse leve dell’avversario. Deve farlo utilizzando un linguaggio ed una prospettiva radicalmente alternativi a quelli del PiS. È un’impresa difficile, ma non c’è altra soluzione.

Nel prossimo futuro ci saranno battaglie cruciali da combattere: diritto all’aborto, lotta alle disuguaglianze (da contrapporre ai benefici sociali del PiS elargiti in modo indiscriminato), difesa dei diritti civili, dell’indipendenza della magistratura e dello stato di diritto. Pensare di affrontare queste lotte di civiltà solo con lo sdegno e la denuncia non basterà a frenare un’avanzata maestosa come quella di cui è protagonista oggi il PiS.

Foto: EPA/Radek Pietruszka.

Chi è Stefano Cacciotti

Nato a Colleferro (RM) nel '91 mentre i paesi del socialismo reale si sgretolano. Sociologo di formazione, ho proseguito i miei studi con una magistrale sull'Europa Orientale (Mirees), passando per Varsavia (2013) e Budapest (2016). Appassionato di storia contemporanea e politica, attualmente frequento un Master di II livello in comunicazione storica all'Università di Roma Tre.

Leggi anche

CULTURA: E se in realtà il babà fosse polacco?

Il babà, dolce napoletano per eccellenza, è stato inventato da Stanislao Leszczyński durante il suo esilio in Francia, e ha quindi origini polacche.

Privacy Preference Center

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: