UCRAINA: Il “servo del popolo” pronto a negoziare con il Cremlino

Da KIEV – È trascorso ormai più di un mese dall’inaugurazione del sesto presidente dell’Ucraina, il “servo del popolo” Volodymyr Zelensky, che lo scorso 20 maggio ha preso il posto di Petro Porošenko prestando giuramento davanti ai parlamentari della Verchovna Rada. Le cariche della nuova amministrazione presidenziale sono state distribuite, ma l’agenda di Volodymyr Zelensky è ancora bella fitta e la pace nel Donbass è uno degli obiettivi e dei traguardi da raggiungere. Traguardi che, tuttavia, appaiono impossibili da realizzare a ridosso delle ormai vicinissime elezioni parlamentari

In un solo mese, il comico è riuscito a firmare più di un decreto e a sottoporre almeno una quindicina di disegni di legge, dando prova di voler sbarazzarsi del vecchio sistema quanto prima e di voler trasformare l’Ucraina in un paese nuovo. Ma l’unica mossa vincente, finora, è stata quella di sciogliere la Verchovna Rada e indire elezioni anticipate per il prossimo 21 luglio. Meno riuscito, invece, il tentativo di cambiare il sistema elettorale parlamentare con una riduzione dal 5% al 3% della soglia di sbarramento per entrare alla Rada e una votazione basata unicamente sul sistema proporzionale a liste chiuse (e non misto come accade ora). Tuttavia né questo, né altri progetti di legge sono stati per ora presi in considerazione.

La squadra del servo del popolo

Volodymyr Zelensky è riuscito a far diventare realtà il suo personaggio fittizio di insegnante-presidente della serie televisiva Sluha narodu (“Il servo del popolo”) con un consenso del 73% degli ucraini e a circondarsi dell’intero cast anche nella nuova vita da presidente dell’Ucraina.

La squadra che costituisce “Il servo del popolo”, il movimento creato per la corsa alla presidenza, è composta principalmente da volti provenienti dagli studi televisivi Kvartal 95, di proprietà dello stesso Zelensky. Se durante la campagna e fino al momento dell’inaugurazione poco sapevamo su “chi è chi” e “chi avrebbe fatto cosa”, ora possiamo avere un quadro più chiaro dell’amministrazione presidenziale, nonché dei 201 candidati in lista per le prossime elezioni. Quasi tutti sono co-fondatori, collaboratori o amici dello studio Kvartal 95, e pochi di loro possiedono esperienze in ambito politico.

Ma facciamo un piccolo passo indietro. Dopo soli due giorni dalla sua inaugurazione, il primo “servo del popolo” ha pubblicato un decreto in cui nominava Andrij Bohdan a capo dell’amministrazione presidenziale. Consigliere legale durante l’intera campagna elettorale, Bohdan è noto per essere l’avvocato e il consulente di fiducia di Igor Kolomoyskyj, il famoso magnate, prima amico e poi rivale dell’ex presidente Petro Porošenko, proprietario del canale televisivo “1+1” che ha trasmesso la famosa serie “Sluha narodu” con Zelensky come protagonista. 

Lo stesso giorno, sono stati resi noti i nomi del vice di Bohdan e dei suoi collaboratori: Sergij Trofimov, Jurij Kostjuk, Ruslan Rjabošapka, Olena Zerkal’ e Kirill Timošenko. Kostjuk, ex-produttore dello studio Kvartal 95 è principalmente noto come l’autore delle sceneggiature per le serie (tra cui “Il servo del popolo”) e i film della compagnia di produzione e durante la campagna elettorale è stato membro del team creativo del quartier generale di Zelensky. A sua volta, il fondatore dello studio “Good Media” Timošenko, specializzato in pubblicità e curatore della campagna di promozione di Zelensky, lo spalleggia. Tra questi, solamente Olena Zerkal’ e Rjabošapka erano già attivi in ambito politico precedentemente: Zerkal’ ha ricoperto la carica di vice-ministro degli Esteri di Pavel Klimkin, mentre Rjabošapka era un dipendente dell’Agenzia nazionale ucraina per la prevenzione della corruzione (NAPC).

Zelensky ha presentato via via il resto del team. Il braccio destro e assistente del “primo servo del popolo” è il suo inseparabile amico d’infanzia Sergej Šefir, mentre l’ex-ministro delle finanze Oleksandr Danyljuk è diventato segretario del Consiglio di difesa e di sicurezza nazionale dell’Ucraina (NSDC). Si aggiunge Ivan Bakanov, anch’egli amico d’infanzia e co-proprietario di Kvartal 95, ora a capo dei servizi di sicurezza ucraini (SBU).

Ma la nomina che ha fatto discutere di più è quella del generale Ruslan Chomčak, a cui è stata assegnata la carica di capo delle forze armate dell’Ucraina. Comandante ATO nel Donbass nel 2016, il suo nome è spesso associato alla sanguinosa battaglia di Ilovajsk dell’estate del 2014. Durante l’assedio della città da parte delle forze armate separatiste, egli comandava uno dei battaglioni dell’esercito ucraino che ha tentato di resistere  all’accerchiamento. Il risultato è stato la perdita di 366 soldati, circa mezzo migliaio di feriti, 128 prigionieri e altri 158 dispersi. Tuttavia, le opinioni sull’intervento di Chomčak in questa operazione militare sono discordanti: c’è chi sostiene che abbia abbandonato i suoi soldati durante l’accerchiamento della città da parte dei separatisti russi e sia fuggito; e chi ritiene sia rimasto fino alla fine nelle vicinanze della città assediata, rischiando la sua stessa vita. La sua nomina potrebbe dare una svolta (positiva) e contribuire a cambiare (in meglio) le forze armate ucraine?

La questione del Donbass e le negoziazioni con Vladimir Putin

Agli ucraini ciò che sta più a cuore non è “chi è chi” ma sono le risoluzioni concrete in materia di pace, la prima promessa politica di Zelensky. Le trattative per porre fine al conflitto armato nel Donbass sembrano essersi procrastinate in questo primo periodo da presidente e Zelensky è riuscito a rimandare gli appuntamenti su questo tema scottante abbastanza a lungo.

Inizialmente, l’idea del team Sluha Narodu era di indire un referendum informativo popolare per interpellare l’opinione pubblica sulla questione del Donbass. Secondo quanto spiegato da Bohdan, la decisione di accettare (o meno) gli accordi di pace spetta anche alla popolazione locale, in quanto non solo i politici ma anche la gente comune ha il diritto di esprimere la propria opinione. La proposta è rimasta tale e, secondo gli esperti, il referendum non si farà né ora né mai. 

Se prima delle elezioni Zelensky aveva accennato a non essere disposto a negoziare con i separatisti, la presidenza e le visite in prima linea gli hanno probabilmente fatto cambiare idea. A fine maggio è stato nelle città di Stanitsja Luhans’ka e Ščastja (LNR) per accertarsi delle condizioni in cui vivono i militari. È tornato, poi, nella regione lo scorso 5 luglio in compagnia del presidente del Consiglio europeo Donald Tusk, dichiarando che solo recandosi sul posto ci si rende conto di come siano significative e necessarie le sanzioni imposte dall’Occidente alla Russia. Ha inoltre espresso rammarico per il fatto che le delegazioni di alcuni paesi dell’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa non abbiano (ancora) visitato il Donbass.

Su consiglio del fidato Bohdan, il presidente ucraino ha deciso di ritirare Viktor Medvedčuk (amico stretto del presidente russo Vladimir Putin) dal gruppo di negoziatori degli accordi di Minsk ritenendo che l’Ucraina non abbia bisogno di un mediatore per negoziare con la Russia. Lo scorso 8 luglio ha preso così in mano le redini della situazione invitando ufficialmente Vladimir Putin a sedersi a tavolino per iniziare i negoziati. 

Il breve e diretto video-messaggio è stato pubblicato su Facebook:

“Voglio rivolgermi al presidente della Federazione russa, Vladimir Putin. Dobbiamo parlare? Sì, dobbiamo. Vediamo di chi è la Crimea e chi c’è o non c’è in Donbass… Propongo la seguente compagnia per il colloquio: io, Lei, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump, il primo ministro britannico Teresa May, il cancelliere tedesco Angela Merkel, il presidente francese Emmanuel Macron. Dove? Penso che il presidente bielorusso Alexander Lukašenko sia disposto ad accoglierci a Minsk. Noi non ci tiriamo indietro da nessun tipo di format per le negoziazioni. La proposta è di parlare. Dobbiamo parlare, no?”.

La risposta di Vladimir Putin è giunta durante la prima chiamata telefonica tra i due presidenti, avvenuta lo scorso 11 luglio su iniziativa di Kiev. Secondo il portavoce del presidente russo, Dmitrij Peskov, le questioni chiavi trattate brevemente sono state il rilascio dei 24 marinai detenuti in Russia e il rimpatrio degli altri prigionieri politici; hanno inoltre discusso del conflitto nell’est dell’Ucraina e del proseguimento dei negoziati secondo il formato Normandia. Ma la pace nel Donbass è lungi dall’essere alle porte.

 

Foto: president.gov.ua

 

Chi è Claudia Bettiol

Laureatasi in Traduzione e Mediazione Culturale a Udine con una tesi sulla diatriba tra slavofili e occidentalisti, e grande appassionnata di architettura sovietica, per East Journal si occupa dell'area russofona. Le sue esperienze oltreconfine finiscono sempre per essere rivolte verso Est, forse perché nata nel 1986 e lo stesso giorno di Michail Gorbačëv. Dopo un anno di studio alla pari ad Astrakhan, un Erasmus a Tartu e un volontariato a Sumy, ha lasciato definitivamente l'Italia per Kiev, dove attualmente abita e lavora.

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