UCRAINA: Kiev condanna progetto federalista dei separatisti

Da KIEV – Lo scorso 5 febbraio il procuratore generale dell’Ucraina, Larisa Sargan, ha avviato  un processo penale contro Viktor Medvedčuk, leader del partito “Piattaforma di opposizione – Per la vita” (Opozycijna platforma – Za žyttja) e noto alleato del Cremlino. Il politico sarebbe sospettato di tradimento e di minaccia all’integrità territoriale del paese (art. 111-1 e art. 110-1 del codice penale ucraino) in quanto vorrebbe creare un Donbass federalista all’interno dello stato ucraino.

Il progetto federalista di Medvedčuk

Le accuse mosse contro il magnate milionario, annoverato come stretto amico del presidente russo Vladimir Putin, sono emerse in seguito ad alcune dichiarazioni rilasciate dallo stesso Medvedčuk durante il congresso del suo partito lo scorso 29 gennaio. Il “principe delle tenebre”, come oggi viene soprannominato, ha infatti annunciato il suo nuovo piano federalista in merito alla delicata questione del Donbass, manifestando la necessità di creare una regione autonoma del Donbass all’interno dell’Ucraina.

Secondo l’ex-leader dell’amministrazione presidenziale di Leonid Kučma (2002-2005), la proposta si suddivide in tre parti: la parte legislativa, quella amministrativa e quella relativa alle procedure per la realizzazione della pace dei territori in questione. Nascerebbe, così, una regione autonoma all’interno dello stato ucraino, in cui il nuovo Donbass verrebbe dotato di un proprio governo, parlamento e altri organi costitutivi.

Il politico tiene a sottolineare che l’idea si basa sugli accordi di Minsk approvati dalla risoluzione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite e, soprattutto, è conforme all’attuale legislazione dell’Ucraina: l’articolo 2 afferma che l’Ucraina è uno stato unitario mentre l’articolo 133 aggiunge che la sua struttura amministrativa e territoriale consiste nella Repubblica Autonoma di Crimea, regioni, città, quartieri cittadini, borghi e villaggi.

Il presidente in carica Petro Porošenko (e non è l’unico) non sembra essere d’accordo con le opinioni del suo oppositore, e afferma che l’Ucraina è uno stato unitario, non federale, e senza statuti speciali. Inoltre, accettare il progetto di Medvedčuk e concedere l’autonomia alla regione orientale del Donbass significherebbe legittimare i territori temporaneamente occupati dai separatisti e aiuterebbe un paese straniero a condurre operazioni di sabotaggio contro l’Ucraina.

Medvedčuk e la Crimea

Viktor Medvedčuk ritiene che, legalmente, la Crimea faccia parte dell’Ucraina, posizione che condivide con Kiev e la maggior parte del mondo. “Ma di fatto, sfortunatamente, appartiene alla Russia”, ha detto a Radio Svoboda. “E non aspettatevi che venga restituita all’Ucraina”, ha aggiunto, accusando il governo centrale ucraino di allontanare la penisola, spingendo i suoi abitanti ad accettare passivamente il controllo russo. “Se le autorità volessero che la Crimea tornasse ucraina, non avrebbero tagliato elettricità e acqua (provenienti dalla terraferma) e dichiarato un blocco economico”, ha ribadito nel 2016.

Mentre il mondo accusa Mosca di aggressione nei confronti dell’Ucraina, Medvedčuk è in linea con il Cremlino e attribuisce al governo ucraino la maggior parte delle colpe e dei fallimenti per il conseguimento degli accordi di pace .

Medvedčuk e i prigionieri politici

Oltre ad essere stato uno degli “architetti” degli accordi (saltati) di Minsk, Medvedčuk ebbe un ruolo chiave nelle trattative con il governo di Mosca per lo scambio di prigionieri. In totale, egli sostiene di aver facilitato il rilascio di 402 persone illegalmente detenute dal 2014, essendo l’unica persona a condurre trattative con le amministrazioni delle autoproclamate repubbliche di Donec’k (DNR) e Luhans’k (LNR) e con la Federazione Russa”. Tre settimane dopo il ritorno di Nadija Savčenko, Medvedčuk riuscì a far rilasciare alla Russia gli ucraini Hennadij Afanasyev e Jurij Sološenko in cambio di due cittadini ucraini accusati di promuovere il separatismo nella città di Odessa.

Dal 2016, però, gli scambi di prigionieri si sono interrotti. Ancora ricordiamo il famoso cineasta Oleh Sentsov, condannato a 20 anni di carcere nell’agosto 2015, e Oleksandr Kolčenko, detenuto nello stesso periodo e condannato a 10 anni. Tuttavia, Mosca e Medvedčuk concordano nel sottolineare che i casi di Sentsov e Kolčenko, e di altri detenuti, sono diversi in quanto sono condannati per un reato commesso sul territorio della Crimea, che de jure è percepito dalla Russia come suo territorio.

Viktor Medvedčuk non è fra i candidati alle prossime elezioni presidenziali, ma appoggia la candidatura dell’oligarca Jurij Bojko, che ne rappresenterà il partito. Bojko non si espresso apertamente a favore della proposta federalista lanciata da Medvedčuk, ma dichiara che l’idea non contraddice assolutamente gli accordi di Minsk.

Foto: Unian

Chi è Claudia Bettiol

Laureatasi in Traduzione e Mediazione Culturale a Udine con una tesi sulla diatriba tra slavofili e occidentalisti, e grande appassionnata di architettura sovietica, per East Journal si occupa dell'area russofona. Le sue esperienze oltreconfine finiscono sempre per essere rivolte verso Est, forse perché nata nel 1986 e lo stesso giorno di Michail Gorbačëv. Dopo un anno di studio alla pari nella città di Astrakhan, un Erasmus a Tartu e un volontariato a Sumy, ha lasciato definitivamente Italia e Francia per Kiev, dove attualmente abita e lavora.

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