ALBANIA: Sali Berisha, il passato che ritorna

Nelle ultime settimane, il principale partito di opposizione albanese, il Partito Democratico (PD), è attraversato da una profonda crisi. La crisi è principalmente dovuta alla rottura tra due leader, l’attuale segretario del partito, Lulzim Basha, e il fondatore del PD, in passato presidente della Repubblica e primo ministro, Sali Berisha. Le recenti mosse del 77enne Berisha, tese di fatto a scaricare il suo ex-delfino Basha e a riprendere il controllo del partito, sono l’ennesima spregiudicata manovra dell’highlander della politica albanese.

La crisi

La crisi del PD ha radici profonde. Il partito, protagonista della storia dell’Albania degli ultimi trent’anni, ha passato gli ultimi nove all’opposizione. Le elezioni dello scorso 25 aprile hanno rappresentato la terza sconfitta di fila del PD, battuto ancora una volta dal Partito Socialista (PS) del primo ministro Edi Rama. Un tracollo che ha marchiato inesorabilmente la leadership di Basha, rimasto in sella ma sempre più contestato dai suoi compagni di partito.

Una contestazione che è diventata sfida aperta quando a lanciarla è stato il padre nobile del partito, culminata nella convocazione di un’assemblea “ribelle” da parte di Berisha e dei suoi fedelissimi l’11 dicembre scorso. In quell’occasione, di fronte ad una folla plaudente radunatasi sulle tribune dello stadio di Tirana, Berisha ha lanciato un referendum interno per sfiduciare Basha, tenutosi una settimana dopo. Secondo i dati forniti, 44mila attivisti del PD hanno votato a favore della destituzione di Basha. Insieme al referendum, il vecchio leader ha giocato anche la carta nazionalista, chiamando i suoi in una manifestazione svoltasi a Tirana lunedì 20 dicembre contro il progettoOpen Balkan“, lanciato dal premier Rama insieme al presidente serbo Aleksandar Vučić.

Di fronte a tale offensiva, Basha ha risposto a suon di denunce contro i dissidenti e ha chiamato a raccolta i suoi per un consiglio nazionale tenutosi il 18 dicembre. Durante il consiglio, i delegati presenti hanno votato l’esclusione di Berisha dal partito. La crisi è al suo apice.

Berisha presidente

Le recenti azioni di Berisha mostrano ancora una volta il vero volto del vecchio leader. Tutt’altro che disponibile a farsi da parte, Berisha vuole indietro la sua creatura. Fu proprio Berisha, in precedenza cardiologo vicino al Partito del Lavoro e al dittatore Enver Hoxha poi divenuto leader delle proteste che portarono al crollo del regime comunista, a fondare il Partito Democratico il 12 dicembre 1990. Dopo aver portato il PD a vincere le seconde elezioni multi-partitiche della storia albanese, nel 1992, Berisha fu eletto presidente della Repubblica.

Durante la sua presidenza, durata fino al 1997, Berisha giocò un ruolo cruciale per l’ingresso dell’Albania nel mondo libero, riannodando i legami con il mondo occidentale e trasformando il sistema verso un modello democratico e di libero mercato. Già in questa fase, Berisha mostrò non solo il volto democratico che gli valse un vasto sostegno internazionale, ma anche evidenti tendenze autoritarie. Tendenze accompagnate da occupazione delle cariche statali da parte di persone a lui vicine, lampante corruzione nelle istituzioni e svolgimento di elezioni parlamentari, quelle del ’96, ben lontane dai minimi standard democratici. La crescente ostilità verso la sua figura da parte di una fetta di albanesi esplose nel 1997, con lo scandalo delle piramidi, ovvero il crollo di un sistema finanziario proliferato per anni e protetto dagli stessi vertici del PD.

In un clima che ben presto degenerò da protesta a guerra civile, con il sud del paese in mano ai ribelli vicini ai socialisti e il nord attraversato da bande armate fedeli al presidente, Berisha rimase fino all’ultimo legato alla sua poltrona, ottenendo la rielezione a presidente da parte del parlamento nel marzo ’97, in pieno stato di emergenza, una mossa che esasperò ulteriormente gli animi. Il secondo mandato presidenziale durò però pochi mesi: dopo la netta vittoria dei socialisti nelle elezioni di luglio, Berisha fu costretto ad un passo indietro.

Opposizione e governo

Divenuto leader dell’opposizione, negli anni a cavallo del 2000 Berisha rimase in prima fila nel contrastare il governo. In diverse occasioni, il PD fu protagonista di proteste e scontri anche violenti contro i rivali socialisti. Un clima esasperato dal rischio di arresto per Berisha, accusato da un rapporto del Procuratore generale, avvallato dal parlamento, di aver violato la costituzione durante i fatti del 1997, e dall’assassinio del braccio destro di Berisha, Azem Hajdari, avvenuto il 12 settembre 1998.

Il 2005 segnò il ritorno al potere dei democratici, con Berisha eletto primo ministro, una carica mantenuta fino al 2013. In otto anni di governo Berisha, l’Albania fece ulteriori passi avanti sulla scena internazionale, su tutti l’ingresso nella NATO, la liberalizzazione dei visti e la presentazione della domanda di adesione all’Unione europea.

Furono però anche anni contrassegnati da crescenti tensioni sociali e scontri di piazza, una costante della scena politica albanese post-dittatura, tensioni che Berisha non ha mai cercato di sopire, preferendo piuttosto lo scontro costante con le opposizioni. Il governo inoltre venne più volte messo sotto accusa per crescenti pressioni sul sistema giudiziario, controllo dei media, dilagante corruzione ad ogni livello (ministri inclusi), oltre all’incapacità di affrontare le carenze croniche dell’economia albanese.

Passo indietro e ritorno

La vita politica di Berisha sembra segnare una svolta nel 2013. Sconfitto alle elezioni dal nuovo leader socialista, il giovane in ascesa Edi Rama, Berisha decide di lasciare la guida del partito, sostenendo la candidatura del suo allievo e delfino Basha. Come spesso in politica, quello che nasce come uno stretto rapporto, quasi filiale, tra i due si deteriora con il passare degli anni e con il susseguirsi delle sconfitte.

L’occasione per Basha di allontanare l’ombra ingombrante del vecchio leader si presenta nel settembre 2021, quando Berisha viene dichiarato dagli Stati Uniti “persona non grata” a causa del coinvolgimento in casi di corruzione e uso di fondi pubblici. Alla decisione di Basha di sospenderlo dal gruppo parlamentare PD, Berisha, che resta deputato, rispose radunando i suoi sostenitori in diversi incontri organizzati in tutto il paese, culminati nell’assemblea di dicembre.

Difficile dire oggi se il tentativo di Berisha di tornare in corsa avrà successo. Il tempo non sembra essere dalla sua parte, ma gli eventi dimostrano che l’ex presidente ha ancora un vasto seguito di sostenitori, attivisti PD stanchi della lunga scia di insuccessi targati Basha. Il sicuro vincitore della sfida sembra essere un terzo, tutt’altro che incomodo: mentre il PD si sfalda, sembra scorgersi in lontananza il sorriso beffardo di Edi Rama, la cui leadership nel paese appare sempre più incontrastata.

Foto: Wikimedia commons

Chi è Andrea Zambelli

Andrea Zambelli è uno pseudonimo collettivo usato da vari membri della redazione di East Journal.

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