RUSSIA: Chi guiderà il partito Russia Unita alle elezioni di settembre?

di Claudia Bettiol e Martina Napolitano

Informazioni contrastanti arrivano da Mosca in merito a chi potrà guidare la lista del partito Russia Unita (Edinaja Rossija, il partito del presidente Putin) alle prossime elezioni politiche della Duma di Stato previste per il 19 settembre

Secondo quanto riportato dalla testata indipendente Meduza (riconosciuta di recente dal ministero della Giustizia russo come agente straniero), a guidare la lista potrebbe essere l’attuale presidente del partito stesso Dmitrij Medvedev: ricordiamo che, nel gennaio del 2020, l’ex capo di Stato (2008-2012) è passato da essere primo ministro (sostituito da Michail Mišustin) a ricoprire la carica di vicepresidente del Consiglio di sicurezza russo.

Tuttavia, la notizia non è ancora confermata. Citando, ad esempio, fonti vicine al Cremlino, RBC riferisce che tra le diverse varianti di candidatura in fase di studio il nome di Medvedev in realtà non figura sempre tra i capilista: perché?

Non uno, ma più leader?

Non è escluso che, come nel 2003, la lista del partito del presidente Vladimir Putin venga in realtà quest’anno guidata da più nomi (allora furono Boris Gryzlov, Sergej Šojgu e Jurij Lužkov). La leadership unica, infatti, potrebbe essere una scelta rischiosa, soprattutto in un momento delicato sia per la popolarità del presidente Putin che del suo partito.

La figura di Dmitrij Medvedev in particolare “può provocare chiacchiere e discussioni inutili” di cui risentirebbe l’immagine del partito. Secondo il Centro russo per lo studio dell’opinione pubblica (Vciom), alla fine di maggio solo il 23,3% degli intervistati ha espresso fiducia in Medvedev (il 66,6% esprime la totale sfiducia nell’ex capo di Stato). 

In realtà, proprio sulla base del calo della popolarità del partito (comunque nettamente il favorito con il 30% delle preferenze, stando ad alcuni sondaggi di inizio anno), la scelta di fare capolista alle prossime politiche Medvedev potrebbe non essere del tutto azzardata: nel corso dei mandati di Medvedev come premier, ogni crollo di popolarità è stato addossato al governo da lui capitanato, in modo da lasciare intatta invece l’aura del presidente Putin. In un momento di nuova incertezza, un risultato modesto alle elezioni di settembre (che confermeranno, comunque vada, vincente il partito Russia Unita) potrebbe essere facilmente spiegato con la scelta del “cattivo capolista”.

Una nuova legge esclude l’opposizione

Non va inoltre dimenticato che il 4 giugno è stata emanata una nuova legge inerente le candidature elettorali: non potranno infatti candidarsi (a nessun livello e per cinque anni) coloro le cui attività sono state legate nei tre anni precedenti a organizzazioni riconosciute come estremiste o terroristiche. La legge ha valore retroattivo rispetto al riconoscimento e, anche per questo motivo, è stata definita dai media come “legge contro il Fondo anti-corruzione (FBK)” creato da Aleksej Navalny e che la procura di Mosca ha chiesto di riconoscere recentemente come “organizzazione estremista”.

L’emanazione di questa legge rappresenta l’ennesimo duro colpo all’opposizione non-sistemica russa, considerato che con ogni probabilità non si abbatterà soltanto contro l’organizzazione legata a Navalny. Come dimostrato dalle precedenti elezioni (ad esempio quelle regionali del 2017), questi candidati non-sistemici (esponenti di disparate posizioni politiche) hanno un loro bacino di sostegno in particolare a Mosca e nelle grandi città: la loro esclusione avrà una ripercussione su queste elezioni e quelle a venire.

I rappresentanti di Russia Unita, incluso lo stesso Medvedev, hanno intanto rifiutato di rilasciare qualsiasi commento sulla questione del possibile capolista, che verrà affrontata e risolta al congresso di partito che si terrà a Mosca il prossimo 19 giugno.

Immagine: Wikipedia/commons

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