BALCANI: La solidarietà regionale all’Albania colpita dal terremoto

Il terremoto in Albania nella notte di martedì 26 novembre è stato il sisma più forte nel paese degli ultimi quarant’anni per intensità e danni. Nelle ore immediatamente successive si sono attivati i canali della solidarietà internazionale e della protezione civile europea per le operazioni di soccorso e di primo intervento. A distinguersi tra i paesi venuti in soccorso alla popolazione albanese sono stati anche i vicini più prossimi. Mossi dalla chiara volontà di affermare il pronto intervento e la solidarietà regionale contro le catastrofi ambientali, tutti i paesi dei Balcani sono accorsi a dare sostegno.

Il terremoto 

La prima scossa di magnitudo 6,5 ha colpito l’Albania nella notte del 26 settembre. L’epicentro della prima e più potente scossa è stato a Thumane, cittadina poco a nord dal porto costiero di Durazzo, secondo centro urbano del paese, e a 50 chilometri dalla capitale Tirana. A seguito della prima scossa, varie altre scosse di intensità rilevante, tra i 4 e i 5,5 gradi sulla scala Richter, hanno continuato a colpire il paese nell’area tra Durazzo e Tirana. In totale sono state 830 le scosse di assestamento registrate in Albania dalla notte di martedì 26 novembre.

A seguito dell’ondata sismica, si contano ad oggi 51 vittime, più di 750 feriti, 1200 abitazione danneggiate, di cui 27 completamente distrutte. Delle vittime, la metà, 26, sono state sepolte dal crollo di due palazzine a Thumane. Altre 25 erano di Durazzo e una di Tirana. A seguito del terremoto in Albania, calcolando solo le abitazioni più fortemente danneggiate, si contano già più di 5.200 sfollati.

Il soccorso internazionale

In caso di sismi, il pronto intervento è fondamentale per portare soccorso a chi è rimasto intrappolato sotto le macerie, assistere i feriti e gli sfollati rimasti senza dimora. L’Unione europea ha prontamente attivato il meccanismo di protezione civile UE a seguito delle richieste delle autorità albanesi, ciò che ha permesso l’immediato intervento delle squadre di ricerca e salvataggio (USAR – Urban Search and Rescue) da Italia, Grecia e Romania.

L’Italia, con 175 vigili del fuoco divisi in 65 unità specializzate nella ricerca sotto le macerie e 200 volontari della guardia civile per l’allestimento dei campi per l’ospitalità immediata degli sfollati, ha dato il contributo più numeroso in termini di personale specializzato. Oltre ai 175 vigili del fuoco italiani, il meccanismo europeo di protezione civile ha permesso il pronto intervento di 40 vigili del fuoco dalla Grecia e 52 provenienti dalla Romania. Il meccanismo di protezione civile UE ha permesso di dispiegare un totale di 267 vigili del fuoco e personale specializzato in ricerca e salvataggio in caso di terremoto.

La solidarietà tra i paesi dei Balcani

Nella consapevolezza di vivere insieme in una regione a forte rischio sismico e idrologico, anche i meno facoltosi vicini dei Balcani occidentali sono intervenuti in Albania con squadre di pronto intervento per la ricerca e il salvataggio nelle prime ore di martedì 26 novembre.

Come riporta Radio Slobodna Evropa, tutti i paesi della regione si sono attivati per venire in soccorso all’Albania. La Croazia ha inviato due squadre di 22 vigili del fuoco in totale, 15 operatori della protezione civile, e ha reso operativi altri 200 vigili del fuoco in caso di necessità. Mentre il vicino Montenegro ha inviato 24 operatori specializzati in ricerca e salvataggio del Direttorato per le situazioni di emergenza, e si è offerto di allestire un ospedale da campo in grado di soccorrere un totale di 100 persone. Anche la Macedonia del Nord è stata tra i primi a essere presente in Albania, con una squadra di 42 membri delle forze armate specializzati in ricerca e salvataggio. La Serbia ha inviato invece una squadra di 13 membri specializzati in ricerca e salvataggio, mentre la Bosnia-Erzegovina si è offerta di inviare una squadra di 50 soccorritori specializzati. Il Kosovo infine si è attivato con vari aiuti umanitari per un totale di circa 600.000 euro e ha inviato in Albania 17 tonnellate di aiuti umanitari in cibo, vestiti e prodotti sanitari, mentre la cittadinanza ha offerto protezione ai vicini albanesi rimasti senza abitazione.

Presi tutti insieme, i paesi dei Balcani occidentali, sono riusciti a inviare per il primo soccorso in Albania un totale di 116 unità di personale specializzato, oltre al personale offerto e pronto a essere mobilizzato in caso di necessità. Benché lontani dal personale mobilizzato attraverso il meccanismo UE, l’intervento dimostra la disponibilità dei paesi dei Balcani occidentali a intervenire in soccorso dei propri vicini. Già dopo le inondazioni del maggio 2014 in Bosnia, Croazia e Serbia era stato possibile notare una tale unità, quando volontari e donazioni dalla regione si riversarono in massa in aiuto alle zone colpite dalle inondazioni.

A dispetto delle dispute politiche e territoriali, la consapevolezza di condividere la stessa regione a forte rischio sismico e idrologico sembra confermarsi come uno dei pochi fattori capaci di spingere i paesi e i popoli dei Balcani a sostenersi l’un l’altro. Una consapevolezza che tuttavia fatica ancora ad affermarsi per quanto riguarda le altre sfide comuni a tutta la regione, come quelle economiche, sociali, demografiche e ambientali.

Foto: Radio Slobodna Evropa

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