Bosnia e Serbia inondate dall’alluvione. Proclamato lo stato d’emergenza

La Bosnia-Erzegovina e la Serbia, da ieri, sono due paesi in ginocchio. I due stati balcanici sono infatti stati colpiti da tremende alluvioni, causate dallo straripamento degli innumerevoli fiumi della regione, dalla rottura degli argini e dallo sfondamento di dighe artificiali. Per Bosnia e Serbia, è la peggior catastrofe ambientale di questo tipo degli ultimi 120 anni. Le inondazioni sono state provocate dalle piogge torrenziali che da 3 giorni si riversano senza sosta su tutta la regione a causa del ciclone che si è concentrato proprio sulla penisola balcanica.

In entrambi i paesi è stato proclamato lo stato d’emergenza ed è stato invocato l’aiuto dell’esercito. La calamità naturale ha interessato sia medio-grandi centri abitati, che piccoli villaggi, dove la situazione è più tragica a causa della ridotta dimensione delle case, che ha isolato gli abitanti costringendoli a ripararsi sui tetti delle proprie abitazioni.

Le regioni di Bosnia e Serbia maggiormente colpite comprendono il centro e il nord-est della Bosnia-Erzegovina e la parte occidentale della Serbia. Le conseguenze in entrambi i paesi sono molto simili: molti villaggi devono essere interamente evacuati; la popolazione è rimasta senza cibo, acqua, ed elettricità;  e le strade di collegamento sono del tutto inagibili, causa inondazioni se non addirittura cedimenti dell’asfalto.

La situazione in Bosnia-Erzegovina 

Già da diversi giorni il livello dell’acqua stava cominciando a preoccupare, così come riportano gli abitanti di Sarajevo spaventati dalla portata d’acqua della Milijacka (il fiume che attraversa la capitale bosniaca). I danni peggiori si sono verificati nella giornata di ieri.

Le città in cui la situazione è più drammatica sono Doboj e Maglaj, nella Bosnia centrale, completamente inondate e isolate, e ancora Zepče e Zavidovići dove la potenza della piena del fiume ha addirittura divelto un ponte urbano (video). Lo stato d’emergenza riguarda inoltre le città di Bijeljina, Brčko, Derventa, Gradačac, Tuzla, Živnice e Zvornik, dove oltre agli allagamenti si registrano ingenti danni alle infrastrutture, quali fabbriche e centrali elettriche.

La situazione in Serbia

Nell’ovest della Serbia la situazione non è diversa. Gli argini dei fiumi sono ceduti e l’acqua ha invaso diversi centri abitati, dove è stato necessario l’intervento dell’esercito. La situazione è irrimediabilmente critica nelle città di Čačak, Lučani, Valjevo, Obrenovac, Loznica, Šabac, Koceljeva, Ljubovija, Požega, Svilajnac  e Gornji Milanovac. Così come in Bosnia, anche in queste città la popolazione è rimasta completamente isolata, senza cibo, acqua potabile ed energia elettrica. L’unica possibilità di salvezza è attesa dal cielo e in diverse migliaia si sono rifugiati sui tetti, in attesa di essere evacuati. Inoltre in Serbia si registrano le prime vittime, che dovrebbero essere 3, di cui un vigile del fuoco.

Le inondazioni hanno colpito anche diversi quartieri di Belgrado, dove è stata interrotta la circolazione dei mezzi urbani e le scuole sono rimaste chiuse negli ultimi due giorni. Già ieri, il primo ministro, Aleksandar Vučić, aveva proclamato lo stato d’emergenza e ne aveva “approfittato” per recarsi di persona a distribuire beni di prima necessità in elicottero a Koceljeva.

I soccorsi

La rete dei soccorsi è già in azione da diverse ore, non solo grazie ai tanti volontari che stanno aiutando i propri concittadini, ma grazie anche all’aiuto che viene da fuori.

La Croazia ha infatti messo a disposizione elicotteri ed imbarcazioni di salvataggio ed ha inoltre aperto il confine ai cittadini bosniaci anche qualora sprovvisti di passaporto.

Per quanto riguarda la Serbia, gli aiuti sono stati garantiti sia dal presidente macedone Djordjo Ivanov, che dalla Russia, che ha già inviato all’aeroporto di Niš diversi mezzi di soccorso.

L’aiuto arriva anche dall’Unione Europea che invierà al massimo entro domani le pompe per il drenaggio dell’acqua. La rete dei soccorsi si sta allargando anche in internet e chiunque voglia offrire un aiuto può trovare maggiori informazioni qui per la Bosnia, e qui per la Serbia.

Le previsioni del tempo avvertono che la pioggia dovrebbe cessare oggi in tarda serata, mentre lo stato d’emergenza e le operazioni di soccorso continuano senza sosta.

Chi è Giorgio Fruscione

Classe 1987, politologo di formazione. E' un analista dell'ISPI esperto di Balcani, dove ha vissuto per anni lavorando come giornalista freelance. Per East Journal si occupa dell'area jugoslava. Parla correntemente serbo-croato, inglese e francese. Twitter: @Gio_Fruscione

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