DAGHESTAN: Testimoni di Geova arrestati per “estremismo”, la persecuzione si diffonde

L’arresto di alcuni membri del movimento religioso dei Testimoni di Geova avvenuto nel distretto di Makhachkala, capitale del Daghestan, dimostra l’inasprirsi della persecuzione che, superando i confini della Russia, si diffonde anche nelle altre repubbliche della Federazione.

Una repressione che ha assunto un carattere istituzionale da quando, nel 2017, la Corte Suprema russa ha deliberato una legge che considera i seguaci del movimento alla stregua di una setta eretica, proibendone le pratiche di culto e talvolta anche di stampa dei testi religiosi. In Russia i Testimoni di Geova vengono catalogati come estremisti al pari di organizzazioni terroristiche di matrice islamica e per questo perseguitati.

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Proprio con l’accusa di estremismo sono stati arrestati in Daghestan quindici seguaci del movimento religioso. Le autorità hanno recentemente esteso la loro detenzione preventiva perché considerati individui pericolosi, poiché potrebbero nascondersi o fomentare altri individui del gruppo a compiere delle ritorsioni.

L’organizzazione non governativa Human Right Watch è intervenuta dichiarando inammissibili tali pratiche che limitano la libertà di culto, un diritto fondamentale. Anche la Corte europea dei Diritti umani ha deciso di intervenire ed accogliere le denunce dei fedeli ed è probabile che si chieda un risarcimento alla Federazione per le vittime perseguitate.

Non è un caso isolato

Sebbene a questo tipo di notizie non venga dedicata sufficiente attenzione mediatica, il caso accaduto a Makhachkala non è isolato e la persecuzione si estende in diverse regioni della Federazione. Sono circa 170mila i Testimoni di Geova in tutta la Russia: di questi, sono circa 300 i fedeli sotto indagine, 44 detenuti, 25 agli arresti domiciliari e dieci condannati per accuse di estremismo.

Recentemente, un altro uomo di 55 anni di Penza, 500 km a sud di Mosca, è stato condannato a sei anni con l’accusa di far parte del gruppo religioso. Un mese prima, a Tomsk, in Siberia, Sergei Klimov, anche lui membro della minoranza religiosa, è stato condannato alla stessa pena. Nel mese di ottobre, la polizia ha fatto incursione in un campo vicino alla città di Norilsk dove si erano riuniti più di 50 seguaci. Le celebrazioni sono state bruscamente interrotte, molti di loro arrestati e sottoposti a duri interrogatori. Persino alcune abitazioni sono state perquisite in cerca di eventuali prove che potessero confermare la loro supposta pericolosità per la popolazione russa.

Il ruolo della Chiesa ortodossa 

La Costituzione russa, all’articolo 28, prevede l’uguaglianza delle fedi religiose, pur non contemplando esplicitamente quella dei testimoni di Geova. Sul piano pratico invece è palese il privilegio accordato dal Cremlino alla fede ortodossa, che domina il vasto mosaico delle fedi religiose della Federazione. La Chiesa ortodossa supporta in maniera speculare le iniziative e le dichiarazioni del presidente, sia sul piano della politica estera che interna, tanto da parlare di un vero e proprio sodalizio tra il potere temporale e spirituale, rinnovato dopo la parentesi del comunismo e che riporta alla luce le pratiche dell’epoca zarista.

In merito alla limitazione di libertà dei Testimoni di Geova, la Chiesa ortodossa si è espressa etichettandola a sua volta come una minaccia per le istituzioni e i valori tradizionali. Alle istituzioni religiose ha fatto eco la dichiarazione del segretario Dmitry Peskov, che ha escluso categoricamente un cambio della legislazione del 2017, nonostante le proteste interne ed i solleciti da parte di organizzazioni internazionali.

Paranoia anti-americana?

La persecuzione dei Testimoni di Geova ha anche un altro volto, ovvero quello di paranoia nei confronti degli americani. Il movimento infatti è nato negli Stati Uniti nel 1870, e di preciso in Pennsylvania, il che porta le autorità russe a considerare gli stessi quasi come infiltrati stranieri.

Una cosa è certa, tali misure anti-democratiche non aumentano il livello di sicurezza interna, quanto piuttosto generano proteste da parte delle minoranze religiose contro una politica dominata dalla fede ortodossa. Inoltre, aumentano il senso di isolamento della Federazione, in un contesto internazionale che le diventa ostile anche per il regime di soppressione della libertà in nome di un discutibile ordine interno.

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