In mattinata è stata approvata dall’Assemblea Parlamentare del Consiglio d’Europa la composizione della “Piattaforma delle Forze Democratiche della Russia”. Tra i nomi di spicco Kasparov, Kara-Murza e Khodorkovsky.
Alla ricerca di un dialogo
L’iter che ha portato alla formazione della piattaforma è stato parecchio lungo e non privo di ostacoli. L’organizzazione rappresenta forse il primo e più rilevante tentativo di omogeneizzare la frammentata galassia dell’opposizione russa: un mosaico di storie, visioni, biografie ed esperienze politiche che difficilmente ha trovato un comune denominatore nella storia politica del paese. L’obiettivo dichiarato è quello di creare – o rinnovare – il dialogo tra le istituzioni europee e i membri del composito fronte anti-Putin.
Nella lista dei membri che faranno parte della piattaforma spiccano alcuni nomi:
- Vladimir Kara-Murza, giornalista, attivista, vittima di avvelenamento nel 2015 e nel 2017, imprigionato nel 2022 e rilasciato nel noto scambio di prigionieri avvenuto ad agosto 2024
- Il politico ed ex campione di scacchi Garry Kasparov, membro del Forum Russia Libera
- L’oligarca Mikhail Khodorkovsky, ex amministratore delegato dell’azienda petrolifera Jukos, ex uomo più ricco di Russia ed ex detenuto, oggi membro di diverse iniziative e fora anti-Putin
Figurano tra i membri anche altre figure popolari del movimento d’opposizione:
- L’avvocato (difensore delle Pussy Riot nel processo del 2012) ed ex deputato Mark Feigin, oggi membro del Congresso dei Deputati del Popolo di Ilya Ponomarev
- La fondatrice e presidente della Free Russia Foundation, Natalia Arno
- L’ex deputato di Russia Giusta e del Partito del Cambiamento, Dmitry Gudkov
- Nadezhda Tolokonnikova, membro delle Pussy Riot
- Il co-presidente del centro per i diritti umani Memorial, Oleg Orlov, detenuto e poi liberato nello scambio di prigionieri di Agosto
- Il chirurgo, pubblicista e personaggio pubblico Andrey Volna
- L’avvocatessa Lyubov Sobol, parte della Fondazione Anticorruzione di Alexey Navalny
Infine, ai lavori del gruppo contribuiranno anche alcuni esponenti “dei popoli indigeni della Russia”: l’attivista ceceno Ruslan Kutaev, l’artista Ekaterina Kuznetsova, il fondatore del gruppo pubblico degli “Asiatici della Russia”, Vasiliy Matenov, la direttrice del “Komi Daily” Lana Pylaeva e l’attivista Pavel Sulyandziga.
Grandi assenti e prove di purezza
Molte sono le criticità della piattaforma. Una su tutte – e forse la più evidente – l’assenza di figure altrettanto importanti e influenti del panorama dell’opposizione russa. Tra i membri confermati – salvo per la presenza di Sobol – non c’è traccia della Fondazione Anticorruzione (FBK). La piattaforma ora nelle mani di Yulia Navalnaya presenta certamente delle criticità importanti e ben note, ma rappresenta comunque un elemento importante nel panorama dell’opposizione, l’unico ad aver mobilitato così tante persone negli ultimi anni e l’unico ad avere un network diffuso e partecipato sul territorio della Federazione. Figure come Leonid Volkov, Mariya Pevchikh e la stessa Navalnaya si sono espressi criticamente nei confronti di un’operazione che per sua stessa natura vede dei grandi esclusi, rifiutandosi di partecipare ai lavori e criticando la “dichiarazione di Berlino” a cui tutti i membri devono aderire. È questo uno dei principali appunti mossi all’iniziativa: chi ha il compito di decidere chi è dentro e chi è fuori? Chi ha il potere e l’autorità di conferire patenti di “bravo oppositore”?
I criteri della risoluzione per l’ammissione alla piattaforma citano la necessità che gli individui siano “di un’elevatissima moralità e che siano attualmente in esilio”, che riconoscano e rispettino “incondizionatamente la sovranità, l’indipendenza e l’integrità territoriale dell’Ucraina entro i suoi confini riconosciuti a livello internazionale, nonché la sovranità e l’integrità territoriale di Moldavia, Georgia e altri Stati” e che abbiano un’esperienza dichiarata e pubblica di opposizione al regime di Putin. Criteri decisamente ambigui e fumosi che rappresentano terreno fertile per le frequenti lotte intestine all’opposizione: recriminazioni e attacchi personali sono e saranno all’ordine del giorno, come dimostrato dagli eventi recenti. Una prima spaccatura nel gruppo è nata ancora prima dell’inizio dei lavori, quando in un ristorante parigino – uno sfondo da politica del Novecento – Kara-Murza e Kasparov hanno avuto un’accesa discussione, culminata con l’accusa del secondo, per il quale Kara-Murza non avrebbe scontato abbastanza anni di carcere.
La politica dell’esilio
Un altro problema dell’iniziativa è di carattere strutturale: qual è il vero contributo che una piattaforma del genere può dare? L’inefficacia dei “governi in esilio”, anche quando decisamente più compatti – vedasi il caso bielorusso o quello venezuelano – è stata ampiamente dimostrata. Ciò è tanto più vero nel caso della Russia, un paese territorialmente enorme e variegato, composto di anime diverse che non sempre riescono a trovare espressione in esilio. Una politica della cui inefficacia era molto cosciente Alexay Navalny, che tornando in Russia è riuscito a mantenere un contatto – per quanto flebile e infine tragico – con “il paese reale”. Coordinare le azioni dall’estero significa sia incontrare maggiori difficoltà nell’esercitare una vera influenza sulle politiche del Cremlino, sia prestare il fianco alla demonizzazione della macchina propagandistica, che ha così la possibilità di rappresentare la piattaforma come uno strumento dell’Occidente “collettivo”. Una creatura aliena e mai pienamente “russa”.
In definitiva, l’operazione rischia di rivelarsi meramente simbolica. Le possibilità che il gruppo riesca a far nascere un dialogo genuino nel contesto di un rapporto – quello tra Europa e Russia – che va progressivamente sclerotizzandosi sono molto basse. La speranza è che la piattaforma riesca perlomeno a identificare un comune denominatore che vada oltre la semplicistica opposizione a Putin e che possa trovare una nuova unità anche all’interno delle marcate differenze di vedute dei suoi membri.
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Foto: WikimediaCommons
East Journal Quotidiano di politica internazionale