SLOVACCHIA: Le sfide della nuova presidenza

Insediatasi solo lo scorso marzo, la nuova presidente Zuzana Čaputová ha davanti a sé importanti e complesse sfide. Altrettanto considerevoli sono le aspettative che il suo mandato ha suscitato tra la popolazione slovacca e non solo. L’esponente progressista più rilevante dell’area intende trasformare radicalmente il suo paese, ma vuole farlo con un progetto di portata europea.

Le parole d’ordine

I punti programmatici che Čaputová intende perseguire restano quelli enunciati durante la campagna presidenziale e già presenti nella sua storia personale. Lotta alla corruzione e ai cambiamenti climatici, trasparenza nella giustizia e tutela dell’ambiente sono temi con i quali la neo presidente della Slovacchia si confronta da ben prima del suo ingresso nel gioco politico. E sono questioni particolarmente sentite in Slovacchia come nel resto dei paesi di Visegrad (Polonia, Ungheria, Repubblica Ceca e appunto Slovacchia), dove le élites politiche sono puntualmente alle prese con questioni giudiziarie poco limpide.

Per questo Čaputová ha saputo convincere i suoi concittadini, che hanno riposto nella nuova presidente le speranze di un paese più giusto, e che ora si aspettano un reale cambiamento.

Messaggi ai vicini

I primi mesi del suo mandato sembrano andare in questa direzione. Nel giro di qualche settimana, Čaputová ha condotto le tradizionali visite di stato nei paesi del Blocco di Visegrad (V4). Meno tradizionali sono state invece le modalità con le quali ha portato avanti gli incontri diplomatici. Già durante la campagna elettorale che ha visto l’avvocatessa trionfare contro il candidato socialdemocratico Maroš Šefčovic, Čaputová aveva sottolineato in più occasioni la volontà di cambiare radicalmente non solo la politica slovacca, quanto quella dell’intera area mitteleuropea.

Un tentativo destinato a incontrare non poche resistenze, dalle quali Čaputová non sembra però farsi intimorire. Durante la sua prima visita ufficiale all’estero, che come da tradizione si è svolta in Repubblica Ceca, la presidente slovacca ha incontrato solamente il presidente Miloš Zeman, esprimendo un implicito sostegno alle centinaia di migliaia di persone che sono ripetutamente scese in piazza negli ultimi mesi per chiedere le dimissioni del primo ministro Andrej Babiš; manifestanti che non hanno fatto mistero di vedere nella nuova presidente della Slovacchia un modello auspicabile anche a Praga.

Čaputová ha fatto valere le proprie ragioni anche in occasione della visita in Ungheria. Parlando di importanza della democrazia liberale e di diritti delle minoranze, la presidente slovacca ha mosso chiare critiche al governo ungherese del premier Viktor Orbán. E sulla stessa lunghezza d’onda si è svolta anche la visita in Polonia.

Difesa dello stato di diritto e della democrazia liberale quindi, questioni che nel V4 sono più vicine al sentire delle opposizioni che a quelle dei governi.

Un progetto liberale ed europeo

L’obiettivo della nuova presidente slovacca non è quello di distruggere Visegrad. Čaputová sa bene che lo schema del V4 è di estrema importanza per la Slovacchia, il paese più piccolo e politicamente fragile del gruppo, e non ha avuto remore nel sottolinearlo chiaramente nelle scorse settimane.

Un’alleanza di questo calibro deve certamente rappresentare uno strumento per ottenere maggiore tutela degli interessi comuni del quartetto in Europa, ma non deve fungere da bastione reazionario che utilizza solamente a fini elettorali la critica all’Unione Europea, all’interno della quale creare poi delle società chiuse e ipocritamente nazionaliste.

La Slovacchia non ha né il retroterra storico e né la capacità politica ed economica per rincorrere velleità nazionalistiche e fintamente autarchiche come le vicine Polonia e Ungheria. La piccola repubblica mitteleuropea ha bisogno sii di rapporti solidi con i suoi vicini di Visegrad, sia di rimanere attaccata al carrozzone europeo a guida tedesca.

Il progetto di Čaputová ha suscitato grandi attenzioni tra i tanti cittadini dell’area che desiderano un profondo cambiamento delle società mitteleuropee, e tra le opposizioni agli attuali governi potrebbe trovare i favori delle anime più liberali. A oggi le idee della presidente slovacca sembrano però ancora minoritarie all’interno della politica di Visegrad, sicuramente tra i partiti leader, probabilmente nell’opinione pubblica.

Elezioni alla finestra

Le aspettative sono alte e inevitabilmente cruciali saranno le elezioni parlamentari, previste per la prossima primavera. Nelle ultime consultazioni del 2016, il partito Slovacchia Progressista non esisteva ancora e perciò oggi non ha alcun rappresentante seduto nel parlamento del paese. La formazione della neo presidente è risultata prima forza politica alle elezioni europee dello scorso maggio con circa il 20% dei voti validi. Bottino che Čaputová dovrà incrementare per sconfiggere i socialdemocratici dell’ex premier Robert Fico e fermare l’ascesa dell’estrema destra slovacca di Marian Kotleba.

L’ambiziosa presidente potrà contare invece sull’appoggio di Za ludì (Per la gente), neonato partito dell’ex capo dello stato Andrej Kiska, che ha fatto intendere di voler partecipare attivamente alla trasformazione del paese in senso progressista. L’ex presidente sembra raccogliere il gradimento popolare più di ogni altro esponente vicino a Čaputová e potrebbe essere la carta giusta da giocare per il ruolo di futuro primo ministro.

La strada è ancora lunga e il cammino di Čaputová è appena iniziato. Per cambiare Visegrad bisogna prima cambiare la Slovacchia.

Foto: TASR

Chi è Leonardo Benedetti

Nato a Roma nel 1992, ha studiato Scienze Politiche con una magistrale in Relazioni Internazionali all'Università di Roma Tre. Innamorato della Mitteleuropa, ha vissuto tra Polonia, Romania e Repubblica Ceca, dedicando a quest'ultima gran parte dei suoi sforzi accademici ma soprattutto epatici.

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