Europee in Slovacchia: Un’altra sconfitta per i socialdemocratici

Il voto europeo ha confermato la profonda crisi del partito socialdemocratico e del suo leader Robert Fico. La sconfitta subita lo scorso 25 maggio, a pochi mesi dalla disfatta presidenziale che ha visto trionfare la neo-presidente Zuzana Čaputová, ha messo in luce l’aperta ostilità che i cittadini slovacchi sembrano ormai riservare ai socialdemocratici e a Fico, che ora si trova a fare i conti con un’opposizione interna che ne chiede le dimissioni dalla guida del partito.

Vince Slovacchia Progressista

Nonostante un’affluenza in crescita di dieci punti, attestatasi poco sotto il 23% degli aventi diritto, la Slovacchia ha confermato il primato di disaffezione alle urne tra tutti i paesi membri dell’Unione Europea.

La formazione espressione della nuova presidente Čaputová si è aggiudicata la tornata elettorale con il 20% dei voti, in coalizione con SPOLU, partito liberale di centro-destra con il quale condivide una visione molto favorevole delle istituzioni europee. Sulla scia della vittoria presidenziale di marzo, la formazione liberal-progressista si è piazzata al primo posto, dando prova di poter giocare un ruolo determinante nelle sorti politiche del paese, in vista delle elezioni parlamentari slovacche del prossimo anno.

L’analisi della sconfitta per Fico

Era dal 2006 che i socialdemocratici si classificavano sistematicamente primo partito in ogni consultazione elettorale. Il 15% ottenuto pochi giorni fa rappresenta quindi il peggiore risultato degli ultimi 15 anni.

Dopo la battuta d’arresto subita solo pochi mesi fa, quando il candidato socialdemocratico Maroš Šefčovič ha malamente perso il ballottaggio presidenziale, le consultazioni europee hanno segnato un’ulteriore chiara sconfitta per il partito socialdemocratico, il governo Pellegrini e la leadership di Fico.

All’interno del partito, si sono sollevate dure critiche nei confronti del mattatore della politica slovacca e guida di lungo corso della formazione socialdemocratica. In molti sembrano chiedere ora un cambio di rotta per evitare un’ulteriore e definitiva debacle alle politiche del prossimo anno. Inversione di tendenza che non può prescindere dall’eventuale passo indietro di Fico, ormai inviso agli occhi di numerosi elettori slovacchi. L’ex premier, però, non sembra intenzionato ad abbandonare la guida del partito di sua spontanea volontà.

Il Re è nudo, alle prese con i nemici esterni e il dissenso in casa. I malumori interni sono stati resi pubblici con una lettera redatta da una sezione del partito di Košice, nella quale i militanti chiedono una riflessione politica profonda in grado di trovare risposte agli ormai numerosi insuccessi di Fico. Lo stesso premier Peter Pellegrini ha fatto intendere di voler prendere in mano la situazione per ricompattare il partito.

Con parte del partito che chiede espressamente le dimissioni di Fico, la sfida alla leadership è aperta. Sarà difficile per l’ex-premier ignorare l’ennesima sconfitta.

Voto antigovernativo

Come per la Repubblica Ceca, anche in Slovacchia le forze di governo non sono andate bene. Il partito nazionale slovacco (SNS) di Andrej Danko ha conquistato solamente il 4% dei voti, finendo sotto la soglia di sbarramento necessaria per eleggere almeno un rappresentante al parlamento europeo. La forza nazional-conservatrice non è riuscita a raccogliere il voto di appartenenza politica, finito questa volta ancora più a destra, segno che nella “nuova” Slovacchia le forze conservatrici o reazionarie sono tutt’altro che scomparse.

Stessa sorte è toccata al partito della comunità ungherese Most-Hid, che non ha raggiunto il 5% delle preferenze perdendo quindi l’unico deputato europeo eletto cinque anni fa. Anche l’altra formazione della minoranza magiara SMK-MKP è rimasta fuori dal parlamento europeo per poche centinaia di voti.

Entrambe le formazioni politiche governative hanno quindi perso consensi rispetto alle elezioni slovacche del 2016, evidentemente penalizzate dall’appoggio ai governi socialdemocratici e rimaste vittima del clima anti-Fico che si respira nel paese da ormai più di un anno.

A destra dell’estrema destra

La vera sorpresa delle elezioni europee è stata la grande affermazione dell’estrema destra. Il partito neofascista Nostra Slovacchia si è classificato addirittura terzo, con il 12% dei voti e ben 2 parlamentari eletti a Bruxelles. Cinque anni fa, la formazione guidata da Marian Kotleba aveva ottenuto meno del 2%.

Un balzo in avanti che deve suonare come un campanello d’allarme per quanti avevano salutato le ultime vicende politiche slovacche come l’avvenuta trasformazione del paese in un paradiso liberale e progressista.

Foto: TASR

Chi è Leonardo Benedetti

Nato a Roma nel 1992, ha studiato Scienze Politiche con una magistrale in Relazioni Internazionali all'Università di Roma Tre. Innamorato della Mitteleuropa, ha vissuto tra Polonia, Romania e Repubblica Ceca, dedicando a quest'ultima gran parte dei suoi sforzi accademici ma soprattutto epatici.

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