UCRAINA: Scambio di prigionieri con Mosca, ma a che prezzo?

da KIEV – Sabato 7 settembre è stato effettuato uno scambio di prigionieri politici tra Kiev e Mosca nell’ambito di un accordo “35 per 35”. Nella mattinata, mentre all’aeroporto russo di Vnukovo sono atterrati 35 cittadini russi detenuti in Ucraina, altrettanti cittadini ucraini imprigionati in Russia sono stati accolti da parenti, amici, giornalisti e dal presidente ucraino Volodymyr Zelensky all’aeroporto di Borsispil’. In particolare, sono tornati nelle rispettive patrie il regista Oleg Sentsov e i 24 marinai catturati al largo della Crimea, per l’Ucraina, mentre la Russia ha visto, fra gli altri, il ritorno dell’ex giornalista della filiale ucraina di RIA Novosti Kirill Vyshinskij e del testimone chiave del caso del Boeing malese Volodymyr Tsemach.

Le trattative per lo scambio di questi prigionieri si sono svolte in assoluta segretezza fra i capi di stato dei due paesi, i quali non hanno rivelato alcun dettaglio sui termini dell’accordo. Mosca, in particolare, ha mantenuto tale riservatezza anche sui nomi dei cittadini che sono ritornati in patria (resi noti da alcune agenzie di stampa internazionali) ed il presidente russo Vladimir Putin non ha ancora rilasciato alcun commento sulla questione.

Superati i primi momenti di speranza, di attesa e di gioia emergono in superficie alcuni dubbi relativi al successo dell’operazione: in che modo si è pattuito lo scambio e come influenzerà le relazioni future tra Russia e Ucraina?

La lotta non finisce qui

“Siamo lieti di essere nel nostro paese d’origine. Vorrei ringraziare tutte le persone che hanno lottato per noi, per la nostra liberazione e che l’hanno resa possibile. Spero che anche gli altri prigionieri verranno liberati. Ma anche dopo la liberazione dell’ultimo prigioniero, la nostra lotta non finisce qui”.

Queste le primissime parole di Oleg Sentsov, il principale prigioniero politico rilasciato di cui si parla, colui che ha attirato l’attenzione dei media internazionali per oltre 5 anni. Il regista ucraino nativo di Simferopol’ (Crimea), arrestato nel maggio 2014 con l’accusa di terrorismo e condannato a 20 anni di carcere da un tribunale russo nel 2015, è stato rimpatriato assieme a Oleksandr Kol’čenko e Volodymyr Baluch (incarcerati con accuse analoghe) e ad altri 32 prigionieri. Ma ce ne sono almeno altri 60 ancora detenuti nelle carceri russe per questioni politiche, e un altro paio di centinaia si aggiungono a questa cifra tra militari e tatari di Crimea. L’attivismo di Sentsov e di tutti i suoi sostenitori non termina dunque qui.

A godere della libertà al fianco di Sentsov e compagni, ci sono anche i 24 membri della marina militare ucraina catturati durante l’incidente navale avvenuto il 25 novembre 2018 nei pressi dello stretto di Kerč’, sulle acque del Mar d’Azov. Il fatto che non siano stati rilasciati precedentemente, senza dover essere oggetto di scambio, come richiesto dal Tribunale internazionale del diritto del mare di Amburgo lo scorso maggio, ha destato alcune perplessità sui termini dell’accordo. Ancora una volta, il presidente russo Vladimir Putin sembra aver giocato bene le sue carte e, soprattutto, sembra aver dettato chiaramente le condizioni relative allo scambio.

Un punto a favore per Mosca

Sebbene ciascuna parte abbia pattuito uno scambio “35 per 35”, il risultato non sembra aver garantito una parità di condizioni. Alcuni sospettano che la volontà della Russia di raggiungere un accordo possa essere stata collegata al sorprendente arresto da parte dei servizi segreti ucraini di Volodymyr Tsemach, il 58enne testimone chiave dell’abbattimento del volo MH17 (Amsterdam-Kuala Lumpur) sul suolo ucraino del luglio 2014, che ha portato la morte di tutte le 298 persone a bordo.

Secondo quanto dichiarato dalle indagini, Tsemach a quel tempo era comandante della difesa aerea nella città di Snižne, nella regione di Donetsk, proprio dove il Boeing malese venne abbattuto da un missile, riconosciuto come appartenente ai militanti separatisti. Tenendo conto del suo coinvolgimento, il gruppo di investigatori olandesi che si occupano del caso ha più volte chiesto al governo di Kiev di non liberare questo prigioniero e di non consegnarlo alle autorità russe in quanto vorrebbero porgli ulteriori domande al fine di continuare le loro investigazioni. La cosa non è avvenuta ed i Paesi Bassi hanno espresso chiaramente la loro delusione nei confronti di Kiev.

Sulla questione, il miliardario russo e critico del Cremlino Michail Chodorkovsky ha riferito alla stazione radio russa Echo Moskvy di essere convinto che la Russia abbia chiesto il rilascio di Tsemach per sabotare il caso giudiziario MH17, previsto nei Paesi Bassi l’anno prossimo.

Come affermano anche alcuni membri dell’ex governo ucraino, con cui concordano anche la maggior parte delle autorità europee, la liberazione di Tsemach è un passo avanti verso l’assoluzione della Russia sul caso del Boeing abbattuto, in quanto egli è l’unica persona che può testimoniare la responsabilità della Russia.

Promesse e compromessi

Una delle promesse di Volodymyr Zelensky come capo dello stato ucraino – come abbiamo ribadito più volte – è quella di riportare la pace nel Donbass e porre fine al conflitto armato con la vicina Russia. Nei suoi primi 100 giorni al potere, il presidente ucraino sembra aver raggiunto la prima tappa di questo lungo percorso sabato scorso, grazie al ritorno a casa di questi 35 prigionieri politici ucraini.

Il rilascio e lo scambio di prigionieri è uno dei punti concordati nell’accordo di pace di Minsk. Stabilisce che, alla fine, tutti i prigionieri di entrambe le parti devono essere liberati. Lo scambio di sabato è perciò una pietra miliare verso la realizzazione di questo obiettivo e l’ascesa al potere di Zelensky sembra aver permesso questa particolare disposizione a scendere a compromessi, ben visti dal presidente americano Donald Trump e dal ministro degli Esteri francese Jean-Yves Le Drian il quale vi vede l’opportunità di trovare una soluzione alla crisi.

Ma i rispettivi due presidenti, a che gioco stanno giocando? Come fa notare un ex deputato “è da ingenui aspettarsi che la Russia faccia concessioni in termini di pace” e il silenzio relativo alle modalità di preparazione e di realizzazione dello scambio innegabilmente invita a riflettere.

Nonostante questo piccolo passo avanti, che è necessario celebrare, la strada per raggiungere un’intesa fra i due paesi è ancora molto lunga. Se anche le due parti riuscissero a trovare un accordo comune rimarrebbero comunque molti problemi di fondo irrisolti da affrontare perché qualcuno dovrà essere disposto a rinunciare a qualcosa. Una rinuncia che costerà cara, ed il costo di queste conseguenze ricadrà principalemente sulla popolazione civile. Insomma, la realtà è ben diversa da come si presenta su carta e si prospetta tutt’altro che rosea.

 

Immagine: zik.ua

Chi è Claudia Bettiol

Laureatasi in Traduzione e Mediazione Culturale a Udine con una tesi sulla diatriba tra slavofili e occidentalisti, e grande appassionnata di architettura sovietica, per East Journal si occupa dell'area russofona. Le sue esperienze oltreconfine finiscono sempre per essere rivolte verso Est, forse perché nata nel 1986 e lo stesso giorno di Michail Gorbačëv. Dopo un anno di studio alla pari ad Astrakhan, un Erasmus a Tartu e un volontariato a Sumy, ha lasciato definitivamente l'Italia per Kiev, dove attualmente abita e lavora.

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