ALBANIA: Perché Tirana ricorda le vittime del fallito golpe in Turchia?

Una grande placca nera con i nomi dei 251 cittadini turchi vittime del fallito colpo di stato del 15 luglio 2016: è il monumento inaugurato a Tirana nel terzo anniversario dell’evento, alla presenza del vicesindaco Arbian Mazniku e dell’ambasciatore turco Murat Ahmet Yoruk. Il memoriale si trova all’intero del parco del lago di Tirana, dove sono stati inoltre piantati 251 alberi dalla Turchia e inaugurata una strada intitolata ai “martiri del 15 luglio”. L’ambasciata turca ha anche organizzato una “marcia del trionfo della democrazia” da una piazza della capitale fino al nuovo memoriale.

Le relazioni turco-albanesi e la repressione antigulenista

Quello di Tirana è probabilmente il primo memoriale costruito all’estero a proposito del fallito golpe del 2016 in Turchia. L’inaugurazione segue di pochi giorni l’incontro informale tra il premier albanese Edi Rama e il presidente turco Recep Tayyip Erdogan nella residenza estiva di Marmaris, in cui Erdogan si era detto “soddisfatto dell’approccio del governo albanese a FETO” – l’acronimo con cui il governo turco usa indicare l’organizzazione di Fetullah Gulen, considerata responsabile del tentato colpo di stato e colpita a sua volta da una violenta repressione in Turchia e all’estero negli ultimi tre anni.

Una settimana dopo è stato il turno del ministro degli interni turco Suleyman Soylu a visitare Tirana e dichiarare che le autorità albanesi hanno “espresso il loro impegno” nella lotta contro il movimento Gulen, e che “serie decisioni” sono state prese in questo senso. Il governo turco vorrebbe che l’Albania chiudesse le scuole private guleniste – già parte dell’arsenale di soft power turco nei Balcani – e le passasse alla Fondazione Maarif del presidente Erdogan.

Le pressioni turche sui paesi dei Balcani contro il movimento Gulen

Durante l’estate le autorità turche hanno visitato anche altri paesi della regione, come la Bosnia Erzegovina, dove secondo indiscrezioni avrebbero consegnato al ministero della sicurezza una lista con otto nomi di cittadini turchi che vorrebbero estradati. Il ministro Dragan Mektic ha definito la situazione “molto specifica e inusuale”, e notato che tali persone hanno già deposto domanda d’asilo. A inizio agosto, la procuratrice-capo bosniaca ha inoltre rigettato un’altra richiesta informale di estradizione per un cittadino turco riparato in Bosnia, poiché il movimento Gulen non è riconosciuto internazionalmente come organizzazione terroristica.

Lo scorso marzo, sei cittadini turchi arrestati in Kosovo per legami con le scuole Gulen erano stati rapiti e trasferiti illegalmente in Turchia, il che aveva portato il premier kosovaro Ramush Haradinaj a chiedere le dimissioni del ministro dell’interno.

Le reazioni dei cittadini albanesi al memoriale 

Parecchi cittadini albanesi hanno espresso frustrazione a proposito del nuovo memoriale, ricordando come non vi siano memoriali per le migliaia di albanesi uccisi in Kosovo nel 1998-1999. Una frustrazione resa evidente il 29 agosto, quando il monumento è stato fortemente danneggiato da ignoti.

Il sindaco di Tirana, il socialista Erion Veliaj, ha tuttavia cercato di minimizzare la questione, dichiarando che “la città ha un grande cuore e spazio per tutti“. “Non dà fastidio a nessuno, ci sono cinquanta punti in quel parco in cui si ricorda qualcosa. E nessuno ricorda quando quel posto era pieno solo di sterpaglie e rifiuti” ha aggiunto il sindaco.

Il memoriale a Tirana, un caso di memoria transnazionale?

Quello di Tirana è il primo monumento della memoria storico-politica della Turchia di Erdogan a venir esportato all’estero. Ma non è certo il primo caso in assoluto di memoria transazionale – nel senso di transazione, anziché transizione. Da anni, le autorità dell’Azerbaijan, ad esempio, si spendono affinché la memoria del primo presidente azerbaigiano Heydar Aliyev sia fisicamente presente in tutte le grandi città dei Balcani.

Ad Aliyev sono dedicate un parco e una statua nel centro di Belgrado e  un parco alla periferia di Sarajevo, mentre a Novi Sad dal 2011 campeggia una statua al poeta azero Uzeyir Hajibayli. Le statue di Aliyev sono state definite da RFE/RL come “il principale prodotto di esportazione dell’Azerbaijan“: se ne possono trovare a Istanbul, Bucarest, Kyiv, Tbilisi. Una statua ad Aliyev era stata eretta perfino a Città del Messico. Il monumento di Tirana, dunque, non è un caso unico.

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