RUSSIA: Continua la repressione contro i tatari di Crimea

Da quando la Federazione russa ha illegalmente annesso la penisola di Crimea nel marzo del 2014, la minoranza etnica dei tatari di Crimea continua ad essere vittima di ricorrenti repressioni e persecuzioni, spesso e volentieri di natura violenta. Le accuse principali sono la mancata accettazione della nuova situazione politica (l’occupazione russa che dura da 5 anni) e la divulgazione di affermazioni considerate come estremiste da parte delle autorità russe.

23 arresti in un solo colpo

Lo scorso 15 aprile le forze federali di sicurezza russe (FSB) hanno arrestato Rustem Abilev, un tataro di Crimea. Il caso rientra in una lunga serie di repressioni che vedono vittime gli abitanti tatari della penisola ormai dal 2014. Dopo la perquisizione della moschea di cui Abilev è l’imam e della sua casa nei pressi di Sebastopoli, l’uomo è stato arrestato con l’accusa di “chiamate per attività estremiste”. Secondo l’agenzia di stampa Crimean News Agency il tribunale di Sebastopoli ha stabilito che resterà in custodia fino al 10 giugno.

La vicenda è ricollegabile a quella verificatasi nella zona di Sinferopoli lo scorso marzo, quando gli agenti dell’FSB hanno fatto alcune incursioni di massa in dozzine di case arrestando 23 attivisti tatari di Crimea, alcuni dei quali membri attivi nella comunità Crimean Solidarity – una rete di solidarietà lanciata nel 2016 per fornire supporto alle famiglie dei prigionieri politici e dei tatari detenuti e scomparsi di Crimea.

I 23 tatari di Crimea sospettati di essere membri dell’organizzazione pan-islamista Hizb ut-Tahrir sono stati arrestati e deportati nella regione russa di Rostov sul Don, nello stesso tribunale dove altri prigionieri politici ucraini come Oleg Sentsov sono in attesa dei loro verdetti. Rimarranno sotto inchiesta almeno fino al giorno della prima udienza in tribunale, prevista per il 15 di maggio. Gli imputati rischiano di scontare una pena che va dai 10 ai 20 anni di carcere con una multa che raggiunge il milione di rubli, o una condanna a vita, a seconda delle accuse. Nel frattempo, almeno tre di loro hanno già subito violenze fisiche da parte degli agenti dei servizi di sicurezza russi, secondo quanto afferma anche Halya Coynash, membro del gruppo per la protezione dei diritti umani di Charkiv.

Repressioni e violazioni senza ritegno

Alcuni avvocati e testimoni dichiarano che le ultime incursioni di massa da parte dell’FSB non sono state effettuate secondo una procedura standard, violando la legge. Le forze dell’ordine hanno circondato le case dei tatari di Crimea senza presentarsi ufficialmente né mostrare un atto di perquisizione, hanno rimosso i telefoni cellulari degli individui e impedito loro di contattare gli avvocati o di parlare con le loro famiglie. Sempre stando ai racconti, gli agenti si sono comportati in maniera brusca, imprecando e spaventando donne e bambini. Inoltre, in diverse case hanno proibito ai residenti di assistere alle perquisizioni.

Le autorità non hanno trovato nulla di illegale in nessuna delle case perquisite, al di fuori di qualche libro o opuscolo. Successivamente, però, l’ufficio stampa dell’FSB ha dichiarato di aver confiscato una “quantità significativa di materiale propagandistico e di dispositivi di comunicazione e informazione” usati a “fini terroristici”.

Hizb ut-Tahrir bandita in Russia

Nata nel 1953, Hizb ut-Tahrir è un’organizzazione religiosa e politica internazionale che mira a riunire tutti i paesi musulmani in un unico califfato islamico, imponendo la legge della Sharia, ovvero l’insieme delle norme dottrinali, sociali e religiose islamiche.

L’organizzazione è stata messa al bando dalla Russia nel 2003 con l’accusa di essere un gruppo terroristico. Le motivazioni principali di tale messa al bando sono una propaganda islamista militante, unita all’intolleranza nei confronti delle altre religioni, e il reclutamento attivo di sostenitori, che determina una divisione nella società.

L’incursione dello scorso marzo in Crimea è solo l’ultima di queste operazioni speciali effettuate nel territorio della Federazione russa dagli agenti dell’FSB, i quali hanno dichiarato che i membri di Hizb ut-Tahrir “diffondono l’ideologia terrorista tra gli abitanti della penisola e reclutano i musulmani di Crimea nelle proprie file”. Nonostante l’opinione di Mosca, però, non ci sono ad oggi prove di attività pericolose eseguite dai membri di Hizb ut-Tahrir, che opera legalmente in Ucraina e in molti paesi europei. 

Diritti umani

L’arresto di questi 23 attivisti tatari è l’ennesima dimostrazione dell’intensificazione delle repressioni nei confronti di un gruppo etnico minoritario fondamentalmente contrario all’occupazione della penisola di Crimea da parte della Russia. Da cinque anni ormai le organizzazioni per i diritti umani ucraine, russe e internazionali hanno denunciato le feroci repressioni e persecuzioni dei dissidenti su temi politici e religiosi, soprattutto in Crimea. Il caso che coinvolge Hizb ut-Tahrir è il più grande in termini di numero di persone accusate e condannate sulla penisola. Il numero di imputati ha oggi raggiunto i 55 uomini, la maggioranza dei quali sono tatari di Crimea musulmani credenti.

Secondo i difensori dei diritti umani dell’organizzazione internazionale Human Rights Watch, la situazione dei diritti umani nella penisola si è notevolmente deteriorata in seguito all’annessione. Sotto vari pretesti, compresa la lotta contro l’estremismo, le autorità perseguitano chiunque osi criticare apertamente le azioni della Russia sulla penisola, in particolare i tatari. L’organizzazione per i diritti umani Human Rights Watch è convinta che le autorità russe dovrebbero ritirare le accuse, rilasciare gli attivisti – tutti uomini – e dar loro accesso a un avvocato. La vice-direttrice dell’organizzazione Rachel Denber afferma che gli arresti di massa in Crimea hanno come obiettivo quello di rappresentare i tatari di Crimea politicamente attivi come dei terroristi e di zittirli, aggiungendo che la cosa dovrebbe concludersi immediatamente e che questi uomini dovrebbero essere rilasciati subito. A riguardo, l’Unione europea ha già condannato pubblicamente in una riunione del Consiglio OSCE a Vienna queste azioni repressive nei confronti dei tatari di Crimea, invitando nuovamente le autorità russe a cessare di esercitare pressioni sulla comunità tatara di Crimea.

Immagine: Crimean Solidarity

Chi è Claudia Bettiol

Laureatasi in Traduzione e Mediazione Culturale a Udine con una tesi sulla diatriba tra slavofili e occidentalisti, e grande appassionnata di architettura sovietica, per East Journal si occupa dell'area russofona. Le sue esperienze oltreconfine finiscono sempre per essere rivolte verso Est, forse perché nata nel 1986 e lo stesso giorno di Michail Gorbačëv. Dopo un anno di studio alla pari ad Astrakhan, un Erasmus a Tartu e un volontariato a Sumy, ha lasciato definitivamente l'Italia per Kiev, dove attualmente abita e lavora.

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Un commento

  1. Purtroppo la repressione dei diritti sono comuni in quell’area: basta vedere cosa è successo in Ucraina con il raid nel locale gay… https://www.ilgrandecolibri.com/ucraina-raid-della-polizia-contro-club-gay-e-un-bordello/

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