UCRAINA: I russi hanno attaccato nel mar d’Azov, feriti tra i soldati ucraini

Sale la tensione tra Ucraina e Russia nel mar d’Azov dopo che navi militari russe hanno attaccato domenica scorsa alcune imbarcazioni con bandiera ucraina. Si riportano almeno una mezza dozzina di feriti tra i militari ucraini. E’ il primo vero scontro ufficiale tra Mosca e Kiev da quando la Russia ha annesso la Crimea nel 2014.

Le premesse

Da alcuni mesi le acque del mar d’Azov sono diventate lo scenario di un confronto sempre più muscolare tra Mosca e Kiev. Quelle che erano acque divise fra Russia e Ucraina e, in base a un accordo del 2003, liberamente navigabili dai navigli dei due paesi, sono diventate acque russe dopo l’annessione della Crimea. Gli ucraini accusano i russi di aver chiuso lo stretto di Kerch attraverso un blocco militare impedendo il regolare accesso delle loro imbarcazioni. (Per saperne di più si legga: “I russi si stanno annettendo il mar d’Azov“)

I fatti

Domenica mattina tre navi militari ucraine avevano lasciato Odessa, dirigendosi verso Mariupol, il principale porto ucraino sul mar d’Azov. Nel momento del loro avvicinamento allo stretto di Kerch, l’unico punto di passaggio verso il mar d’Azov, i vascelli sono stati intercettati dalla marina militare russa che ha prima cercato di speronare una delle imbarcazioni per poi aprire il fuoco. Il conflitto ha provocato diversi feriti tra i militari ucraini, con un soldato che rimane in gravi condizioni. Le tre navi ucraine sono state scortate fino al porto di Kerch, illegalmente sotto la giurisdizione russa, dove rimangono sotto ‘sequestro’.

Lo scambio di accuse

L’escalation ha provocato un duro scambio di accuse tra Russia e Ucraina. Kiev ha definito lo scontro come una diretta aggressione da parte di Mosca. Secondo la marina ucraina, infatti, la controparte russa era stata avvisata con largo anticipo della manovra. In seguito allo scontro, una riunione straordinaria del Consiglio di sicurezza e difesa nazionale è stata convocata con massima urgenza, mentre tutti gli organi di difesa nazionale (esercito, guardia nazionale e polizia) sono stati messi in stato d’allerta.

Il Cremlino da parte sua dichiara la manovra delle navi ucraine presso lo stretto di Kerch come una provocazione e una violazione delle acque territoriali russe. Infatti, nonostante sia ancora in vigore un accordo del 2003 che permette la libera navigazione da parte dei due paesi del mar d’Azov, la Russia considera de facto quelle acque come proprie.

La reazione internazionale

Una delle più gravi escalation tra Russia e Ucraina non ha lasciato indifferente la comunità internazionale. Una riunione straordinaria delle Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite è stato convocato per la serata di oggi. Sempre nella giornata di oggi sarà tenuto un incontro straordinario anche della commissione Ucraina-NATO. A Bruxelles intanto i rappresentanti UE hanno espresso tutta la loro preoccupazione per la crescente instabilità, invitando le parti ad adottare misure volte a stemperare la tensione e ripristinare la liberta di navigazione attraverso lo stretto di Kerch. Dopo alcune ore, infatti, questa mattina lo stretto di Kerch è stato riaperto alla navigazione di mezzi mercantili.

Leggi marziali a Kiev?

Il presidente ucraino Petro Poroshenko intanto ha dichiarato che nella serata di oggi presenterà in parlamento la proposta di introdurre le leggi marziali. Anche se il reale contenuto della proposta potrà essere valutato solamente dopo l’eventuale approvazione da parte del parlamento (seduta prevista per oggi a partire dalle 15 ore italiane), in linea generale le leggi marziali potranno comportare una riduzione delle libertà civili, politiche (compresa la sospensione delle elezioni) ed economiche per un determinato periodo di tempo (probabilmente almeno 60 giorni), concedendo poteri straordinari al governo e al presidente. Il tutto sullo sfondo della campagna elettorale in vista delle prossime elezioni presidenziali (marzo 2019), in cui il rating dell’attuale presidente continua – almeno fino alla giornata di ieri – a colare a picco. In attesa di capire gli ulteriori sviluppi, questa nuova crisi tra Russia e Ucraina rimane, a ben vedere, indissolubilmente legata alle vicende politiche interne.

Chi è Oleksiy Bondarenko

Nato a Kiev nel 1987. Laureato in Scienze Internazionali e Diplomatiche presso l'Università di Bologna (sede di Forlì), si interessa di Ucraina, Russia, Asia Centrale e dello spazio post-sovietico più in generale. Attualmente sta svolgendo un dottorato di ricerca in politiche comparate presso la University of Kent (UK) dove svolge anche il ruolo di Assistant lecturer. Il focus della sua ricerca è l’interazione tra federalismo e regionalismo in Russia. Per East Journal si occupa di Ucraina e Russia. Collabora anche con Osservatorio Balcani e Caucaso.

Leggi anche

Chiesa ortodossa d’Ucraina: equilibri precari

Nel dicembre scorso da un concilio di unificazione tra due chiese ortodosse scismatiche e non canoniche nasceva la Chiesa ortodossa d'Ucraina. Ora - dopo le recenti elezioni presidenziali - è al centro di nuove lotte di potere.

7 commenti

  1. Era un diritto delle navi ucraine passare, non è stato loro consentito attraverso l’uso della forza. La stampa estera (quale, poi?) che dice il contrario non ci interessa, anzi, più forte è il coretto della faciloneria conformista e delle falsità a buon mercato, più alta si leverà la nostra voce stonata.Saluti
    M.Z.

  2. Concordo pienamente con il commento di Matteo Zola: la Russia, in violazione del diritto internazionale, ha annesso la Crimea, ora mar D’Azov ed estende i suoi tentacoli su Donbass e Caucaso (Abkhazia, Ossezia del Sud). Le barzellette le racconta chi dice il contrario.

    • Rispondo per la parte del suo commento riguardante East Journal. A noi non interessa un fico secco degli interessi americani o della NATO e se davvero leggesse sempre i nostri articoli saprebbe che la nostra posizione, se è una sola (e raramente lo è, poiché siamo piuttosto plurali al nostro interno), è assai più complessa di come la descrive. Se avesse letto gli articoli sul Kosovo o sul bombardamento di Belgrado vedrebbe che le simpatie atlantiche sono solo nella sua testa. Vedrebbe che l’antirussismo è una fandonia colossale, semmai c’è critica verso il “putinismo” e le due cose sono decisamente diverse. Come mi trovo spesso a dire, noi non ci occupiamo di Stati Uniti e quindi non parliamo delle loro violazioni semplicemente perché non c’entrano niente con la nostra area d’elezione. A titolo puramente esemplificativo qui un articolo che, essendo scritto da me, intende marcare la linea editoriale. Una linea che non è antirussa: https://www.eastjournal.net/archives/71195

  3. Gentile Signora Barbara, non ho mai pensato agli Stati Uniti (dove ho abitato) come un faro di democrazia e biasimo la gran parte degli interventi militari americani degli ultimi 20 anni.
    Ciò non toglie il fatto che la Russia putiniana sta mettendo in atto una politica aggressiva volta a riconquistare con le armi e/o con il denaro quanti più territori possibile dell’ex Unione Sovietica. Territori che, avendo sperimentato il giogo russo, non ne vogliono sentir parlare di tornare sotto il Cremlino.
    Grazie per le sue gentili parole e спокойной ночи!

  4. Ringrazio Barbara per il commento. Educatamente dice tutto, cogliendo nel segno qual è il vero problema della linea editoriale e del lavoro di un sito come questo.

  5. Roberto (diverso dal precedente)

    Mi associo alle perplessità di Barbara.
    A cominciare dal titolo, “I russi hanno ATTACCATO nel mar di Azov”. Ci sono due versioni ufficiali diverse, perchè dare credito a quelle ucraine? L’articolo riporta anche la versione russa, certo, ma si ha sempre l’impressione velata che sia sempre una “mera giustificazione”.
    Si continua poi con questo passaggio “i vascelli sono stati intercettati dalla marina militare russa che ha prima cercato di SPERONARE una delle imbarcazioni per poi APRIRE il fuoco”. Scusate ma se questa non è faziosità ditemi voi cos’è.
    Nessuno qui conosce la verità, nessuno è stato presente al momento del fatto. Pare chiaro che vi state basando sulla versione ucraina. Ovvio che possiamo interpretare, ma prendere una chiara posizione ed utilizzare particolari parole come in questo articolo è quantomeno altamente discutibile.
    Visto le scaramucce che succedono quotidianamente fra blocco NATO e Russia (aerei che si incrociano, che passano radenti a navi in transito, navi che fanno manovre azzardate) e considerato il casino che sta succedendo fra Ucraina e Russia suggerirei di rimanere il più neutro possibile.
    Saluti

    • Signor Roberto

      quello che scriviamo è basato su fonti. E dal giorno dell’incidente abbiamo raccolto altro materiale e presto usciremo con un articolo più dettagliato. Occorre però darci il tempo di lavorare. Siccome, a differenza della gran parte dei giornali italiani, da noi si parla ucraino (e russo, e molte altre lingue) abbiamo accesso a fonti ben diverse da quelle NATO. La perplessità è legittima e capisco che in un paese in cui il giornalismo è approssimativo ci si abitui a diffidare di tutto e tutti, specialmente di piccoli dilettanti come noi. Però, ripeto, noi lavoriamo su fonti. Ora mi dirà di pubblicare le fonti. Ma il problema dei “piccoli” come noi è che dobbiamo fare estrema attenzione a quel che pubblichiamo, ahimé non abbiamo alle spalle quegli enormi uffici legali che hanno i giornali e le testate strutturate. Detto questo, lei è libero di credere in ciò che vuole. Il nostro scopo è partecipare al sistema dei media, contribuire alla formazione dell’opinione, non abbiamo la verità in tasca. Ma lavoriamo con serietà, pur nei limiti di una piccola realtà senza fondi e con poche risorse. Per questo riesce difficile accettare certe accuse di faziosità che, più che altro, sembrano riflessi pavloviani da parte di chi non è abituato a fidarsi dei media. Dateci tempo. Cordialmente

      M.Z.