REP. CECA: In migliaia in piazza contro il premier Babiš

Lo scorso martedì centoventimila persone hanno riempito piazza San Venceslao a Praga per manifestare contro il primo ministro Andrej Babiš. I partecipanti alla più imponente protesta di piazza del paese degli ultimi 30 anni chiedono le dimissioni del premier, accusato di conflitto di interessi e sempre più inviso all’opinione pubblica ceca.

I motivi della protesta

Il premier ceco è da tempo accusato di conflitto di interessi per aver ottenuto fondi europei destinati alle aree più in crisi del continente, dirottandoli su Agrofert, il colosso aziendale di proprietà di capitali a lui collegati. L’agglomerato industriale fondato da Babiš negli anni ’90 è stato formalmente ceduto solamente nel 2017, quando il miliardario è diventato premier dopo aver vinto le elezioni, ma è ancora indirettamente controllato dal primo ministro. Lo stesso Babiš che era entrato in politica nel 2012 con le parole d’ordine di lotta alla corruzione e trasparenza, ora si trova a fare i conto con guai giudiziari e l’accusa di aver utilizzato il potere politico per i suoi scopi economici.

Non è la prima volta che il premier ceco finisce nel mirino dell’opinione pubblica per i suoi problemi personali. Da diversi mesi, infatti, Babiš è sotto il fuoco incrociato della popolazione ceca e dell’Unione Europea. E’ dello scorso autunno la controversa vicenda relativa al figlio di Babiš, il quale avrebbe ammesso di essere stato rapito da un collaboratore del padre e portato in Crimea contro la sua volontà, al fine di evitare la testimonianza di Babiš junior nel processo su Agrofert. Accuse che avevano scatenato l’indignazione dell’opinione pubblica del paese, sconvolta dall’apparente assenza di scrupoli del premier, disposto sembrerebbe a mettere nei guai suo figlio pur di uscire pulito da una storia piuttosto torbida.

Martedì in piazza

La protesta è cresciuta rapidamente nel giro di 4 settimane e piazza San Venceslao è passata da ventimila manifestanti ai centoventimila dello scorso martedì. Ma cosa ha spinto la popolazione in massa a scendere in strada?

Il 30 aprile sono arrivate le dimissioni del ministro della giustizia Jan Kněžínek, rimasto probabilmente vittima di pressioni esterne e rimpiazzato da Marie Benešová, una giurista vicina al presidente ceco Miloš Zeman. Questo cambio di poltrona è stato letto dall’opinione pubblica come un campanello d’allarme per il corretto esito delle indagini a carico di Babiš. I manifestanti temono che il nuovo ministro  possa influenzare il potere giudiziario e l’autonomia delle indagini, salvando Babiš e il suo governo. Gli slogan della piazza hanno quindi chiesto rispetto per tutti i poteri dello stato e per la loro autonomia, oltre alle immediate dimissioni del premier.

Preoccupazioni?

Quanto dureranno queste proteste? Per ora Babiš resiste e non sembra dare troppo peso alla protesta popolare. Non è intenzionato a dimettersi e si è difeso parlando di complotto contro la sua figura. La carta della giustizia a orologeria è l’altra faccia della medaglia di una situazione politica infuocata, destinata però a spegnersi senza lasciare troppi feriti.

Alle elezioni europee Babiš ha subito una perdita di voti piuttosto consistente, passando dal 29% ottenuto nelle politiche del 2017, al 21% raccolto poche settimane fa, inferiore alle aspettative dei sondaggisti che quotavano il suo partito ANO2011 intorno al 25%. E non è andata meglio ai suoi alleati di governo socialdemocratici che, con meno del 4% dei voti validi, non hanno eletto alcun parlamentare europeo. Venti di protesta soffiano forte contro l’esecutivo, ma quanto questo influirà sulla tenuta interna è tutto da vedere.

Prospettive politiche

Sebbene gran parte dei cittadini cechi non sembra credere più alla narrazione di Babiš, la legislatura corrente vede il suo termine naturale solamente nell’autunno del 2021, mentre nel parlamento attuale non sembrano esserci maggioranze alternative.
Babiš controlla 78 seggi sui 200 componenti la Camera ceca e attualmente governa con i 15 scranni socialdemocratici e l’appoggio esterno dei comunisti. Un esecutivo a prima vista debole ma in realtà molto più forte di quanto sembri.

Innanzitutto, Babiš dispone dell’appoggio incondizionato del presidente Zeman, il più importante sponsor del premier. Negli ultimi anni si è battuto personalmente per la formazione dei suoi governi, prima nominandolo a capo di un esecutivo di minoranza, poi facendo pressioni per un Babiš-bis con l’appoggio del partito socialdemocratico. Il primo ministro può far gioco proprio sulla debolissima posizione dell’alleato Hamáček, leader dei socialdemocratici, destinato a scomparire politicamente insieme al suo partito in caso di elezioni anticipate e quindi interessato a tenere in vita questo governo.

Possiede poi la carta dell’estrema destra di Tomio Okamura, controllante 22 seggi in parlamento, e che nei mesi scorsi si è detto disponibile a un’eventuale dialogo con Babiš. I due condividono le soluzioni su quelle che Babiš ha definito come le due maggiori priorità europee: la lotta al terrorismo e all’immigrazione clandestina. A fini elettorali, il premier sembra capace di utilizzare le stesse formule vincenti dei vicini Orbán e Kaczyński, ma allo stesso tempo gode di una stabile posizione all’interno dell’Unione Europea grazie alla sua appartenenza all’ALDE, il gruppo dei liberali e democratici europei.

Infine, l’opposizione è estremamente frammentata, con la piazza che tende a disperdere il proprio potenziale e le forze politiche che non riescono concretamente a mobilitare la popolazione ceca alle urne. Nelle prossime settimane la protesta continuerà a scuotere il paese, ma meno probabile sarà un reale passo indietro di Babiš. Il premier sembra però entrato in una spirale negativa da cui non sarà facile uscire.

Foto: radio.cz

Chi è Leonardo Benedetti

Nato a Roma nel 1992, ha studiato Scienze Politiche con una magistrale in Relazioni Internazionali all'Università di Roma Tre. Innamorato della Mitteleuropa, ha vissuto tra Polonia, Romania e Repubblica Ceca, dedicando a quest'ultima gran parte dei suoi sforzi accademici ma soprattutto epatici.

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