Piccola storia della propaganda russa, cap. II – L’ascesa di Russia Today

Lo sviluppo di un sistema di informazione integrato ed efficace rivolto verso l’occidente conosce un’accelerazione a partire dal 2005, anno in cui è nata Russia Today e si sviluppa due anni dopo con l’avvio del progetto editoriale Russia beyond the Headlines. In questa fase elementi di persuasione e miglioramento della reputazione russa nel mondo, tipici delle del soft power, sono accompagnati (quando non amalgamati) a strategie di influenza attraverso l’uso dei media che, soprattutto con Russia Today, si profilano quale concreto strumento di propaganda.

Russia beyond the Headlines

Sebbene successivo rispetto a Russia Today, il progetto Russia beyond the Headlines prosegue nello sviluppo di strategie di soft power attraverso l’uso dei media avviate nel decennio precedente e, in tal senso, ha caratteristiche meno aggressive rispetto a Russia Today, di cui parleremo fra poco.

Nato negli anni Duemila come supplemento giornalistico in lingua russa della Rossiyskaya Gazeta (la gazzetta ufficiale russa) raccoglieva dichiarazioni pubbliche dei politici russi e offriva la versione ufficiale dei principali fatti economici e politici del paese. Dal 2007 si è cominciato a tradurre in inglese questo supplemento inviandolo a una serie di giornali europei convenzionati: dal Washington Post al New York Times, dal Daily Telegraph a Le Figaro, dal Suddeutsche Zeitung a La Repubblica. Lo scopo, assai ambizioso, era quello di diffondere un’immagine liberale della Russia attraverso i più influenti giornali occidentali. Si trattava di otto pagine di notizie e commenti in cui erano presenti anche articoli critici verso il Cremlino: un modo per mostrare la liberalità del nuovo corso politico russo. Peccato che tali articoli non fossero presenti nella versione originale. Pubblicati come inserto con il titolo di Russia Now, in inglese, e Russia Oggi, in italiano, questi supplementi avevano lo scopo di persuadere l’opinione pubblica occidentale del potenziale attrattivo della nuova Russia putiniana mostrando una liberalità e una pluralismo che, in realtà, non c’erano: vale la pena ricordare come, nel 2006, la morte di Anna Politkovskaja rivelasse al mondo la brutalità del regime putiniano.

Russia Today, nel salotto del Cremlino

Russia Today (RT) è stata il primo strumento di propaganda russa verso l’estero. La rete televisiva, sponsorizzata dal Cremlino, nata del 2005 su iniziativa dell’allora primo ministro Mikhail Lesin, fu guidata inizialmente da Margarita Simonyan, venticinquenne giornalista di origine armena. Grazie all’utilizzo della lingua inglese, RT divenne in poco tempo un competitor della CNN e della BBC, ma a differenza di queste due emittenti RT non offriva un’informazione indipendente. Simonyan veniva infatti ricevuta, ogni venerdì, nel salotto politico di Vladislav Surkov, noto come “l’ideologo di Putin”, con il quale si accordava per il palinsesto settimanale.

Dopo il 2010 il Cremlino decide di aumentare gli investimenti in RT aprendo sedi locali in circa venti paesi esteri e portando a duecento il numero di dipendenti. Uno staff globale per un pubblico globale che, nel 2013, arrivò a due milioni di telespettatori. Con l’avvio della cosiddetta “Rivoluzione di Maidan” e l’inizio della crisi ucraina, il Cremlino ha finanziato una versione in lingua tedesca e una in lingua francese.

Formalmente Russia Today è un’emittente di stato russa che opera con una linea editoriale autonoma, tuttavia fin dal 2005 è legata a RIA Novosti, agenzia di stampa nazionale, alle dirette dipendenze del governo. Il legame tra queste due realtà si è palesato quando, nel 2012, la sede di entrambe le agenzie è stata trasferita all’interno dello stesso palazzo a Mosca. Nel 2013 RIA Novosti è stata sciolta per dar vita a una nuova agenzia di stampa, Rossiya Segodnya (che significa “Russia oggi”), al cui vertice è stata nominata proprio Margarita Simonyan, già direttrice di Russia Today.

Un segno evidente di quanto i media e le agenzie pubbliche russe siano sempre più accentrate e rispondano a una verticalizzazione del potere operata dal Cremlino. Nella storia della recente propaganda russa, ci troviamo di fronte a tre progetti editoriali che, oltre al nome, condividono la missione di diffondere una verità alternativa dei fatti internazionali e interni alla Russia influenzando l’opinione pubblica mondiale. Questi progetti sono il supplemento Russia Now (noto in Italia come Russia oggi); l’emittente Russia Today (RT, anch’essa nota come Russia Oggi) e l’agenzia Rossiya Segodnya (in italiano, Russia Oggi): nomi simili che creano confusione ma che, in fondo, obbediscono alla stessa linea editoriale e testimoniano una progettualità di lungo periodo da parte del Cremlino.

Esempi di propaganda

“Mai risparmiare su polizia e propaganda”, questo vecchio motto sovietico bene si attaglia alla moderna Russia putiniana. Con ben 23 milioni di dollari investiti nel 2005, Russia Today è stato il più grande investimento russo di sempre nel campo dei media. Nel 2007 l’emittente ha ricevuto un finanziamento di 80 milioni di dollari e di altri 120 milioni nel 2008, fino ai 380 milioni del 2011. Soldi ben spesi, poiché Russia Today è diventata, tra il 2008 e il 2012, la rete straniera in lingua inglese più vista negli Stati Uniti e nel Regno Unito, superando Al-Jazeera, France 24 e Deutsche Welle.

Quando, nel 2008, la rete televisiva uscì con il titolo “Genocidio” parlando degli osseti che, secondo l’emittente, stavano venendo sterminati dai georgiani, buona parte dell’opinione pubblica mondiale si convinse della natura umanitaria dell’intervento militare russo in Georgia. Allo stesso modo RT si prodigò nella diffusione della falsa notizia che il presidente Obama, da poco eletto, non fosse nato negli Stati Uniti (e quindi non sarebbe stato eleggibile).

Quando nel 2013 Russia Today inaugurò un canale in lingua tedesca, chiamò a dirigerlo Manuel Ochsenreiter, giornalista noto per essere tra i columnist di Zuerst!, rivista neo-nazista tedesca, che si è assai speso nell’accusare la rivoluzione ucraina di Maidan di essere “nazista”. Ochsenreiter non era certo caduto sulla via di Damasco, bensì su quella di Mosca, nella quale tutto è finalizzato a screditare le democrazie europee e l’occidente in generale. Compito peraltro non difficile alla luce delle molte ipocrisie e dei molti mali che attanagliano le democrazie moderne. A questo scopo, RT ospitò un programma condotto da Julian Assange, il fondatore di Wikileaks, che nel mettere all’indice l’ipocrisia e gli abusi delle democrazie occidentali, e degli Stati Uniti in testa, diventava cavallo di Troia della propaganda russa.

Chi è Matteo Zola

Giornalista professionista e professore di lettere, classe 1981, è direttore responsabile del quotidiano online East Journal. Collabora con Osservatorio Balcani e Caucaso e EastWest. E' stato redattore a Narcomafie, mensile di mafia e crimine organizzato internazionale, e ha scritto per numerose riviste e giornali (Nigrizia, Il Tascabile, il Giornale, Il Reportage). Ha realizzato reportage dai Balcani e dal Caucaso, occupandosi di estremismo islamico e conflitti etnici. E' autore di "Congo, maschere per una guerra", Quintadicopertina editore, Genova, 2015; e di "Revolyutsiya - La crisi ucraina da Maidan alla guerra civile" (curatela) Quintadicopertina editore, Genova, 2015.

Leggi anche

Sciopero

STORIA: l’URSS e lo sciopero dei minatori britannici del ’26

In questo secondo articolo dedicato ai rapporti tra URSS e classe operaia britannica vengono analizzate le reazioni del Politburo allo sciopero generale dei minatori del 1926. Uno sciopero che aprirà un accesso dibattito tra alcune figure chiave dell'élite sovietica e che spianerà la strada a Iosif Stalin.

3 commenti

  1. Gli esempi si chiamano esempi nel senso che devono presentare caso e dimostrazione se devono supportare la tesi. Due notizie di anni fa riportate così con un commento. Carissimo Zola, non mi prendo la briga di leggere il suo curriculum e se è iscritto all’albo, ma non è modo di fare “giornalismo” questo, e immagino lo sappia. Quando si scrivono cose così importanti, specialmente su colleghi, ci si muove per bene se non si vuole cadere nel ridicolo. Se si asserisce qualcosa va provato e documentato. Il governo russo finanzia RT e RBTH, nel Soviet si diceva soldi alla propaganda, quindi…OK, geniale!!! “…RT divenne in poco tempo un competitor della CNN e della BBC, ma a differenza di queste due emittenti RT non offriva un’informazione indipendente” poteva risparmiarsela e ci faceva un figurone. Propendo nel credere che non lo pensi realmente e abbia usato questo termine di paragone ad usum del lettore medio (minimo) di quese pagine, perchè esserne convinti è un forte indizio di ignoranza. Che la Russia si prodighi in propaganda come tutte le potenze, USA in cluso, e lo faccia in modo sicuramente meno efficiente di questi necessita ben tre capitoli con un livello di approfondimento così pecoreccio e superficiale? Guardi che ci sono fonti e fatti molto più forti e convincenti del sentito dire e del search di google, ma sarebbe già un lavoro da giornalista questo.

  2. E’ arrivato il primo troll russo

  3. Bastava dire che Russia Today è strumento di propaganda. E in effetti è così, basta solo guardare l’aspetto esteriore delle cose per capire questo, poi per carità deve anche RT mischiare alla propaganda anche qualche notizia vera.

    La BBC e CNN indipendenti? Mah, sarà, l’importante è sapere da chi sono indipendeti, anche perchè devo essermi perso qualcosa tra casi come quello di Savile, le armi di distruzioni di massa in Iraq, la storiella dell’Arabia Saudita e l’11 settembre, che finalmente si è saputa nella sua gravità (anche se con i misteri non disvelati ma semplicemente intuiti usciti fuori fra l’altro quando non servono più a niente), solo per citare qualche cosetta a caso.

    Ma sono indipendenti anche dai propri proprietari e dagli inserzionisti pubblicitari? Solo per sapere ehhh….. Ahahahahah…. Le colpe gravi sono solo quelle degli stati, ma quelli dei potentati economici… per carità… sono cosucce da niente.

    Poi un giorno anche ci spiegherete come funzionano le Lobby a Washington.