BOSNIA: Elezioni municipali, i nazionalisti si consolidano al potere

Domenica 2 ottobre i cittadini bosniaci hanno votato per le elezioni municipali. I principali partiti nazional-conservatori hanno consolidato il proprio potere. Candidati indipendenti sono stati eletti sindaci in varie città a maggioranza bosgnacca, mentre Srebrenica per la prima volta avrà un sindaco di etnia serba. L’affluenza al voto è stata del 53,8%, con una differenza significativa tra le due entità del paese, la Republika Srpska (59,49%) e la Federazione BiH (50,6%).

Il partito di Dodik consolida il proprio potere. Srebrenica avrà un sindaco serbo

Con il referendum della domenica precedente sulla “Giornata della Republika Srpska”, il cui esito non avrà valore legale, il Presidente dell’entità serba Milorad Dodik è riuscito a mobilitare l’elettorato e a ricreare consenso intorno al suo partito. Una settimana dopo, l’Alleanza dei Socialdemocratici Indipendenti (SNSD) di Dodik, al potere dal 2006, ha invertito la tendenza negativa riguadagnando posizioni nei confronti dell’opposizione e vincendo in 11 municipalità in più rispetto alle elezioni locali del 2012.

Il Partito Democratico Serbo (SDS) ha vinto in 17 municipalità (9 da solo e 8 in coalizione). Nel 2012 il solo SDS ne aveva vinte 20. Oggi l’SDS, principale forza politica nazionalista serbo-bosniaca durante la guerra, rappresenta l’opposizione all’egemonia dell’SNSD in Republika Srpska.

Nonostante le differenze ideologiche, i principali partiti serbi si sono uniti nella coalizione “Insieme per Srebrenica” dove hanno sconfitto il sindaco uscente Ćamil Duraković, che non è stato sostenuto dai partiti che raccolgono il voto della maggioritaria popolazione bosgnacca. Srebrenica non ha un sindaco serbo dal 1995. Le associazioni delle vittime dei crimini di guerra  hanno dichiarato che Mladen Grujičić, in quanto negazionista del genocidio di Srebrenica, non può, diventare sindaco. La situazione a Srebrenica è ancora in bilico: ieri sono arrivati alla commissione elettorale della municipalità circa 3000 voti postali, mentre reparti speciali della polizia della RS sono stati mobilitati per proteggere lo spoglio.

SDA in testa in Federazione, la frammentazione favorisce i partiti croati

Nella Federazione di Bosnia ed Erzegovina il principale partito nazional-conservatore bosgnacco, il Partito dell’Azione Democratica (SDA) ha vinto 33 municipalità, nonostante abbia perso 12 municipalità a favore di candidati indipendenti, liste civiche e forze politiche locali. Il Partito Social-Democratico (SDP) intanto continua il suo declino, vincendo solo in 8 municipalità, mentre l’Unione Democratica Croata (HDZ BiH) si aggiudica 18 municipalità.

Nelle elezioni municipali di domenica si è votato in tutti i municipi tranne a Mostar. Ancora divisa secondo le linee etniche e comunitarie, un’intera generazione, rimasta separata dall’esito della guerra, non ha ancora avuto la possibilità di votare per il proprio municipio e ha pertanto organizzato l’iniziativa “elezioni per Mostar”, allestendo seggi simbolici in cui ai cittadini viene chiesto di esprimere la propria posizione sulle mancate elezioni.

Nelle elezioni municipali l’elettorato bosgnacco si è diviso tra SDA, liste civiche e SDP, mentre i croato-bosniaci hanno votato in modo compatto le coalizioni dei partiti croati. Situazione che in alcuni casi ha portato alla vittoria dell’HDZ BiH dove i croati rappresentano una minoranza, come nel caso di Vareš.

Le elezioni municipali di domenica scorsa confermano i principali partiti a vocazione nazionalista come dominatori della scena politica bosniaca, e sottolineano, ancora una volta, il corto circuito generato dagl’equilibri post-bellici, favorendo di fatto una competizione elettorale basata sull’identificazione etnica e la conseguente ventennale paralisi del sistema politico.

Questo articolo è frutto della collaborazione con MAiA Mirees Alumni International Association e PECOB, Università di Bologna.

Chi è Pierluca Merola

Nato a Roma, appassionato di Balcani e allargamento dell'UE, risiede a Bruxelles e lavora come assistente accademico presso il Collegio d'Europa di Bruges. Collabora con East Journal da Maggio 2016, per il quale narra di avvenimenti croati e balcanici. Parla correntemente inglese, francese e croato.

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