RUSSIA: L’amore opportunistico tra Mosca e Pechino

Si sono da qualche giorno concluse le esercitazioni navali congiunte tra Russia e Cina nel mar cinese meridionale, ovvero le manovre di coordinamento per la conduzione di operazioni anfibie e anti-sommergibile. Questi otto giorni di “giochi di guerra” rientrano nel programma di cooperazione militare avviato nel 2012, riconducibile a sua volta a quella che pare essere una apparentemente rinnovata sintonia tra Mosca e Pechino, in primis riguardo a questioni di sicurezza ed economia.

Certamente, sintonie negli interessi immediati e nelle retoriche politiche sono presenti ed evidenti. Sulla scia della necessità del mantenimento del potere a livello domestico, sia Vladimir Putin che Xi Jinping fanno uso di potenti discorsi sulla Nazione e la crucialità delle proprie amministrazioni nel sostenere l’ordine interno, nonché far fronte alle crescenti minacce poste da un ordine internazionale instabile – risultato spesso ricondotto all’azione della metafisica entità occidentale. La stessa esercitazione Joint Sea può essere interpretata come un gesto di sostegno politico da parte di Mosca alle rivendicazioni di sovranità di Pechino su porzioni del mar cinese mediorientale e relative isole, osteggiate dagli Stati Uniti in termini sia diplomatici che militari.

Inoltre, le aspirazioni di Russia e Cina hanno portato i due Paesi a pianificare grandi joint-venture di natura economica. Tra gli altri, emblematici i progetti in campo energetico aventi fruttato negli ultimi anni la firma di un cospicuo memorandum di intesa tra le rispettive compagnie di bandiera d’area – la China National Petroleum Corp e Gazprom -, così come alla pianificazione di una “via orientale” per condurre il gas russo direttamente al cuore produttivo della Cina, nel nord-est del Paese. Nel caso della Russia, poi, il “pivot to Asia” si giustifica in termini immediati dall’ostilità recente del suo primo partner commerciale: l’Unione Europea.

La mobilitazione di tali cospicue risorse politico-finanziare non lascia tuttavia intravedere al di sotto della propria superficie una qualche sinergia di lungo periodoSe è infatti vero che dal punto di vista materiale ed immediato i piani di Mosca e Pechino siano compatibili e dunque la loro conduzione in tandem risulti proficua e auspicabile, le motivazioni profonde dei due attori sono divergenti proprio perché simili.

Nella misura in cui entrambi aspirano ad una scala della gerarchia internazionale di potere e prestigio, il mutuo aiuto non può andare oltre al punto in cui entrambi guadagnano un rapporto di forze tale per cui siano effettivamente in grado di perseguire in modo autonomo i propri interessi. Ancor prima che a livello globale, la dinamica risulta chiara a livello regionale, Asia Centrale nello specifico. Entrambi i Paesi, infatti, considerano quest’area un oggetto legittimo delle proprie preteste – e pertanto al di fuori delle pretese di chiunque altro.

Anche il caso della cooperazione energetica lascia trasparire ampi dubbi. Nonostante il programma della “via occidentale” sia consolidato in termini formali, la Russia preferirebbe piuttosto puntare su un progetto di poco precedente il quale prevedeva la costruzione di un gasdotto “occidentale”, funzionale allo sviluppo dell’ovest della Siberia nonché meno dispendioso rispetto al progetto gemello – una questione non da poco viste le profonde incertezze economiche di Mosca.

Sia Putin che Xi, dunque, conducono questa politica di strette di mano in modo funzionale, probabilmente riconoscendo senza problemi nell’altro partner la propria stessa strategia. Non siamo tuttavia ancora giunti al punto in cui le maschere verranno calate. Fino ad allora, ci saranno nuove Joint Sea.

Chi è Nicolò Fasola

Nato nel 1993, è dottorando presso il Dipartimento di Studi Politici e Internazionali dell'Università di Birmingham, nel Regno Unito. In passato ha lavorato presso l'Allied Command Operations della NATO (ACO/SHAPE), l'Istituto di Relazioni Internazionali di Praga (IIR) e l'Ambasciata d'Italia in Estonia. Inguaribile poeta.

Leggi anche

Mosca manifestazione 23 giugno

RUSSIA: Proteste contro le falsificazioni della polizia

Il 23 giugno hanno manifestato a Mosca circa 2000 persone con lo scopo di denunciare le accuse infondate a danno di giornalisti e attivisti.