BOSNIA: Pubblicato il censimento. Metà della popolazione è musulmana

Sono stati pubblicati il 1° luglio i risultati del censimento della popolazione effettuato nell’ottobre 2013, il primo dall’indipendenza della Bosnia-Erzegovina. I risultati del censimento avranno certamente un impatto importante sulla vita politica clanizzata della Bosnia. Dopo numerose speculazioni e fuoriuscite di dati parziali, finalmente sono stati pubblicati i dati completi che offrono un quadro interessante, giacché ufficiale, della popolazione bosniaca, al netto anche della suddivisione etnica.

Secondo il censimento il 50,1% della popolazione si dichiara bosgnacco, mentre i serbi e i croati sono rispettivamente il 30,8% e il 15,4% dei cittadini totali (erano il 43%, 31% e 17% nel 1991). Analizzando i numeri, i bosgnacchi sono 1.769.592, i serbi 1.086.733 e i croati 544.780. Questo dato si lega indissolubilmente con la fede professata dalle etnie abitanti in Bosnia. Il 50,7% della popolazione si dichiara di fede musulmana, ossia 1.769.592 persone, mentre gli ortodossi corrispondono a 1.085.760 persone e i cattolici a 536.333. È interessante notare come i dati riguardanti l’etnia e la fede sono quasi perfettamente sovrapponibili, a favore certamente dei partiti politici etnicizzati della Bosnia.

Dal censimento emerge tuttavia un dato realmente preoccupante, quello riguardante la popolazione totale. Secondo il censimento effettuato ormai 25 anni fa, in Bosnia risiedevano 4.377.033 persone; secondo invece il Cia World Factbook, la stima della popolazione bosniaca al 2015 era di 3,867,055. Quello che emerge dalla pubblicazione del censimento ufficiale è un drastico calo della popolazione, che attualmente è di 3.531.159 persone. Rispetto al censimento ufficiale del 1991, 845.874 persone avrebbero abbandonato la Bosnia, dalle quali vanno detratte quelle morte durante la guerra. Un calo del 19,3% in un quarto di secolo, che solo nell’ultimo anno ha interessato ben l’8,7% della popolazione, pari a 335.896 persone. Il dato allarmante va letto anche in base alla composizione per classi d’età della popolazione. Il tasso di mortalità è pari a 9,75 morti ogni 1000 persone mentre il tasso di natalità è di 8,87 nati ogni 1000 persone: questo significa che, in un anno, la popolazione avrebbe avuto una decrescita netta annua pari a 3404 persone. Il calo drastico della popolazione è indicativo della forte emigrazione della popolazione bosniaca, dettato dalla mancanza di prospettive che il paese fornisce ai giovani. Infatti, gli under 25 bosniaci sono pari a 1.064.650 persone, ossia il 30,15%. Un numero alto che dimostra come la popolazione sia relativamente giovane ma poco istruita.

Il tasso di analfabetismo si attesta infatti al 2,82% in tutto il paese, mostrando una forte differenza di genere. Se infatti solo lo 0,79% degli uomini, con età maggiore di 10 anni, non è in grado di leggere e scrivere, il dato aumenta in modo preoccupante per quanto riguarda la popolazione di sesso femminile, ossia il 4,76% – e d’altronde le donne hanno anche una maggiore aspettativa di vita. Gli effetti della scarsa scolarizzazione – solo il 9,5% ha completato gli studi fino all’università mentre solo circa la metà della popolazione ha completato gli studi secondari – si ripercuotono fortemente nel mercato del lavoro. A fronte di 2.987.440 persone in età lavorativa, ossia con più di 15 anni, il 34,6% risulta essere infatti disoccupato.

La pubblicazione dei risultati permette alle autorità bosniache di rispettare la scadenza stabilita dalla legge sul censimento nel 2012. A lungo i partiti politici al governo in Republika Srpska si sono opposti a tale pubblicazione, obiettando a che un numero tra 100 e 200.000 persone venissero conteggiate tra i residenti quando esse dichiaravano allo stesso tempo di studiare o lavorare all’estero. Lo scorso mese di maggio, l’Agenzia statistica statale ha deciso di procedere con il trattamento finale e la pubblicazione dei dati, in ciò corroborata anche dal semaforo verde di Eurostat; il rischio era che i dati del 2013, passata la scadenza, potessero venire considerati solo come dati “storici” e diventare inutilizzabili per le politiche pubbliche. Ma la decisione di procedere alla pubblicazione è stata fortemente contestata dall’Agenzia statistica della RS e da tutti i partiti politici serbobosniaci. Un’impasse politica che ha impedito nelle scorse settimane di raggiungere un’intesa sul meccanismo di coordinamento e sull’adattamento degli accordi commerciali con l’UE. Insomma, la Bosnia Erzegovina ha avuto il suo censimento e oggi può vedersi un po’ meglio allo specchio, anche se l’immagine non è delle migliori.  Almeno fino alle elezioni locali di ottobre però, per via delle ripercussioni politiche, non riuscirà a fare a passi avanti verso l’integrazione europea. Nel frattempo, le questioni sociali profonde rilevate dai dati censitari – emigrazione, analfabetismo, disoccupazione, spopolamento di intere aree del paese – restano ostaggio delle solite polemiche etno-politiche.

Foto: Dado Ruvic

Chi è Edoardo Corradi

Nato a Genova, è dottorando di ricerca in Scienza Politica all'Università degli Studi di Genova. Si interessa di Balcani occidentali, di cui ha scritto per numerosi giornali e riviste accademiche.

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