AUSTRIA: Tutto da rifare. Annullate per vizi di forma le presidenziali

La Corte Costituzionale austriaca ha deciso di invalidare per vizio di forma i risultati del secondo turno delle elezioni presidenziali. Salta così – almeno per il momento – l’investitura a presidente per Alexander Van Der Bellen, inizialmente prevista per l’8 luglio. La data del nuovo voto non è stata ancora definita.

La Corte Costituzionale austriaca accoglie il ricorso di Strache. Ballottaggio presidenziale da rifare

Il ballottaggio tenutosi lo scorso 22 maggio si era concluso con la vittoria sul filo del rasoio del candidato sostenuto dai verdi, l’economista Alexander Van Der Bellen, contro il candidato dell’estrema destra FPÖ Norbert Hofer.  A distanziare i due erano rimasti, alla fine dello spoglio, solo 30.863 voti, arrivati per posta dai tutti quei cittadini austriaci che si trovavano al di fuori del proprio seggio naturale, nel resto dell’Austria come all’estero. La sconfitta di misura, pur accettata da Hofer, non era stata gradita dai vertici della FPÖ, il cui presidente Heinz-Christian Strache aveva portato ricorso.

La decisione della Corte Costituzionale di accogliere il ricorso di Strache ha gettato in confusione la politica austriaca. L’elezione del 22 maggio è stata una delle più controverse e polarizzanti della storia politica dell’Austria democratica, un voto che – come quello nel Regno Unito sulla Brexit – ha diviso il paese tra campagne e città, tra donne e uomini, tra persone più o meno istruite.

“Le elezioni sono il fondamento della nostra democrazia, e garantire tale fondamento è nostro dovere”, ha affermato il presidente della Corte costituzionale Gerhart Holzinger per giustificare una decisione contestata da più parti. “Non ci sono perdenti o vincitori. La nostra decisione deve servire ad un unico scopo: rafforzare la fiducia nel nostro stato di diritto in tal modo nella nostra democrazia“.

L’analisi: Niente brogli, solo vizi di forma. Ha vinto Van Der Bellen, ma le procedure non sono state seguite alla lettera

Gli stessi giudici costituzionali non hanno ravvisato né frodi né manipolazioni nello scrutinio del 22 maggio. Anche l’analisi forensica dei risultati elettorali, condotta da un team di politologi statunitensi, non ha riscontrato alcuna anomalia nei pattern dei dati elettorali, particolarmente i livelli di partecipazione al voto, che possa far pensare a frodi o manipolazioni – come invece se ne trovano spesso nell’analisi dei risultati del voto in Russia o Turchia.

Solo l’accumulo di negligenze e vizi di forma nelle procedure di spoglio di 77.926 delle oltre 600.000 schede inviate per posta – scrutate la sera stessa del voto anzichè la mattina dopo, e dagli scrutatori anziché dai presidenti di seggio, come sarebbe stato richiesto se le procedure da manuale fossero state pedissequamente seguite. Pratiche d’altronde da sempre tollerate nella condotta pratica delle elezioni in Austria, come spiegato su Internazionale da Gerhard Mumelter del quotidiano viennese Der Standard.

Insomma, nessun dubbio sulla sostanza del voto, neanche da parte dei giudici costituzionali: il 22 maggio ha vinto Van Der Bellen. Ma le procedure non sono state seguite alla lettera, quindi è tutto da rifare. E ora l’estrema destra austriaca ha una nuova possibilità di ottenere la presidenza di uno stato membro UE.

L’opinione: i rischi di un approccio ultralegalistico alla democrazia elettorale

Ma è sufficiente l’accumulo di vizi di forma per invalidare la sostanza del voto popolare liberamente espresso? Un approccio ultralegalistico alla democrazia è altrettanto nocivo di una eccessiva negligenza.

Persino nel caso più evidente di negligenze e vizi di forma in grado di alterare gli esiti del voto – quello che oppose Al Gore a George W. Bush dopo le presidenziali del novembre 2000 – i giudici si arresero all’evidenza che i risultati elettorali non possono essere ribaltati per via giudiziaria.

Pare difficile comprendere una decisione tanto drastica quanto l’annullamento dell’intero ballottaggio presidenziale – anziché solo il riconteggio dei voti o il nuovo voto nei singoli distretti coinvolti. Dire, come fanno i giudici costituzionali austriaci oggi, che annullare le elezioni servirà a rafforzare stato di diritto e democrazia, pare a chi scrive una colpevole ingenuità. Se al nuovo ballottaggio dovesse stavolta vincere di misura Hofer anziché Van Der Bellen la democrazia elettorale austriaca ne uscirà delegittimata e in frantumi, non certo rafforzata. A Vienna purtroppo Hans Kelsen – il giurista austriaco inventore del concetto di Corte Costituzionale – non sembra avere oggi nipoti.

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