CROAZIA: Crisi di governo, chi arriva a 76 vince

Sono giornate decisive per il futuro della Croazia. Dopo che negli ultimi giorni i rapporti tra le principali componenti dell’esecutivo sono precipitati, rendendo sempre più palese la crisi di governo, è partita la corsa tra centrodestra e centrosinistra per ottenere 76 voti al parlamento, soglia decisiva per la maggioranza.

I protagonisti di questa intrigata vicenda sono tre: il primo ministro, l’indipendente Tihomir Orešković; il vicepremier e leader dell’Unione Democratica Croata (HDZ) Tomislav Karamarko; e l’altro vicepremier, nonché leader del secondo partito della coalizione MOST, Božo Petrov. Proprio sull’alleanza tra l’HDZ e MOST si fonda l’attuale esecutivo, formatosi a gennaio dopo mesi di estenuanti trattative, dovute ad un sostanziale pareggio elettorale tra i due partiti storici croati, l’HDZ e il Partito Socialdemocratico, e dall’emergere di una terza forza, il MOST appunto. Dopo solo cinque mesi, i rapporti tra i due partner di governo, mai stabili, sono arrivati al punto che, in una conferenza stampa tenutasi il 3 giugno, il premier Orešković ha chiesto a Karamarko e Petrov di dimettersi per il bene del Paese. Ma cosa è successo per arrivare ad una posizione così clamorosa?

L’episodio scatenante della crisi è stata la rivelazione che la moglie di Karamarko avrebbe lavorato come consulente di un lobbista della MOL, una compagnia energetica ungherese. Il problema è che MOL è proprietaria del 49% della compagnia energetica croata INA, di cui un altro 44,8% è di proprietà dello Stato croato. La scalata della MOL all’energia croata era già costata cara all’ex premier (tra il 2003 e il 2009) Ivo Sanader, sempre dell’HDZ, accusato di tangenti nella trattativa. Nonostante la signora Karamarko abbia dichiarato di aver concluso il rapporto di lavoro dopo che il marito è entrato nel governo, sulla posizione del leader HDZ è atteso per il 15 giugno il giudizio della Commissione per il monitoraggio dei conflitti d’interesse. In attesa della decisione, la situazione è stata colta al balzo dall’opposizione, che ha promosso una mozione di sfiducia contro il vicepremier.

Ciò che però ha messo in moto la crisi di governo è stato l’annuncio di Petrov che anche i deputati di MOST avrebbero sfiduciato Karamarko, se questi non avesse fatto un passo indietro per il bene del governo e della Croazia. La richiesta del partner minore della coalizione ha fatto infuriare l’HDZ, che si è posta a difesa del proprio leader. In risposta, Karamarko ha fatto capire chiaramente che sarà Petrov a dover lasciare il governo. Di fronte a tale situazione di stallo, il premier Orešković ha provato una mossa a sorpresa, andando davanti alle telecamere a chiedere ai due interessati di lasciare il governo. Una decisione, però, decisamente avventata: Orešković non appartiene a nessuna forza politica e ha assunto la sua carica solo grazie alla fiducia ricevuta dai partiti. Chiedere dunque le dimissioni ai leader dei partiti stessi ha tutte le caratteristiche di un suicidio politico; e, difatti, Karamarko gli ha risposto che l’HDZ lo sfiducierà in parlamento e la sua esperienza come primo ministro è da considerarsi conclusa.

Al suo posto il principale partito di centrodestra propone l’attuale ministro delle Finanze, Zdravko Marić, ed è partita la caccia ai 76 voti necessari per votare la fiducia ad un nuovo esecutivo senza Orešković e senza il MOST. La strategia prevede le dimissioni di Karamarko (evitando così il voto di sfiducia) e subito dopo la sfiducia al premier, per poi ricostruire un nuovo governo. L’operazione appare assai complessa, anche se le speranze dell’HDZ sono di attrarre una parte dei deputati entrati con Petrov, contando sulla paura di molti di non essere rieletti in caso di nuove elezioni, e aggiungervi quelli delle minoranze. D’altro canto, anche l’opposizione mira ad ottenere i 76 voti per sfiduciare Karamarko e con lui tutto il governo, andando ad elezioni anticipate. Su questo sta lavorando il leader dei socialdemocratici, Zoran Milanović, primo ministro fino a pochi mesi fa, che è pronto a tornare al governo. In realtà, aleggia anche un’altra ipotesi, che ancora nessuno ha sostenuto apertamente, e cioè quella di una grande coalizione tra i due principali partiti rivali, ipotesi che al momento rimane sullo sfondo. Nelle prossime ore si vedrà chi vincerà la battaglia parlamentare: giovedì 16 giugno il parlamento croato dovrebbe votare sulla mozione di sfiducia a Orešković, e il risultato sarà lo spartiacque decisivo.

Chi è Riccardo Celeghini

Laureato in Relazioni Internazionali presso la facoltà di Scienze Politiche dell'Università Roma Tre, con una tesi sui conflitti etnici e i processi di democratizzazione nei Balcani occidentali. Ha avuto esperienze lavorative in Albania, in Croazia e in Kosovo, dove attualmente vive e lavora. E' nato nel 1989 a Roma. Parla inglese, serbo-croato e albanese.

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