CROAZIA: Crisi di governo. Ultimatum e sfiducie reciproche

Da Zagabria – Poco dopo un’ultimatum indirizzato da Karamarko ai partner di governo del Ponte delle Liste Indipendenti (MOST), in cui pretendeva la nomina di alcuni vertici all’interno della sicurezza statale e l’uscita dall’arbitrato internazionale con la compagnia di stato ungherese MOL sul controllo dell’INA croata, lo stesso Presidente dell’HDZ è stato investito dallo scandalo della divulgazione di un contratto professionale tra sua moglie e MOL.

Il Partito Social-Democratico (SDP) ha accusato Karamarko di conflitto di interessi e presentato una mozione di sfiducia da votare il 18 giugno. A questo punto, il Presidente di Most Petrov ha colto l’occasione per liberarsi dalle pressioni dell’HDZ; ha intimato a Karamarko di dimettersi o Most voterà la sfiducia. Dal canto suo, il Presidente dell’HDZ sta puntando a spaccare Most che ha poche possibilità di ripetere il successo dell’autunno 2015, dato che è calato bruscamente nei consensi dalla formazione del governo con l’HDZ.

L’arbitrato internazionale sul controllo dell’INA

L’arbitrato internazionale tra il governo croato e MOL per determinare a chi appartengano i diritti di gestione della compagnia energetica di stato croata (INA) è cominciato su iniziativa del precedente governo Milanović. Dall’iniziale acquisto del 25% della compagnia nel 2002, nel 2009 MOL ha raggiunto  il 49,1% ed ha dichiarato all’assemblea degl’azionisti di assumere il controllo dell’INA. Nel 2014, il Governo della Croazia (che possiede il 44,8% dell’INA) in accordo con MOL, si è rivolto all’arbitrato dell’UNCITRAL per determinare chi detenesse realmente i diritti di gestione. All’arbitrato internazionale, il governo croato, che vorrebbe recuperare il controllo dell’INA detenuto fino al 2009, si è presentato forte di una sentenza di condanna per corruzione nei confronti dell’ex Primo Ministro dell’HDZ Sanader. Nel 2012 Ivo Sanader è stato ritenuto colpevole di aver accettato una tangente da 10 milioni di euro dall’Amministratore delegato di MOL, in cambio del beneplacito alla manovra per l’acquisizione della maggioranza dell’INA. Benchè sembrerebbe scontato che la questione volga in favore della Croazia, Karamarko si è da sempre dichiarato contrario all’arbitrato adducendo il rischio che la Croazia perda e sia poi obbligata a risarcire MOL.

I legami tra Karamarko, HDZ, MOL e Ungheria

Poco dopo aver richiesto come condizione di uscire dall’arbitrato internazionale, il 10 maggio Tomislav Karamarko viene investito da un’ inchiesta pubblicata dal settimanale Nacional, che ha divulgato un contratto tra la società di pubbliche relazioni della moglie, Ana Šarić Karamarko, e la società Peritus del lobbista di MOL in Croazia Josip Petrović. Dal 1 febbraio 2013 (poco dopo che Karamarko diviene Presidente dell’HDZ) al 31 dicembre 2015 (quando è chiaro che l’HDZ formerà il governo) Ana Karamarko ha indirettamente lavorato  per MOL. Prontamente, l’opposizione ha depositato una mozione di sfiducia nei confronti del Primo Vice Premier, sottolineando come l’incomprensibile posizione di uscire dall’arbitrato, più volte espressa da Karamarko, acquista finalmente senso.

Sulla questione, il Ministro degl’Esteri dell’Ungheria Szijjirto ha tentato di venire goffamente in aiuto a Karamarko, dichiarando in una recente intervista che nel Luglio 2015 si era accordato con Karamarko e Kovač (Ministro degl’Affari Esteri ed uomo di fiducia della Presidente Grabar-Kitatović), per “risolvere la questione dell’arbitrato attraverso il dialogo e la cooperazione, e non attraverso i media”. E’ interessante notare che MOL, dopo aver aderito volontariamente all’arbitrato internazionale, ha cambiato approccio in seguito alla sentenza definitiva del 2014 contro Sanader, preceduta dall’ascesa di Karamarko. Alcuni analisti sono arrivati a sostenere che sotto la nuova Presidenza, l’HDZ si stia trasformando in un ramo di Fidesz (il partito ungherese di Viktor Orban).

La reazione di Most

Dopo l’iniziale attesa in cui ha dichiarato di voler aspettare l’opinione della Commissione sul Conflitto d’Interessi, dettata dalla paura delle elezioni anticipate, Most ha cambiato strategia nei confronti dei partner di governo. Il Presidente Petrov, forte del sostegno della dirigenza nazionale del partito, ha invitato privatamente il Primo Vice Premier Karamarko a dimettersi volontariamente, e poi nominare un altro Vice Premier dell’HDZ, oppure Most voterà la sfiducia proposta dal SDP .

Karamarko ha reagito seccato, prima dicendosi sicuro che la sfiducia non passerà dato che i ministri di Most perderebbero la poltrona, poi rispondendo: “se mi votate contro, andiamo subito ad elezioni”, mentre il segretario generale dell’HDZ Brkić ha ambiguamente sottolineato che: “il partito è comunque superiore ai singoli individui”. Mentre, incassato il rifiuto, Petrov si è apprestato a rendere pubblica la decisione, nel Consiglio dei Ministri del 27 maggio, nel quale ha fatto votare una mozione ufficiale che richiedeva le dimissioni del Primo Vice-Premier, dimostrando così di aver il sostegno di tutti i ministri di Most.

L’obbiettivo (fallito) di Petrov sembra essere stato quello di obbligare l’ingombrante Karamarko a dimettersi contando sulle divisioni interne all’HDZ, in concomitanza della convocazione del congresso del 28 maggio, che ha rinnovato i maggiori organi del partito. Ciononostante, nel congresso hanno  vinto i candidati della corrente di Karamarko, vicini agl’apparati di sicurezza ed intenti riattivare lo spirito nazionalista della “Guerra Patriottica” degl’anni ’90, ai quali si contrappongono gli ormai molto minoritari sopravvissuti della svolta europeista di Sanader, desiderosi di avvicinare l’HDZ ai partiti conservatori dell’europa occidentale. Benché Karamarko allo stesso congresso ha continuato a sostenere che se lui viene sfiduciato si va subito alle urne, diversi esponenti dell’HDZ hanno dichiarato che preferirebbero che il Presidente facesse un passo indietro, che il partito si riorganizzasse e che si andasse ad elezioni nella primavera del 2017, temendo in questo momento una sicura sconfitta.

In attessa del voto di sfiducia del 18 giugno sta succedendo di tutto

Sebbene Karamarko sembrerebbe essere passato indenne attraverso il congresso, e nonostante sia Most che l’HDZ apparentemente preferivano continuare a governare, il dado è tratto e la posizione di Petrov è netta, fino a non escludere la possibilità di nuove elezioni, anzi. Nelle interviste rilasciate, l’insistenza sul valore dell’onestà e l’ultimatum contro Karamarko, sembrano già profumare di campagna elettorale. A rinforzare quest’ipotesi, il costante calo di apprezzamento per Most si è invertito proprio dopo lo scandalo MOL-Karamarko. A questo punto sembra certo che Karamarko e Petrov non sederanno più nello stesso Consiglio dei Ministri.

Nel frattempo, lo stesso indipendente Primo Ministro Tihomir Oresković, proposto a gennaio dall’HDZ a Most come figura super partes, ha chiesto ad entrambi i Vice-Premier di dimettersi. Poco dopo, messo alle strette fuori e dentro il partito, Karamarko è passato al contrattacco, ieri martedì 7 giugno ha riunito i ministri dell’HDZ e ha richiesto loro di procedere a raccogliere le 30 firme necessarie per depositare una mozione di sfiducia nei confronti del Presidente del Consiglio, da votare prima del voto del 18 giugno che potrebbe sfiduciarlo. La necessità di votare la sfiducia prima al Premier che al Primo Vice-Premier è stata peraltro sotenuta dal Presidente del Sabor Reiner (eletto dal’HDZ), sembra chiaro che difficilmente uno sfiduciato Karamarko potrebbe tentare di formare un nuovo governo senza passare per le elezioni. Nella conferenza stampa successiva alla riunione, Karamarko ha accusato Oresković di tutto, a partire dal primo errore di non aver consultato l’HDZ sulla nomina al capo dei servizi segreti. E’ opportuno sottolineare che per far passare una qualsiasi sfiducia servono 76 voti: Most compatto ne vale 15, l’HDZ ed i suoi alleati 63, mentre l’SDP, i suoi alleati e tutta l’opposizione ne contano 73.

Foto: Tomislav Kristo (CROPIX), Jutarnji List

Chi è Pierluca Merola

Nato a Roma, appassionato di Balcani e allargamento dell'UE, risiede a Bruxelles e lavora come assistente accademico presso il Collegio d'Europa di Bruges. Collabora con East Journal da Maggio 2016, per il quale narra di avvenimenti croati e balcanici. Parla correntemente inglese, francese e croato.

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