UCRAINA: Cosa succede? Tutti i fatti, tutte le analisi, dall'inizio delle proteste ad oggi

Cronologia della crisi ucraina, dall’Accordo di associazione con l’Unione Europea, alle prime proteste a Kiev, fino alla fuga di Yanukovich, all’annessione russa della Crimea e alla guerra civile nell’Ucraina orientale. Con link attivi ai nostri approfondimenti.

L’ACCORDO MANCATO – cronistoria del mancato accordo con l’Unione Europea

22 luglio 2008 viene annunciata l’intenzione di siglare un Accordo di associazione tra unione Europea e Ucraina

19 dicembre 2011 il presidente del Consiglio europeo, Hermann Van Rompuy, durante il XV° summit tra UE e Ucraina tenutosi a Kiev, afferma che la ratifica dell’Accordo sarà “problematica” se il governo ucraino non risolverà il nodo della detenzione dell’ex primo ministro Julia Timoshenko.

30 marzo 2012 a Bruxelles comincia l’iter per la ratifica dell’Accordo ma ancora in novembre nessuno degli stati membri dell’Unione ha apposto la sua firma.

10 dicembre 2012 il Consiglio dell’Unione Europea conferma la volontà di ratificare il trattato qualora l’Ucraina completi le riforme necessarie al suo stato di diritto, tra cui la liberazione di Julia Timoshenko.

22 febbraio 2013 il parlamento ucraino approva, con 315 voti favorevoli su 349, una risoluzione che prevede l’adozione delle “raccomandazioni” di Bruxelles e il presidente Viktor Yanukovich firma un decreto che istituisce il “Piano delle misure prioritarie per l’integrazione europea dell’Ucraina” che dovranno essere realizzate entro il 29 novembre 2013, data in cui è previsto il summit del Parternariato orientale dell’Unione Europea a Vilnius, in Lituania. ARTICOLO Tira e molla tra Mosca e l’UE ma forse a novembre è la volta buona

14 agosto 2013 la Russia cambia le proprie regole doganali sulle importazioni dall’Ucraina causando perdite per l’export ucraino pari a 1,4 miliardi di dollari nei successivi tre mesi. Tale mossa è stata interpretata come l’inizio di una guerra commerciale finalizzata a evitare la firma dell’Accordo con l’Unione Europea.

18 settembre 2013 il parlamento ucraino approva la bozza dell’Accordo di associazione e stabilizzazione con l’UE che sarebbe poi stato firmato dal presidente Yanukovich a Vilnius il successivo 29 novembre. ARTICOLO Anche gli oligarchi preferiscono l’UE

21 novembre 2013 un decreto del governo ucraino sospende i preparativi per la firma dell’Accordo di associazione. Il motivo ufficiale fu che nei mesi precedenti l’Ucraina aveva vissuto “un calo della produzione industriale e delle relazioni con la Russia”. Lo stesso giorno il parlamento boccia quattro richieste di cure mediche all’estero per Julia Timoshenko, avanzate dall’Unione Europea. ARTICOLO: Putin e le offerte che non si possono rifiutare

21 novembre 2013 viene organizzata una manifestazione di protesta in piazza Indipendenza a Kiev, i manifestanti chiedono che venga firmato l’Accordo con l’UE. ARTICOLONiente accordo con l’UE. Proteste a Kiev

27 novembre 2013 il presidente Yanukovich, a Vilnius per il summit del Parternariato orientale dell’UE, non firma l’atteso Accordo di associazione.

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EUROMAIDAN – la fase “civile” delle proteste

30 novembre 2013 un’imponente manifestazione di dissenso nei confronti della mancata firma dell’Accordo con l’UE viene organizzata in piazza Indipendenza a Kiev. Circa 100mila persone partecipano alla manifestazione. Gli organizzatori di quella che chiamano “Euromaidan” chiedono le dimissioni del presidente Yanukovich e la ripresa del dialogo con l’Unione Europea. Il presidente Yanukovich ordina l’intervento dei Berkut, la polizia antisommossa, che sgombera la piazza.

1 dicembre 2013 la piazza viene nuovamente occupata. La sede del municipio di Kiev viene occupata dai manifestanti. I Berkut intervengono nuovamente causando feriti anche tra i giornalisti occidentali. Il ministro degli Interni  Vitaliy Zakharchenko parla di “abuso della forza” e promette un’inchiesta. Nasce “AutoMaidan”, gruppo guidato da Dmytro Bulatov, allo scopo di bloccare il traffico di Kiev incolonnando automobili come segno di protesta. ARTICOLO: La Russia blocca le bollette del gas mentre il premier si scusa per le violenze della polizia

2-7 dicembre 2013 viene votata una mozione di sfiducia al governo, respinta dal parlamento. Si registrano scontri all’esterno del parlamento. I leader dell’opposizione Arseniy Yatsenyuk, Oleh Tyahnybok e Vitali Klitschko incontrano ambasciatori stranieri. Il ministro degli Esteri tedesco, Guido Westerwelle, vola a Kiev e fa una passeggiata in piazza Indipendenza dove, nel frattempo, sono state piantate tende ed erette barricate dai dimostranti. Arrivano dall’ovest circa 150 dimostranti ultranazionalisti di Svoboda. Il presidente Yanukovich incontra l’omologo russo Vladimir Putin a Sochi dove firmano accordi di cooperazione economica. APPROFONDIMENTO: La protesta del “nazionalismo civico”. Ma non tutto il paese scende in piazza

8 dicembre 2013 la manifestazione si trasforma, gruppi insurrezionali entrano nei cortei organizzati per la “marcia del milione” e abbattono la statua di Lenin. Il partito ultranazionalista Svoboda rivendica l’azione e il parlamentare di Svoboda, Ihor Miroshnichenko, partecipa alla distruzione della statua al grido di “Yanukovich sei il prossimo”. ARTICOLO: Un milione in piazza a Kiev. Abbattuta la statua di Lenin

11 dicembre 2013 si registrano scontri violenti tra forze dell’ordine e manifestanti. Le truppe dei Bekrut affiancate da reparti d’élite della gendarmeria agli ordini del ministero degli Interni, attaccano nella notte gli accampamenti dei manifestanti. Secondo fonti governative si stimano 4000 agenti e 15mila manifestanti che, dopo otto ore di scontri, respingono le forze dell’ordine ed erigono nuove barricate. Arrivano in piazza elmetti, armature, bastoni, scudi e armi. APPROFONDIMENTO: Yanukovich, lasci o raddoppi?

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L’ INSURREZIONE – la fase “violenta” delle proteste

14 dicembre 2013 l’agenzia di stampa russa Interfax parla di 200mila persone che ogni giorno affollano piazza Indipendenza e circa 4000 che restano accampati durante la notte. Nasce l'”Unione popolare di Maidan” che raggruppa tutti i partiti politici di opposizione e i cui leader sono Julia Timoshenko, il leader del partito “Patria” Arseniy Yatsenyuk, il leader del partito “Udar” ed ex-pugile Vitali Klitschko, il leader del partito ultranazionalista “Svoboda” Oleh Tyahnybok, il giornalista Serhiy Kvit, il leader socialista Yuriy Lutsenko e la cantante Ruslana.

17 dicembre 2013 la Russia sottoscrive l’acquisto di 15 miliardi di bond ucraini APPROFONDIMENTO: Yanukovich e il magna magna in salsa gialloblu

25 dicembre 2013 viene aggredita e ridotta in fin di vita la giornalista Tatiana Chornovol APPROFONDIMENTO: Tatiana Chornovol, il pestaggio di Natale e il gioco sporco del potere

1 gennaio 2014 si tiene una manifestazione silenziosa di 15mila persone in memoria del 105° anniversario della nascita del controverso leader nazionalista ucraino Stepan Bandera

10 gennaio 2014 scontri tra la polizia e manifestanti nel quartiere Sviatoshyn a Kiev dove il locale tribunale sta emettendo una sentenza di condanna nei confronti dei “Patrioti ucraini”, gruppo responsabile di un attentato dinamitardo compiuto il 24 agosto 2011, giorno dell’indipendenza ucraina. Il gruppo fece esplodere una statua di Lenin a Boryspil.

16 gennaio 2014 il Partito delle Regioni (del presidente Yanukovich) e il Partito comunista ucraino votano le “leggi anti-protesta”, le cosiddette “leggi liberticide” che criminalizzavano la partecipazione alle proteste (fino a tre anni di prigione); rimuovevano l’immunità parlamentare per quei politici responsabili di aver partecipato alle proteste; garantivano l’amnistia alle forze delle ordine, inclusi i Berkut; prevedevano il ritiro della patente a chiunque partecipasse a cortei in automobile; istituivano il carcere per i reati di diffamazione a mezzo stampa; registravano come “agenti stranieri” tutte le Ong che ricevevano fondi dall’estero; prevedevano la parziale censura di Internet a scopi di sicurezza sociale. ARTICOLO: Ma non si chiamava “democrazia”?  APPROFONDIMENTO: La nuova dittatura di Yanukovich

19 – 22 gennaio 2014 scoppiano gli scontri di strada Hrushevskoho. centinaia di auto, minibus e furgoni vengono portati in strada per creare barricate. Vengono trovati i primi morti tra gli attivisti, con il cranio fracassato o la colonna vertebrale spezzata, abbandonati agli angoli della strada. Gli attivisti ucraini Ihor Lutsenko e Yuriy Verbytsky vengono rapiti dall’ospedale in cui si trovavano a seguito di scontri con i Berkut. Il primo verrà ritrovato con segni di violente percosse, il secondo verrà ritrovato cadavere. Il leader di AutoMaidan, Dmytro Bulatov, sparisce per riapparire solo il 30 gennaio successivo dichiarando di essere stato rapito e torturato da squadracce filogovernative. Giungono voci di carri armati diretti a Kiev.

23 gennaio 2014 il gruppo di estrema destra UNA-UNSO (assemblea nazionale di auto-difesa ucraina) assalta la sede della locale TV Kyiv e circonda l’ambasciata americana lamentando l’invio di finanziamenti ai partiti di opposizione. Lo stesso giorno una volontaria presso il centro medico di Maidan, originaria di Donetsk, viene rapita e abbandonata nuda in bosco fuori città. Gli hooligans dello Shaktar Donetsk e della Dinamo Kiev dichiarano su Facebook il loro supporto ai manifestanti. APPROFONDIMENTO: Europeismo e democrazia non c’entrano niente, basta con l’informazione a metà

26 gennaio 2014 il presidente Yanukovich offre all’opposizione la guida del governo, ma i leader dell’opposizione rifiutano. ARTICOLO: Yanukovich offre la guida del governo, ma l’opposizione rifiuta

28 gennaio 2014 il parlamento cancella le leggi anti-proteste. Due giorni dopo il presidente Yanukovich firma la legge che le abroga. ARTICOLO: Il parlamento cancella le leggi liberticide. Yanukovich apre al dialogo

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LA “RIVOLUZIONE” – la piazza va al governo

18 febbraio 2014 si rompe la fragile tregua tra governo e opposizioni. Circa 25mila manifestanti assediano il parlamento. I Berkut usano granate stordenti e lacrimogeni contro i manifestanti che rispondono con bombe molotov, sassi e bastoni. Gli scontri più gravi si concentrano al parco Mariinsky e su strada Hrushevskoho. Sono almeno 26 le vittime, tra cui dieci poliziotti. Almeno 1100 i feriti. ARTICOLO: La repressione di Yanukovich si abbatte su Maidan  APPROFONDIMENTO: La quiete prima della tempesta

20 febbraio 2014 su piazza Indipendenza vengono sparati colpi di arma da fuoco. Dai tetti dei palazzi circostanti la piazza alcuni cecchini sparano sulla folla. Uccise 94 persone. Colpi sono stati sparati anche dalla piazza.

22 febbraio 2014 si dimette il presidente del parlamento, Volodymyr Rybak, uomo vicino a Yanukovich di cui da due giorni non si hanno più notizie APPROFONDIMENTO: Oltre la geopolitica? I messaggi di Euromaidan per Bruxelles

23 febbraio 2014 viene comunicata la fuga di Yanukovich da Kiev. Nominato il nuovo governo ad interim. Arseniy Yatseniuk è nominato primo ministro. Oleksandr Turchynov è il nuovo presidente. Viene liberata Julia Timoshenko. Vengono fissate elezioni presidenziali per il 25 giugno. I Berkut chiedono perdono e vengono sciolti.  APPROFONDIMENTO: In difesa di Yanukovich (e di Lenin) mentre si parla di dividere il paese

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CRIMEA – storia di un’annessione territoriale

25 febbraio 2014 prime proteste a Simferopoli, capoluogo della Crimea. Gli abitanti locali, per il 58% di etnia russa, chiedono l’indipendenza della regione. ARTICOLO La Crimea contesa tra Mosca e Kiev

27 – 28 febbraio 2014 le truppe paramilitari occupano gli edifici chiave di Simferopoli, capitale della Crimea, senza incontrare resistenza, issando sul tetto del parlamento locale la bandiera russa. Il giorno seguente viene occupato l’aeroporto e il presidente Yanukovych parla dal suo rifugio a Rostov sul Don, in Russia, accusando il governo di Kiev di “golpe”.

1° marzo 2014 il parlamento russo approva la richiesta del presidente Vladimir Putin all’uso della forza militare in Ucraina, truppe russe si trovavano già al confine dove stava avendo luogo un’esercitazione militare, interpretata unanimemente come un tentativo di intimidazione verso il nuovo governo di Kiev.

Il 2 marzo 2014 hanno luogo manifestazioni pro-russe in molte città ucraine, compresa Kharkiv, la più grande città del paese dopo Kiev. Si registrano movimenti nella base russa di Sebastopoli dove, in base a un accordo siglato nel 1991 e recentemente rinnovato fino al 2042, è ancorata la flotta della marina militare russa. Nuove truppe para-militari occupano il comando della guardia costiera a Balaklava e circondano la base militare ucraina a Perevalnoe, non lontano da Simferopoli. Qui i militari ucraini si sono rifiutati di cedere le armi e da giorni le due parti si fronteggiano, pur senza sparare un colpo: i soldati ucraini sono, di fatto, prigionieri dentro la propria base ma devono evitare di aprire il fuoco se non vogliono scatenare la reazione russa. Il premier Yatsenyuk parla di “dichiarazione di guerra” da parte della Russia e la Nato esprime  “amicizia verso il governo di Kiev”. All’apertura delle borse, il rublo crolla.

3 – 4 marzo 2014 le sempre più numerose truppe paramilitari hanno preso il controllo dei punti di confine tra Crimea e Ucraina, sono anche stati visti mentre scavavano trincee.  Navi russe sorvegliano le acque al largo della Crimea. Gli Stati Uniti ammettono: “la Russia ha il pieno controllo operativo della Crimea”. Il presidente russo Putin dichiara che i paramilitari attivi in Crimea “non hanno nulla a che fare con la Russia”. APPROFONDIMENTOCosa succede in Crimea, tra propaganda etnica e retoriche umanitarie

Il 6 marzo 2014 il parlamento della Crimea si pronuncia all’unanimità per l’adesione alla Federazione Russa staccandosi così dall’Ucraina. Per il 16 marzo è previsto un referendum per ratificare la decisione del parlamento. In Crimea, tuttavia, solo il 58% della popolazione è russa. Il presidente russo Vladimir Putin dichiara che “la Russia darà pieno appoggio alla Crimea se deciderà di lasciare l’Ucraina”.

Il 16 marzo 2014 si tiene il referendum: circa il 97% tra i votanti della Crimea risponde affermativamente alla domanda “Siete a favore della riunificazione della Crimea con la Russia come entità costituente?”.  ARTICOLO: La Crimea dice sì a Mosca. Quali scenari?“.

17 marzo 2014 arrivano le prime sanzioni da parte di USA ed Unione Europea che congelano i conti di alcuni esponenti russi e della Crimea.

18 marzo 2014 si registra il primo scontro a fuoco a Simferopoli: un soldato ucraino e un paramilitare pro-russo muoiono. Il giorno seguente militari russi circondano la base militare ucraina di Perevalnoe e costringono i soldati all’interno a evacuare.

21 marzo 2014 Vladimr Putin dichiara la Crimea parte della Federazione Russa. Il giorno seguente vengono sgomberate altre due basi militari ucraine. Kiev ordina ai suoi soldati di abbandonare la penisola. ARTICOLO: Tatari, il popolo della Crimea

24 marzo 2014 la Russia è sospesa dal G8

ANALISI: Perché nessuno riconoscerà l’annessione della Crimea alla Russia

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 DONBASS – una guerra civile nell’est del paese

7 aprile 2014 le città di Donetsk, Lugansk e Kharikiv  nell’Ucraina orientale sono teatro di proteste da parte della popolazione russofona che chiede la creazione di uno stato federale o l’annessione a Mosca. A Donetsk le manifestazioni, dapprima pacifiche, sono presto sfociate nell’occupazione del palazzo dell’amministrazione locale. ARTICOLO: Manifestazioni filorusse nell’est del paese. Verso lo smembramento? 

12 – 13 aprile 2014 una protesta coordinata esplode in tutte le città dell’Ucraina orientale. Gruppi armati senza mostrine, simili a quelli attivi in Crimea, entrano in azione.

Sloviansk, città di 120mila abitanti nell’oblast di Donetsk, un commando di circa settanta uomini, armati di kalashnikov e armi automatiche, prende d’assalto la sede della polizia locale issando bandiera russa sul tetto dell’edificio. Dopo il blitz parte della popolazione scende in strada per dare il proprio sostegno ai paramilitari, tra di loro il sindaco della città. Il 13 aprile le truppe ucraine tentano di riprendere il controllo dell’edificio ma vengono respinti e un soldato ucraino perde la vita.

Kramatorsk e Druzkhovka gruppi armati arrivano a bordo di autobus e in meno di un’ora occupano stazioni di polizia e edifici amministrativi.

Donetsk continua l’occupazione del palazzo dell’amministrazione locale e va in scena una nuova massiccia manifestazione di piazza a supporto dei filorussi.

Lugansk i rivoltosi filorussi occupano la sede principale dell’amministrazione locale.

Mariupol i manifestanti filorussi vengono sgomberati dall’intervento delle forze dell’ordine ucraine, ma le manifestazioni a favore dell’annessione a Mosca continuano.

Kharkiv è teatro di manifestazioni ma non si registrano interventi armati da parte dei filorussi.

13 aprile 2014 Gazprom alza le tariffe del gas passando dai 268 dollari ai 485 dollari ogni 1000 metri cubi dicendo che Kiev non è più idonea allo sconto praticato in precedenza. La controparte ucraina Naftogaz reagisce sospendendo tutti i pagamenti fino a che non ci sarà una nuova negoziazione sui prezzi. ARTICOLO: Uomini armati assaltano Sloviansk. Una nuova Crimea?

14 aprile 2014 a Horlivka separatisti filorussi assaltano la sede della polizia locale. Un caccia russo sorvola a bassa quota una nave da guerra americana nel Mar Nero. Una provocazione che inasprisce ancor di più i rapporti tra la diplomazia americana e quella russa. Si viene a sapere che il capo della CIA è a Kiev e che truppe speciali russe, gli spetsnaz, coordinano e aiutano i rivoltosi filorussi nell’est del paese. Il ministro degli esteri russo, Sergei Lavrov, mette in guardia Kiev “dall’usare la forza poiché ogni azione contro i filorussi potrebbe far cadere il paese in una guerra civile”. ARTICOLO: I filorussi occupano Horlivka, continua la rivolta nell’est del paese

ANALISI: Slavofilismo e occidentalismo. Attualità di un’antica controversia

15 aprile 2014 inizia l’operazione “anti-terrorismo” promossa da Kiev per riportare sotto il suo controllo le province orientali ormai in mano ai separatisti. I centri urbani dell’Ucraina orientale, Izyum , Barvinkovye e Sloviansk (160 km dal confine russo), vedono transitare sul su territorio decine di mezzi corazzati, elicotteri, camion militari e pullman di truppe governative ucraine in divisa nera che fanno minacciosamente ronda in attesa delle indicazioni di Kiev. OPINIONE: Kiev lancia l’operazione antiterrorismo. La mossa che Mosca attendeva?

16 aprile 2014 a Kramatorsk le forze ucraine vengono disarmate dai separatisti russi che sequestrano loro sei mezzi blindati con i quali sono entrano in città accolti come eroi dalla folla dei cittadini.

A Mariupol circa 300 uomini attaccano nella notte una base militare ucraina. Le truppe di Kiev rispondono aprendo il fuoco e uccidendo tre separatisti, secondo quanto riferito dal ministro degli Interni ucraino, Arsen Avakov. Secondo le fonti ministeriali, altri 13 separatisti sono stati feriti e 63 arrestati. E’ il più grave fatto di sangue dall’inizio della “operazione anti-terrorismo” lanciata da Kiev contro i separatisti filorussi.

A Novoazovsk i separatisti issano la bandiera russa sui palazzi del consiglio regionale e del consiglio comunale.

ANALISI: Gli irriducibili di Maidan e la rivoluzione infinita

17 aprile 2014 a Ginevra le diplomazie russa e americana si incontrano per colloqui di pace. Viene approvato un documento per la “de-escalation” del conflitto e il disarmo delle parti. Non viene specificato chi debba essere disarmato, se i filorussi o i “fascisti ucraini” che secondo Mosca circolano liberi e minacciano la popolazione russofona.

20 aprile 2014 si rompe la fragile tregua. Tre separatisti filorussi vengono uccisi durante uno scontro a fuoco in un checkpoint di Sloviansk. A ucciderli “nazionalisti ucraini”, secondo Mosca, che accusa Kiev di non avere rispettato i patti siglati a Ginevra.

21 aprile 2014 Kiev mostra immagini che proverebbero il coinvolgimento di soldati russi nei disordini di Sloviansk e dell’est del paese. A Krasnoarmiysk i filorussi, che ancora controllano le sedi delle istituzioni locali, tentano di conquistare la miniera

22 aprile 2014 due uomini vengono ritrovati uccisi nella regione di Donetsk, uno dei quali è politico locale ucraino. I loro corpi presentano segni di torture. Kiev accusa i filorussi di uccidere gli oppositori e rilancia il suo “piano anti-terrorismo” con il favore di Washington. La Russia ricomincia le esercitazioni militari lungo il confine.

28 aprile 2014 a Kharkiv viene ucciso il sindaco Hennadiy Kernes da un commando anonimo. ANALISI: Agguato al sindaco di Kharkiv. L’underground criminale gioca la sua partita per il potere

A Kostyantynivka uomini in uniforme militare, ma senza mostrine, hanno preso il controllo della sede dell’amministrazione locale sventolando la bandiera dell’auto-proclamata Repubblica di Donetsk.

1 maggio 2014 nella notte, a Kiev, va in scena un’esercitazione militare che simula la difesa della città. Nel Donbass, intanto, si organizza il referendum per la secessione

2 maggio 2014 a Odessa l’incendio del palazzo dei Sindacati, dove decine di manifestanti filorussi si erano rifugiati a seguito di scontri con la controparte filogovernativa, causa decine di vittime arse vive o morte soffocate. Tra loro donne e anziani. ARTICOLO: “Odessa non perdonerà”. La ricostruzione dei fatti e la verità impossibile.

9 maggio 2014 a Mariupol si registrano undici morti civili. Due le versioni: quella governativa, che afferma una reazione al tentativo da parte dei separatisti di occupare una caserma di polizia. E quella dei filorussi, che raccontano come l’esercito abbia fatto fuoco sulla folla che manifestava a favore di Mosca dinnanzi al palazzo della polizia. ARTICOLO: L’esercito di Kiev uccide i civili. Anche loro terroristi?

11 maggio 2014 Si tiene il referendum per l’indipendenza dell’autoproclamata Repubblica Popolare di Donetsk organizzato dai separatisti nel tentativo di creare una situazione simile a quella della Crimea. ARTICOLO: Il referendum nell’est del paese. In attesa di risposte da Kiev

20-25 maggio 2014 si intensifica l’operazione anti-terrorismo a Lugansk e Sloviansk. Secondo fonti russe sarebbero molte le vittime civili.

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DONBASS – La “riconquista” di Poroshenko e l’aereo malese

25 maggio 2014 si tengono le elezioni presidenziali in Ucraina anche se nell’est del paese alcuni seggi vengono chiusi dai separatisti. Vince l’oligarca Petro Poroshenko, proprietario della Roshen, che promette “pace e unità per il paese”. La Russia si dice pronta al dialogo ARTICOLO: Petro Poroshenko, il Willy Wonka che piace anche a Mosca

ANALISI. Elezioni presidenziali. Che tutto cambi affinché tutto resto come prima

29 maggio 2014 i separatisti abbattono un elicottero militare ucraino uccidendo i 14 militari a bordo

4 giugno 2014 il presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, in visita a Varsavia, condanna l’aggressione russa all’Ucraina

13 giugno 2013 le truppe ucraine riconquistano Mariupol dopo duri combattimenti. Le autorità ucraine denunciano l’arrivo di mezzi blindati dalla Russia che nega ogni coinvolgimento.

14 giugno 2014 i separatisti abbattono un velivolo di rifornimento militare uccidendo 49 soldati ucraini. ARTICOLO: Abbattuto aereo dell’esercito ucraino, 49 morti. Una guerra civile?

20 giugno 2014 inizia la tregua unilaterale decisa dal presidente ucraino Petro Poroshenko  ANALISI: Quale futuro per il paese? Serve un piano di integrazione nazionale

21 giugno 2014 gli Stati Uniti impongono nuove sanzioni a 7 sette leader separatisti attivi nell’Ucraina orientale

24 giugno 2014 un elicottero militare ucraino viene abbattuto dai separatisti, uccidendo nove soldati di Kiev. ARTICOLO: Scade la tregua. I pochi risultati del piano di pace di Poroshenko

27 giugno 2014 il presidente ucraino Petro Poroshenko firma l’Accordo di associazione con l’Unione Europea, congiuntamente a Moldavia e Georgia APPROFONDIMENTO: Firmati gli accordi di associazione. Kiev è davvero più vicino all’Europa?

5 luglio 2014 l’esercito ucraino riprende Sloviansk, caposaldo dei separatisti filorussi, e lancia un’offensiva su Kramatorsk

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11 luglio 2014 circa 30 soldati ucraini sono uccisi da un missile lanciato dai separatisti sulla cittadina di Zelenopillya

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15 luglio 2014 un aereo militare ucraino bombarda la città di Snizhne, in mano ai separatisti, uccidendo 11 civili

17 luglio 2014 il volo di linea MH17 della Malaysian Airlines, partito da Amsterdam, viene abbattuto nei cieli dell’Ucraina orientale. Muoiono tutte le 298 persone a bordo. A causare l’abbattimento è probabilmente un missile terra-aria BUK, di fabbricazione russa, in dotazione sia all’esercito russo che a quello ucraino. I separatisti, il governo russo e le cancellerie occidentali si accusano a vicenda dell’attentato ARTICOLO: Cade aereo di linea nell’est. Trecento morti. E’ stato abbattuto?

19 luglio 2014 gli osservatori Osce mandati a Grabovo, dove si trovano i resti umani e materiali dell’attentato, lamentano di avere un accesso limitato all’area.

22 luglio 2014 circa 200 corpi vengono trasportati dai separatisti verso Donetsk da cui raggiungeranno l’Olanda.

24 luglio 2014 il primo ministro ucraino Yatseniuk si dimette dopo che i partiti Udar e Svoboda ritirano l’appoggio al suo governo.

26 luglio 2014 inizia la battaglia di Donetsk, l’esercito ucraino circonda la città e scatena un fuoco di artiglieria. I separatisti fanno saltare i ponti di accesso. Le vittime civili si contano a decine. ARTICOLO: Donetsk, l’ultima battaglia è in corso. Ma anche Kiev è responsabile delle vittime civili.

31 luglio 2014 gli inviati Osce entrano finalmente a Grabovo, nel sito in cui si trovano i resti dell’attentato al volo di linea MH17 della Malaysian Airlines. Ottengono le scatole nere dai separatisti e parlano di circa ottanta corpi ancora da raccogliere. Gli Stati Uniti accusano la Russia di essere responsabile dell’attentato e di avere fornito il missile ai separatisti. La Russia accusa Kiev di aver abbattuto l’aereo malese con un missile aria-aria lanciato da un caccia militare. Non vengono presentate prove a suffragio di nessuna delle due ipotesi.

1 agosto 2014 il parlamento respinge le dimissioni di Yatseniuk e approva la legge di bilancio

8 agosto 2014 il parlamento vota una proposta di legge che introduce pesanti limitazioni alla libertà di stampa e di espressione. Insorgono Reporter sans Frontiéres e altre organizzazioni in patria e all’estero. La legge viene emendata.

12 agosto 2014 il Cremlino annuncia l’inizio di una operazione umanitaria in Ucraina orientale. Circa 280 camion partono nella notte da Mosca in direzione di Lugansk. Lo scopo dichiarato è quello di portare aiuti alla popolazione civile. L’operazione prevede il coinvolgimento della Croce Rossa internazionale e gode dell’appoggio di Kiev.

15 agosto 2014 l’esercito di Kiev intensifica l’offensiva su Donetsk e Lugansk. Il convoglio umanitario allestito da Mosca si muove verso la frontiera ucraina. Intanto Rinat Akhmetov, l’uomo più ricco del paese, uomo chiave del sistema Yanukovich, passato ora dalla parte del nuovo potere di Kiev, promuove una sua iniziativa di assistenza umanitaria alle popolazioni civili. Nel frattempo il ministro della difesa dell’entità separatista di Donetsk, Igor Strelkov, ha lasciato la carica. Questo è solo l’ultimo di una serie di avvicendamenti, avvenuta in questi giorni, nelle file dei ribelli.

Chi è Matteo Zola

Giornalista professionista e professore di lettere, classe 1981, è direttore responsabile del quotidiano online East Journal. Collabora con Osservatorio Balcani e Caucaso e EastWest. E' stato redattore a Narcomafie, mensile di mafia e crimine organizzato internazionale, e ha scritto per numerose riviste e giornali (Nigrizia, Il Tascabile, il Giornale, Il Reportage). Ha realizzato reportage dai Balcani e dal Caucaso, occupandosi di estremismo islamico e conflitti etnici. E' autore di "Congo, maschere per una guerra", Quintadicopertina editore, Genova, 2015; e di "Revolyutsiya - La crisi ucraina da Maidan alla guerra civile" (curatela) Quintadicopertina editore, Genova, 2015.

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La resistenza dei tatari di Crimea

A seguito dell'occupazione russa della Crimea la comunità tatara è sotto forte pressione. Un'analisi della situazione attraverso uno sguardo al passato e l'opinione di Mustafa Džemilev e dei rappresentanti tatari eletti recentemente nel parlamento ucraino.

9 commenti

  1. 17 Aprile 2014 – Per la prima volta il presidente russo Vladimir Putin ammette pubblicamente (durante l’annuale linea diretta televisiva) la presenza di militari russi alle spalle delle “forze di autodifesa” in Crimea allo scopo di “garantire la libera espressione della volontà” in occasione del referendum e per “evitare che la situazione degenerasse”.

    Penso che è un punto interessante anche per i successivi sviluppi.

  2. Grazie mille.

    Se posso permettermi, vi suggerirei di fare un pdf scaricabile con tutti gli articoli.

    • faremo di meglio! se tutto va bene a settembre uscirà un nostro istant-book sulla crisi ucraina…

  3. In ogni caso complimenti, un lavoro unico, mentre tutta la stampa italiana sembra essersi completamente “dimenticata” dell’Ucraina. Dopo tre giorni di titoli in seguito all’abbattimento del volo malese, non si trova praticamente un rigo da nessuna parte. Sono rimasti dei giornalisti, da qualche parte in Italia?

  4. Complimenti per l’articolo. E’ raro vedere nel giornalismo italiano una chiave di lettura minimamente oggettiva, basata sui fatti e non sul vettore politico-economico dell’Italia.

  5. dell’aereo malese non se ne parla più forse perchè gli ucraini pro-UE sono coinvolti pesantemente ?

  6. Interessante cronistoria grazie redazione.

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