SLOVENIA: L'ex premier Janša verso il carcere. Da dissidente a corrotto

Janez Janša, già due volte primo ministro e leader del partito di centrodestra Slovenska demokratska stranka (SDS), dovrà presentarsi il prossimo 20 giugno al carcere di Dob per scontare una pena di due anni di reclusione per avere facilitato in cambio di mazzette l’acquisto di mezzi militari da parte dello stato sloveno. Beneficiaria del trattamento di favore era l’azienda finlandese Patria, ansiosa di piazzare una commessa da 135 blindati. Nel corso del processo, Janša ha negato tutte le tesi dell’accusa, definendo il processo “una costruzione politica”.

Intanto il suo partito se la prende con la giustizia: dove c’è un leader corrotto c’è sempre una magistratura da riformare. Così in un comunicato ufficiale l’SDS critica il processo “politicamente motivato” che ha “prodotto una sentenza politicamente motivata” contro il suo presidente, “attraverso un sistema giudiziario che andrebbe riformato”. La nota del partito ricorda però che lo scorso 30 gennaio i giudici finlandesi, nel processo parallelo avviato a Helsinki, hanno respinto le accuse nei confronti dei rappresentanti di Patria accusati di aver ricevuto tangenti da membri del governo sloveno.

Janez Janša, già membro della Lega dei Comunisti slovena, ha un passato da contestatore e libellista. In particolare si accanì contro l’esercito, l’Armata Popolare Jugoslava (JNA) e questo gli costò nel 1983 la censura e il ritiro del passaporto. Grazie alla parziale liberalizzazione del 1986, Janša tornò a scrivere sulla rivista indipendente Mladina ma nel 1988 fu arrestato con l’accusa di avere pubblicato materiale top-secret. Dopo un processo sommario venne condannato a 18 mesi di reclusione da scontarsi proprio nel carcere di Dob da cui venne liberato dopo sei mesi e – dopo una riappacificazione che forse fu una compromissione – fu nominato direttore della rivista “Democrazia”.

Nel 1990 fu tra i fondatori dell’Unione democratica slovena, uno dei primi partiti di opposizione. La sua carriera politica iniziò in quell’anno, quando fu nominato Ministro della Difesa del nuovo stato indipendente sloveno. Janša è uno di quegli uomini che hanno attraversato l’epoca del regime, in parte opponendosi e in parte compromettendosi, e che hanno saputo riciclarsi in epoca democratica guidando la transizione e arricchendosi con essa.

L’accusa di corruzione arrivò in un momento delicato della vita del paese, quando nei primi mesi del 2013 la crisi economica stava mettendo in ginocchio gli sloveni che, a più riprese, scesero in piazza per manifestare contro il suo governo e le misure di austerità. La sua condanna chiude un ciclo politico in Slovenia e pone simbolicamente fine alla lunga transizione.

Chi è Matteo Zola

Giornalista professionista e professore di lettere, classe 1981, è direttore responsabile del quotidiano online East Journal. Collabora con Osservatorio Balcani e Caucaso e EastWest. E' stato redattore a Narcomafie, mensile di mafia e crimine organizzato internazionale, e ha scritto per numerose riviste e giornali (Nigrizia, Il Tascabile, il Giornale, Il Reportage). Ha realizzato reportage dai Balcani e dal Caucaso, occupandosi di estremismo islamico e conflitti etnici. E' autore di "Congo, maschere per una guerra", Quintadicopertina editore, Genova, 2015; e di "Revolyutsiya - La crisi ucraina da Maidan alla guerra civile" (curatela) Quintadicopertina editore, Genova, 2015.

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2 commenti

  1. Tranquilli, la vittoria delle democrazie porta sempre con sé qualche piccola, minuscola e rara mela marcia. Jansa è solo una di queste. Pedina utilizzata dalle integerrime democrazie per distruggere giocando di sponda la Jugoslavia, prima a libro paga dei servizi segreti tedeschi e, in parte austriaci, poi, evidentemente, interessato a mettersi in proprio. Un artigiano della libertà, insomma.

  2. Ciao,

    non sono pienamente concorde con le conclusioni dell’articolo. A mio parere Jansa è tutt’altro che finito. Il partito lotterà più che mai per la sua libertà e il suo diritto a sedere in palrmanto. Inoltre si è ancora in attesa della revisione del processo da parte della corte suprema, e poi ancora della corte costituzionale (per la seconda volta)!

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