POLONIA: Lo scandalo della Banca Centrale che tiene in scacco il governo

Il governatore della banca centrale polacca avrebbe chiesto le dimissioni di un ministro, in cambio del sostegno alle politiche governative. Lo scandalo intercettazioni che sta facendo discutere la Polonia.

Da VARSAVIA – È un affare grosso quello che fa tremare il governo polacco da qualche giorno a questa parte. La pubblicazione di registrazioni da parte del settimanale Wprost ha gettato il paese nel furore, attraverso uno scandalo di proporzioni enormi che non mette per la prima volta in discussione il tabù dell’indipendenza della banca centrale. In sostanza, il governatore della Banca Centrale avrebbe condizionato il proprio appoggio alla politica economica del governo in cambio della testa del ministro delle finanze, l’anglo-polacco Jacek Rostowski.

Non si tratta di un’intercettazione telefonica, bensì della registrazione di una conversazione avvenuta nel luglio scorso presso un ristorante varsaviano abitualmente frequentato da parlamentari, tra Marek Belka, governatore della Banca Centrale Polacca e il ministro dell’interno, Bartłomiej Sienkiewicz.

Nella parte del nastro finora pubblicata, Sinkiewicz illustra al governatore le prospettive di un rallentamento dell’economia per gli anni a venire (che si è effettivamente verificato), il quale potrebbe portare alla sconfitta del partito di governo nelle elezioni parlamentari del 2016, e la conseguente vittoria del partito di opposizione, il conservatore PiS (Diritto e Giustizia) di Jaroslaw Kaczynski, gemello del defunto presidente Lech.

Una vittoria di un personaggio così scomodo in Europa rappresenterebbe una discontinuità con l’immagine moderna e vincente che la Polonia ha iniziato a cucirsi addosso dal 2007, viste le posizioni sempre più radicali che PiS ha assunto dopo la fuoriuscita di molti rappresentanti delle sue correnti più moderate.

Rispetto a un tale scenario, Belka rassicura il ministro ventilando la possibilità di dare ossigeno al governo attraverso l’acquisto di titoli di stato (operazione concessa alla banca centrale sul mercato secondario),  abbassando così i tassi di interesse e finanziando il deficit pubblico. La condizione di Belka per il finanziamento dello stato riguarda proprio le dimissioni dell’allora ministro delle finanze, che aveva più volte accusato il governatore per i tassi di interesse troppo alti, che avrebbero rallentato l’andamento dell’economia polacca dopo il 2012.

Il fatto che Rostowski sia stato effettivamente sostituito pochi mesi dopo, con un rimpasto di governo, non fa che avvalorare l’ipotesi di un accordo tra i due poteri, nonostante lo stesso Belka cerchi di minimizzare definendo la conversazione quella normale tra “due uomini di stato preoccupati per il loro paese”. Il nuovo ministro delle finanze, Mateusz Szczurek, personalità tecnica non iscritto ad alcun partito, rispecchia tra l’altro a pieno le preferenze di Belka.

Se l’ex governatore della banca centrale Leszek Balcerowicz, preoccupato per l’immagine dell’istituzione, ha ammesso che anche ai suoi tempi le pressioni sulla banca centrale erano state ingenti da parte degli allora governi in carica, va detto infatti che in Polonia il delicato ruolo non viene ricoperto necessariamente da tecnici, ma è stato più volte svolto da personale politico, membro di partiti e, come nel caso di Belka, ex primo ministro.

Con una mossa di italica familiarità, il governo ha cercato di spostare il peso del dibattito pubblico sulla legalità delle registrazioni in questione, ma la gravità della rivelazione non va facilmente in secondo piano. Le risposte del premier Tusk, nella conferenza stampa seguita allo scandalo, hanno condannato soprattutto i toni dei due, più che i contenuti, sospendendo il giudizio su Belka, in quanto non spetta al premier decidere sulla nomina del governatore della Banca Centrale. Da parte sua, Belka ha negato ogni possibilità di dimissioni, minimizzando su una conversazione che sarebbe dovuta rimanere privata.

Tusk lascia ventilare l’ipotesi di un tentativo esplicito di far cadere il governo tramite la pubblicazione di questo materiale, avvalorato dal fatto che gli autori delle registrazioni rimangano tutt’ora ignoti.  Alle accuse di aver violato alcuni tra i più importanti principi democratici, il governo rilancia, insinuando che sia in atto una montatura mediatica e un vero e proprio attacco alla stabilità del paese.

Tuttavia, il governo Tusk non si trova sicuramente nella posizione migliore per far fronte all’affaire: non certo all’apice della sua popolarità, è uscito scarsamente rassicurato dalle elezioni europee, che hanno visto PO (Piattaforma Civica), partito di maggioranza, prevalere solo dello 0.35 % sui conservatori del PiS (e solo grazie alla disgregazione di quest’ultimo in altri due partitini).

Se proprio la pubblicazione di una registrazione ha decretato la fine dei socialisti ungheresi nel 2009, e la successiva affermazione del partito Fidesz di Viktor Orban, è verosimile che della stessa fine possano perire i liberali polacchi? Le elezioni presidenziali del 2015 (e quelle parlamentari dell’anno successivo) rischiano di decretare il ritorno di fiamma di Jaroslaw Kaczynski, che facendo leva su una serie di gaffe dell’esecutivo e sul brusco rallentamento del boom economico, sta man mano ricostruendo l’elettorato del suo partito.

I sondaggi a caldo, sventolati da Diritto e Giustizia che reclama le dimissioni dell’esecutivo, rivelano i consensi di Piattaforma Civica in caduta libera nei giorni appena successivi allo scandalo, e un balzo in avanti del  maggior partito di opposizione di ben 8 punti percentuali. Il 2016 è ancora lontano, ma la registrazione ha assestato un colpo a dir poco possente a un governo già non in buona salute, tanto che il premier Tusk non esclude il ricorso ad elezioni anticipate nei prossimi mesi qualora la crisi non dovesse cessare. Inutile dire che da quasi una settimana la foga di media e opinione pubblica non sembra placarsi.

Chissà che il tanto temuto ritorno del PiS non sia causato anche dagli scandali dovuti alle finora taciute “manovre di palazzo” in salsa polonnaise. Sicuramente, i fatti degli ultimi giorni rappresentano un fantastico regalo di compleanno per Jaroslaw Kaczynski, che proprio in questi giorni ha festeggiato i suoi 65 anni.

Foto: Andrzej Barabasz, Wikicommons

Chi è Giacomo Manca

Laureato in Relazioni Internazionali, scrivo di Polonia ed Europa centrale per New Eastern Europe e East Journal

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