UCRAINA: Abbattuto aereo dell'esercito ucraino, 49 morti. Una guerra civile?

Il fatto

Un aereo cargo con a bordo 49 militari ucraini è stato abbattuto nei cieli di Lugansk da un razzo sparato dai separatisti filorussi. Nessuno si è salvato. Il governo di Kiev ha proclamato il 15 giugno giornata di lutto nazionale. Si tratta del maggior numero di vittime registrate in un singolo atto di guerra dall’inizio degli scontri. Oltre ai soldati, il cargo trasportava armi, viveri ed equipaggiamenti. I miliziani sostengono di aver abbattuto anche un secondo aereo, un cacciabombardiere Su-25 intento a bombardare la cittadina di Gorlivka, in mano ai separatisti.

Mosca intanto denuncia il superamento del confine russo da parte di un veicolo militare ucraino, mentre da Kiev affermano che carroarmati russi sarebbero penetrati in territorio ucraino a Lugansk per dare man forte ai separatisti. Intanto Mariupol, già teatro di sanguinosi scontri, è stata riconquistata dai governativi. A Donetsk, invece, un’autobomba avrebbe ucciso quattro militari ucraini e più di trenta civili

Le propagande

Il dato di cronaca ci consegna uno scontro sanguinoso con centinaia di vittime, anche tra i civili. Ma la conta dei morti è resa difficile dalle opposte propagande. Le fonti ufficiali di Kiev raccontano una versione dei fatti che raramente coincide con quella che Mosca consegna alle sue agenzie di stampa pubbliche o ai suoi organi di informazione in lingua inglese. In Ucraina orientale la verità dei fatti subisce gravi danni collaterali. Il ministro della Difesa ucraino, Mikhailo Koval, ha affermato nella giornata del 14 giugno che in meno di ventiquattro ore sarebbero stati «eliminati» più di 250 miliziani, molti dei quali «erano cittadini russi».

Vittime civili?

Oltre ai numeri spaventosi dei morti in azioni di guerra, resta da capire se l’operazione “anti-terrorismo” di Kiev stia registrando anche vittime civili e quante sono. Inoltre, bisogna chiarire se queste vittime sono il frutto di episodi sporadici o se sono state uccise durante sconsiderate azioni militari, quali il bombardamento delle città in mano ai separatisti. Vale la pena ricordare, a onor di cronaca, che quando il raìs libico Muhammar Gheddafi usò l’aviazione militare per sedare le rivolte a Misurata a colpi di bombe, le cancellerie occidentali lo accusarono di essere un carnefice che uccideva il suo stesso popolo. Qualora in Ucraina dovessero trovare conferma episodi simili, sarebbe lecito attendersi analoga reazione.

Una guerra civile?

Infine resta da chiarire, nella ridda delle informazioni poco attendibili, se lo scontro in Ucraina orientale abbia o meno i contorni di una guerra civile. Non si tratta di una mera querelle terminologica. Una guerra civile presuppone lo scontro armato tra due componenti della stessa società. Se i separatisti non sono cittadini ucraini ma uomini provenienti dall’estero (si parla di reparti dalla Cecenia, dalla Russia, e mercenari di varia origine oltre che di “osservatori” mandati da Mosca) e se i simpatizzanti o militanti ucraini sono significativamente meno degli stranieri nelle fila dei separatisti, allora forse chiamarla guerra civile è azzardato. In tal caso sarebbe una guerra tra uno Stato e delle milizie provenienti dall’estero. Se invece, come sostiene Mosca, il separatismo è figlio della popolazione ucraina di lingua russa, allora l’etichetta di “guerra civile” sarebbe corretta.

E se di guerra civile si tratta, la società ucraina potrà difficilmente riprendersi dalle morti, dall’odio, dal lutto. Se fino ad ora l’Ucraina non ha mai registrato nessun episodio di odio etnico, questi potrebbero insorgere alla fine del conflitto distruggendo dall’interno la società ucraina e quindi favorendo lo smembramento del paese. Questioni aperte mentre nel Donbass si continua a morire.

 

 

Chi è Matteo Zola

Giornalista professionista e professore di lettere, classe 1981, è direttore responsabile del quotidiano online East Journal. Collabora con Osservatorio Balcani e Caucaso e EastWest. E' stato redattore a Narcomafie, mensile di mafia e crimine organizzato internazionale, e ha scritto per numerose riviste e giornali (Nigrizia, Il Tascabile, il Giornale, Il Reportage). Ha realizzato reportage dai Balcani e dal Caucaso, occupandosi di estremismo islamico e conflitti etnici. E' autore di "Congo, maschere per una guerra", Quintadicopertina editore, Genova, 2015; e di "Revolyutsiya - La crisi ucraina da Maidan alla guerra civile" (curatela) Quintadicopertina editore, Genova, 2015.

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15 commenti

  1. Ancora una volta, però, ci si dimentica che gli appoggi esterni ci sono anche dall’altra parte (vedi CIA e mercenari della Blackwater). E il tutto per contribuire a fomentare una guerra che non è nell’interesse di nessuno.

  2. Forse è necessaria una ulteriore premessa e una necessaria considerazione.
    La premessa, (riprendendo, scusandomi, quanto scritto in un altro post): si da sostanzialmente per scontato che la situazione pregressa nell’est ucraino fosse tipo quella dell’Ulster, faida sanguinosa che si protrae da anni, confronto segnato da odi secolari, divisioni ataviche ed insanabili. Non ho notizia di niente di ciò, anzi i filorussi ci ripetono che fra russi etnici e ucraini russofoni è difficile mettere dei paletti; insomma non mi risulta che fino a pochi mesi fa ci fossero particolari rivendicazioni da parte dei russi etnici ad est o ovest. Viktor Janukovyč, è un russo etnico originario dell’Oblast’ di Donec’k, e la base elettorale del suo Partito delle Regioni è proprio nel Donnbass, quindi non vedo come una “minoranza” che esprimeva il presidente della repubblica e il cui partito era al governo, possa essere considerata seriamente discriminata. La famosa abolizione del russo come seconda lingua locale era una PROPOSTA che la Rada di Kyiv non ha mai approvato, quindi ad oggi lo status della lingua russa è quello di prima, mai cambiato.
    La struttura statuale dell’Ucraina è fortemente centralizzata, eredità del settantennio sovietico e per ciò stessa scarsamente ricettiva alle rivendicazione dal basso. In verità, la politica di “ucranizzazione” non mi sembra fosse imposta con feroce determinazione… La maggior parte degli ucraini la “sopportava” magari con un po di fastidio, ma senza particolari mugugni.
    La radicalizzazione e l’estremizzazione etnica è materia di queste ultime settimane, quando QUALCUNO ha incominciato a soffiare sul fuoco e (con buona pace dei difensori dei deboli) per motivi altri rispetto la protezione di una minoranza. Quindi improvvisamente si scopre che il vicino è un “altro” che bisogna odiare; oppure che si ha nel cortile un “nemico”.
    La considerazione: l’elevarsi e il radicalizzarsi del livello di confronto e di scontro è materia recente, delle ultime 2/3 settimane, guarda caso quando sono apparsi i “volontari” russi, i guerriglieri ceceni , il reggimento Vostok, i tanks senza insegne, i lanciarazzi ecc. E soprattutto da quando questi elementi hanno decisamente preso il controllo e la direzione delle operazioni militari, liquidando, senza tante storie, i capi gang locali.
    Questa gente, e il loro mandante, voglio i morti, tanti morti: civili per poter gridare al genocidio da parte delle autorità ucraine (che userebbero violenza nei confronti dei loro cittadini, Putin ce lo ripete fin dall’inizio), militari ucraini per finalmente mettere odio tra gente che fino a ieri aveva convissuto relativamente tranquilla.
    No, non è una guerra civile: è un’aggressione di un paese da parte di un altro, un atto di imperialismo.

    • Gian angelo buonasera solo una precisazione su quanto ha scritto all’inizio del suo discorso tratto da wikipedia :

      … Le attività dei ribelli filorussi sono guidate dall’organizzazione Repubblica di Donetsk, un gruppo che è stato bandito in Ucraina nel 2007. Il leader del gruppo, Andrei Purgin, è stato arrestato settimane prima con l’accusa di separatismo.

      Le assicuro che non l’ho scritto io ma come vede la cosa è nata un po’ prima di aprile 2014, mentre Lei scrive il contrario.
      Saluti.

      • …mi scusi se mi ripeto se ha tempo e voglia provi a leggere questo articolo a proposito di “atto di imperialismo di un paese su un altro” non sono molto d’accordo su quanto Lei scrive, (come d’altra parte Lei non è d’accordo su quanto scrivo io)

        http://whitewolfrevolution.blogspot.it/2014/06/gli-usa-stanno-progettando-di-colpire.html?showComment=1402679162209&m=1

        Credo possa essere interessante.
        Saluti

        • Ho letto l’articolo. Confesso che tra alieni, Pleiadiani, ariani, spiriti guida ecc. mi trovo un po’ a disagio.
          Per il resto, niente di nuovo, almeno dal mio punto di vista: a furia di collegamenti forzati e dietrologie “ardite” o si perde il bandolo o si riesce a dimostrare qualsiasi cosa e il suo contrario.

      • La ringrazio per la precisazione. La voce italiana di Wikipedia è un frettoloso (risale ad un paio di settimane fa…) riassunto (con un paio di evidenti strafalcioni cronologici) della corrispondente voce in lingua inglese. Da questa, solo un poco più seria, potrà evincere che trattavasi di una organizzazione di quattro gatti, senza alcun peso politico, snobbata pure dai politici locali, in primis proprio da Viktor Yanukovych. Tanto importante e radicata nel territorio che nessuno sa dire cosa abbia fatto tra il 2007 e il 2014…
        Non mi sembra conclusiva di una attiva persecuzione della “minoranza” russa.

    • Se è per questo, fino a venticinque anni fa non c’era neanche un confine netto tra Ucraini e Russi; soltanto nelle regioni occidentali (Galizia, Volinia e Transcarpazia) c’era una certa russofobia, ma di fatto queste regioni sono dei pezzi di Polonia regalati all’Ucraina da Stalin dopo il patto Molotov-Ribbentrop e lo sterminio dei Polacchi ivi residenti. L’ondata nazionalista è venuta dopo; l’Ucraina aveva bisogno di un’identità nazionale forte, e pertanto è stata utilizzata quella delle regioni occidentali, con il risultato che, specie da Kiev in poi, i genitori sono internazionalisti, i figli nazionalisti.
      Per quanto riguarda Yanukovich, dovrebbe ricordarsi che è stato estromesso dal potere il giorno dopo che è stato firmato un patto per elezioni anticipate a novembre e un governo di unità nazionale per fare delle riforme istituzionali, e peraltro per mezzo di una procedura irregolare. In altre parole, è stato un golpe. Come avrebbe reagito l’Occidente se la Russia avesse fatto lo stesso? Preferisco non saperlo. Certamente Yanukovich non era un santo, e se dovessi paragonarlo a qualche altra vittima eccellente dell’imperialismo a stelle e strisce mi verrebbe in mente Noriega e non Salvador Allende, ma alla fine sulla presenza di santi nella politica ucraina è possibile esprimere seri dubbi (vedi Timoshenko).
      Riguardo ai combattenti dell’Ucraina Orientale, si dia un’occhiata a questo video in cui il giornalista del Sunday Times Mark Franchetti descrive la situazione alla TV ucraina…

      • I padri saranno internazionalisti (!?! chi sa cosa vuol dire?) e i figli nazionalisti, ma non vedo prove della persecuzione ab immemore della minoranza russa…
        Io ho citato Viktor Yanukovych e il suo partito come figure di spicco e di peso nella vita politica ucraina, spicco e peso che negherebbero sostanziali discriminazioni sempre della citata “minoranza”.
        Circa la diretta del talk show ucraino Shuster del giornalista Mark Franchetti, sbandierata in Italia da Nicolai Lulin, risulta in verità faziosa, inconcludente e piuttosto ambigua. Non penso che Franchetti non sappia che il Battaglione Vostok era una formazione delle forze speciali federali russe, che partecipò all’”operazione antiterrorismo” in Cecenia; per i servizi resi in quell’occasione il suo comandante, il noto terrorista Sulim Yamadaev, ha ottenuto nel 2005 il titolo di “Eroe della Russia”. Il battaglione “Vostok” è stato tra i primi ad arrivare in Ossezia del Sud durante il conflitto del 2008, sempre pronto a fare il lavoro sporco per conto del suo padrone e finanziatore, il GRU russo. Mai ufficialmente sciolto, il richiamo dei “vecchi compagni d’armi” funziona alla grande.
        Stano che dei russi si siano appropriati del nome di una nota milizia cecena, e questo da un certo punto proprio nel momento del salto di qualità operativo militare.
        E poi notoriamente aerei e elicotteri si abbattono con fionde e fucili con l’elastico.

        • Scusate, ma devo rettificare due errori: LILIN e non “Lulin” e STRANO e non “Stano”. Grazie

        • Se è per questo, è noto che in televisione si va col passamontagne e la mimetica… Per quanto riguarda la “persecuzione della minoranza russa”, Lei deve tener conto di una cosa molto semplice: il vero confine non è quello tra Russia e Ucraina, nè quello tra Russi e Ucraini etnici (in certe zone le uniche differenze riguardano il cognome, in -uk, -ok o -ko anziché in -ev o -ov, per non parlare delle numerose famiglie miste… Quanti Russi, poi, hanno il cognome in -uk, -ok e -ko?), e nemmeno quello tra Russofoni e Ucrainofoni (quanti, a Kiev, si dichiarano ucrainofoni ma in realtà usano esclusivamente o quasi la lingua russa? Inoltre essere russofono non significa necessariamente essere filorusso…). Il vero confine è all’interno stesso dell’Ucraina, ed è quello tra l’Occidente e la civiltà russa, come scrisse il grande Huntington. La “minoranza” non è mai stata realmente discriminata (certo, se un Ucraino dell’est andasse a Leopoli e si mettesse a parlare russo…), ma si è comunque vista sovraffatta dall’altra parte che ha defenestrato una persona che aveva comunque votato (“sarà pure un figlio di puttana, ma è il NOSTRO figlio di puttana”, disse Roosevelt, e pure gli altri, in quanto a corruzione e despotismo, non sono da meno…) mediante strumenti illegali. Se l’Ucraina tagliasse i ponti con la Russia, a pagarne le conseguenze sarebbero soprattutto loro…
          Sul fatto dell’internazionalismo, mi spiegherò meglio. Se Lei conosce l’ideologia sovietica, saprà che il suo fine ultimo era quello di unire tuttio il mondo sotto l’emblema della falce e del martello. E, per questo, non ci dovevano essere barriere né di classe, né di cultura, né di fede… Si era tutti uguali. Molti credevano realmente a questa possibilità, vuoi per fede vuoi per l’incapacità di immaginare qualcosa di diverso, e comunque ci si era abituati alla Soviet way of life, specie in quelle zone dove la mobilità era maggiore. Finito il sogno, i nuovi Stati (compresa, ovviamente, la Russia)hanno creato nuovi miti nazionali (la “secolare lotta per l’indipendenza”, che sovente risale al Medioevo), nuovi fini ultimi… E Mosca, che per un uomo o una donna di mezza età di Tbilisi, Kiev, Almaty o anche Novosibirsk era una sorta di Mecca, per i loro figli è magari una città come un’altra, non necessariamente più attraente di un’altra capitale europea o asiatica.
          Comunque su una cosa le varie propagande sbagliano: l’Ucraina non è né un Paese unito, come vorrebbe Kiev, né un Paese diviso in due, come ribadisce Mosca, bensì in tre, e alle “due” Ucraine bisogna aggiungerne una terza: quella di chi, vuoi per russofobia, vuoi perché vorrebbe un tenore di vita simile a quello tedesco o perlomeno maggiori possibilità di emigrare, guarda verso l’Europa anzichè verso la Russia pur avendo una mentalità molto più russa che europea occidentale.

        • Comunque, se le azioni militari russe non sono state un episodio di “guerra al terrorismo”, la stessa cosa dovremmo dire delle azioni israeliane contro Hamas e della guerra in Afghanistan… E, visto che ci siamo, perché non facciamo un referendum per introdurre la shari’a in Italia come legge fondamentale?

  3. 16 giugno – L’Ucraina nonostante tutto continuerà a fornire gas all’UE.

    16 giugno – Senza l’Ucraina, “Gazprom”, il deterrente del monopolio del gas russo, non sarà in grado di attenersi ai suoi obblighi verso i consumatori europei, – ha detto Alexey Miller.

    16 giugno – Martedì sera, la delegazione ucraina parteciperà ai colloqui riguardanti le forniture del gas da parte delle aziende europee, – ha detto il presidente di “Naftogaz Ucraina” Andrij Kobolev.

    16 giugno – La situazione a Donets’k è critica: la tesoreria regionale, la filiale regionale della Banca nazionale sono in mano ai terroristi. A causa di quest’azione terroristica, le persone e le aziende rimarranno senza soldi, – ha detto il capo dell’Amministrazione regionale di Donets’k Serhij Taruta.

    16 giugno – “Naftofaz” (Ucraina) ha fatto ricorso alla Corte Arbitrale di Stoccolma contro “Gazprom” (Russia) a causa dei prezzi del gas stabiliti in modo inadeguato e su motivazione politica. “Noi non finanzieremo la Russia. Gli ucraini non tireranno fuori dalle tasche 5 miliardi di dollari all’anno perché la Russia utilizzi questi soldi per comprare armi, carri armati, aerei per bombardare il territorio ucraino”, – ha detto il Primo Ministro dell’Ucraina Arsenij Iatseniuk.

    16 giugno – Nella parte occupata dai terroristi delle regioni di Donets’k e di Luhans’k operano 15-20 000 terroristi, la maggior parte dei quali provengono dalla Russia, – ha comunicato il Segretario del Consiglio di Sicurezza e di Difesa Nazionale Andrij Parubij.

    16 giugno – Il Servizio di Sicurezza dell’Ucraina ha arrestato a Kyiv uno dei membri attivi dell’organizzazione terroristica “DNR” di nome “Sievier”, complice del terrorista Igor Biezlier (“Bes”). Durante la perquisizione sono stati sequestrati 100 mila hrivne in contanti, una granata RGD-5, munizioni per arma da fuoco e 300 grammi di sostanze stupefacenti.

  4. Testuale: “Nella parte occupata dai terroristi delle regioni di Donets’k e di Luhans’k operano 15-20 000 terroristi (…)”: a parte il non senso (nella parte occupata dai terroristi operano i terroristi…. vorrei vedere!), ma 15-20.000 terroristi tutti assieme sono così tanti che, basterebbe avere un minimo di cervello, per farsi qualche domanda…. magari chiedersi se già la dizione terroristi è aderente alla realtà e utile a comprendere la situazione senza false ideologizzazioni. ma è chiedere troppo, lo so.

  5. le guerre sono sempre nell’interesse di qualcuno

  6. Ma Sig. Stefano forse non sa che quel elenco di eventi gg per gg che pubblica Oksana è tratto da organi del governo Ucraino per cui Le lascio immaginare quanto posso essere imparziali.
    Ottimo il suo commento.

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