UCRAINA: L'ultimo grande assalto dei separatisti filorussi ormai lasciati soli da Mosca

La guerra civile ucraina, se così può essere chiamata, vive ore di intensi e feroci combattimenti. Un sanguinoso canto del cigno per i separatisti ormai abbandonati anche da Mosca. Stamane, alle prime ore del giorno, circa 800 miliziani filorussi hanno attaccato un posto di frontiera al confine con la Russia nei pressi della città di Lugansk. Non è ancora noto il numero esatto di morti. Secondo le fonti ucraine, l’attacco era ben organizzato e ben coordinato dai separatisti: per affrontarli è stato necessario aviotrasportare truppe sul posto. Questo starebbe a dimostrare, se ce ne fosse ancora bisogno, l’ottima preparazione tattica dei rivoltosi. Una preparazione che non si improvvisa e non ci si può attendere da semplici cittadini in armi. L’attacco – forse pensato per alleggerire Lugansk dall’assedio dell’esercito regolare – è stato respinto ma i disordini sono continuati.

A Lugansk i separatisti hanno dichiarato che contro di loro sono state usate bombe a grappolo e molti ordigni giacciono inesplosi per le vie della città. Per questo i filorussi, che ancora controllano alcuni edifici chiave di Lugansk, hanno invitato la popolazione a lasciare la zona. L’offensiva di Kiev, ripresa con vigore dopo l’elezione di Poroshenko a presidente, sta spingendo i rivoltosi verso il confine al di là del quale le truppe russe starebbero smobilitando, almeno secondo quanto riportato dall’agenzia Reuters che cita fonti Nato.

A Donetsk si è sparato intorno all’aeroporto e i quartieri limitrofi sono stati sgomberati. Forse per far spazio ai caccia bombardieri di Kiev che, secondo Russia Today, emittente di stato russa, sarebbero stati usati per far saltare i capisaldi dei rivoltosi.

A Sloviansk e Kramatorsk i separatisti si stanno giocando il tutto per tutto, intensificando gli attacchi ma anche qui, secondo l’agenzia russa Itar-Tass, aerei militari ucraini stanno ripulendo il fronte per favorire l’avanzata dell’esercito regolare mandato da Kiev.

Se l’uso di caccia bombardieri e aerei militari, con il bombardamento anche intenso di alcune aree urbane, fosse confermato, ecco che allora si avrebbe la certezza della fine del sostegno di Mosca ai rivoltosi. Fino a qualche settimana fa sarebbe bastato un solo colpo di pistola in direzione di un miliziano filorusso a scatenare l’invasione russa. Oggi non bastano bombardamenti e bombe a grappolo. Putin, dopo le minacce, sta ora battendo in ritirata anche perché a Kiev si sta instaurando un potere assai diverso da quello paventato da Mosca: il potere degli oligarchi. Poroshenko, il nuovo presidente, è uno di loro ma soprattutto Achmetov, il padrone del Dombass, sostiene apertamente il nuovo corso.

La “rivoluzione” di Maidan è bell’e finita. Con un sublime esercizio di gattopardismo tutto è cambiato affinché tutto potesse rimanere uguale. Così anche i separatisti a est non servono più. Gli oligarchi hanno tutti gli interessi a trattare con Mosca, anche se cercheranno di mungere la vacca euroatlantica per un po’.

I miliziani, precedentemente armati da Mosca, sono ora senza padrini politici e proprio per questo il sangue, nel Dombass, scorrerà ancora più copioso nelle settimane a venire. Ma gli assalti sempre più violenti condotti dai separatisti testimoniano come questi presagiscano la fine e, braccati, abbiano deciso di vendere cara la pelle.

Chi è Matteo Zola

Giornalista professionista e professore di lettere, classe 1981, è direttore responsabile del quotidiano online East Journal. Collabora con Osservatorio Balcani e Caucaso e EastWest. E' stato redattore a Narcomafie, mensile di mafia e crimine organizzato internazionale, e ha scritto per numerose riviste e giornali (Nigrizia, Il Tascabile, il Giornale, Il Reportage). Ha realizzato reportage dai Balcani e dal Caucaso, occupandosi di estremismo islamico e conflitti etnici. E' autore di "Congo, maschere per una guerra", Quintadicopertina editore, Genova, 2015; e di "Revolyutsiya - La crisi ucraina da Maidan alla guerra civile" (curatela) Quintadicopertina editore, Genova, 2015.

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46 commenti

  1. Non do un giudizio di questo articolo, perchè non sono riuscito a leggere che le prime due righe:”La guerra civile ucraina, se così può essere chiamata”…come la vogliamo chiamare…botti di capodanno? E fin qui. Poi arriva qualosa di assolutamente incomprensibile,che egli si premura di evidenziare in neretto, quasi fosse una verità rivelata : secondo l’Autore infatti, un attacco ben coordinato, ed una ottima preparazione tattica degli attaccanti, dimostrerebbero di per se stesse, senza bisogno di ulteriori prove, che trattasi evidentemente di mercenari. O professionisti infiltrati. Possibile, per carità, ma NON DIMOSTRATO. E i Talebani, i cui attacchi son solitamente eccellentemente condotti e che possiedono una invidiabile abilità tattica? Professionisti di qualche Forza Armata straniera anche loro? Membri dei Pasdaran infiltrati oltre il confine? Essendo militare professionista so bene quanto sia sciocca una asserzione siffatta. Per carità, lo scivolone dell’Autore è frutto dell’insensata scelta della nostra classe politica di sospendere la coscrizione obbligatoria…probabilmente nel prosequio dell’articolo, avrebbe sicuramente espresso opinioni interessanti.. Ma quelle frasi buttate lì, che dimostrano indiscutibilmente come il Nostro non sappia nulla di cultura militare, non mi han messo nella giusta disposizione d’animo per leggere oltre. Mica ho tempo da perdere, io.

    • Il tempo per scrivere un commento pieno di fregnacce però l’ha avuto. Quando il dito indica la luna, lo stolto guarda il dito. Chi se ne frega della “cultura militare”, se mai queste due parole possano andare insieme, quel che conta è il discorso generale che, a ben vedere, è assai criticabile ma non per le ragioni di un “militare di professione” che se legge qualcosa di non corretto sul suo bellissimo “lavoro” dà di matto. Suvvia, non giochi a fare il so tutto io solo perché sa imbracciare un fucile, cosa che spero nessuno di questo sito sappia fare…

  2. P.S. Si chieda, l’Autore…cerchi, studi quanto dura il servizio di leva in Ucraina. Capirà molte cose su “Una preparazione che non si improvvisa e non ci si può attendere da semplici cittadini in armi”…

  3. Vorrei richiamare l’attenzione su alcune “caratteristiche” dei vertici separatisti sia militari che civili (quando non coincidono, e sempre più coincidono) che ritengo siano state poco considerate.
    La prima osservazione è che non c’è un leader riconoscibile e riconosciuto, ma una pluralità di capetti e gerarchi locali e che soprattutto tutti questi sono “uomini nuovi”. Non solo quindi nessuno dell’apparato amministrativo(ancor meno politico) chiamiamolo ucraino, nessuna figura di qualche importanza o rilevanza precedente ma gente apparsa dal nulla con pochi o addirittura nessun legame con il territorio. Alcuni ammettono tranquillamente di avere passaporto russo, altri di essere “ritornati” nel Donbass, ma nessuna figura istituzionale locale è emersa in queste settimane come possibile riferimento per gli abitanti locali. E questo giustifica lo scarso “radicamento” e l’impressione di un movimento diretto dall’esterno .
    Non si hanno notizie di manifestazioni popolari: sembra che a Donetsk sulla piazza al momento della proclamazione della “repubblica popolare” ci fossero un migliaio di persone, un po’ pochini su una popolazione di poco meno di un milione d’abitanti. Senza contare che di fatto i separatisti controllano alcuni edifici qui e la, un controllo a macchia di leopardo piuttosto rado che convive, quasi sempre, con un apparato amministrativo tutt’ora controllato da Kyiv e che continua a pagare stipendi e pensioni. Anche la polizia locale (notoriamente corrotta e non sempre affidabile) è rimasta (forse indecisa sulla parte vincente…) e non ci sono stati fenomeni significativi di transfughi nelle file separatiste.
    Quindi questa strana realtà parallela, molto vociante e appariscente, ma che sembra incapace di affermare un qualche tipo di controllo sulle strutture amministrative locali ne tantomeno di creane di proprie.
    Circa la struttura militare, anche qui esclusiva presenza di uomini nuovi, addirittura alcuni indicati come agenti della sicurezza russa. Inoltre con l’apparizione del “reggimento Vostok”, che è anche intervenuto sbrigativamente contro “saccheggiatori” di altre frazioni separatiste, ha modificato la rudimentale caratterizzazione “amatoriale” delle bande armate. Armi, sempre più sofisticate, provenienti dalla Russia (non si hanno notizie di significativi arsenali ucraini caduti nelle mani dei filorussi), o magari dalla Crimea, giusto per confondere le acque, “volontari” ceceni e reduci da vari conflitti, o magari mercenari, pagati da qualche “amico” oltre confine, caratterizzano numericamente e qualitativamente le formazioni militari separatiste.
    Certo ora sono più professionale, ma anche qui l’impressione è che chi tira le file non sia sul posto ma altrove.

  4. 3 giugno – L’amministrazione di Obama sta cercando di rafforzare il sostegno internazionale del suo crescente arsenale di armi finanziarie dirette contro gli avversari stranieri, con perdite contenute per gli alleati. In particolare, gli Stati Uniti intendono utilizzare tale arma contro la Russia, avendo questa aggredito l’Ucraina.

    3 giugno – I terroristi filorussi e i sabotatori russi nel corso dell’intervento in Ucraina orientale hanno ucciso 181 persone, di cui 59 militari.

    3 giugno – La Procura generale dell’Ucraina è convinta che gli ex leader avevano organizzato l’annessione della Crimea, – ha comunicato il Vice Procuratore Generale Mykola Holomsha.

    3 giugno – Il Primo Ministro Arsenij Iatseniuk ritiene che lo Stato paghi 900 hrivne più del dovuto per ogni tonnellata di carbone del Donbas. “La somma complessiva delle dotazioni che vengono dirette nelle regione di Luhans’k e di Donets’k è di 34 miliardi UAH”, – ha aggiunto. “Noi paghiamo questo carbone più di quanto esso costi realmente e lo immagazziniamo nei depositi con il solo scopo di garantire gli stipendi ai lavoratori. Questo è il prezzo da pagare per l’assenza di riforme nel settore del carbone negli ultimi 20 anni”, – ha detto il Premier.

    3 giugno – L’Ucraina richiederà alla Russia una somma pari a 1 trilione di dollari per l’annessione della Crimea, – ha dichiarato il Primo Ministro Arsenij Iatseniuk.

    3 giugno – La NATO considera la Crimea parte dell’Ucraina. L’Alleanza richiede che il Cremlino restituisca la penisola all’Ucraina, – ha comunicato il Segretario Generale della NATO Anders Fogh Rasmussen. Nella NATO stanno prendendo in considerazione la possibilità di stanziare nell’Europa orientale una base militare permanente in risposta all’aggressione russa.

    3 giugno – Le guardie del confine di Luhans’k sono state di nuovo accerchiate da un gran numero di uomini armati, tra cui i cosiddetti “cosacchi” russi. Sono in possesso di armi pesanti – mortai, RPG, mitragliatrici. La battaglia della guarnigione del confine va avanti già da due giorni. Le guardie sono state aiutate anche dall’aviazione ucraina, ma le truppe terrestri non riescono a venire in soccorso.

  5. comunque andrà a finire mai l’ucraina sarà pacificata nell’est ormai l’odio tra russofoni e ucraini è presente.

  6. da L’espresso:

    Ucraina, la strage dal cielo
    I filmati choc dell’ultimo raid
    Le immagini girate dagli abitanti di Lugan ricordano a tratti Sarajevo: uomini senza vita, una donna a terra ricoperta di sangue, mucchi di corpi. Ecco la guerra che l’Europa non vuole vedere
    di Nicolai Lilin
    03 giugno 2014

    Un bombardiere che va all’attacco tra le case e le auto. I razzi che all’improvviso esplodono davanti al parco pubblico e portano la morte nella vita quotidiana di una città. Le immagini che arrivano da Lugansk, nell’Ucraina orientale, abbattono i giri di parole e gli eufemismi: è una guerra, vera. I filmati diffusi sulla Rete mostrano quello che è accaduto lunedì a Lugansk. Un raid che ha ucciso civili, distrutto auto, crivellato le abitazioni e il municipio.
    Il governo di Kiev ha inizialmente negato che l’assalto fosse opera delle sue forze armate. E ha fatto circolare una versione di comodo: i danni erano stati provocati da un’arma anti-aerea, fatta partire accidentalmente da alcuni miliziani.

    I video choc girati dagli abitanti invece hanno testimoniato cosa era accaduto: un assalto dal cielo, condotto da un Sukhoi 25 dell’aviazione di Kiev. Un bombardiere che ha usato razzi “a saturazione”, destinati a devastare una grande area senza nessuna possibilità di mira. E dopo i dispacci di alcune agenzie internazionali, questa verità che è stata infine riconosciuta anche dalle fonti delle autorità ucraine. (…)

    Il numero delle vittime è incerto, come tutta la situazione nella zona orientale dell’Ucraina (…)

    Quello che colpisce di quanto sta accadendo a Lugansk e prima ancora a Donestk è il disinteresse dei media occidentali per l’escalation bellica. Per togliere le città agli insorti, il governo ucraino sta usando sempre più spesso i bombardamenti aerei: attacchi indiscriminati, lanciati a ridosso delle case e dei parchi. È stato segnalato anche l’uso di ordigni a grappolo, per impedire ai ribelli il controllo del territorio. (…)”

    SCUSATE: MA IL CRIMINALE, IL NUOVO HITLER, A LEGGERE EAST JOURNAL NON ERA PUTIN?

    • ma che stai a dì, ma dove l’hai letto che East Journal ha scritto che Putin è come Hitler. Mi leggo sempre tutti gli articoli sulla Russia, mai trovato nulla del genere. Stai dicendo fregnacce, lo sai che le stai dicendo. Poi se devi tirare letame e ti piace così, non penso che a nessuno importi nulla. Continua a leggerti L’Espresso e non rompere l’anmima, che poi lo sai chi è Lilin sì? Quello che ha scritto un libro inventato che continua a dire che è vero. Quello che sta a Cuneo a fare il tatuatore e scrive sul giornale che lo sai da chi prende i soldi, sì? Se non lo sai guarda un po’ Repubblica (Gruppo L’Espresso) e il suo accordo con Russia Today (che è un ente di informazione pubblico, finanziato dal cremlino quindi) oppure guarda chi c’è nel comitato scientifico di Limes, gente di Gazprom e compagnia cantante. Poi sì, leggiti l’Espresso ma smettila di propinarci le fregnacce che pubblica. Se vogliamo leggerlo ce lo compriamo…

      • Credi agli Americani allora, visto che loro sono mossi da puro interesse filantropico e dicono sempre la verità.

      • P.S.: Dire che Repubblica e l’Espresso sono dei servi di Putin è come dire che il Papa è un satanista…

  7. L’Ucraina può anche rivendicare 1 trilione di dollari alla Russia per la Crimea…intanto per ora 11 stati nell’ONU riconoscono la Crimea come parte integrante della Russia!!
    Poi si vedrà quando l’Ucraina pagherà il gas ai russi come andrà a finire, di sicuro nn tornerà mai all’Ucraina.

  8. Che splendido commento sig. Kaspar! Lei dev’essere un cultore della democrazia alla Maidan. Stia calmo e impari almeno a leggere e capire prima di cianciare sciocchezze – tra l’altro, ignora completamente la notizia: e cioè il bombardamento con un sukhoi di civili; ma che importa vero? Per quanto riguarda Putin/Hitler basta scorrere gli articoli di East Journal di marzo. Ma se la sua ideologia le impedisce di leggere, è tempo sprecato.

  9. Prepariamoci a una nuova Operazione Tempesta nell’Ucraina Orientale, sulla scia di quella con cui Ante Gotovina pose fine alla Repubblica Serba di Krajina e cacciò i Serbi che vi ci vivevano. E, come a suo tempo Milosevic’, anche Putin dovrà stare zitto e accettare il fatto compiuto, pena l’essere tagliati fuori dall’Occidente.

    • Può darsi che vada a finire come dice lei, ma lo scenario complessivo mi sembra molto diverso. Qui i separatisti filorussi sono stati “manovrati” in maniera determinante dall’esterno, anzi si ha sembre di più l’impressione che l’intera operazione sia stata decisa ed organizzata a tavolino da Putin e compagni, e chiaramente inquadrata nella strategia politica neoimperialista del “mondo russo” tanto cara all’attuale dirigenza russa. Fra l’altro i russi in Crimea ci hanno sicuramente, a detta loro, più che guadagnato.
      Se poi nelle giravolte della folle sarabanda che la demagogia putiniana ha messo in movimento i filorussi si ritroveranno “sedotti ed abbandonati” e con il sedere per terra, non saranno certo ne i primi ne gli ultimi sulle cui teste passa la “storia”.
      Circa poi al fatto che Putin stia zitto…., beh mi sembra uno che, al momento, parla fin troppo ! Che poi abbia timore di essere “tagliato fuori dall’Occidente”, strombazza a destra e manca che di questa debosciata sentina di vizi e perversioni (l’Occidente) Lui e il Popolo Russo non sanno cosa farsene dall’alto della “riconquista grandezza spirituale della missione storica ecc… ” (le risparmio l’apparato demagogico propagandistico che ormai straripa sui media russi e che credo lei conoscerà benissimo). Quindi non sembrerebbe che possa avere paura di esserne escluso, anzi!

      • quoto Gian Angelo (di cui leggo sempre i commenti, anche se non rispondo mai)…

        Matteo

      • Ovviamente non ce n’è bisogno, perché si tratta di un ritornello che ho sentito troppe volte e non solo dai Russi. Troppo spesso, dopotutto, popoli, nazioni o civiltà che hanno raggiunto il successo o che vogliono raggiungerlo si sono autoattribuite la missione storica di fungere da guida per il resto del mondo. All’apice della potenza dell’Occidente, e in particolare della sua area anglosassone, Max Weber ha scritto “L’etica protestante e lo sviluppo del capitalismo”. Alla metà degli anni Novanta, Mahathir Mohammad (l’allora Primo Ministro della Malaysia) e Lee Kuan Yew (Presidente emerito di Singapore, per circa quarant’anni alla guida della città-Stato) hanno proclamato l’universalità dei “valori asiatici” basati su collettivismo, duro lavoro e anche un certo autoritarismo. La Cina non ha mai smesso di guardare le altre nazioni dall’alto verso il basso, con la sola eccezione (forse) della Russia. E i Musulmani, da circa quattordici secoli, proclamano la superiorità della sharia sul diritto occidentale, sebbene gli Stati islamici che funzionano sono molto meno di quelli che non funzionano. Quando e se l’India diventerà ricca e potente, assisteremmo a un’ondata di discorsi sull’importanza del sistema a caste e della fede nella reincarnazione nello sviluppo.
        Comunque, per ciò che mi riguarda, il problema non è tanto la retorica di per sé, bensì l’uso di cui si fa. C’è un’enorme differenza tra lo slogan “Tecnica occidentale, spirito giapponese” con cui, nella seconda metà dell’Ottocento, il Paese del Sol Levante ha avviato la propria modernizzazione e, nel contempo, rafforzato la propria identità nazionale, e le megalitiche celebrazioni con cui lo scià di Persia ha celebrato il 2.500° anniversario del suo Paese, oppure i continui riferimenti a Tamerlano nella retorica nazionale uzbeca. Nel primo caso le glorie del passato sono state utilizzate per realizzare qualcosa di utile (certo, c’era un forte sciovinismo di fondo, e i crimini di guerra nipponici commessi durante la Guerra del Pacifico hanno ben poco da invidiare a quelli di Hitler, però se non altro, finita la guerra, è rimasto un buon apparato produttivo), nel secondo servono solo al fine dell’autolegittimazione della classe dominante. E, nel caso uzbeco, per giustificare l’esistenza di una nazione che in realtà non è mai esistita.
        La Russia, finora, ha oscillato più verso il Giappone che non verso la Persia o l’Uzbekistan (non dobbiamo dimenticarci che la Russia di quindici anni fa era come l’Ucraina di oggi, ossia un Paese governato dal malaffare e nel quale gli oligarchi comandano i politici), ma il rischio di scivolare in uno sciovinismo fine a sé stesso c’è. Ora tocca a Putin, o a chi per lui, saper usare il rigurgito patriottico (o, se preferisce, nazionalista) del popolo russo per rafforzare le strutture statali e far accettare ai Russi delle riforme strutturali che altrimenti avrebbe duramente opposto. Dopotutto, per la Russia, le opzioni sono due: o ci si rinnova, e questo significa anche aprirsi maggiormente alle regole dell’economia di mercato e agli investimenti esterni, rinforzare le infrastrutture, e anche dare alle proprie città un’immagine più umano (i lavoratori altamente specializzati e gli investimenti vanno attratti anche con questo), oppure si rimane un semplice fornitore di materie prime facilmente soggetto a ricatti e pressioni esterne. Il potenziale per trasformare la Russia in un ponte eurasiatico esiste, bisogna solo sfruttarlo.

      • Comunque ciò che dovrebbe preoccupare più di tutto non è tanto Putin, quanto una sua capitolazione. Putin non è Hitler, ma Guglielmo II. Il vero Hitler potrebbe arrivare se la Russia fosse costretta ad accettare un compromesso umiliante come a suo tempo la Germania di Weimar, perché in questo caso il revanscismo russo diventerebbe ancor più forte e incontrollabile non appena il Paese riprenderebbe fiato.

        • Mi sembra che al momento gli “avversari” abbiano lasciato ampie possibilità a Putin di salvare la faccia, ma il novello zar di tutte le Russie non sembra molto interessato, anzi da segni di voler raddoppiare la posta e rendere il gioco più spericolato e emozionante.
          E gli “altri” cosa dovrebbero fare: ritirarsi inorriditi dal prossimo giro della roulette russa? Acquiescere a che il megalomane passi con i tacchi a spillo perché se no arriverà un altro che ci calpesta con gli stivali chiodati?

          • Le ricordo che chi ha iniziato la guerra non è stato certo Putin, ma gli States, che hanno sostenuto Maidan per fini non necessariamente legati alla promozione della democrazia. La risposta del novello Zar di tutte le Russie è stata alquanto spregiudicata, come lo è stata quella della Turchia dopo il golpe filogreco a Cipro del 1974 sostenuto da Atene (e, anche in quel caso, la risposta è stata un’invasione), ma è stata comunque una risposta. Gli altri dovrebbero semplicemente convincere Putin ad accettare questa soluzione: stipula dell’Accordo di Associazione tra Ucraina e UE ma nel contempo mantenimento del regime di libero scambio con la Russia (oppure, in alternativa, avvio delle trattative per la creazione di un’area di libero scambio tra UE e Unione Eurasiatica), neutralità dell’Ucraina, russo come “lingua per la comunicazione interetnica” ma non ufficiale, autonomia delle regioni orientali sul modello bosniaco ma senza creare barriere interne, ritorno della Crimea all’Ucraina (naturalmente nella parte orientale) con l’esclusione di Sebastopoli e della sua base. Questo non è il momento di fare la guerra con la Russia: i veri nemici, oggi, sono altri, e non possiamo contrastarli senza Mosca.

          • Non abbiamo la stessa idea su chi abbia cominciato… comunque mi sembra che concordiamo su chi abbia i maggiori interessi in gioco.
            Posso anche condividere alcuni dei punti che suggerisce a Putin, però compie un grosso errore di fondo. Mi sembra che lei scambi i suoi suggerimenti con quello che Putin vuole ottenere da questa spericolata politica. Non credo che il novello autocrate voglia una soluzione mediata, Putin ha bisogno di stravincere! Qualsiasi risultato sotto il totale ritorno di tutta l’Ucraina sotto l’effettivo controllo russo (la forma è irrilevante) non può che comportare nell’immediato uno smacco e alla lunga una frana all’interno dell’Area Russa. Inoltre, bisognerà vedere se il Cremlino reggerà i contraccolpi economici e l’isolamento politico in cui si sta impantanando (il blocco del South Stream e l’accelerazione pro EU di Moldavia e Georgia, ad esempio). La considerazione sui nemici (comuni !?) non mi sembra abbia peso sulle decisioni del Cremlino: evidentemente sono convinti di poter gestire autonomamente la grande politica internazionale, da superpotenza quale ambisce e ritiene di essere.
            Attendo con interesse la risposta del Cremlino alla JoeK Road.

          • Ritengo che joek abbia ragione gli USA sono entrati di prepotenza nella protesta di maidan Armando e incitando elementi sovversivi come pravi sector e SVOBODA sistema che sistematicamente le ambasciate Usa usano in ogni paese in cui non hanno una diretta influenza vedi Siria, o vedi armamento dei Talebani in Afganistan purtroppo regolarmente ogni volta gli si ritorcono contro ma questo a quanto pare non lo capiscono.
            Ritengo i Russi non scevri da colpe in ucraina ma in fin dei conti si tratta della loro sfera di influenza mi pare giusto che si incazzino, cosa fecero gli americani quando l’urss mise i missili a Cuba?
            Cosa deve dire la Russia che ha le basi nato nelle tre rep. Baltiche in Georgia Polonia Bulgaria etc?
            Direttamente sui loro confini?
            Quando la nato fa esecitazioni in Georgia o nel mar nero?
            Ora non basta più vogliono l’Ucraina bene avranno anche questa sicuramente ma non è corretto, o meglio non era nei patti di quando si sciolse l’unione sovietica:ogni uno manteneva le proprie sfere di influenza, così non è.
            Poi andare a mettere una base nato in Crimea sede della più importante base della marina russa direi che lo trovo un po’ azzardato.
            Poi qualcuno potrà dire ma del popolo ucraino nessuno si preoccupa, perché gli USA han sempre fatto le cosa per ragioni umanitarie?
            In Iraq cosa han fatto?hanno invaso un paese con una bugia avvallati dall’ONU , in Afganistan hanno armato i talebani anti sovietici, in Siria l’opposizione solo perché era alleata con la Russia e oggi cosa di questi giorni addestrati e armati dagli USA muovono verso Bagdad.
            Ci rendiamo conto che i nostri Tg e giornali sono di parte che ci raccontano solo la
            loro verità come sempre “i buoni sono gli americani i cattivi gli altri” (Giorgio Gaber)

          • L’unica cosa chiara nel suo contorto ragionamento, è che lei è un convinto sostenitore della teoria delle zone d’influenza, sacre, sante ed inviolabili. E la timida resipiscenza circa la volontà del popolo ucraino, è sbrigativamente messa a tacere con l’usurata obbiezione che tanto sono stati i cattivi USA a cominciare.
            Questa presunta zona di influenza sarebbe stata promessa dagli USA all’URSS. Prima osservazione: nel mondo delle relazioni internazionali, purtroppo, valgono principalmente le relazioni di forza, cioè la capacità o la credibilità di imporre ciò che si va affermando. Krushov lo sapeva per Cuba, gli USA lo sapevano per Ungheria e Cecoslovacchia. Quindi o Putin (e la Russia dietro di lui) ha la capacità di imporlo, o tutto si risolverà con un più o meno potente botto, e la storia i dirà chi si troverà con il sedere per terra.
            Il “contorto” si riferiva ad una serie di salti logici: gli USA “promisero” all’URSS, ma l’URSS non esiste più, e la Russia (Federazione Russa) è uno dei 15 stati eredi della vecchia entità statale. Anzi ad essere pignoli la RSS russa se ne andò il 24 agosto 1991 (insieme alla RSS ucraina…), l’Armenia fu l’ultima a uscire formalmente il 21 settembre, il Kazakistan si dimenticò di andarsene, ma tanto era rimasto da solo…
            Quindi perché la promessa USA deve valere solo e soltanto per uno dei 15 stati exsovietici?

          • Bhe convinto sostenitore delle zone di influenza o meno queste esistono tant’è che gli USA e la NATO stanno rapidamente allargandosi s conquistando sempre più paesi secondo Lei solo per aiutare il popolo ucraino beato Lei che crede ancora agli americani portatori di pace.
            Peccato che per farlo mettono le armi in mano a persone incapaci di intendere e volere ma questo è poi un dettaglio.
            Per quanto riguarda il contorto se ritiene che a seconda della classifica degli stati che per primi si sono liberati dal giogo sovietico a partire dai baltici per primi se ritiene che andare a mettere dei missili sull’uscio di casa dei russi sia mantenere un ordine mondiale le faccio i mie complimenti, per la Sua lungimiranza geopolitica.

          • La ringrazio per i suoi complimenti.
            Fa un pò pena vedere questi campioni della realpolitik, finire a ripetere, piagnucolando, che i pacta sunt servanda….
            Mai detto che gli Yankees siano dei cavalieri senza macchia e senza paura e che gli euroburocrati dei candidi idealisti. Mettiamola così: certuni riescono a coltivare e promuovere i propri interessi coinvolgendo e gratificando il maggior numero di amici ed alleati, altri riescono solo a rompere le uova negli altrui panieri (e magari anche nel proprio…) Detto questo, delle funambolesche elucubrazioni “bismarckiane” di De Martini lascio a lui la responsabilità: a furia di fare dietrologia si rischia di non capire neanche più dove si è finiti.

          • Come motivazione per rompere il patto, quella secondo cui “la Russia non è l’URSS” mi sembra alquanto risibile, tanto più che coloro che parlano di una promessa fatta all’URSS, e non alla Russia, sono spesso le stesse che poi amano sottolineare il mancato superamento dei paradigmi di epoca sovietica quando la Russia è intervenuta in Georgia e ora in Ucraina. Un pò di coerenza… E comunque, se si poteva violare il patto, perché non invitare anche la Russia nella NATO? Non voglio fare il facilone (anche perché so bene che un’eventuale adesione della Russia alla NATO forse non sarebbe stata nell’interesse né dell’una né dell’altra), però è indubbio che l’Occidente non ha gestito bene le sue relazioni con la Russia.
            La verità è che le sfere di influenza non sono più dei santuari come all’epoca della Guerra Fredda (dopotutto anche la Russia è un Paese ad economia di libero mercato), ma esistono, e ce ne accorgiamo ogniqualvolta si annuncia un grosso investimento dalla Grande Madre in qualche settore strategico (vedi South Stream). Purtroppo, anche prima della crisi in Crimea, per la Russia valeva il paradigma del “too big, too poor, too different” già visto per la Turchia, con tutte le conseguenze del caso.
            Le consiglio in proposito di dare una lettura a quest’articolo:
            http://www.eurasia-rivista.org/il-conflitto-in-ucraina-e-la-nuova-guerra-fredda-inevitabili-guerre-di-faglia/21673/

          • Ringrazio per la segnalazione dell’articolo. Il mio excursus cronologico era ironico, ovviamente. Certo che questi propugnatori di realpolitik che finiscono, lacrimando, sui pacta sunt servanda…
            Mai detto che gli yankees siano dei disinteressati benefattori dell’umanità o che gli euroburocrati dei candidi idealisti. Mettiamola così: c’è chi riesce a promuovere e difendere i propri interessi coinvolgendo i maggior numero di amici e alleati e chi invece rompe solo le uova nell’altrui paniere ( e magari anche nel proprio …).

          • Il problema è che nessuno vuole la guerra, ma allo stesso modo nessuno vuole la pace. So che sembra un paradosso, ma è così. Per la Russia (e non solo per Putin), cedere la Crimea è fuori discussione, mentre i Crimeani sono più che mai contenti di non stare più in Ucraina e quindi di non aver fatto la fine di quelli del Donbass. Agli States, d’altro canto, non dispiace che le relazioni tra Russia e Ucraina rimangano tese: significa potersi ergersi al ruolo di difensori della povera Ucraina contro la maligna Russia, con tutte le conseguenze del caso. E non dispiacerebbe nemmeno che la Crimea rimanesse come una sorta di Cipro Nord russa (si ricordi che la reazione occidentale strettamente legata alla crisi in Crimea è stata piuttosto blanda), a condizione che con l’altra parte possa fare quello che vuole. Se si voleva realmente evitare la guerra, bisognava farlo prima del 16 marzo (il giorno del referendum in Crimea).
            La invito a leggersi l’articolo scritto da Kissinger agli inizi di marzo su Crimea e Ucraina (http://www.washingtonpost.com/opinions/henry-kissinger-to-settle-the-ukraine-crisis-start-at-the-end/2014/03/05/46dad868-a496-11e3-8466-d34c451760b9_story.html), sempre che non l’abbia già letto. Kissinger è uno che conosce bene Putin (lo incontra personalmente due volte l’anno), e in più è un realista e non un ideologico, e quindi non gli è difficile trovare una lingua in comune con il capo del Cremlino. Probabilmente non avrebbe accettato tutti i punti della sua road map, ma di sicuro la stessa sarebbe potuto essere una buona base per avviare delle trattative per una soluzione duratura della crisi in Ucraina.
            Riguardo al bottino, comunque, si ricordi che Putin non è un politico, ma uno statista, per quanto se ne possa dire. Lui non pensa ad adesso (e infatti si è guardato bene dal riconoscere le repubbliche del Donec e di Lugansk), ma a ciò che accadrà tra trenta, quarant’anni, e inoltre non dimentica le peculiarità geografiche del suo Paese e il ruolo che la Russia ha nella soluzione della disputa sul nucleare iraniano. Inoltre ci sono la sfida del fondamentalismo islamico, che è una sfida globale, e la volontà di non diventare un vassallo della Cina, e non è un caso che nel Pacifico i rapporti tra la Russia e gli States sono molto migliori che in Europa. Piaccia o no, la Russia sarà un Paese di cui nel futuro dovremo tener conto ancor più di oggi. Almeno se la saprà giocare le proprie carte.
            Adesso, se Putin è furbo (come credo lo sia), accetterà l’offerta di Barroso di collaborare con l’Europa nelle misure di sostegno all’Ucraina (leggi prestiti), e quando sarà a Bruxelles si comporterà da bravo scolaro: non si opporrà al vincolare i prestiti a delle riforme strutturali (“dopotutto, se non mi volete come “grande fratello”, perché vi devo riservare un trattamento di favore e non trattarvi come tutti gli altri?), e in tal modo da un lato si accrediterà come un partner agli occhi di Bruxelles, dall’altro contribuirà a diminuire l’entusiasmo degli Ucraini per l’Europa. Dopotutto già dovranno inghiottire la chiusura di un bel pò di fabbriche una volta che le merci prodotte nell’Unione Europea avranno libero accesso ai mercati ucraini una volta firmato l’Accordo di Associazione…

          • “The test of policy is how it ends, not how it begins”. Non ho altre risposte che questa citazione dall’articolo (di inizio marzo, ne è passata di acqua sotto i ponti) di Kissinger.
            Putin dirà… Putin farà… Putin accetterà… Io tendo a ragionare sui fatti, le previsioni/suggerimenti sono troppo labili e influenzabili più da quello che uno vorrebbe che da quello che è.
            Lei accredita Putin quale statista, per il momento io vedo un giocatore di poker, a cui sono andati bene alcuni azzardi.
            Non credo che si possa confondere una ubriacatura demagogica ultranazionalistica con il cosciente perseguimento di interessi nazionali, una monodipendenza dall’esportazioni energetiche con una solida base sociale, industriale e economica, il ricatto energetico con una intelligente politica estera, una politica di appariscente consenso forzato con una diffusa consapevolezza ed unità di intenti.
            Da quello che si vede, potrebbe essere proprio Putin a impedire un qualsiasi autentico ruolo di protagonista nella politica internazionale alla Russia: questo grande paese meriterebbe qualcosa di meglio.

          • Gian Angelo buonasera ,
            non so se le è già capitato di leggere questo articolo:

            http://whitewolfrevolution.blogspot.it/2014/06/gli-usa-stanno-progettando-di-colpire.html?showComment=1402679162209&m=1

            Credo possa essere interessante.
            Saluti

          • Guardi, quando Lei dice che “questo grande paese meriterebbe qualcosa di meglio” mi ricorda un pò John McCain, che ha scritto un articolo simile sulla Pravda (http://english.pravda.ru/opinion/19-09-2013/125705-McCain_for_pravda_ru-0/). Una serie di accuse al leader russo basate sui classici leitmotiv della propaganda occidentale antiputiniana (gay, Pussy Riot, elezioni…) che, per quanto mi riguarda, non ha nulla da invidiare a quella russa. Certo, si parla anche dei problemi dell’economia (e qui sono d’accordo), ma sempre tra le solite accuse di violazioni delle libertà democratiche e quelle di sostegno al regime siriano di al-Assad (una critica quanto mai lungimirante, visto ciò che sta succedendo in Iraq e visto che l’Isil è anche un nemico di Siria e Iran…). Un messaggio che potrebbe piacere a quel 4% di Russi che guarda verso l’Occidente, parla fluentemente inglese e magari manda i figli a studiare in Europa o in America, ma pensa che al restante 96% possa avere qualche effetto? Paradossalmente pubblicare una cosa del genere è stato soltanto un favore a Putin, che può rispondere alle accuse con relativa nonchalance. La Russia può e deve prosperare, e su questo ci troviamo d’accordo, ma per prosperare non ha bisogno di Pussy Riot, ma di imprenditori; non di una maggiore libertà per gli attivisti dei diritti umani che, spesso e volentieri, fanno politica e applicano due pesi e due misure, ma di una maggiore apertura al mercato mondiale e agli investimenti esteri. Senza un sistema democratico la Russia può ancora diventare un grande Paese (Singapore, dopotutto, non è esattamente una democrazia…), ma senza una buona economia, la Russia rimarrebbe un Paese di secondo piano vulnerabile a sciacalli e affaristi di ogni sorta.

          • Lei ha colto la nostra differenza di opinioni: io sono convito che senza una robusta partecipazione democratica non può esserci una stabile e reale crescita economica, lei no.
            Non può paragonarmi un’isoletta con un paese che si estende su due continenti…
            La scorciatoia semiautoritaria all’interno, che sembra aver imboccato Putin, ha proprio il suo riflesso nella rinuncia ad un vero sviluppo economico e la necessità di una politica imperialista all’esterno che richiede il consenso forzato all’interno (il suo 96%) e la inevitabile accettazione della più facile e semplice monodipendenza dalle esportazioni energetiche a scapito di una più faticosa e incerta diversificazione economica : il classico cane che si morde la coda!
            Direi che se vogliamo cercare “sciacalli e affaristi di ogni sorta” non dobbiamo cercare molto lontano: basta guardare intorno a Putin!

  10. Scusate l’insistenza: ma un cacciabombardiere Suhkoi bombarda un giardino e un parcheggio – basta vedere le immagini – dove si trovano dei civili, causa morti e feriti, e non un solo commentatore di East Journal, ha da fare una minima osservazione? I cantori dei diritti dell’uomo e della democrazia si sono volatilizzati? Utilizzare un Sukhoi in ambiente urbano – c’è la conferma del ministro della difesa di Kiev – è un fatto di assoluta normalità o routine? D’altra parte non mi sorprendo di nulla: la strumentalità di certi discorsi dell’occidente può passare inosservata solo a chi ha lenti ideologiche spesse come il cemento armato. Quando il pupazzo Eltsin massacrava allegramente in Cecenia, nessuna voce occidentale ufficiale s’è mai levata; il pupazzo faceva comodo. Si vede che ora gli interessi sono altri, come rilanciare le spese militari in ambito NATO – vedasi i casi della Polonia e della Danimarca per cominciare.

    • Salve Stefano

      senta, magari lei le ha sottomano e non le costa troppo tempo, mi può indicare delle fonti in merito a quello che scrive sul bombardamento di un giardino e parcheggio? E mi riesce a indicare anche la conferma ufficiale di Kiev? Mi sarebbe estremamente d’aiuto per un pezzo che vorrei scrivere proprio sull’uso della forza da parte di Kiev e sul coinvolgimento di civili.

      grazie

      Matteo

  11. Non ci vuole poi molto cara Redazione, ma dalla risposta stizzita vedo che la cosa vi urta…
    poi per carità, si può sempre dire – come qualcuno ha già anticipato, che Lilin inventi tutto, e che quindi abbia pilotato il Sukhoi, sparato, rappresentato i morti, inventato la dichiarazione del governo di Kiev ecc. ecc.

    http://espresso.repubblica.it/internazionale/2014/06/03/news/ucraina-la-strage-dal-cielo-i-filmati-choc-dell-ultimo-raid-1.168014

    Ligio alla verità: se tutto fosse falso, quale miglior e ghiotta occasione per East Journal per un attacco frontale a l’Espresso?

    Aiutereste anche noi comuni lettori a non cadere nelle trappole della propaganda. Di tutte le propagande, naturalmente.

    • Gent. Stefano

      forse lei non ha capito bene dove si trova. Questo giornale è portato avanti da volontari. Come lei, abbiamo tutti una vita, un lavoro, degli impegni e qualche passatempo. Tra questi ultimi c’è East Journal che scriviamo, con estrema fatica, nel poco tempo libero, di notte, nel fine settimana, completamente gratis. La “cara redazione” è questa, non c’è un “caro ufficio” dove stare col caro culo al caldo a raccontare quel che l’editore di turno ci impone di raccontare. Seguiamo, al meglio delle nostre possibilità, quello che accade. E chiediamo ai lettori di darci una mano, esattamente come ho fatto io con lei. Nessuno è stizzito, dunque. Se poi lei trova più di suo gusto provocare o fare polemica, è libero di unirsi al coro di quanti già lo fanno, ma non serve a nulla né a noi né al servizio che vorremmo offrire.

      La ringrazio di averci segnalato l’articolo di Lilin, non l’avevo letto prima perché non leggo giornali italiani e preferisco i reportage di chi è sul posto. Lilin fa quello che facciamo noi, scrive lontano dai luoghi dei fatti e quando non si è sul posto è veramente difficile capire se quello che ci arriva è vero o no. La differenza con noi è che l’Espresso i soldi per mandare uno in Ucraina ce li ha. Per accontentarsi di uno che parla il russo, beh quello ce l’abbiamo anche noi e anche noi possiamo accedere alle fonti russe. In più siamo soliti citare le fonti: dire che “questa verità che è stata infine riconosciuta anche dalle fonti delle autorità ucraine” non vuol dire nulla, se ne rende conto. Se ci fosse stato un link alla fonte originale delle autorità ucraine, allora era diverso, ma a scrivere quella frase siamo capaci tutti. a me hanno insegnato che quello non è giornalismo ma “sciatteria”. Il video è un video terribile, ripreso in prossimità di un palazzo da cui sventola bandiera russa, ma non riprende l’attacco aereo. Capiamoci: non metto in discussione la verità del fatto, ne leggo anche io di notizie su quanto avviene laggiù e non intendo tacerne. Ma l’articolo in questione non riporta una sola prova di quanto afferma. Io cerco prove: con quelle in mano dico tutto. E’ il mio modo di lavorare ed è il modo in cui cerco di far lavorare anche gli altri su questo giornale: fonti, prima di tutto. Dimostrare che il fatto è vero. E poi denunciare senza sconti.

      Finora abbiamo atteso a scrivere di quanto accade per evitare sia il sensazionalismo de “la guerra che l’Europa non vuole vedere”; sia di prendere per buone notizie di cui mancano conferme. Come dicevo, fare fact-checking senza essere sul posto richiede tempo, e ne abbiamo poco purtroppo. Verificherò al meglio delle mie possibilità quanto riportato e forse, se avrò tempo, fra un paio di settimane ci farò un articolo se qualcuno dei ragazzi che collabora a questo sito non mi precede.

      Non è nostra abitudine attaccare nessuno: l’Espresso porta avanti un modello di giornalismo diverso dal nostro, e non solo per i mezzi che ha a disposizione ma anche per il modo di pensare l’informazione, e non mi piace. Come non apprezzo Lilin, sulla cui onestà intellettuale si è molto discusso. Purtroppo in Italia ci sono grandi gruppi editoriali, quello di DeBenedetti (Espresso, Repubblica, Limes), quello di Berlusconi, quello degli Elkan (che come saprà sono soci di maggioranza al Corriere oltre che proprietari della Stampa) e questi gruppi rispondono a logiche politico-economiche. Gli Elkan, Berlusconi, DeBenedetti, è gente che fa i propri affari e usa l’informazione per “orientare” l’opinione pubblica in un verso o nell’altro. E lo fa con soldi pubblici, per di più. E’ il grande problema dell’informazione italiana. I comuni lettori, come i comuni giornalisti, sono preda di ideologie, retoriche e propagande ma non sono egualmente vittime: chi scrive ha delle responsabilità maggiori perché può verificare, se l’editore glielo consente. Ho dei seri dubbi sull’indipendenza lasciata ai giornalisti italiani in questa fase e su questo tema, ma è una opinione personale e non vale nulla.

      In ogni caso, e questo vale per noi di Ej, la verità resta inattingibile. Il nostro sforzo è quello di avvicinarsi il più possibile alla verità dei fatti, mostrandola da più punti di vista. O almeno ci proviamo. Ora che abbiamo fatto conoscenza, spero vorrà esserci d’aiuto con minore polemica. Cordialmente

      Matteo

  12. vedete un po’ voi se commentare oppure no. Grazie

  13. Cara Redazione – riutilizzo l’incipit, anche se non avendo il culo al caldo potrebbe urtarvi – polemiche banali a parte, io ho riletto per sicurezza le mie comunicazioni e davvero non capisco il tono stizzito delle vostre risposte. Per sgomberare il campo, non sono né filo-russo né filo-ucraino, pur avendo amici e familiari in zona Kharkhov/Kharkhiv. Semplicemente segnalavo che l’uso di un cacciabombardiere in area urbana a me sembra un crimine (cosa ne pensano i politici UE per esempio?), e ancor di più sorprendente il silenzio assordante di East Journal e dei suoi lettori. Poi, sulla base di un commento apparso qui, se, come qualcuno avanza, Lilin non è che lo scrivano della propaganda putinianiana (ma all’Espresso saranno così ingenui? anche loro a libro paga del nuovo zar?), quale occasione migliore per smascherarlo e pre-avvertire i lettori, il sottoscritto per primo? Senza polemica, ma invece di rilanciare ogni tre per due la tiritera di Molotov/Ribbentrop e delle fratellanze d’interesse tra comunismo e nazionalsocialismo (che ci sono state per carità!!!! come ci sono state molte altre alleanze da far mettere le mani nei capelli, basti pensare al Sudafrica pre-Mandela per fare solo un esempio), perché non guardare all’attualità, magari guardandola con occhi meno ideologizzati e più da semplici cronisti? Da ultimo: il discorso sulla verità che resta inattingibile è molto interessante e anche troppo lungo per questo spazio; ma basta leggere Ricouer, Ginzburg, Hayden White, Fabietti & Borutti, ecc., per averne una discreta conoscenza. Buon lavoro.

  14. 6 giugno – Il Primo Ministro Arsenii Iatseniuk dichiara che a causa della situazione nelle regioni di Luhans’k e di Donets’k all’Ucraina non sono pervenuti 23 miliardi di dollari. Iatseniuk ha dato l’ordine di salvare 200 mila posti di lavoro nelle regioni di Luhans’k e di Donets’k, perché a perderli sono i cittadini, non i terroristi russi.

    6 giugno – Nel punto di controllo del passaggio di frontiera di Marynivka nella regione di Donets’k, le guardie di frontiera hanno distrutto diversi veicoli militari e corazzati dei militanti che cercavano di rompere il confine tra l’Ucraina e la Russia.

    6 giugno – Nei pressi di Slovians’k i terroristi hanno aperto il fuoco di mortaio dal territorio di una delle chiese locali e hanno sparato contro i posti di blocco dei militari ucraini.

    6 giugno – Il presidente russo Vladimir Putin nel corso dell’evento di commemorazione del 70 ° anniversario dello sbarco degli alleati in Normandia durante la Seconda Guerra Mondiale ha parlato brevemente ed informalmente con il vincitore delle elezioni in Ucraina Petro Poroshenko. Vi era presente anche il Cancelliere Angela Merkel. Il Presidente Poroshenko ha detto di essersi accordato con la Russia riguardo al ritorno del suo rappresentante in Ucraina per dare vita alle trattative al fine di risolvere la situazione. Il presidente russo Vladimir Putin nel corso della conversazione con il presidente francese François Hollande ha ammesso di avere un’influenza sui terroristi operanti in Ucraina.

    6 giugno – I terroristi russi detengono attualmente più di 200 prigionieri – cittadini di paesi diversi, – ha affermato il capo dell’Amministrazione regionale di Donets’k Serhii Taruta.

    6 giugno – Il leader dei tatari della Crimea Mustafa Cemilev è sicuro che l’occupazione russa potrà durare al massimo 2-3 anni.

    6 giugno – Secondo le dati di The Financial Times, la Russia aveva iniziato a penetrare nei sistemi informatici ucraini e a condurre contro l’Ucraina una operazione altamente tecnologica già diversi anni prima della crisi della Crimea – un’operazione della quale le autorità di Kyiv a stento sanno qualcosa, e alla quale esse non sanno come rapportarsi.

    6 giugno – L’Ucraina non è pronta a rinunciare al gas russo, – ha detto il Primo Ministro dell’Ucraina Arsenii Iatseniuk.

    • Oksa, la dobbiamo ringraziare per questa costante informazione giorno per giorno dei fatti che avvengono in Ucraina…

  15. Non è così.

  16. Mai lette tante inesattezze come la propaganda Ucraina che riporta regolarmente Oksana.!

  17. quando si legge Lilin e gli si dà fiducia, si è sulla strada di una profonda saggezza…

  18. Naturalmente, leggete Catelli per la VERITA’ – spero di non essere censurato, come capita spesso oramai…

  19. Per GianAngelo:

    A questo punto, però, il tutto diventa una lotta tra “noi” e “loro”. E quindi diventa del tutto naturale fare due pesi e due misure nei confronti di amici e nemici. Inoltre, piaccia o no, siamo costretti ad avere a che fare con delle dittature anche molto peggiori di quella russa, visto che esportare la democrazia in posti quali il mondo arabo e l’Oriente è praticamente impossibile (al di là di quanto se ne possa dire, quanto il Giappone è realmente democratico?), o comunque produrrebbe effetti indesiderati (vedi Egitto di Morsi). La Cina, ad esempio, possiede una quantità enorme di titoli di Stato USA; la compagnia di Stato degli Emirati Arabi sta per acquistare Alitalia; l’azionista di maggioranza di Pirelli è la Rosneft’ (il cui secondo azionista è la britannica BP), e questo dopo la Crimea. Tutto ciò rende quasi irrilevanti i nostri bei discorsi su libertà e democrazia, e chi paga le conseguenze della nostra “missione civilizzatrice” sono soltanto quei poveracci che non hanno nè soldi nè armi atomiche. Concludo citandoLe questa frase di Huntington: « L’Occidente non ha conquistato il mondo con la superiorità delle sue idee, dei suoi valori o della sua religione ma attraverso la sua superiorità nell’uso della violenza organizzata. Gli occidentali lo dimenticano spesso, i non occidentali mai. »

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