UCRAINA: Cosa succede nell'est del paese? Il riassunto dei fatti sul fronte di Donetsk

Dal 7 di aprile l’Ucraina orientale è teatro di proteste da parte della popolazione russofona che chiede la creazione di uno stato federale o l’annessione a Mosca. Le manifestazioni, dapprima pacifiche, sono presto sfociate nell’occupazione di istituzioni locali e sedi della polizia. Per questo Kiev ha lanciato un’operazione “anti-terrorismo” finalizzata a riprendere il controllo delle città dell’Ucraina orientale. A far scattare la reazione di Kiev l’assalto alla sede della polizia di Sloviansk, avvenuto il 12 aprile, condotto da un gruppo di uomini a volto coperto, armati di kalashnikov e armi automatiche. L’assalto di Sloviansk segna il passaggio a un nuovo stadio della protesta. gli uomini senza volto e ben armati che circolano in città ricordano da vicino quanto accaduto in Crimea. Qui di seguito la cronaca dei fatti.

12 aprile

Sloviansk, città di 120mila abitanti nell’oblast di Donetsk, un commando di circa settanta uomini, armati di kalashnikov e armi automatiche, ha preso d’assalto la sede della polizia locale issando bandiera russa sul tetto dell’edificio. Dopo il blitz parte della popolazione è scesa in strada a dare il proprio sostegno ai paramilitari, tra di loro il sindaco della città. Il 13 aprile le truppe ucraine hanno tentato di riprendere il controllo dell’edificio ma sono stati respinti e un soldato ucraino ha perso la vita. Kiev ha allora lanciato un ultimatum ai rivoltosi che, una volta scaduto, non hanno abbandonato l’edificio e anzi ne hanno occupato un altro. Durante gli scontri a fuoco un soldato ucraino ha perso la vita.

Kramatorsk e Druzkhovka gruppi armati sono arrivati a bordo di autobus e in meno di un’ora hanno occupato stazioni di polizia e edifici amministrativi.

Donetsk intanto continua l’occupazione del palazzo dell’amministrazione locale iniziata ormai una settimana fa. Le forze dell’ordine ucraine non sono ancora intervenute militarmente. Nella giornata del 12 aprile è andata in scena una nuova massiccia manifestazione di piazza a supporto dei filorussi.

Lugansk, malgrado sia scaduto l’ultimatum di Kiev, i rivoltosi filorussi continuano a occupare la sede principale dell’amministrazione locale.

Mariupol i manifestanti filorussi sono stati sgomberati dall’intervento delle forze dell’ordine ucraine nella giornata dell’11 aprile, ma le manifestazioni a favore dell’annessione a Mosca continuano.

Kharkiv è stata teatro di manifestazioni ma finora non si sono registrati interventi da parte dei filorussi.

13 aprile

Gazprom haalzato le tariffe del gas passando dai 268 dollari ai 485 dollari ogni 1000 metri cubi dicendo che Kiev non è più idonea allo sconto praticato in precedenza. La controparte ucraina Naftogaz ha reagito sospendendo tutti i pagamenti fino a che non ci sarà una nuova negoziazione sui prezzi.

14 aprile

Horlivka separatisti filorussi hanno assaltato la sede della polizia locale il 14 aprile.

Un caccia russo  ha sorvolato a bassa quota una nave da guerra americana nel Mar Nero. Una provocazione che ha inasprito ancor di più i rapporti tra la diplomazia americana e quella russa.

Si viene a sapere che il capo della CIA è a Kiev e che truppe speciali russe, gli spetsnaz, coordinano e aiutano i rivoltosi filorussi nell’est del paese.

Sergei Lavrov, mette in guardia Kiev “dall’usare la forza poiché ogni azione contro i filorussi potrebbe far cadere il paese in una guerra civile”.

15 aprile

Inizia l’operazione “anti-terrorismo” promossa da Kiev per riportare sotto il suo controllo le province orientali in mano ai separatisti

I centri urbani dell’Ucraina orientale, Izyum Barvinkovye e Slovyansk (160 km dal confine russo) , vedono transitare sul su territorio decine di mezzi corazzati, elicotteri, camion militari e pullman di truppe governative ucraine in divisa nera che fanno minacciosamente ronda in attesa delle indicazioni di Kiev.

Kramatorsk i filorussi occupano l’aeroporto

 16 aprile

A Kramatorsk le forze ucraine sono state disarmate dai separatisti russi che hanno loro sequestrato sei mezzi blindati con i quali sono poi entrati in città accolti come eroi dalla folla dei cittadini.

A Mariupol tre separatisti russi sono stati uccisi durante scontri avvenuti nella notte tra il 16 e il 17 aprile. circa 300 uomini hanno attaccato i militari ucraini con bombe molotov. Le truppe di Kiev hanno risposto aprendo il fuoco e uccidendo tre separatisti, secondo quanto riferito dal ministro degli Interni ucraino, Arsen Avakov. Secondo le fonti ministeriali, altri 13 separatisti sono stati feriti e 63 arrestati. E’ il più grave fatto di sangue dall’inizio della cosiddetta “operazione anti-terrorismo” lanciata da Kiev contro i separatisti filorussi.+

A Novoazovsk i separatisti issano la bandiera russa sui palazzi del consiglio regionale e del consiglio comunale.

17 aprile

A Ginevra le diplomazie russa e americana si incontrano per colloqui di pace. Viene approvato un documento per la “de-escalation” del conflitto e il disarmo delle parti. Non viene specificato chi debba essere disarmato, se i filorussi p i fascisti ucraini che secondo Mosca circolano liberi e minacciano la popolazione russofona.

20 aprile

Si rompe la fragile tregua. Tre separatisti filorussi vengono uccisi durante uno scontro a fuoco in un checkpoint di Sloviansk. A ucciderli “nazionalisti ucraini”, secondo Mosca, che accusa Kiev di non avere rispettato i patti siglati a Ginevra.

21 aprile

Kiev mostra immagini che proverebbero il coinvolgimento di soldati russi nei disordini di Sloviansk e dell’est del paese.

Krasnoarmiysk i filorussi, che ancora controllano le sedi delle istituzioni locali, tentano di conquistare la miniera

22 aprile

Due uomini vengono ritrovati uccisi nella regione di Donetsk, uno dei quali è politico locale ucraino. I loro corpi presentano segni di torture. Kiev accusa i filorussi di uccidere gli oppositori e rilancia il suo “piano anti-terrorismo” con il favore di Washington. La Russia ricomincia le esercitazioni militari lungo il confine.

24 aprile

Un commando di separatisti filorussi assalta un deposito di armi a Artemovsk, cittadina nell’oblast di Donetsk. Angela Merkel mette in guardia Putin di non andare oltre mentre Washington annuncia nuove sanzioni. Il premier ucraino Yatsenyuk accusa Mosca di voler scatenare la Terza Guerra Mondiale.

A Sloviansk continuano i combattimenti, focolai anche nella vicina Krasny Liman

In Crimea manca l’acqua a causa dell’interruzione del servizio da parte ucraina.

28 aprile

A Kharkiv viene ucciso il sindaco Hennadiy Kernes da un commando anonimo.

Kostyantynivka uomini in uniforme militare, ma senza mostrine, hanno preso il controllo della sede dell’amministrazione locale sventolando la bandiera dell’auto-proclamata Repubblica di Donetsk.

1 maggio

Nella notte, a Kiev, va in scena un’esercitazione militare che simula la difesa della città. Nel Donbass, intanto, si organizza il referendum per la secessione

2 maggio

A Odessa l’incendio del palazzo dei Sindacati, dove decine di manifestanti filorussi si erano rifugiati a seguito di scontri con la controparte filogovernativa, ha causato decine di vittime arse vive o morte soffocate. Tra loro donne e anziani.

9 maggio

A Mariupol si registrano undici morti civili. Due le versioni: quella governativa, che afferma una reazione al tentativo da parte dei separatisti di occupare una caserma di polizia. E quella dei filorussi, che raccontano come la polizia fosse passata coi separatisti e l’esercito abbia fatto fuoco sulla folla che manifestava a favore di Mosca dinnanzi al palazzo della polizia.

11 maggio

Si tiene il referendum per l’indipendenza nel Donbass, organizzato dai separatisti nel tentativo di creare una situazione simile a quella della Crimea. Intanto proseguono gli scontri.

20-25 maggio

Si intensifica l’operazione anti-terrorismo a Lugansk e Sloviansk. Secondo fonti russe, molte le vittime civili. Colpito forse un asilo e uccisi passanti da bombe a grappolo lanciate da aerei militari.

25 maggio

ELEZIONI PRESIDENZIALI, vince l’oligarca Petro Poroshenko. In alcune province dell’est il voto è reso impossibile dall’azione dei separatisti.

Chi è Matteo Zola

Giornalista professionista e professore di lettere, classe 1981, è direttore responsabile del quotidiano online East Journal. Collabora con Osservatorio Balcani e Caucaso e EastWest. E' stato redattore a Narcomafie, mensile di mafia e crimine organizzato internazionale, e ha scritto per numerose riviste e giornali (Nigrizia, Il Tascabile, il Giornale, Il Reportage). Ha realizzato reportage dai Balcani e dal Caucaso, occupandosi di estremismo islamico e conflitti etnici. E' autore di "Congo, maschere per una guerra", Quintadicopertina editore, Genova, 2015; e di "Revolyutsiya - La crisi ucraina da Maidan alla guerra civile" (curatela) Quintadicopertina editore, Genova, 2015.

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16 commenti

  1. ottimo come sempre

  2. La Russia sta giocando una partita ad alto rischio che ovviamente ha nelle piccole acquisizioni territoriali solo l’aspetto esteriore e meno importante. In realtà la posta a cui puntano è il controllo di tutta l’Ucraina. Solo alcuni pessimi analisti italiani sono stati capaci di pensare che il bocconcino rappresentato dalla Crimea avrebbe chiuso la partita. La storia insegna purtroppo ben altro.

  3. Non capisco tutto questo pessimismo. Ci vuole tanto a capire che la divisione in due dell’Ucraina è la soluzione, non il problema ? E’ già avvenuto con la Cecoslovacchia, e non è successo nulla di terribile. Le due Ucraine libere finalmente di andare dove vogliono potranno diventare paesi amici e collaborare proficuamente, anzichè continuare in questa guerra civile strisciante, che non è iniziata oggi ma nel 2004 con la “rivoluzione” arancione. Questa situazione di scollamento interno ha distrutto il paese, economicamente e politicamente. Un bel divorzio consensuale è nell’interesse dgli ucraini (e una tragedia per gli USA, quindi un bene per l’umanità)

    • Gent. Vlad

      non trova però deprimente che nel mondo contemporaneo la soluzione sia sempre lo smembramento, lo stato etnico, la vocazione nazionalista? Sì, forse dividere il paese eviterebbe una guerra ma si tratterebbe di una divisione imposta dall’alto e non spontanea e concordata come fu quella ceco-slovacca. La differenza tra i due casi è evidente. Cordialmente

      Matteo

      • Non so se sia deprimente, ma mi sembra che anche la crisi di consenso che stanno attraversando l’UE e la stessa globalizzazione dicano che la soluzione non è nemmeno nell’omologazione delle identità, processo che è già stato teorizzato dallo stalinismo (l’uomo nuovo) e ha portato solo disastri. Noi siamo la lingua che parliamo, il cibo che mangiamo, le tradizioni che ereditiamo. A questo non c’è rimedio, e del resto la diversità è il bello del mondo. Per l’ucraina in particolare la situazione è molto complessa, non stiamo parlando di uno stato nazionale ma di una entità indistinta come quasi tutte le repubbliche ex sovietiche. Qui i parametri occidentali non sono applicabili, è un altro mondo.

        • Purtroppo non posso che dare ancora una volta ragione a Vlad.
          Non tutti gli stati sono anche “Nazione”. E gli stati che non lo sono, di fatto si ritrovano ad essere semplici “espressioni geografiche” come predicava nell’ottocento il “buon” Metternich. Non hanno un presente e nemmeno un futuro.
          Le Nazioni sono fatte di “tessuti e di organi” proprio come gli esseri viventi. E sono viventi, poprio perchè hanno un tessuto storico, linguistico, religioso, culturale e folklorico che le identificano e che le distinguono come entità a sè, diverse dalle altre.
          La globalizzazione ed il mercato globale di oggi (così come le “ideologie” di ieri) non potranno mai annullarle od omologarle al “benessere unico”, che puzza di assolutismo economico e politico!
          Ha proprio ragione Vlad. Il mondo è bello nella sua totale diversità e nella sua immensa e diversificata etnicità.
          Ogni popolo è fiero del proprio patrimonio culturale, linguistico, religioso, e persino gastronomico…ed è giusto che sia così!
          Tutto questo non vuol dire che debba esserci presso ogni popolo uno spirito latente di “superiorità” o di predominanza verso un altro o verso l'”odiato vicino”! Inoltre non significa affatto, che tali sentimenti portino inevitabilmente alla belligeranza.
          IO non posso annullare la mia genesi o togliere il mio “cognome”, per far “felice” il mio vicino. Al contrario, non è detto che mantenendo la mia personalità e la mia identità, io debba esser pronto alla “guerra” con esso.
          La pace si fa col diverso, non con chi è uguale a Te!
          Semmai il Vero Male consiste nello sfruttare tale “sentimento” per fini abietti!
          Non è detto che tutto questo mare di diversità, debba tramutarsi in una continua lotta tra etnie, quasi come se dovunque debbano rinascere “nuove Jugoslavie”!
          Il Divide et Impera romano, adottato per secoli dai più fulgidi colonialisti di sempre, cioè dai Britannici, è stato la causa di tanti mali. Lo hanno fatto russi, arabi, francesi, cinesi, zulu, berberi, ecc .
          In questa giostra, a questo giro…però, è tutto al contrario.
          Russi ed ucraini di Ucraina, è giusto che si separino e che decidano del loro presente e del loro futuro, per come “ritengano” sia più giusto per entrambi.
          Ogni popolo può chiedere annessioni ed accorpamenti territoriali ad un altro stato, per come lo ritenga più utile a sè e non ad altri. Un popolo non deve “far felice proprio nessuno”, e può decidere di farsi influenzare da chiunque!
          Di certo, è più “naturale” vedere che l’Est Ucraina torni alla Russia, che invece vedere l’ Ucraina come colonia di Bruxelles o dell’Arizona!

          • salve enzonicolò .voglio dirti che non sono daccordo con te e perché. non credo allo stato nazione pur considerando la sua funzionalità in determinati periodi storici. ritengo che la “scelta” di appartenere ad una comunità non deriva da fatti oggettivi ma da come una società si percepisce . nel passato i grandi stati nazione non sono stati creati dalla volontà dei popoli ma dalle spade dei re . i re di castiglia e d’aragona , grazie ad un matrimonio ed a una guerra di conquista, , hanno creato la spagna . i re di francia hanno concellato la nazione provenzale nel medioevo mentre oggi corsi, nizzardi, baschi ,alsaziani, bretoni sono francesi a tutti gli effetti. gli svizzeri : un ticinese è svizzero e non italiano perchè così lui vuole non come individuo ma come comunità. che dire poi degli usa dove milioni di persone provenienti da tutto il mondo si identificano nella nazione americana molto più di quanto neoborbonici o padani si identificano con l’italia. altro esempio che voglio fare è quello britannico : regni formalmente tenuti divisi tutti ormai di madrelingua inglese che però si percepiscono nazioni differenti anche se con diversa intensità (vedi irlanda e scozia). Tu dici basta dividersi : gli ucraini dell’est vogliono diventare russi e così sia. a parte la difficoltà di andare a contarli in questa situazione,; ma non è così semplice : non ci sono russi da una parte e ucraini dall’altra : ci sono discendenti dei russi che vivono ad ovest favorevoli al maidan, ci sono ucraini che magari conoscono solo il russo oltre al dialetto , ci sono famiglie miste ecc ecc. e poi la russia campione dei diritti dei russi ubicati altrove è disposta a riconoscere lo stesso diritto secessionistico ai popoli del caucaso, ai tartari del volga, ai baschiri, ai siberiani?

          • Beh se Tu non credi agli stati nazione sono “dubbi tuoi”!
            A quanto pare invece, il 90% degli stati che ancora non sono nazione e chiedono di diventarlo insistentemente, se potessero lo farebbero all’istante! L”aspirazione naturale” di un popolo a “farsi nazione” è più che un desiderio normale, specie quando non lo è come diritto.
            Dubito che parleresti così, se ti fosse stata negata sin da principio l’idea di appartenenza. Se poi non l’hai mai posseduta, ripeto, “questioni tue”!
            La maggior parte di individui sentono tale “sentimento” come un bisogno.

            Gli Stati Nazione oltre che “dati di fatto” sono anche forme aggregative necessarie!
            A parte i rimandi (in alcuni casi sbagliati!) che fai al Medioevo, TU mescoli ” la NASCITA degli Stati Nazione” con gli “Stati Nazione”, che sono due cose ben diverse.
            Se guardi indietro nella storia ogni stato Nazione è nato con vicissitudini e con sistemi a sè, totalmente diversi dall’altro. Eppure tutti gli Stati che oggi sono “anche nazione” a prescindere dalla loro formazione, sono confluiti TUTTI “verso” la Nazionalità! E questo è l’elemento che “prova” in maniera incontrovertibile, che tutti i popoli indistintamente, abbiano una naturale aspirazione a dare forma e sostanza alla base o al substrato che li costituisce: l’etnos.

            Sull’ultimo quesito, risponderò ancora una volta dopo di che non lo rifarò più…perchè in 4 o 5 mesi mi sono stancato di riscrivere le medesime cose e dunque è inutile che io parli a “ruota continua” con chi “fa finta di non capire”!
            Domanda: è disposta la Francia a concedere l’autodeterminazione ai Corsi? E’ disposta la Spagna a concedere l’autodeterminazione ai Baschi? – Sono disposti gli Usa a cedere una parte dei propri territori (diciamo più della metà) agli apache, ai ceyenne, ai navajo ecc ecc ??
            Come vedi sono domande assai sciocche.
            I Tartari del Volga, i Baschiri, i Siberiani (che sono poi divisi in vari popoli!) non vogliono nè separarsi da Mosca, nè chiedere l’autodeterminazione, nè quant’altro. Quindi ciò che dici è inesatto e se lo porti “come prova” diventa un discorso strumentale e soprattutto PRIVo di VERITà!
            Il Tatarstan, la Baschiria e quant’altro, sono diventati Russia, ancor prima che la Florida o la Scozia diventassero parte dei rispettivi “stati” o regni”!
            Ma cosa stai dicendo?
            Buriati, Yakuti, Tartari del Tatarstan parlano in russo e pensano in russo da secoli e secoli: Il resto sono solo chiacchiere, che protratte in avanti diventano semplicemente volgari bugie.
            A parte tutto ciò.
            Il Caucaso (sul quale faccio ricerche linguistiche!) che Tu ed altri prendete come esempio abbastanza grossolano di “termometro etnico”, per tua “disinformazione” non è un insieme di popoli in sè omogeneo, compatto e determinato in vista di eventuali scissioni.
            Il Caucaso è una regione montuosa, frammentata in miriadi di popoli ed etnie (tra loro “spesso in contrasto”), che vivono in uno stato talvolta confusionario di rivendicazioni indipendentiste, talvolta in uno stato contraddittorio di appartenenza a Mosca. Senza la Russia molte etnie verrebbero “spazzate via dal vicino”. Mettitelo in testa, altrochè “caschi blu” dell’Onu !!!
            Ossetia, Cabardino-Balkaria, Karakay-Cerkessia, Ingushetya ecc non vogliono, nè chiedono alcuna separazione da Mosca.
            Persino più della metà dei Ceceni non credono più alla propaganda jihaddista dei separatisti, che oggi sono ridotti in minoranza e relegati a ribelli di montagna. Tutto quello che dici dunque non è esatto. Mi dispiace.
            Il Daghestan è l’unica repubblica caucasica che versa in uno stato di turbolenta confusione. Staccandosi da Mosca, ammesso che tutte le sue etnie interne siano d’accordo, imploderebbe in 5 minuti.
            Mi rincresce ma è così. Queste sono la verità che non vuoi ammettere.
            Arrivedereci.

    • Giusto!

  4. Kiev che lancia un’operazione “anti-terrorismo” è fantastico. Quando davvero le parole non hanno più alcun senso! E ottimo Zola che giustamente le ha messe tra virgolette, perché siamo davvero al ridicolo oramai. Se vogliono fare un’operazione anti-terrorismo a Kiev, dovrebbero auto-arrestarsi tra di loro, temo, usurpatori di un governo legittimamente votato. Sulla base di quel che sta per accadere, mi chiedo se non sia anche il caso di riconsiderare il ruolo e la funzione di “equilibrio” Yanucovich, al di là di tutte le sue malefatte.

  5. ormai chiamare “filorussi” gli armati che si impadroniscono delle caserme di polizia in ucraina è un pietoso inganno. sono militari senza insegne. come in crimea. si ascoltino le loro comunicazioni con Mosca nel servizio di Anna Zafesova per La Stampa

  6. come fatto per la crimea putin dovrebbe concedere un referendum pure ai ceceni, inoltre dovrebbe smettere di allargare i propri confini mangiando ettari su ettari di suolo georgiano nella regione dell’ossezia del sud.

    Inoltre se fossi Rumeno darei subito territorio e risorse per far installare un sistema antimissile NATO come deterrente ad un vicino così aggressivo e destabilizzante come la Russia che cosidera la Transnistria suolo russo

  7. La Russia sta usando la difesa della popolazione come scusa per impadronirsi dei territori favorevoli per il proprio commercio di gas con l’europa, che tra l’altro si sta incrinando a causa dell’accordo commerciale con la cina. A mio parere le elezioni tenutesi ieri non sono servite a nulla perché, come già sapeva il governo provvisorio i canditati e i votanti sono quasi tutti stati filo europeisti.
    Non capisco come mai queste semplici ipotesi non si son affermate. Comunque ho 13 anni

  8. comunque se l’ucraina cede l’est alla Russia, questi crederanno di poter acquisire anche il resto del territorio visto che gli sono già stati ceduti due grandi pezzi di Ucraina.

  9. “2 maggio

    A Odessa l’incendio del palazzo dei Sindacati, dove decine di manifestanti filorussi si erano rifugiati a seguito di scontri con la controparte filogovernativa, ha causato decine di vittime arse vive o morte soffocate. Tra loro donne e anziani”

    I video che sono passati in giro parlano in modo evidente di altro: e’ stata una strage premeditata i “filorussi” prima uccisi o costretti a rifugiarsi e poi il palazzo dato alle fiamme, inoltre si vede chiaramente le milizie finire brutalmente quelli che tentavano di scappare. Non e’ l’incendio che ha ucciso ma una banda di assassini organizzati.